Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfUno dei fattori che ha consentito all’umanità  di diffondersi su tutto il pianeta e di sopravvivere per così lungo tempo è l’attitudine delle popolazioni a spostarsi sul territorio. Tali movimenti hanno contribuito all’evoluzione numerica della popolazione, mentre l’intensità e la composizione dei flussi migratori ha influito sulla dinamica demografica nei paesi di origine e di destinazione.

La mobilità è fisiologica perché funzionale all’equilibrio sociale: ci si sposta per  motivi economici, affettivi,  culturali, politici e di preferenza ambientale; sulle migrazioni influiscono la collocazione geografica, le vicende storiche, le aree linguistiche e la fase congiunturale.
La migrazione internazionale è un fenomeno globale che sta crescendo in dimensione, complessità e impatto sui paesi,  sui migranti, sulle loro famiglie e sulle comunità;  è simultaneamente causa ed effetto di processi di sviluppo più ampi, ed è ormai una priorità per la comunità internazionale.
Secondo la loro tipologia potremmo distinguere le migrazioni finalizzate alla ricerca di migliori opportunità per una promozione sociale e professionale sia personale che dell’intero nucleo familiare, da quelle costituite da masse di profughi che  fuggono da zone di guerra, carestie, regimi persecutori, ecc..

La migrazione può essere una forza positiva per lo sviluppo, ma  la percezione attuale è di un fenomeno vissuto come eccezionale, con le caratteristiche proprie dell’esodo, dell’invasione, determinato dalla sproporzione demografica esistente tra il Sud e il Nord del mondo.

Il numero dei migranti: uno stock in continua crescita

Il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali (UN-DESA) ha diffuso nel mese di settembre 2013 gli ultimi dati aggiornati sul fenomeno migratorio a livello mondiale, evidenziando come negli ultimi tredici anni si sia passati dagli iniziali 154 milioni di migranti nel 1990, ai 175 milioni nel 2000, agli attuali 232 milioni (3,2% dell’intera popolazione mondiale). Il tasso di crescita della pressione migratoria mondiale non è rimasto costante in questo periodo, ma è passato dall’1,2% del decennio 1990-2000, al 2,3% del decennio 2000-2010, per poi ridursi all’1,6% di questi ultimi tre anni (2010-2013), a causa della grave crisi economica che ha interessato e sta ancora caratterizzando la congiuntura economica dei Paesi avanzati.
Circa il 59% dei migranti vive nelle regioni del Nord del mondo (e la loro incidenza sulla popolazione è del 10,8%), mentre il 41% è residente nelle regioni in via di sviluppo (di cui rappresentano l’1,6%); gli stock attuali di migranti sono il risultato della storia passata, dei tassi di incremento differenziati  e della direzione dei flussi che, in questi ultimi anni, hanno visto privilegiare le aree del Sud del mondo (tasso di crescita annuo dell’1,8%) rispetto a quelle del Nord (tasso di crescita annuo dell’1,5%).(Figura 1)
Fig.1 Tasso medio annuo di variazione dei migranti (dati percentuali) – anni 2000-2013

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Fonte: Nazioni Unite, Dipartimento di Economia e Affari sociali - Divisione popolazione (2013)

 
Nuove direttrici per i flussi migratori

In un mondo segnato dalla diseguale distribuzione della ricchezza, le migrazioni sono un fenomeno inevitabile e, sebbene nei paesi industrializzati si sia osservata una certa flessione dei flussi in entrata a partire dal 2009, questi sono destinati ad aumentare ancora per il permanere di squilibri quantitativi, qualitativi e territoriali nel mercato del lavoro e nelle forze di lavoro dei paesi del Nord del mondo. Inoltre  è impossibile pensare che l’ulteriore attesa crescita delle popolazioni in età lavorativa potrà essere compensata dalla creazione di nuovi posti di lavoro nei paesi del Sud del mondo, quanti ne sarebbero richiesti. La crisi economica, ancora in corso, ha provocato una perdita considerevole di posti di lavoro nelle economie avanzate, anche in conseguenza della delocalizzazione all’estero delle attività produttive, in parte compensata dall’assunzione di stranieri in settori e mansioni non ambiti; in tale contesto, stanno  emergendo nuovi flussi e,  in alcuni casi, alcuni paesi sono diventati simultaneamente importanti punti di origine, di transito e di destinazione dei migranti.

