Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

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Sulla metodologia della ricerca: perché parliamo di ricerca-azione?

pdfLa metodologia della ricerca è un aspetto che ci preme sottolineare perché è parte integrante della proposta.1 Questa infatti prevedeva esplicitamente che i partecipanti sarebbero stati chiamati “a sperimentare concretamente la metodologia e le tecniche della ricerca-azione, al fine di produrre esiti utili ad essere presentati e condivisi con la comunità accademica, e non solo, in materia di educazione alla cittadinanza globale”.

Su questo tema è necessaria una precisazione che riguarda, da un lato, la metodologia partecipativa che è stata utilizzata con i partecipanti alla ricerca (gli aderenti al programma STRONG) e che li ha portati a sperimentare un cambiamento delle proprie competenze e delle relazioni (prima tra di loro e poi con le persone coinvolte); dall’altro lato riguarda la metodologia adottata dai partecipanti nella ricerca sul campo nei confronti delle persone coinvolte e intervistate nei diversi ambiti.

Nel primo caso l’accompagnamento del gruppo unisce la proposta e la condivisione teorica alla sperimentazione pratica. Nel secondo caso dobbiamo limitarci questa volta a registrare i risultati delle interviste effettuate e ad elaborarli. Da qui il processo potrebbe continuare se, sulla base dei risultati raggiunti, i partecipanti alla ricerca fossero disponibili ad individuare i passi successivi necessari e – a partire dalla “restituzione” agli intervistati dei risultati stessi – ad avviare processi partecipativi rivolti a determinare un cambiamento delle situazioni date riscontrate.

I tempi del nostro percorso non ci hanno permesso di sapere se e come potranno esserci sviluppi di questo percorso, dal momento che l’attività si è svolta in una situazione di formazione accademica, in cui tutti i partecipanti hanno alternato questa attività con altre attività lavorative e di cura familiare.

Durante il tempo pianificato, d’altro canto, l’attenzione e l’attività dei/delle partecipanti si è concentrata prevalentemente sulla realizzazione e la somministrazione dello strumento di rilevazione, il questionario, nelle sue diverse articolazioni, e l’unica occasione di restituzione effettuata è stata al pubblico che ha partecipato all’evento di presentazione della Ricerca il 23 ottobre 2021 (docenti, studenti ed ex studenti della Facoltà di Scienze Sociali, membri di associazioni partner del Programma STRONG).

Un altro elemento da considerare riguarda poi le diverse modalità di somministrazione dei questionari stessi, avvenuta sia in presenza sia a distanza. Oltre che attraverso relazioni faccia a faccia, le interviste sono state infatti realizzate per telefono o online, in tempo reale; in altri casi i questionari sono stati inviati via e-mail o consegnati a mano e poi ricevuti o ritirati già compilati, senza una relazione diretta con l’intervistatore/trice. Rispetto ad una eventuale restituzione dei risultati queste differenze rappresenterebbero certamente un limite, dal momento che le diverse modalità di somministrazione sono state utilizzate da tutte/i le/ ricercatrici/tori, in diversi contesti territoriali.

L’esperienza è risultata comunque generalmente positiva sul piano di un apprendimento e di una maturazione sul tema.

A questo proposito è perciò utile richiamare e sottolineare gli obiettivi trasformativi che la metodologia della ricerca-azione si propone.

Nel nostro caso, lo ribadiamo, affinché si diffonda una educazione alla cittadinanza globale c’è la necessità di una trasformazione culturale; la necessità di cambiare gli occhiali con i quali guardare regole e potenzialità della convivenza tra diverse culture ed esperienze; la necessità di praticare un dialogo permanente che superi i confini del proprio… cortile e che aiuti a tenere gli occhi aperti al mondo.

È un atteggiamento che nelle generazioni più giovani, nei bambini e nelle bambine, troviamo naturale. Lo abbiamo riscontrato anche nel corso della ricerca condotta. Negli adulti, spesso lo è meno, ma può diventare frutto di esercizio e di apprendimento.

Per questo motivo la metodologia della ricerca-azione è risultata efficace: apre al confronto diretto, al dialogo e dunque crea una relazione peer to peer tra il/la ricercatore/trice e coloro che vengono coinvolti/e nella ricerca stessa: nessuno e nessuna è oggetto, usato per fini noti solo a chi fa ricerca, e si viene coinvolti direttamente in un processo di cambiamento. A partire da un cambiamento prima di tutto culturale, la ricerca-azione può portare (e in molti casi ha effettivamente portato) a mutamenti di contesti, al raggiungimento di obiettivi concreti diventati comuni proprio grazie al coinvolgimento di un numero sempre più ampio di persone che si sono assunte la responsabilità e l’iniziativa del cambiamento stesso. Tutto questo a partire dai concreti contesti di vita e di lavoro delle persone, dal loro livello culturale e di consapevolezza di sé e del mondo.

Nell’invito a partecipare era scritto: “l’obiettivo della ricerca sarà quello di produrre un report nel quale i/le partecipanti relazioneranno sullo stato dell’educazione alla cittadinanza globale che avranno riscontrato nei contesti da loro individuati e scelti per l’osservazione e sulle azioni concrete da proporre per contribuire a promuoverla”. Coerentemente con la necessità di promuovere educazione alla cittadinanza globale si sono anche identificati i destinatari del rapporto di ricerca: scuole, Enti Locali, Ong, da individuare al termine del processo che avrà visto “i partecipanti alla ricerca – essi stessi cittadini e cittadine globali – [divenirne] protagonisti e attori”.

Questo rapporto rappresenta proprio questo prodotto annunciato, ma per coloro che hanno accompagnato la ricerca il prodotto più importante è stato il processo realizzato che qui cercheremo di restituire accanto ai risultati ottenuti.

È stato un processo a volte non lineare ma che ha rappresentato, per chi vi si è coinvolto/a, una forte opportunità di promozione culturale e sociale e il consolidamento sulla tematica al centro della ricerca. Se, infatti, si vuole favorire in chi ci sta intorno l’apertura al mondo e ad una visione globale della cittadinanza, occorre che chi propone questo processo di cambiamento sia disposto/a a realizzarlo in prima persona e a incarnarlo in modo esplicito in modo che la curiosità e la passione della ricerca divengano capaci di superare muri e confini.

Questo risultato risulta esplicito dai commenti delle e dei partecipanti che sono stati raccolti nella fase conclusiva della ricerca.

 

L’avvio della ricerca

Le proposte delineate nel progetto di ricerca sul tema “Cittadine e cittadini di un mondo equo, sostenibile e solidale” hanno chiamato in causa studenti dell’Angelicum, in particolare della laurea triennale in scienze sociali e del corso professionale in Management delle organizzazioni del terzo settore. Si è rivolto prioritariamente ai partecipanti al progetto STRONG, anche se le iscrizioni sono state comunque aperte anche ad altre studentesse e studenti dei due percorsi formativi, con una preferenza per soggetti originari di altri paesi e residenti sul territorio locale. La partecipazione alla ricerca dava diritto a 3 crediti formativi.

L’avvio del gruppo e del lavoro di ricerca ha previsto la predisposizione di una sintesi illustrativa della tematica al centro della ricerca, l’approccio metodologico e la calendarizzazione degli incontri; la condivisione e approvazione del programma di massima e validazione della scheda da inviare alle/gli allieve/i e che queste/i hanno compilato. Queste informazioni sono state inserite sulla piattaforma didattica.

Le domande di partecipazione sono state raccolte nel mese di febbraio (dal 2 al 13 febbraio 2021): 14 studenti del programma STRONG (11 del corso di laurea triennale e 3 del corso in management) hanno presentato la candidatura e sono entrati a far parte del gruppo di ricerca. Una di loro si è poi ritirata dopo i primi due incontri per motivi di lavoro.

L’obiettivo della ricerca era quello di produrre un rapporto nel quale i/le partecipanti riferissero sullo stato dell’educazione allo sviluppo globale che avevano riscontrato nei contesti da loro individuati e scelti per l’osservazione e sulle azioni concrete da proporre per contribuire a promuoverla.

