Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences


I fenomeni di corruzione hanno a che fare con l’uso del potere e del suo abuso. Quando un giudice vende una sentenza, quando un agente di polizia agisce come malfattore o ladro, quando un insegnante attua una promozione in cambio di un compenso, quando un funzionario pubblico promuove un impiegato per complicità in vantaggi personali, quando un dirigente pubblico accoglie l’appalto di una ditta in cambio di tangenti, quando un medico privilegia un paziente in cambio di denaro, quando capi di stato vendono le risorse del proprio paese in cambio di un sostegno al loro potere e appropriandosene di una parte, quando vescovi e preti difendono e coprono responsabili di abusi sui minori perché non venga posta in discussione la struttura del potere ecclesiale, in tutti questi casi si può parlare di fenomeni diversificati di corruzione.

Ma anche a livelli più vicini al quotidiano vi sono situazioni talvolta difficilmente definibili, ma qualificabili come episodi di “corruzione a bassa intensità” che segnano la vita ordinaria: sono le raccomandazioni, la richiesta e concessione di favori su base di amicizia e di qualche piccolo vantaggio, le forme dell’illegalità e dell’indifferenza davanti ad esse, le raccomandazioni di sostegno familistico.

La corruzione a livello politico e nei settori nevralgici dell’economia e della vita sociale è uno dei dati del nostro tempo. Ciò provoca l’interrogativo riguardo all’individuazione e all’analisi delle cause, relativamente ad una definizione per coglierne caratteri ed espressioni, e soprattutto riguardo alla formulazione di una strategia per combattere o per lo meno arginare e tentare di curare tale fenomeno che si connota come malattia mortale che disgrega in profondità i legami sociali, produce disuguaglianza e genera un uso del potere svincolato dalla partecipazione dal controllo democratico.1

“C'era un Paese che si reggeva sull'illecito, non che mancassero le leggi né che il sistema politico non fosse basato sui principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema articolato su un gran numero di centri di potere aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati. Ne aveva bisogno perché, quando ci si abitua ad avere molti soldi, non si è più capaci di concepire la vita in altro modo e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Il Paese aveva anche nello stesso tempo un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita e finanziata illecitamente da tutti coloro che illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel Paese nessuno era disposto, non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo, e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse; la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita”.2

Così Italo Calvino, descriveva in una favola - che favola non era, ma tragica allusione alla realtà - la situazione sociale di un immaginario paese segnato dalla corruzione. Un paese segnato da uno scambio di favori illegali richiesti a coloro che potevano disporre di mezzi e di potere. Un agire in nome del bene comune portato a motivazione di copertura dell'illecito diffuso a causa del dominio di un sistema economico bisognoso di mezzi finanziari senza limite per sostenere una abitudine a vivere con tanti soldi. E questi ultimi procurati per vie di malaffare.

E’ importante cercare di individuare i significati del termine corruzione. Porre tale questione implica innanzitutto cercare di tracciare almeno alcuni contorni di un atteggiamento che diviene stile di vita e si declina in scelte e comportamenti ma che nelle sue radici fa riferimento ad un modo di intendere la vita di concepire il mondo, si potrebbe dire con una visione globale che ha punti di contatto con l'universo del religioso.3

“La corruzione è l’abuso di un potere fiduciario per un guadagno privato e il cui problema morale di fondo è la rottura di un legame di fiducia. Il costo della corruzione è altissimo: direttamente in termini di perdita di servizi, in particolare per i poveri, e indirettamente in termini di posti di lavoro che sarebbero stati creati se le aziende non avessero dovuto far fronte ai costi extra che la corruzione genera.4

Un dato da cogliere nei fenomeni di corruzione risiede nel valore che viene attribuito alla conoscenza personale di chi detiene una qualche forma di potere. La forma della raccomandazione può essere presa ad esempio del livello elementare e forse minimo in cui si può presentare un dinamismo di corruzione. Si tratta di quel genere di comportamenti in cui si cerca di superare difficoltà e lungaggini, in un ufficio pubblico, in una struttura sanitaria o nella ricerca di lavoro, approfittando dell'interessamento di qualche conoscente. La raccomandazione rende veloce la pratica, fa superare gli ostacoli per cui si rimarrebbe probabilmente scartati, apre porte che altrimenti potrebbero rimanere chiuse. Molte volte la raccomandazione, fondata sulla conoscenza di qualcuno che conta in quell'ambiente e che detiene un certo potere, genera la possibilità e il dovere di restituire il favore. E si instaura così una catena di scambi e di piaceri, in una rete in cui ad un certo punto diviene difficile districare la soglia tra ciò che è lecito e ciò che è illecito.

