Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

01 editoriale 1

  01 editoriale 02

 

01 editoriale In febbraio 2015 OIKONOMIA ha trattato di «Interessi nazionali e Nazionalismo». pdfI nuovi contributi che presentiamo vogliono continuare la riflessione sul tema, tenendo conto degli sviluppi degli anni successivi.

Iniziamo con un dato storico, che è anche un tentativo di interpretazione della storia.

Il diplomatico svizzero Carl J. Burckhardt (1891-1974) è stato Alto Commissario della Lega delle Nazioni a Danzica dal 1937 al 1939 ed è stato anche Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Quest’uomo che tanto ha avuto a che fare con le «questioni nazionali» del suo tempo, è anche noto agli storici come autore di una biografia politica del Cardinale Richelieu (1585-1642): Richelieu: der Aufstieg zur Macht (La salita al potere) (1971),
Al capitolo 20° della sua opera troviamo questa icastica affermazione che riguarda il nostro tema.

Bérulle [1575-1629]… una delle più grandi figure del cristianesimo cattolico, cui era riuscito a conferire indelebili caratteri francesi, mentre poi non aveva mi capito l’opera di Richelieu, secondo la quale la felicità dei popoli consiste nel fatto che popolo, nazione e Stato si svolgano contemporaneamente e si completino a vicenda.

Burckhardt, durante gli anni ’60 del secolo scorso quando scriveva questo, non si pone casualmente il problema delle relazioni tra popolo, nazione, stato.
Sappiamo bene che in Europa gli stati centralizzati del XVI–XVII sec. ed i regni assolutistici dei sovrani illuministi del XVIII sec. sono la culla del Nazionalismo moderno, esploso definitivamente con la Rivoluzione francese. Forse ha un significato ricordare anche che dopo l’introduzione con la Rivoluzione francese della leva militare obbligatoria le “guerre tra prìncipi” degli inizi dell’epoca moderna sono diventate “guerre tra Nazioni in armi”, coinvolgendo per di più masse umane sempre più grandi.

Dal punto di vista teoretico questo problema dei rapporti tra Popolo, Nazione e Stato è rimasto al centro dei discorsi sulla Nazione specialmente nel XIX e XX secolo: si pensi alla sua centralità in G.W.F. Hegel, G. Mazzini, ed anche — a modo suo — in K. Marx. Successivamente, con il progredire della globalizzazione, la riflessione scientifica (per es. in Scienze sociali, Scienze politiche, Diritto internazionale) nel XXI secolo si impone piuttosto la domanda: La Nazione ha ancora un senso? Si pensi alle risposte negative che hanno dato J. Habermas e S.P. Huntington.

Eppure attualmente assistiamo ad una riproposizione ideale e politica del valore della Nazione. Sia all’interno della Unione Europea con il premier britannico B. Johnson, che nel mondo Occidentale con il presidente D. Trump Per non dimenticare il sempre attivo nazionalismo di V. Putin e della nuova Cina di Xi Jinping. Posizioni di prassi politiche, ma ognuna dotata di propri teorici e propagandisti accademici.

Esistono notevoli studi sull’uso del termine Nazione in tutti i periodi storici relativi, ma l’interesse degli articoli che presentiamo in questo fascicolo di OIKONOMIA è solo il presente. E i riferimenti storici, inevitabili, sono solo funzione del prossimo futuro.

Abbiamo evitato dunque di indicare una definizione previa della nozione di Nazione/Nazionalismo agli Autori chiamati a collaborare, perché oggi Nazione significa Stato come nella dizione Nazioni Unite, ma anche la Nazione Sioux per indica una unità etnica e linguistica, come anche lo Spirito di una Nazione per indicare caratteristiche culturali (ed anche politiche) di un gruppo umano stabile. Dal momento poi che Nazionalismo ha significato e può ancora significare un’ideologia di liberazione delle nazioni oppresse e una ideologia della supremazia di una nazione sulle altre, abbiamo preferito lasciare ad ogni Autore la libertà usare Nazione/Nazionalismo come meglio ritenesse adeguato alla propria trattazione.

L’islamologo maltese Joseph Ellul — islamista — (Nationalism and Islamism: the Mediterranean Context) ci ricorda la spinta demografica alla frontiera sud dell’Unione Europea e rileva le sue caratteristiche particolari

L’etico teologico ungherese Inocent-Mária Vladimír Szaniszlò (Reflections on the Concept of the “Nation” in the speech of Saint John Paul II to the United Nations) ci presenta una posizione dell’Europa centro-orientale, perché sia Papa Giovanni Paolo II che i maggiori commentatori della sua posizione sono di tale provenienza.

Lo statunitense Alejandro Crosthwaite — docente di etica politica — (The Building of National Identity: A North American Study) ci aiuta a non comprendere gli USA come un’appendice culturale dell’Europa.

L’italiano Luigi Troiani — docente di Relazioni Intenzionali — (Il nazionalismo europeo al tempo del populismo) ci presenta un punto di vista piuttosto condiviso dagli studiosi del suo paese.

Il teologo camerunense François Ndzana (Le Nationalisme africain aujourd’hui: entre illégitimité de la démarche culturelle et validité de l’approche rationnelle) ci ricorda che c’è un'altra Africa oltre quella degli sbarchi clandestini in Spagna ed in Italia

Il testo classico allegato è di Luigi Sturzo (Nazionalismo e Internazionalismo, 1929). Nato nel XIX secolo, questo politico italiano si trovò negli anni ’20 del XX secolo in piena attività pubblica all’epoca della nascita della Lega delle Nazioni (1919). Nel brano riprodotto egli sottolinea gli usi dei termini Nazione/Internazione sia dal punto di vista storico, appunto la Lega delle Nazioni, che stava crescendo con difficoltà, come anche, da sociologo quale era, anche la difficoltà dell’accettazione pacifica da parte dell’opinione pubblica dell’epoca dell’esistenza accanto alla nazione-stato di una realtà superiore ad essi.

Nella rubrica Spazio Aperto presentiamo due contributi inerenti al tema del fascicolo del giugno scorso di OIKONOMIA. Si tratta del testo del Prof. Philippe Capelle-Dumont, Professeur d’Université à Strasbourg e dell’Achimandrita Grigorios D. Papathomas, Professeur Hdr de Droit canon à la Faculté orthodoxe de Théologie de l’Université d’Athènes. In questo modo completiamo la serie di studi sulla laicità à la française di notevole interesse teoretico e politico.

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione