Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

Il Sinodo Pan-ortodosso di Creta (2016)

e la dottrina sociale della Chiesa Ortodossa

Iuliu-Marius Morariu

 Intensamente preparato e atteso (Viscuso 2006:5), il sinodo pan-ortodosso che si è svolto a Creta in occasione della festa di Pentecoste dell’anno 2016, ha rappresentato, nonostante le grandi assenze della Chiesa Ortodossa Russa, Georgiana, Bulgara e Alessandrina, uno dei momenti importanti della storia dell'ortodossia a livello globale (Makrides 2017:7; Ioniţă 2013:9). I sei pdfdocumenti rilasciati dai vescovi partecipanti (https://www.holycouncil.org/), insieme al messaggio ufficiale dell'incontro e all'enciclica, sono stati ampiamente discussi sia da autori di altre confessioni cristiane (vedi, ad esempio: Farell 2017: 87-98; Metso 2017: 450-464; Heller 2017:288-300; D'Aloisio 2016:3-10) sia da ortodossi di diverse chiese autocefale (vedi: Jovic 2017:103-114; Perşa 2018: 131-157; Ioja 2016: 7-8; Morariu 2015: 247-254; Getcha 2017: 274-287; Morariu 2017: 1-5), fatto che mostra l'importanza dell'evento e del suo messaggio.

Tra le questioni dibattute di fondamentale importanza, anche se purtroppo valorizzate con insufficienza, ci sono anche quelle riguardanti la dottrina sociale della Chiesa. Un documento sul tema era necessario poiché, mentre la Chiesa Cattolica ha una lunga tradizione in questo campo, che inizia con l'enciclica Rerum novarum, e alcune denominazioni nello spazio protestante hanno un'attività basata principalmente su questi aspetti, nel mondo ortodosso esiste un unico documento ufficiale, quello del Sinodo di una chiesa autocefala, la Chiesa ortodossa russa; scritto nel 2000 e aggiornato nel 2002 (Ică Jr., Marani 2002; Preda 2010: 151-160; Morariu 2015: 37). Le Chiese locali, agiscono prive di un consenso unanime ed in alcuni casi vi sono persino opinioni divergenti e contraddizioni tra i teologi più rappresentativi. Tuttavia, con ogni probabilità, a causa dei grandi assenti sopra menzionati, gli aspetti della teologia e della dottrina sociale non sono stati discussi in un documento separato, evitando così l'articolazione di una dottrina chiara, coerente e con valore normativo nello spazio ortodosso, ma si è preferito l’inserimento di alcuni elementi convergenti sull'argomento tratti delle pagine degli altri documenti.

Uno di questi è l’aspetto dedicato al digiuno (https://www.holycouncil.org/ post), che avendo valenze multiple (Jovic 2017: 103-114) ed essendo in relazione alla continuità con le idee precedentemente espresse dal patriarca ecumenico Bartolomeo (Costantinopoli 2016: 301), deve essere compreso nel contesto consumistico che definisce la società contemporanea. Dopo aver presentato gli aspetti riguardanti la percezione della posizione della Chiesa ortodossa in merito al digiuno e la sua rilevanza nell’ "affinare i sensi", i vescovi partecipanti hanno sottolineato anche il ruolo dell'iconografia nella sua comprensione e parlato dell'esistenza di modi alternativi, estremamente attuali, di digiunare.

L'attenzione si concentra, nella loro visione, su come il digiuno possa influenzare la vita interiore di coloro che lo praticano e di coloro che entrino in contatto con questa pratica. Allo stesso tempo, inoltre, gli autori fanno riferimento alla dimensione sociale del digiuno, alla crisi del cibo in alcune parti del mondo, al fatto che le risorse della terra non sono inesauribili ed altri aspetti simili, chiedendo a coloro i quali sono indirizzati, di considerare anche questi aspetti nel momento in cui si avvicinano al digiuno e al suo valore spirituale.

Infine, non è da tralasciare nemmeno il documento dedicato al rapporto dell'Ortodossia con il mondo contemporaneo (https://www.holycouncil.org/). Qui, accanto ad aspetti come quelli di natura bioetica (Morariu 2016:246-254), l'opinione della Chiesa sulla tecnologia (Toma, Morariu, Hădadea, Echim 2017: 162), o su come i cristiani dovrebbero relazionarsi con gli altri in diverse situazioni sociali, gli autori illustrano degli aspetti che sono classificati come risultato dell'opera del male. Riproduciamo qui il passaggio in questione:

"Le conseguenze del male sono le imperfezioni e i difetti così comuni oggi, come ad esempio: il secolarismo, la violenza, il lassismo morale, fenomeni secondari come l'uso di sostanze che creano dipendenza ed altre dipendenze, specialmente quelle che dilagano nella vita di alcuni giovani; il razzismo, l'odio razziale e le guerre, ma anche i risultati di catastrofi; l'oppressione di alcuni gruppi sociali, di comunità religiose e di interi popoli ... la crisi dei rifugiati; la distruzione dell'ambiente e l'uso illimitato della biotecnologia genetica ora all'inizio, la fine della vita umana". (https://www.holycouncil.org/).