E' questo il confine incerto in cui spesso s'annida il terreno di coltura di un malaffare che prende le mosse non da grandi scelte ma da una atmosfera di inavvertenza ordinaria, quotidiana. Infatti c'è un livello in cui la raccomandazione in quanto scambio di favori vede l'intervenire di un'altra variabile: non più solamente la conoscenza e il favore ma l'elemento del denaro. La conoscenza di un persona che ha un qualche potere viene richiesta di un favore in uno scambio in cui si attua un vantaggio economico, per uno o per entrambi i soggetti coinvolti, in modi diversi.

A questo punto si attua un salto di qualità, e si passa da una mala gestione ad un evento di tipo corruttivo. I casi sono molteplici e risultano dall'ascolto delle vicende quotidiane talvolta di episodi eclatanti di drammatico malaffare, più spesso nell'indifferenza di una acquiescenza ad un sistema in cui così fan tutti e che non suscita reazione e protesta. La compravendita di personaggi politici per indurli a votare in un certo modo, la prescrizione di presidi medici inadeguati, l'intervento chirurgico inutile, la compera della sentenza favorevole da un giudice sono tutte espressioni concrete in cui la corruzione genera nella percezione società una impressione più forte e talvolta reazione perché coinvolge un pubblico ufficiale. Sono fenomeni diversi dalla piccola regalia per avere una facilitazione, ma le connessioni sono forti e vanno portate a consapevolezza.

La corruzione ha il volto di un sistema in cui vige un sottile meccanismo di omertà per certi aspetti simile a quello della mafia: le persone divengono complici di interessi che possono essere intrecciati ma in questo processo si attua sfruttamento, imposizione e asservimento del più debole. L'omertà può essere causata dal clima di paura che le mafie impongono, ma anche esito del carattere bilaterale della corruzione stessa che vede una complicità in atto tra colui che corrompe e colui che è corrotto. In tempo di riduzione dello stato sociale la criminalità trova nuovi spazi di azione e spesso ciò avviene negli ambiti del riciclo di denaro illecito, di acquisizione di posti di vantaggio o di potere.

Non si tratta solo di comportamenti di singoli, ma anche di agenti sociali all’interno di una rete. In tal senso la corruzione “è un sistema di comportamento a rete al quale partecipano agenti (individuali o sociali) con interessi privati e col potere di influenza per garantire condizioni di impunità allo scopo di ottenere che un gruppo di funzionari pubblici o di persone private, investito di potere decisionale realizzi atti illegittimi che violano i valori etici di onestà, probità e giustizia e che possono essere anche atti illeciti che violano norme legali per ottenere benefici economici o di posizione politica o sociale a detrimento del bene comune”.5

Gli affetti della corruzione sono disgreganti i legami sociali, pesano maggiormente sui poveri, incidono fortemente sugli assetti economici generando danni incalcolabili. Ma le loro conseguenze si riflettono anche nell’ambito della vita sociale e politica. Attività di corruzione minano il riferimento ad una legge comune e generano un venir meno dei rapporti di fiducia e di solidarietà tra le persone. Non si tratta peraltro solamente di un fenomeno che segna la vita delle persone e dei popoli. A livello mondiale sempre più appare come l’ambiente sia una tra le principali vittime della corruzione e insieme ad esso la qualità della vita delle generazioni future.

