Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

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OIKONOMIA 1 (2019) x web Dopo gli studi di Charles Taylor, José Casanova, Robert N. Bellah, Peter L. Berger ed altri valenti studiosi, potrebbe apparire presuntuoso presentare nuove idee che non siano in definitiva che uno status quaestionis. Noi, in questo fascicolo di OIKONOMIA, coscienti degli apporti di tali maestri, presentiamo le nostre. 

In questo senso intendiamo con “vita sociale” non solo quella regolata da leggi statuali, o comunque pubbliche, ma anche e soprattutto la cosiddetta società civile ( SC). Cioè tutta quella ampia zona di vita socialmente organizzata, non da strutture pubbliche, bensì da altre forze del consenso. Dalle imprese del mondo economico, alle associazioni sportive, a quelle di volontariato, a quelle religiose. Le religioni organizzate possono riferirsi a questo ambito di consenso, pur non volendo per principio essere escluse dai rapporti con i poteri statuali. Infatti SC è più ampia di società politicamente organizzata, cioè dello Stato. Anzi la include. In casi estremi la società civile sopravvive anche senza lo Stato. Situazione difficilissima – abbiamo l'esempio della Somalia attuale – e disastrosa ma pensabile. Mentre senza società civile non si ha nessun Stato. In questo senso il termine tedesco “Bürgergesellschaft” (società di/dei cittadini) esprime bene quello che noi intendiamo.

Di fatto oggi la SC non può prescindere minimamente, data la complessità attuale, dallo Stato. Ma è la SC che è portatrice e generatrice di valori. Ed anche plasmatrice di essi. Questo non compete allo Stato, che in quanto stato di diritto è legato alla propria Costituzione e al proprio Parlamento. Quest’ultimo poi, nei suoi membri eletti, è un legame molto forte con la società civile che li elegge ed ai quali essa delega il compito di far valere e realizzare i valori che essa vive quotidianamente nei suoi vari gruppi sociali. Gli individui, anche cittadini, molto raramente hanno influsso diretto e personale sullo Stato, ma lo possono avere attraverso le proprie organizzazioni non statali. I partiti politici, i sindacati, i gruppi di pressione, i gruppi ideologici e anche le religioni.

Dopo la Rivoluzione francese e lo stabilirsi in Occidente di Stati di diritto, o Costituzionali, si è progressivamente allargata anche la “opinione pubblica”, per raggiugere i massimi storici con i social attuali. Quindi oggi la funzione sociale della religione non solo è regolata da leggi statali, ma lo è anche dai centri che influenzano l’opinione pubblica, che oggi è mediatica. Si veda il caso recente delle accuse di pedofilia al clero cattolico, sfruttato in ogni senso e per ogni scopo. Seguendo i mass media e la loro politica di “correttezza politica”, si rileva che l’uomo religioso è ammesso se parla a titolo personale, o di piccoli gruppi al massimo. Soprattutto se la sua motivazione religiosa lo ha spinto ad agire nel senso dei temi accettati: ecologia, valorizzazione della donna, riconoscimento dei diritti dei gay... Oppure se è in contrasto con la propria organizzazione religiosa, ma sempre nel senso che la 'opinione pubblica' giudica politicamente corretto.
Ma l'opinione pubblica non ammette che da parte di uomini religiosi si propongano alla discussione e alla decisione pubblica, soluzioni di problemi sociali “non in linea” con i propri canoni

Il tutto è complicato ulteriormente dalle migrazioni tra i diversi paesi occidentali o verso paesi occidentali da aree culturali extraeuropee molto religiose (Africa ed India) e molto poco religiose (come la Cina). I migranti hanno quindi idee diverse sulla presenza della religione nella società. Diverse da quelle occidentali, ma anche tra le loro tradizioni extra occidentali. Si tratta di molte decine di milioni di persone. E questo fenomeno gigantesco genera nuovi problemi di comprensione e di scontro potenziale.