Questo fenomeno è riscontrabile dall’osservazione che il  71% dei migranti del mondo (circa  164 dei 232 milioni complessivi) sono originari dei paesi in via di sviluppo, ma di questo stock il 35% è residente  nei paesi avanzati, meta storica delle migrazioni degli anni passati,  e il 36% è diretta verso i paesi emergenti. Ci si potrebbe quindi aspettare che nel futuro la maggior parte dei migranti non viaggi più dal Sud al Nord del mondo, ma che si sposti all’interno dell’emisfero meridionale del pianeta. Si candidano a diventare paesi di immigrazione la Cina, il Giappone, la Tailandia, la Corea del sud. (Figura 2)

 Fig.2 Distribuzione dei migranti per paesi di origine e destinazioni – anno 2013

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Fonte: Elaborazione su dati UNDESA (2013)
 Le aree emergenti

La classifica delle aree con il maggior numero di migranti vedono ai primi due posti l’Europa (72 milioni) e l’Asia (71 milioni), che insieme raggiungono circa i 2/3 del totale, seguiti dell’America del Nord (53 milioni), dall’Africa (19 milioni), dall’America Latina e Caraibi (9 milioni) e dall’Oceania (8 milioni). Più della metà (51%) di tutti i migranti sono residenti in dieci paesi, primo tra tutti gli Stati Uniti d’America che da solo ne ospita  46 milioni, pari a circa il 20% del totale mondiale, valore di quattro volte superiore a quello della Federazione Russa (11 milioni) e della Germania (9,8 milioni), di cinque volte superiore all’Arabia Saudita (9,1 milioni), di sei volte superiore agli Emirati Arabi Uniti e al Regno Unito (7,8 milioni), di circa sette volte superiore a Francia e Canada (7,4  milioni) e di quasi otto volte superiore ad Australia e Spagna (6,5 milioni). I dati di Stati Uniti e Francia riflettono l’importanza dei flussi delle migrazioni passate, la Spagna invece è un paese di recente migrazione, che ha però registrato forti tassi di crescita in un periodo molto breve.

Le principali direttrici verso gli USA sono le migrazioni dal Messico (13%), Cina, India, Filippine e Porto Rico (2%); quelle verso l’UE sono rappresentate dai flussi dalla Turchia verso la Germania (1,5%), dall’Algeria verso la Francia (1,5%) e poi una quota non trascurabile di migranti si sposta all’interno degli stati appartenenti alla ex Unione Sovietica: dalla Federazione Russa verso l’Ucraina (3,5%) e ritorno (2,9%),  dal Kazakistan verso la Federazione Russa (2,5%) e ritorno (2,4%).

Molto più variegate sono le destinazioni preferite per i flussi diretti verso il Sud del mondo: dal Bangladesh verso l’India (3,2%), dall’India verso gli Emirati Arabi Uniti (2,9%) e verso l’Arabia Saudita (1,8%), dalla Cina verso la regione di Hong Kong (2,3%), dall’Afghanistan verso il Pakistan e la Repubblica Islamica dell’Iran (2,3%), dal Myanmar verso la Tailandia (1,9%), dalla Palestina verso la Giordania (2,1%) e dal Burkina Faso verso la Costa d’Avorio (1,5%).

I Paesi con la maggior incidenza di immigrati sulla popolazione residente sono il Qatar (86%), gli Emirati Arabi Uniti (70%) e il Kuwait (69%); i primi due Paesi hanno anche il tasso annuo di crescita migratoria per 1000 abitanti più elevato, rispettivamente del   e del , seguiti dal Bahrein (45 ), da Singapore (20 ) e dal Kuwait (16 ).

La migrazione non è prerogativa degli uomini

Un’altra interessante considerazione sul fenomeno migratorio scaturisce dall’osservazione della composizione dei flussi disaggregati per sesso: le donne sono 111 milioni e rappresentano il 48% del totale dei migranti. La loro percentuale è del  52% nei Paesi avanzati e del 43% nei paesi in via di sviluppo; questo differenziale si giustifica per il forte incremento di manodopera maschile nei paesi produttori di petrolio dell’Asia occidentale. Il tasso di femminilizzazione degli immigrati non è dovuto solo al ricongiungimento familiare, infatti, sempre più spesso, le donne migrano in modo autonomo per motivi di lavoro e di studio; l’innalzamento dei tassi di scolarità e del grado di istruzione, soprattutto delle donne nei paesi di origine dei flussi, potrà generare nel futuro maggiori aspettative di realizzazione personale e tradursi quindi in una ulteriore spinta all’emigrazione. Le donne sono maggiormente rappresentate anche nelle aree storiche dei paesi avanzati nei settori di attività economica di cura e assistenza, a supporto delle famiglie e degli anziani, nel settore agricolo, in quello manifatturiero e nei servizi legati alla ristorazione e al turismo. 