Riflettendo sul tema Gustavo Zagrebeleski, giurista già giudice della Corte costituzionale italiana dal 1995 al 2004 e suo presidente per un periodo, offre alcuni elementi per l’analisi del fenomeno:
“La diffusione della corruzione è diventato il vero humus della nostra vita politica, è diventata una sorta di costituzione materiale. Qualcuno… ha detto che nel nostro Paese si fa carriera in politica, nel mondo della finanza e dell’impresa solo se si è ricattabili (…) questo meccanismo della costituzione materiale, basato sulla corruzione, si fonda su uno scambio, un sistema in cui i deboli, cioè quelli che hanno bisogno di lavoro e protezione, gli umili della società, promettono fedeltà ai potenti in ambio di protezione. E’ un meccanismo pervasivo che raggiunge il culmine nei casi della criminalità organizzata ma che possiamo constatare nella nostra vita quotidiana (…) Questo meccanismo funziona nelle società diseguali in cui c’è qualcuno che conta e che può e qualcuno che non può e per avere qualcosa deve vendere la sua fedeltà, cioè l’unica cosa che può dare in cambio. (…) Questo meccanismo fedeltà-protezione si basa sulla violazione della legge. Se vivessimo in un Paese in cui i diritti venissero garantiti come diritti e non come favori, saremmo un paese di uomini e donne liberi. Ecco libertà e onestà. Ecco perché dobbiamo chiedere che i diritti siano garantiti dal diritto, e non serva prostituirsi per ottenere un diritto, ottenendolo come favore”.6

La corruzione è fenomeno dilagante. Segna certamente l’Italia, un Paese contraddistinto da una presenza profonda della criminalità organizzata e della mafie ma anche da un illegalità diffusa e ordinaria, ma è un portato della condizione di disuguaglianza che attraversa il nostro pianeta.7

Una ricerca di “Transparency International”, ONG con sede a Berlino, risulta che Somalia, Corea del Nord,e Afghanistan sono i paesi in cui c’è maggior corruzione. Danimarca, Nuova Zelanda, seguiti da Lussemburgo, Canada, Australia, Olanda e Svizzera risultano come i paesi dove c’è maggiore trasparenza nei conti pubblici. Ma è proprio la natura della corruzione che è illegale e segreta a rendere difficile ogni calcolo e valutazione su di essa.8

C’è una logica dell’accumulo capitalista che genera disuguaglianza e sta alla base di fenomeni di corruzione. Come rilevato da Thomas Piketty l’accumulo della ricchezza a livello privato supera la ricchezza prodotta dallo sviluppo dei paesi.9 ‘Grandi disuguaglianze crescono’ è il documento di analisi pubblicato nel gennaio 2015 da “Oxfam”, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa élite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%. In tale rapporto di ricerca presentato alla vigilia del World Economic Forum di Davos, emerge come l’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implichi un progressivo indebolimento dei processi democratici ad opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza.10

Commentando il rapporto Oxfam, Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International, rileva che la questione della grande disuguaglianza è il primo problema mondiale: “Il rapporto dimostra, con esempi e dati provenienti da molti paesi, che viviamo in un mondo nel quale le élite che detengono il potere economico hanno ampie opportunità di influenzare i processi politici, rinforzando così un sistema nel quale la ricchezza e il potere sono sempre più concentrati nelle mani di pochi, mentre il resto dei cittadini del mondo si spartisce le briciole. Un sistema che si perpetua, perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, regole fiscali più vantaggiose, e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi siano trasmessi ai loro figli”.11

La questione di una diffusione di comportamenti corruttivi conduce così a considerare la responsabilità etica nella vita. C'è una riflessione etica che considera l'ambito della vita sociale e una propria del vivere individuale che interpella la responsabilità dei singoli. Certamente è oggi cresciuta una sensibilità all'etica sociale, ma non può questa andare sganciata da una parallela crescita della responsabilità nell'ambito della vita individuale.

Nel termine corruzione sta racchiusa l'indicazione di mandare in pezzi qualcosa che dev'essere mantenuto intero, una sorta di rottura dei legami che tengono insieme. Sta anche l'idea di un deterioramento che investe non solo una dimensione esteriore ma anche l'interno e porta ad una decomposizione, che intacca le qualità profonde. E' questo un processo assimilabile all'immarcescimento di sostanze organiche che conduce ad un deteriorarsi e decadere.

