Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

03 compagnoni 1

03 N compagnoni 1on sono un giurista né uno storico del diritto, ma confesso di essere molto coinvolto personalmente nel tema che vi esporrò brevemente. Infatti Pio XII è stato uno degli eroi della mia adolescenza nelle attività di Azione Cattolica prima e nella studio della storia della prima metà del ‘900 dopo. Infatti sono un pdfetico sociale interessato alla teorizzazione ma soprattutto alla storia dei costumi e delle mentalità.

In questa mia presentazione mi limiterò a presentare alcune posizioni , e relativi portatori diesse, senza scendere a dettagli.

Iniziamo con un citazione da un discorso di Pio XII del 23 marzo 1958.

«Siano parte viva della Chiesa le vostre città. Vi è, in Italia, chi si agita, perché teme che il cristianesimo tolga a Cesare quel che è di Cesare. Come se dare a Cesare quello che gli appartiene, non fosse un comando di Gesù; come se la legittima sana laicità dello Stato non fosse uno dei principi della dottrina cattolica; come se non fosse tradizione della Chiesa il continuo sforzo per tenere distinti, ma pure, sempre secondo i retti principi, uniti i due Poteri; come se, invece, la mescolanza tra sacro e profano non si fosse il più fortemente verificata nella storia, quando una porzione di fedeli si è staccata dalla Chiesa».1

Sarà estremamente utile, se non indispensabile, leggere quanto ha scritto il Prof. G. Feliciani sul contesto storico nel quale si muoveva Pio XII.2

Scrive Feliciani:

«Quale fosse la concezione dell’Ottaviani in questa materia risulta già sufficientemente evidente dalle citazioni delle Institutiones iuris publici sopra riportate a proposito della libertà religiosa. Ma merita anche attenzione quanto egli scrive a proposito della separazione della Chiesa dallo Stato, propugnata da quanti “Statum prorsus laicum seu atheum esse debere asserunt”. Dopo aver illustrato e criticato le diverse forme che la separazione può assumere egli giunge alla conclusione che essa est “omnino reprobanda”. Sotto il profilo teoretico. perché il sistema in questione risulta nei suoi principi, nei suoi presupposti, nelle sue conseguenze e nell’intero suo complesso “falsissimum”. E sotto il profilo pratico, perché esso è del tutto incompatibile “cum vera et genuina libertate Ecclesiae”. Non a caso i pontefici l’hanno più volte condannato come “impium, irrationabile, iniustum”, sia pure tollerandolo in determinate circostanze al solo scopo di evitare “maiora mala”.


Questo tipo di problematiche relative alla laicità dello Stato, non ottengono molta attenzione da parte dei pontefici nei decenni immediatamente successivi al Vaticano II, che peraltro non ha mai utilizzato espressioni come “Stato laico” o “laicità” dello stesso».

 

Dunque, come esigono oggi i tecnici dei mass media, dobbiamo far parlare essenzialmente tre persone: Pacelli (Roma 1876 -1958), Ottaviani (Roma 1890-1979), Pavan (originario del Veneto 1903-1994) Il primo diventato nel 1939 Pio XII, il secondo fatto da lui cardinale nel 1953 ed il terzo fatto cardinale nel 1985 dal Giovanni Paolo II (vincendone la sua personale ritrosia).

 

Pietro Pavan

Dal 1948 al 1969 insegnò nella Pontificia Università Lateranense, nella Facoltà Utriusque Juris, della quale fu poi rettore dal 1969 al 1974. Fu vicepresidente della Settimana Sociale dei Cattolici italiani.

Collaborò con papa Giovanni XXIII nella redazione delle encicliche Mater et Magistra e Pacem in Terris.

Partecipò al Concilio Vaticano II come esperto, intervenendo nella terza sessione del settembre del 1964 per sostenere il principio della libertà religiosa, che si opponeva alla «tolleranza religiosa» dello schema preparatorio presentato dal cardinale Alfredo Ottaviani.

Godette di molto prestigio come studioso della dottrina sociale della Chiesa ed è uno degli autori della Dignitatis Humanae insieme con il gesuita John Courtney Murray (1904-1967)

Successivamente Mons. Montini, su indicazione di Pio XII, utilizzerò Pavan contro operazione Sturzo a Roma 1952.3

Per capire appieno la situazione della "sana laicità" va aggiunto che A. De Gasperi rifiutò l'accordo con i Neo-fascisti per evitare che i comunisti non si impadronissero nelle elezioni municipali del Comune di Roma. Esempio, questa posizione degasperiana, di una sana ed effettiva laicità dello stato.