Fin dal principio si era ipotizzato che se i risultati della ricerca fossero stati qualitativamente interessanti e utili proprio ai fini della promozione dell’educazione allo sviluppo globale, si sarebbe potuto pensare ad una pubblicazione, che potesse risultare utile agli attori del settore.

In questo modo fin da subito si era immaginato che i partecipanti alla ricerca – essi stessi cittadini e cittadine globali – ne divenissero protagonisti e attori.

 

Le piste di ricerca proposte

La proposta di ricerca offriva quattro piste differenti:

  1. una ricerca-azione sociale mirata a persone impegnate in ambito di educazione formale e non formale sui temi connessi alla cittadinanza globale sopra elencati. Il settore della cittadinanza globale è molto ampio e ricomprende competenze legate alla narrazione e alla co-progettazione. L’approccio della ricerca-azione permetterà di identificare diversi profili di educatori o attivisti che adottano i principi dell’Educazione alla cittadinanza globale.
  2. un censimento territoriale relativo al territorio di appartenenza e lavoro delle ricercatrici e dei ricercatori, teso a rilevare associazioni, gruppi o istituzioni attivi su temi dell’ECG. La realizzazione del censimento sarebbe un contributo al costituendo Osservatorio per l’educazione alla cittadinanza globale che vuole porsi come strumento applicativo rispetto alla Strategia di educazione alla cittadinanza globale varata dal CICS nel giugno 2021.
  3. la costruzione di piani d’azione locali. La Strategia di educazione alla cittadinanza globale, tra le sue raccomandazioni, indica la creazione di piani di azione locale - come ad esempio quello sviluppato dalla Regione Marche che ha portato al varo della Legge Regionale menzionata precedentemente – che permettano di creare sistemi locali, che portino alla definizione di processi e indicatori di monitoraggio.
  4. una survey nelle scuole superiori, per verificare se e come la programmazione multidisciplinare abbia preso in considerazione l’Educazione alla cittadinanza globale. La legge 92 del 20/08/2019 ha introdotto l’Educazione Civica in ogni grado della scuola a partire dal settembre 2020. Tuttavia, l’educazione alla cittadinanza globale è rimasta parzialmente fuori dalle linee guida applicative della suddetta legge ed adesso si apre un interessante percorso per le possibilità di verificare come sia stata effettuata la programmazione all’interno del sistema di educazione formale. Verranno somministrati questionari a dirigenti scolastici, docenti e studenti, anche tramite interviste skype o via e-mail.

 

Il percorso

Lo svolgimento del lavoro del gruppo di ricerca ha naturalmente dovuto tener conto dell’andamento della pandemia e del prolungamento delle restrizioni al lavoro in presenza. Per questo motivo gli incontri formativi sono stati condotti a distanza. Sono state svolte 24 ore di docenza divise in 7 incontri condotti da Paola Berbeglia e Soana Tortora da marzo a ottobre. A questi se ne sono poi aggiunti due in presenza nel mese di ottobre, alla vigilia dell’evento di presentazione della ricerca con i componenti dei diversi gruppi di lavoro.

In vista degli incontri, è stato chiesto alle/i partecipanti di compilare una scheda di rilevazione2 che, oltre a fornire elementi conoscitivi di base, fornisse anche elementi utili a tracciare un profilo personale/professionale e di vita di ciascuno/a. Questo strumento è stato più che utile in una situazione in cui non era possibile agire relazioni informali di reciprocità che potessero condurre ad una conoscenza più approfondita. Come già specificato, infatti, i gruppi di lavoro si sono incontrati a distanza e, tra un incontro e l’altro, i/le componenti il gruppo di ricerca erano chiamati/e a lavorare negli ambiti, con le metodologie e gli strumenti individuati e concordati negli incontri stessi.

 

I profili dei partecipanti

Le partecipanti donne sono state la netta maggioranza (12 su 14). L’età, invece è stata molto varia (dai 22 ai 68 anni, con una età media di 42 anni), come vari sono i paesi di provenienza, in rappresentanza di 4 continenti (America Latina: Argentina, Bolivia, Brasile, Perù); Africa: Angola, Ciad, Gambia, Rwanda; Europa: Italia, Romania, Ucraina; Asia: Filippine).