Roberta De Monticelli, docente di filosofia della persona all’Università Vita-salute San Raffaele a Milano, richiama alle radici profonde del fenomeno della corruzione quando essa tocca anche la formulazione della legge: “ancora peggiore è la corruzione della legge stessa. Qui per illustrare il fenomeno vien buona un’altra immagine di sartoria. Secondo una famosa ricetta cinica di Giolitti, “Un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo deve fare la gobba anche all’abito”. La corruzione delle leggi è appunto questo: una legge non serve a prevenire, impedire o raddrizzare una deformità, ma ad adattarcisi al meglio. (…) Questo fenomeno è l’appiattimento del dover essere sull’essere, del valore sul fatto, della norma sulla pratica comune anche se abnorme, e in definitiva del diritto sulla forza. “Tutto quel che è reale è razionale”, dice il filosofo che dà ragione alla forza, purché vinca. “Tutto quello che è reale è normale”, dice il cinismo che ha permeato il linguaggio popolare. Al fondo, è la dissoluzione dei vincoli di senso, i vincoli all’interno dei quali soltanto le parole umane dicono qualcosa di definito, i comportamenti umani hanno un significato e un valore definito. Sciogliete una lingua dalle sue norme logiche e nessuno potrà più affermare o negare nulla. Si dirà insieme tutto e il contrario di tutto. Sciogliete i comportamenti umani dai vincoli pur minimi dell’etica, da quelle norme implicite che sono i mores o da quelle ponderate che sono le leggi, e non potrete più valutare se la mano che vi si tende offre morte o amicizia”.12

Il termine corruzione reca in sé anche il riferimento ad un cuore in frantumi. Non è questo un riferimento alla dimensione affettiva, piuttosto l'etimologia insita nel termine cor-ruptum apre a considerare come il ‘cuore’, secondo una derivazione dalla cultura semitica attestata nell’uso biblico, sia la sede di leggi non scritte e luogo di formulazione delle decisioni della persona. Di qui la corruzione può essere interpretata come un movimento di venir meno alla responsabilità, incapacità di orientamento secondo il bene e quindi abdicazione a riferimenti etici per condurre scelte che fanno crescere in umanità.

Il fatto che la corruzione sorga nel quadro di una rete di scambi porta a considerare un ulteriore aspetto del fenomeno: si tratta del passaggio che essa implica dalla dinamica del dono al pervertimento della logica del dono. La corruzione si connota infatti per essere un dono trasformato in commercio, in compravendita. Mentre il dono e lo scambio instaura un legame sociale che si fonda sull'apertura all'altro e sulla rilevanza di tale rapporto la corruzione si connota come perversione del dono.13 Essa destruttura il tessuto della fiducia e della solidarietà sociale. Nell'atto corruttivo il dono offerto o esigito in vista di un favore, con l'uso del potere in modo indebito, diviene dono svuotato e capovolto nel suo significato, prendendo la forma di un processo che sfalda il legame sociale, lo inquina e lo rende sottomesso alla logica del ricatto e della potenza del denaro.

Non è un caso che la corruzione si diffonda in un contesto culturale in cui ogni dimensione della vita umana, dalla corporeità, al lavoro, al tempo, alle competenze, viene ridotto unicamente a merce e viene sottoposto ad una quantificazione di utilità e funzionalità, senza tener conto della dimensione personale e della relazione. 

La corruzione è strettamente legata ad una visione individualistica dell'esistenza, in cui preminente è lo sguardo al proprio interesse senza considerazione di un legame e di un vivere sociale. “Un ambiente di corruzione, una persona corrotta, non permette di crescere in libertà. Il corrotto non conosce la fraternità o l’amicizia, ma la complicità. Per lui non vale il precetto dell’amore ai nemici o quella distinzione alla base della legge antica: o amico o nemico. Egli si muove nei parametri di complice o nemico. Per esempio, quando un corrotto esercita il potere, coinvolgerà sempre gli altri nella sua corruzione, li abbasserà alla sua misura e li farà complici della sua scelta di stile”.14

Corruzione assume così i contorni di un male ‘banale’, che non è percepito nella sua gravità, che si attua in tante piccole scelte senza consapevolezza critica, sino a divenire un modo di agire che appare ‘terribilmente normale’ indirizzando la vita.15 Non è fenomeno senza ricadute sulla salute del vivere sociale; la sua azione può essere paragonabile al lento procedere di malattie tumorali che poco alla volta crescono e debilitano a partire da alcune cellule tutto l'organismo diffondendosi e accrescendosi. Così avviene anche nel crescere della corruzione all’interno dell'organismo sociale. Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana, nel discorso al Parlamento nel giorno del suo giuramento il 3 febbraio 2015 ha non a caso utilizzato tale metafora collegando il tema della lotta alla corruzione al compito di custodire e attuare la Costituzione: “Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità. La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato. Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci (…) E' allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni. Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti”.