La distribuzione per età dei migranti

L’età media dei migranti è di 38,4 anni, considerevolmente più alta dell’età media della popolazione totale che è di 29,2 anni;  ciò è dovuto soprattutto alla minore incidenza dei bambini e al fatto che in molti paesi i nati all’estero da migranti non sono considerati immigrati. I migranti più giovani sono residenti in Africa (30 anni di età media), i più vecchi sono residenti  nelle aree dell’Europa e del Nord America (42 anni) e in Oceania (43 anni). (Figura 3)

 Fig. 3 Età media dei migranti e della popolazione totale – anno 2013

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Fonte: Elaborazione su dati UNDESA (2013)

Nei paesi avanzati l’età media dei migranti (42,2 anni) è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi anni in quanto l’invecchiamento della popolazione migrante è mitigata dal costante afflusso di giovani ed è compensata, in parte, anche  dal ritorno dei migranti nei paesi di provenienza.   Nei   paesi   in   via   di   sviluppo è leggermente aumentata, passando dai 32,8 anni ai 33,2 anni negli ultimi tre anni.

Il 15% dei migranti ha un’età inferiore ai 20 anni, il 74% è in età lavorativa (tra i 20 e i 64 anni), l’11% ha un’età superiore ai 65 anni; le rispettive percentuali nella popolazione mondiale sono 35%, 57% e 8 %. I bambini al di sotto dei 5 anni residenti nel Paesi in via di sviluppo sono il triplo di quelli che vivono nei Paesi avanzati. I giovani hanno una maggiore incidenza nei Paesi del Sud del mondo e rappresentano il 23% della popolazione dei migranti, mentre sono il 10% nei Paesi del Nord; la maggior parte dei migranti, circa 65 milioni (pari al 28% del totale dei migranti),  ha un’età compresa tra i 20 e i 34 anni; la quota dei migranti in età di lavoro è aumentata del 43% nei Paesi emergenti, di fronte alle economie occidentali in cui è aumentata del 37%. Gli anziani sono concentrati per i 2/3 in questi ultimi, dove è più alta la percentuale delle donne (13%) rispetto agli uomini (9%). (Figura 4)

Fig.4 Distribuzione per età dei migranti (dati percentuali) – anno 2013

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Fonte: Elaborazione su dati UNDESA (2013)

Le migrazioni irregolari

 Anche i flussi di ritorno, per necessità più che per  scelta, risultano in crescita per effetto della crisi e delle ridotte capacità occupazionali nei Paesi avanzati. La perdita del lavoro e la crescente difficoltà a trovarne un altro, possono comportare il mancato rinnovo del permesso di soggiorno, che spesso sancisce l’ingresso nell’illegalità. Il fenomeno dell’immigrazione irregolare  è molto complesso e difficilmente quantificabile. Le leggi dei paesi ospiti sono diventate più severe, arrivando a considerare le migrazioni non autorizzate un reato. Oggi, chi fugge da situazioni di grande precarietà, rischia, per il solo fatto di essere un irregolare, di diventare un clandestino o un recluso. Si è constatato che l’esposizione degli immigrati a  condizioni di marginalità sociale e di irregolarità giuridica incide sulla devianza.
I rifugiati costituiscono solo  il 7% di tutti i migranti

Anche se non sempre si traducono in un effettivo superamento collettivo delle frontiere,  i flussi di rifugiati si caratterizzano come vere e proprie migrazioni: a volte sono veri e propri esodi,  conseguenza frequente di guerre, scontri etnici, fughe da regimi non democratici, da carestie o gravi disastri naturali. Spesso questi enormi flussi, a causa della contiguità geografica, si dirigono in Paesi altrettanto poveri del Sud del mondo, aggravando condizioni economiche già disagiate.