Sebbene la formulazione sia un po' generale e tocchi una vasta serie di argomenti, che varrebbe sicuramente la pena analizzare ciascuno separatamente, magari nelle pagine di un documento apposito, è importante menzionarli qui e identificare questioni come ad es. la crisi dei migranti, la violenza e la crisi ecologica (argomento su cui, come già accennato, il Patriarca Bartolomeo (Morariu 2019: 19-25), si è soffermato, offrendo analisi interessanti e preziose), ma anche gli altri dalla lista dei problemi fondamentali della società in cui viviamo. Inoltre, mostra come la Chiesa ortodossa sia consapevole dei pericoli di oggi e preoccupata di trovare soluzioni, che potrebbero creare non solo ponti, ma anche opportunità per poter agire in comune con altre tradizioni cristiane.

Un altro aspetto interessante, certamente influenzato da documenti come Nostra aetate del Concilio Vaticano II, è l'indirizzo rivolto al mondo intero, non solo ai propri fedeli, dove è sottolineato, nelle pagine del nostro documento di riferimento, che:

La chiesa non vive per se stessa. Essa si offre all'umanità intera allo scopo di sollevarla e rinnovare il mondo e aiutare a creare un nuovo paradiso e una terra nuova (Apocalisse 21,1). In questo modo, essa offre la testimonianza del Vangelo e diffonde i doni di Dio nel mondo: il Suo amore, la pace, la giustizia, la riconciliazione, il potere della salvezza e la speranza della vita eterna. (Costantinopoli 2016: 438).

La formulazione è nuova, coraggiosa e benvenuta. Sebbene le Chiese ortodosse abbiano fatto parte del Movimento ecumenico negli ultimi decenni (ed alcune lo siano ancora oggi) e siano state coinvolte nel dialogo con quasi tutte le altre tradizioni cristiane, non si sono mai rivolte in modo così chiaro all'intera umanità e non hanno mai usato l'idea di sacrificio di sé come mezzo di comunicazione con l'umanità e le persone vicine.

Ulteriori aspetti della teologia sociale sono altresì sviluppati nel documento dedicato alle chiese ortodosse della diaspora, in cui gli autori mostrano come «oggi siano chiamate a promuovere una nuova e costruttiva sinergia con lo stato secolare, nel contesto delle relazioni nazionali, e secondo il precetto biblico, che dice: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”». (Matteo 22:21) (Costantinopoli 2016: 300). La cooperazione con lo stato e l'ordine secolare è quindi importante per ottenere il rispetto dei principi fondamentali dell'etica sociale e il rispetto dei diritti fondamentali come la libertà umana, come anche la condanna della violenza in nome di Dio (Costantinopoli 2016: 301) e del fondamentalismo religioso, che deriva da una scarsa comprensione della fede e costituiscono anch’essi un segnale di allarme, con forti echi nello spazio sociale.

 

Conclusioni

Così come abbiamo cercato di evidenziare nelle pagine del nostro articolo, nonostante l’assenza di un documento speciale in merito alle questioni riguardanti la dottrina sociale della Chiesa ortodossa, il Sinodo pan-ortodosso di Creta ha fornito importanti parametri di riferimento per comprendere le questioni fondamentali in questo ambito. Il fatto stesso che per la prima volta ed in modo così chiaro la Chiesa ortodossa abbia espressa la sua preoccupazione per il mondo intero e proposto il sacrificio di sé come tema fondamentale per il dialogo, rappresenta certamente un aspetto inedito. L'identificazione di problemi, dunque, che non sono stati portati finora alla nostra attenzione oppure sono restati nascosti, è anche un segno di seria preoccupazione e del desiderio di trovare soluzioni. Resta da vedere se queste emergeranno o meno e se l'esistenza di un fronte comune con le altre tradizioni cristiane porterà con sé una proficua collaborazione, destinata a superare gli ostacoli. Per il momento, tuttavia, restano degni di apprezzamento i passi compiuti sin qui, sia a livello del discorso generale dello spazio ortodosso sia per quanto riguarda la maturità e la serietà nell'affrontare alcune questioni.

 

Iuliu-Marius Morariu

 

Riferimenti bibliografici

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Farell, B., 2017, ‘Report on the activities of the pontifical council for promoting Christian unity during 2016’, Catholica 71(2), 87–98.
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Toma, V. A., Morariu, I.-M., Hădadea, C., Echim, D., 2017, "Theology and Biology. Aneducational dimensions of the transdisciplinary approach regarding Genesis and biological evolution", in Ion Albulescu, Adriana-Denisa Manea, Iuliu-Marius Morariu (eds.), Education, Religion, Family in Contemporary Society - Proceedings of the Conference, pp. 159-165, Lambert Academic Publishing, Saarbrucken.
Viscuso, P., 2016, Quest for reform of the Orthodox Church. The 1923 Pan-Orthodox Congress. AN Analysis and Translation of its Acts and decisions, Inte Orthodox Press, Berkeley, California.
https://www.holycouncil.org/, accessed 10. 01. 2019.

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