 

Alfredo Ottaviani

insegnò al Laterano Diritto pubblico ecclesiastico. Personalmente, essendo di origine popolare trasteverina, fu sempre molto accogliente ed interessato alla pastorale di territorio. La sua posizione contro la guerra giusta lo spinse ad appoggiare questa posizione anche nella Costituzione Pastoreale Gaudium et Spessa del Concilio Vaticano II. Fu sempre un fiero oppositore delle ideologie ateistiche, in modo particolare contro il modello sovietico.4

Ma Accanto a Pio XII, Pavan e Ottaviani, non va dimenticato neppure Mons. Giuseppe Graneris, Promotore di giustizia del Sant’Offizio e Prof. del Pont. Institum utriusque juris.

Nel Dizionario di Teologia Morale di Francesco Roberti e Pietro Palazzini, Roma 1954 scrisse la voce STATO (società civile) 1 colonna ! (su 3.000 dell'intero Dizionario):5

« Lo Stato in quanto organizzazione di soggetti etici deve tener conto dell’eticità essenziale dei cittadini e promuoverla nei limiti della sua competenza. Nei popoli cristiani non è suo compito insegnare la morale; ma è sempre un compito proteggerla con i mezzi di cui dispone, ed in modo particolare con la forza del suo ordinamento giuridico, organo adatto a creare e mantenere quelle condizioni esterne e sociali, che sono premessa quasi indispensabili alla interiore moralità ».

 Di fronte, se non proprio contro, questo mondo pacelliano e curiale si veniva formando il terreno che porterà al Vaticano II.

Ha scritto il Prof. Roberto De Mattei:

«Negli ambienti della nouvelle théologie progressista si era però fatta strada, negli anni Cinquanta una concezione dei rapporti tra Chiesa e Stato che capovolgeva il Magistero tradizionale della Chiesa. Il processo di secolarizzazione della società moderna veniva considerato come irreversibile e visto come una purificazione della fede cattolica, finalmente emancipata dai suoi legami con il potere. Questo processo veniva presentato come “fine dell’epoca costantiniana”, intendendo con questo termine l’era storica inaugurata dall’Imperatore Costantino il Grande che dopo aver restituito libertà alla Chiesa con l’Editto di Milano del 313, avviò con essa una politica di fruttuosa collaborazione, proseguita dai suoi successori. “La fine dell’età costantiniana” fu annunciata da uno dei padri della nouvelle théologie, il domenicano Marie-Dominique Chenu (1895-1990), in una celebre conferenza tenuta nel 1961. La Chiesa non doveva più porsi il problema di cristianizzare il mondo, ma di accettarlo come era, collocandosi al proprio interno. In un successivo scritto, apparso a Roma nella primavera del 1963, in pieno Concilio, con il titolo La Chiesa e il mondo, Chenu rinnovava il suo appello a una “fuoriuscita” della Cristianità, per liberarsi dell’influenza costantiniana che gravava sulla Chiesa. L’11 ottobre 1962, giorno della solenne inaugurazione del Concilio Vaticano II, un discepolo e confratello di Chenu, il padre Yves Congar (1904-1995), nel suo diario, deplorava il fatto che la Chiesa non aveva mai avuto in programma “l’uscita dall’era costantiniana”. La tesi era che occorreva purificare la Chiesa sciogliere ogni suo legame con le strutture del potere, farla “povera” ed “evangelica”, in ascolto del mondo».6

In Concilio queste tesi confluirono con quelle, di carattere più giuridico-costituzionale del già citato teologo gesuita americano John Courtney Murray (1904-1967). Con la collaborazione fattiva anche di Pietro Pavan, il belga Mons. Emiel-Jozef De Smedt (1909-1995) elaborò un testo in cui la libertà religiosa era intesapdf come immunitas, diritto della persona umana all’immunità da ogni forma di coercizione da parte dello Stato

La Dignitatis Humanae, venne poi definitivamente approvata nell’ultima sessione pubblica del Concilio, nel dicembre 1965, a schiacciante maggioranza.

 

NOTE

1 Il testo completo in http://w2.vatican.va
2 Giorgio FELICIANI, Il diritto pubblico ecclesiastico nell’attuale magistero pontificio,
https://www.statoechiese.it/images/uploads/articoli_pdf/feliciani_il_diritto.pdf
3  https://www.lastampa.it
4 Per capire la posizione del Cardinal A. Ottaviani è necessario usare il suo manuale Diritto Pubblico Ecclesiastico. A. OTTAVIANI, Institutiones iuris publici ecclesiastici, vol. II, Ecclesia et Status, editio quarta emendata et aucta adiuvante I. Damizia, Typis Polyglottis Vaticanis, 1960.
Io ho utilizzato nelle mie lezioni l'edizione del 1947 sulla illeceità della guerra moderna. La posizione di Ottaviani era perentoriamente contrario alla sua liceità: „Bellum omnino est interdicendum“
5 Due colonne furono concesse a Pavan STATO (società ed economia). E solo una colonna ad ANTICLERICALISMO di G. Bozzetti IC (1878-1956), altro personaggio romano dell'epoca di Pio XII, che giocò un ruolo essenziale di mediazione tra i politici cattolici e le autorità ecclesiastiche.
6 http://www.robertodemattei.it

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