I fenomeni corruttivi nella politica, nel settore sanitario, nell’ambito delle risorse naturali in diversi continenti, pone una questione centrale: dove sono le vittime? Il discorso sulla corruzione assume un orientamento diverso quando al centro è posta la considerazione delle vittime. La corruzione infatti non si compie senza conseguenze pesanti perché c'è chi ci guadagna ma c'è anche chi paga prezzi altissimi. Sono i poveri ad essere caricati dei pesi di una società corrotta, sono essi a pagarne il prezzo nella mancanza di servizi, nel venir meno di diritti economici e sociali, nel mancato riconoscimento di dignità. Il vantaggio di alcuni arricchisce di opportunità e benessere una minima parte. Per questo è da considerare il nesso forte tra concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi e la corruzione diffusa.

Di fronte ad alcuni episodi di corruzione avvenuti in Argentina negli anni '90, Mons. Jorge Bergoglio, allora vescovo di Buenos Aires, scrisse un articolo che divenne poi un piccolo libro in cui tratteggiava la figura del corrotto e descriveva la corruzione come una malattia. Come tale non è appropriato un approccio di perdono, piuttosto si deve porre in atto una terapia che ne individui le cause e accompagni alla guarigione: "Peccatore, sì. Che bello poter sentire e dire questo, e allo stesso tempo immergerci nella misericordia del Padre che ci ama e ci aspetta ad ogni istante. 'Peccatore sì, come diceva il pubblicano nel tempio (…) Ma quanto è difficile che il vigore profetico sciolga un cuore corrotto! E' talmente arroccato nella soddisfazione della sua autosufficienza da non permettere di farsi mettere in discussione. 'Accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio' (Lc 12,21). Si sente a suo agio e felice come quell'uomo che pianificava la costruzione di nuovi granai (Lc 12,16-21) e, se le cose si mettono male conosce tutte le scuse per cavarsela, come ha fato l'amministratore corrotto (Lc 16,1-8) (…) Il corrotto ha costruito un'autostima che si fonda esattamente su questo tipo di atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell'opportunismo, al prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri. (…) Potremmo dire che il peccato si perdona, ma la corruzione non può essere perdonata. Semplicemente per il fatto che alla radice di qualunque atteggiamento corrotto c'è una stanchezza della trascendenza: di fronte a Dio che non si stanca di perdonare, il corrotto si erge come autosufficiente nell'espressione della sua salvezza: si stanca di chiedere perdono (…) Nel corrotto esiste una autosufficienza di base. Che inizia come incosciente e in seguito viene assunta come la cosa più naturale (...) Da ciò segue che la corruzione, più che perdonata, deve essere guarita."

La lettura che Bergoglio offre della corruzione si fonda sulla distinzione che egli stesso presenta come delicata tra peccato e corruzione. Corruzione si pone non nella linea di un momento, di un atto singolo, ma costituisce una abitudine, un modus vivendi, una logica che permea l'intero stile di vita e si pone nei termini del coinvolgimento di altri, fa costume e diviene pervasiva: agisce per aggregare a sé e fare proseliti, contagia e coinvolge in una rete. Proprio della attitudine del corrotto è vivere nella simulazione per salvare le apparenze, nel tentativo continuo di autogiustificarsi. In tal senso richiede un approccio di guarigione.

Le leggi anticorruzione sono un mezzo importante di lotta a tali fenomeni ma la legge da sola non è sufficiente se manca una presa di consapevolezza diffusa, l’attuazione di buone pratiche, ma soprattutto una vigilanza che corrisponde ad una maturazione di un ethos civile condiviso e vissuto nella quotidianità.16

I saggi che sono presentati in questo libro sono il frutto di incontri di studio e seminari condotto presso il convento san Domenico di Pistoia e promossi dal Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’. Nel dialogo tra voci con competenze e professionalità diverse si può così condurre un percorso in cui analisi e proposte suggerite da vari punti di osservazione possono costituire un aiuto ad orientarsi in questo tempo. Affidiamo alle stampe questo materiale che proviene dallo studio e dall’esperienza dei diversi autori con la speranza di offrire occasioni per maturare consapevolezza sulla realtà in cui viviamo, per formare capacità di critica e individuare scelte operative nella linea di guarire dalla corruzione dilagante a livello locale e globale.

