Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

 

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(Con il secolo XII..) Nel passaggio dal feudo al comune, gli spiriti hanno progressivamente conquistato autonomia di movimento, senso di responsabilità personale, gusto dell’iniziativa e quell’agilità che manifesta la padronanza dell’uomo nei problemi imprevisti di un mondo che si è ap- pena aperto di fronte a lui. Le scuole cittadine, popolate dalle nuove generazioni che si fanno avanti, portano nella vita intellettuale e nell’or- ganizzazione dell’insegnamento le stesse aspi- razioni che le corporazioni e gli istituti municipali incarnavano nella vita sociale e nell’amminis- trazione delle città. Questi soli fatti, la libera as- sociazione e il regime elettivo, sono sufficienti a rivelarci quanto si è lontani, con i collegi univer- sitari, dalle antiche scuole monastiche, chiuse nel loro dominio, legate a una società immobile, governate dal paternalismo abbaziale, solidali in una parola con la feudalità maestosa in cui il monarchismo aveva trovato la sua base terrestre. Le università, come le torri, sono le creazioni tipiche di questo nuovo Medioevo.

chenu schizzoI cristiani preveggenti intendono i valori nuovi che sono in causa e, sia pure a prezzo di certe rotture, entrano nelle strutture che li esprimono. Quanto più sono fedeli al fermento evangelico, con tanta maggior purezza possono incarnarsi in questo mondo nuovo, e non li turba una certa an- imosità contro il clericalismo feudale. Questo «evangelismo» non è indubbiamente senza pericoli e per mezzo secolo minaccia di squilibrare la Chiesa, per l’incapacità di discernere sempre, al di là dei comportamenti contingenti, le travature essenziali della comunità gerarchica e sacramentale che lega i cristiani. Ed ecco che dove i valdesi falliscono, san Francesco e san Domenico riescono e, al di là dei tentativi di riforma, troppo ristretti, gli Ordini mendicanti danno vita ai nuclei apostolici di questa nuova cristianità.

Viene riscattata una spiritualità. Più sensibile alle realtà cosmiche in cui l’uomo trova il suo statuto terrestre e il ruolo che gli compete, fa proprie le ricchezze della filosofia greca e della teologia orientale, per superare l’interiorità agos- tiniana che potrebbe facilmente racchiudere in sé l’idealismo e che minaccia la separazione tra realtà interiore e manifestazione sociale. La salvezza appare or- mai solidale con la sto- ria del mondo.

L’universalismo della cristianità, come quello della cultura, sogno permanente di un’umanità in cammino, sarà sempre meno legato ai destini del Sacro Impero, organismo teocratico di un’epoca trascorsa, che la formazione dei  grandi stati monarchici sul dissolversi del feudalesimo con- tribuirà a spezzare. La più alta politica si radica su basi economiche, raggruppando insieme le forze storiche in travaglio, ivi compresa la Chiesa nelle sue esigenze più spirituali. Non a torto nu- merosi storici fanno risalire a una tale rivoluzione lo smarrimento dei tempi moderni. Vediamoci almeno, per il momento, un aspetto notevole di quel divenire sociale di cui andiamo ricercando la natura e le leggi.

Avremmo potuto – ed avremmo dovuto, per un’analisi approfondita – riferirci ad altri casi, in altri settori. Concluso quello nel suo ciclo  completo, elenchiamo alla rinfusa, per sottolineare di pas- saggio i riferimenti ad evoluzioni analoghe e le loro energie critiche, qualche altro complesso sociale nel cammino della storia, in marcia verso l’era contemporanea.

1. Il costituirsi degli stati rivela, di secolo in secolo, nel crescere della storia, l’eminente dignità dell’ordine politico e al tempo stesso la qualità umana delle comunità nazionali.

2. L’avvento delle democrazie procurerà, più tardi, attraverso le sofferenze e i disordini di cui sarà occasione, questa conquista della storia in cui la fraternità civica teorizza in un principio la conquista della libertà e della giustizia sociale.

3. Nel secolo XIX, le prodigiose scoperte della tecnica, inaugurando l’era della macchina, sconvolgeranno le leggi della produzione, porter- anno alla concentrazione industriale, finanziaria, demografica, a partire dalla quale ha inizio, tra aspri contrasti, l’evoluzione sociale che sotto i nostri occhi giunge a uno scoppio decisivo: il lavoro affrancato alla sua stessa base, con la trasformazione dell’impresa verso una comunità di persone; la liquidazione del proletariato prodotto dal capitalismo liberale rappresenta, nel secolo XX, la replica della liquidazione del servaggio dell’epoca feudale.

4. Altro  caso:  i problemi demografici c’impongono un esame rinnovato della situ- azione della comunità familiare, sia nelle co- munità di lavoro come nelle comunità nazion-ali, dove si possono trovare servitù opprimenti come possibili promozioni, con la costituzione di un efficace corpo giuridico e politico.

Per una teologia del lavoro.
Borla, Torino, 1964
(originale francese: Pour une Théologie du travail. Édit. du Seuil, Paris 1955)

5. Ricordiamo infine, nelle comunità originate dal fatto religioso, ad esempio nell’evoluzione della cristianità occidentale nei confronti delle società profane, il progressivo innalzarsi delle ricchezze naturali dell’uomo, l’aiuto vicendevole, la sicurezza sociale, la cultura, promosse dapprima con la tutela dei valori religiosi, poi emancipatesi (non sempre in modo pacifico) in un regime in cui l’autonomia delle funzioni sociali e politiche conduce a quello che Maritain chiama cristianità profana; così, la promozione di un laicato adulto nella Chiesa del secolo xx è il fondamento stesso di ciò che si dice Azione cattolica.

E così via. Ma è sufficiente per il nostro assunto aver delineato i tratti più importanti di alcune evoluzioni tipiche, per poterne ora determinare gli elementi, le traiettorie, le interferenze.

 

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