OIKONOMIA 1 (2019) x web 2Si deve tener conto inoltre che tutto questo movimento sociale, culturale o politico, è di fatto controllato da élite, che possono cambiare e mutare, ma che sono indispensabili per l’agire sociale, sia della SC che dello Stato, ed anche, indirettamente, dei social. Le élite occidentali, con le debite sfumature ed eccezioni, nei due ultimi secoli sono state ampliamente contrari agli influssi pubblici delle religioni stabilite od organizzate. Si pensi agli estensori della Dichiarazione di Indipendenza degli USA, ben formati all’illuminismo inglese e francese, in gran parte massonico. O alle élite italiane e francesi dopo il 1870. La scolarizzazione ha portato le loro idee a tutti gli strati sociali ed attualmente i mass media “liberalizzano” sempre più i valori sociali, nel senso di renderli sempre più procedurali, cioè vuoti di contenuto valoriale, che non sia la libertà mia ed altrui.

Per la trattazione del nostro tema è infine determinante sapere se gli autori lo trattano dal punto di vista dello Stato o della Religione. I nostri autori sono tutti cattolici, alcuni teologi cattolici, e nella lettura dei loro saggi si vedrà da quale punto di vista si pongano. Nessuno di loro sembra "cattolico fanatico", ma è evidente che lo spettro delle possibili posizioni è piuttosto ristretto. Un esempio di “Sachlichkeit”, di oggettività, pur nel quadro cristiano, lo si può trovare in O. Höffe, presente in questo fascicolo solo con un libro recensito, ma la sua personale posizione si può leggere in OIKONOMIA di ottobre 2018.

Il Contributo di C. Collicelli è originale soprattutto nella sottolineatura del processo che chiama “evaporazione del padre”, sulla scia di Lacan, ma estendendolo opportunamente ad ogni gerarchia sociale fino a quella di Dio, sommo Padre.
A. Crosthwaite sottolinea come l'attuale politica migratoria del Presidente Trump abbia rinverdito la discussione del rapporto tra Stato ed organizzazioni religiose, che proprio a quella politica si oppongono. E rileva come:

«Protestants have historically tended to argue against the Catholic view —or Thomistic view— that the virtuous political life is simply a manifestation of inner virtue […] The American project, mostly based on this Protestant ethos, prefers to support a minimalist vision of the State that would be strong enough, nonetheless, to protect minority groups from being persecuted, and to allocate faith to the internal forum».

G. Piana analizza la situazione italiana del problema. Situazione molto particolare per la storia e per la presenza sul suo territorio della centrale religiose del più esteso gruppo religioso del mondo. Superata la questione romana, oggi ci poniamo entro un altro quadro.

«La secolarizzazione, che è venuta affermandosi con ritmo incalzante, e i profondi mutamenti indotti dalla crescita economica e dal progresso tecnologico con il pieno dispiegarsi della cultura di massa hanno modificato la coscienza popolare, introducendo stili di vita e modelli comportamentali diversi, e persino in opposizione, alla tradizione religiosa».

Il contributo di L. Troiani mette ben in rilievo la complessità del problema religioni/Stato ma in un contesto non occidentale e per di più di una grande cultura. La soluzione (un po' consolatoria) del problema cinese attuale è per le religioni di accontentarsi di una possibile libertà essenziale, anche se non completa. In pratica di una libertà limitata. Il che non sorprende se si pensa allo speciale regime comunista/capitalistico della Cina.
La sostanziosa recensione di I. V. Szaniszló ci presenta una raccolta tedesca di studi sul nostro argomento di indubbio valore, sia come testimonianza del quadro culturale tedesco che per le prospettiva ampie che apre.

Nella rubrica Spazio Aperto / Open Space presentiamo sia il progetto di Ricerca CTS-CEE, coordinato da M. Russo, che i primi con tributi presentati da studenti che vi partecipano. Questo lavoro è significativo per la politica seguita dalla Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum. Scegliere campi di riflessione effettivi, coinvolgere giovani studiosi, operare nei contesti che più sanno approfittare del nostro contributo. I quattro studenti provengono da Paesi significativi per la presenza dell’Insegnamento della Dottrina Scoiale della Chiesa: K. Kozak dalla Polonia, I. Morariu dalla Romania, L. Stanojević dalla Croazio, V. Kubiš dalla Repubblica Ceca.

La scelta del testo di M. Weber è stata quasi obbligata. È da quei testi – o meglio dalla sviluppo sociale europeo che tali testi propongono – che si è cominciato a riflettere intensamente sulla posizione della religione nella società post-positivista dell’Occidente, e – fatto importantissimo – con argomentazioni razionali. pdfQuindi discutibili, nel senso logico del termine e non solo retorico.

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