Nel 2013 Il numero di rifugiati è risultato essere di 15,7 milioni di individui, pari al 7% di tutti i migranti. Sono circa 23.000 al giorno, più del doppio di dieci anni fa. La crisi nell’area mediterranea e mediorientale ha prodotto una nuova crescita di questi flussi e delle domande di protezione. Quasi 9 rifugiati su 10 sono ospitati nei Paesi in via di sviluppo: l’Asia è il paese con il maggior numero di rifugiati residenti (10,4 milioni), seguita dall’Africa (2,9 milioni) e dall’Europa (1,5 milioni).

Il Pakistan ha ospitato il maggior numero di rifugiati di tutto il mondo (1,6 milioni), seguita dall’Iran (0,9 milioni), dalla Germania (0,6 milioni) e dal Kenya (0,5 milioni).
Più della metà (55%) di tutti i rifugiati del mondo sono provenienti da cinque paesi: Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria e Sudan.

45,2 milioni di persone sono state forzatamente sfollate in tutto il mondo a causa di persecuzioni, conflitti, violenze generalizzate e violazioni dei diritti umani. Quasi un milione sono state le richieste di asilo; di queste circa 70.400 sono state indirizzate agli Stati Uniti d'America, seguite dalla Germania (64.500), dal Sud Africa (61.500) e dalla Francia (55.100). Circa  21.300 domande di asilo sono state presentate in 72 paesi da minori non accompagnati o separati, per lo più bambini afgani e somali.

Le migrazioni interne

Accanto ai flussi internazionali anche le migrazioni interne spostano territorialmente ingenti masse di individui. La continua e fortissima urbanizzazione dei paesi del Sud del mondo potrebbe portare ad un peggioramento delle condizioni di vita delle popolazioni urbane: le superfici edificate e l’inquinamento, aumentano la pressione ambientale sulle terre e sulle acque costiere, determinando un’ulteriore spinta all’emigrazione. Secondo stime delle Nazioni Unite nel 2015 più della metà della popolazione del mondo (53%) sarà concentrata nelle aree urbane, mentre il restante 47% sarà residente nelle zone rurali. Nei paesi a sviluppo avanzato il tasso di urbanizzazione è al 70-80% e si è stabilizzato; i paesi che hanno tassi di crescita annuali superiori al 5% sono principalmente localizzati nei paesi poveri dell’Asia e dell’Africa che sono interessati da conflitti o cambiamenti politici. (Figura 5)

Fig.5 Distribuzione della popolazione mondiale tra aree urbane e rurali  – stime anno 2015
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Fonte: Elaborazione su dati UNDESA

 Tra il 2015 e il 2020 la popolazione urbana raggiungerà quota 4 miliardi pari all’intera popolazione dell’Asia sud-orientale  e  a metà della popolazione mondiale. (Figura 6)

Fig.6 Urbanizzazione  – stime anno 2015

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Fonte: Elaborazione su dati UNDESA

Riflessioni conclusive

La mobilità umana è un fattore chiave per lo sviluppo, amplia le opportunità a disposizione degli individui ed è un mezzo fondamentale per consentire l'accesso alle risorse e la riduzione della povertà nel mondo. La comunità internazionale deve riconoscere il ruolo importante che i migranti svolgono in qualità di partner per lo sviluppo dei paesi di origine, di transito e di destinazione.  Soprattutto in presenza di flussi migratori continui e in parte incontenibili, occorrerebbe tentare di gestire il fenomeno invece di subirlo, senza però prescindere dall’integrazione degli immigrati. Un approccio globale e condiviso a livello internazionale in materia di migrazione e mobilità dovrebbe  rafforzare la cooperazione con i paesi di origine dei flussi, agevolare l’organizzazione della migrazione legale e la mobilità concordata, prevenire l'immigrazione irregolare e l’eliminazione del traffico di esseri umani.
In occasione della “Giornata internazionale dei diritti dei migranti” celebrata il 18 dicembre 2013, il Ministro italiano per l’Integrazione Cécile Kyenge ha così descritto questo fenomeno: “ Le migrazioni diventano un problema se vengono vissute come un problema, diventano una risorsa se si affrontano come risorsa. L’approccio emergenziale tratta l’immigrazione come un problema e così produce conseguenze problematiche, l’approccio progettuale e sistemico può rendere la circolazione delle persone una grande opportunità”.

Riferimenti per la consultazione e la ricerca

http://www.un.org/
http://www.globalmigrationgroup.org/
http://www.unhcr.it/
http://www.ined.fr/
http://ec.europa.eu/
http://www.dossierimmigrazione.it/pdf

 

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