1 Cfr. M.Di Benedetto, Administrative corruption, in A.Marciano, G.B.Ramello, Encyclopedia of Law and Economics, Springer, New York 2014; D.Della Porta, A.Vannucci, The hidden order of corruption. An institutional approach, Ashgate Publishing, Farnham Survey, 2012. A.Greycar, R.G.Smith (eds), Handbook of Global Research and Practice in Corruption, Edward Elgar 2011
2 I.Calvino, Apologo sull'onestà nel paese dei corrotti, “La Repubblica”, 15.03.1980.
3 cfr. L.Biagi , Corruzione, Messaggero Padova 2014.
4 D.K.Finn, Affrontare una corruzione onnipresente, “Concilium” 50,5,2014,43
5 N.Saltos Galarza, Etica y corrupcion, in “Concilium” 50,5,2014,130.
6 V.Zagrebelski, La corruzione che ci circonda, “Il  Fatto quotidiano” 4 giugno 2014: intervento a Modena ad una manifestazione promossa dall’associazione ‘Libertà e giustizia’.
7 V.Tanzi, Corruption Around the World: Causes, Consequences, Scopes and Cures, IMF Staff Papers, 45,1998,559-594.
8 Frei Betto, Corruzione nella tradizione politica, “Concilium”, 50,5,2014,53
9 T.Piketty, il capitale nel XXI secolo, Bompiani, Milano 2014: cfr. la recnsione del libro di P.Krugman, Why We are in a New Gilded Age, in “The New York Review of Books, May 8 2014: http://www.nybooks.com/articles/2014/05/08/thomas-piketty-new-gilded-age/
10 http://www.oxfamitalia.org/primo-piano/un-povero-mondo-di-pochi-ricchi#sthash.xspLXquW.dpuf
11 http://www.oxfamitalia.org/dal-mondo/la-grande-disuguaglianza#sthash.cjtqQJeV.dpuf.
12 Roberta De Monticelli Ora la corruzione è a norma di legge, “il Fatto Quotidiano” 21 gennaio 2015.
13 Cfr. M.Mauss, Saggio sul dono. Forme e motivo dello scambio nelle società arcaiche, Einaudi Torino 2002 (orig. ted. 1923)
14 Papa Francesco Jorge Mario Bergoglio, Guarire dalla corruzione, Emi, Bologna 2013, 24.
15 H.Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli Milano 2012 (orig. ted. 1963), 282: “il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici, questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, poiché implica – come fu detto a Norimberga dagli imputati e dai loro patroni – che questo nuovo tipo di criminale, realmente hostis generis humani, commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male”,
16 M.Di Benedetto, Corruption and Controls, European journal of Law Reform, 2015, 479-501

Indice del volume

Giuseppe Alibrandi – Alessandro Cortesi, Introduzione.
 La corruzione, male del nostro tempo p.5
Pietro Domenico Giovannoni, Note sulle radici storiche della corruzione in Italia p. 21
Giuseppe Alibrandi, I fenomeni corruttivi: 
indicazioni per una definizione  p.37
Cecilia Turco, Il sistema punitivo dei fenomeni corruttivi:
 un approccio giuridico  p.49
Filippo Buccarelli, Habitus e corruzione:
 la tortuosa via italiana alla legalità  p.57
Sebastiano Nerozzi, Vito Pipitone Giorgio Ricchiuti Corruzione, istituzioni e sviluppo economico  p.67
Graziano Bernabei, La cifra che cambia la vita,
ma la cambia davvero?  p.107
Vincenzo Caprara, Contrasto alla corruzione responsabilità di tutti: buone pratiche e istanze etiche  p.115
Alessandro Cortesi, Corruzione e religiosità:
un approccio teologico  p.127
 
Chi desidera riceverne copia può richiederlo all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Giuseppe Alibrandi e Alessandro Cortesi (cur.)

Nel tempo della corruzione globale. Idee per un cambiamento

Nerbini, Firenze, 2016, pp.168, € 14

 

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