I motivi dell’ingresso in Italia sono essenzialmente due: lavoro e studio, ma in due casi il motivo è stata la richiesta di asilo. I livelli d’istruzione sono decisamente alti: diploma o laurea ma il lavoro, per chi ce l’ha, non corrisponde al titolo e, trattandosi per lo più di donne, le professioni di cura sono in maggioranza (infermiere, badanti, attività con bambini, …). Occupate o no, il volontariato è una delle attività costanti. Notevoli capacità e vocazioni relazionali e di mediazione interculturale, ampio spazio riservato alla formazione (anche in chi ha un’occupazione) ma anche, nel tempo libero, forte interesse per attività culturali (lettura, fotografia, visite culturali, viaggi, …).

 

I temi e lo svolgimento degli incontri

I primi incontri sono stati introduttivi al lavoro vero e proprio di ricerca sul campo.

Nel primo incontro (6 marzo) è stato posto l’accento sulla “presa in carico” del tema della ricerca e della metodologia, in ordine agli obiettivi dell’ECG.

La metodologia della ricerca-azione richiedeva che i partecipanti si impegnassero nella co-progettazione della ricerca stessa e dei suoi strumenti affinché, in qualità di ricercatori, si sentissero direttamente coinvolti e protagonisti di un processo di educazione alla cittadinanza globale che doveva essere agito nel concreto dei contesti di vita di ciascuno/a di loro.

L’incontro aveva proprio, come titolo generale “Essere protagonisti della ricerca” e per stimolare le singole soggettività, il primo passo è stato partire dalle motivazioni che avevano mosso ciascuna/o di loro a rendersi disponibili al percorso di ricerca.3

Nella figura che segue viene presentata una sintesi delle motivazioni espresse sulla jamboard, poi approfondite in un confronto molto partecipato. Le motivazioni espresse andavano dalla curiosità per un tema poco noto alla percezione di poter finalmente esplorare un terreno che rispecchiava la propria condizione di cittadina/o globale e nel quale già si aveva… cittadinanza:

“Perché appartengo e mi sono emozionata al rivedermi dentro di tante questioni/temi come attore ed utente. Quindi credo che posso contribuire ad un cambiamento globale in modo concreto e svilupparmi crescendo/migliorando insieme ad altre”.

In tutte/i la consapevolezza questo processo avrebbe avuto una forte valenza formativa e avrebbe contribuito a qualificare il proprio impegno sociale nella comunità di vita e di lavoro:

“Imparare e potere dare il meglio di me nella vita sociale. Penso che sia importante diffondere delle buone pratiche di cittadinanza attiva, affinché ognuno di noi possa contribuire alla società. E per questo motivo credo sia importante studiare e condurre una ricerca approfondita sul tema della cittadinanza”.

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Figura 1 - Jamboard

 

Questo primo momento ha creato le condizioni per entrare nel merito dei contenuti e della metodologia della ricerca attraverso alcuni passaggi successivi:

  1. La presentazione dei temi della ricerca e come diventare protagonisti dell’ECG. A questo proposito sono stati ricordati gli obiettivi dell’ECG e i temi a questa connessi4;
  2. La co-progettazione della ricerca al fine di comprendere e agire l'ECG nel concreto dei nostri contesti. Sono state presentate le caratteristiche della metodologia della co-progettazione e della ricerca-azione, una metodologia interattiva e partecipativa di ricerca, ed è stato offerto e illustrato uno strumento - utilizzato in altre occasioni formative in progetti europei e nazionali - che ne facilitasse la comprensione. introduzione02

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. La scelta delle piste di ricerca e la composizione dei gruppi di lavoro. Diventare soggetti attivi della ricerca-azione inizia con la scelta delle piste di ricerca e la composizione del team di ricerca. Ancora una volta è stato fatto ricorso alla jamboard in modo che il confronto tra le/i partecipanti non precedesse l’opzione personale di ciascuno con il risultato di influenzarla o di sostituirsi ad essa. Le/i partecipanti hanno espresso le proprie opzioni prevalentemente su tre delle quattro piste di ricerca, escludendo quella sulla creazione di piani d’azioni locali che avrebbe comportato un lavoro sicuramente più complesso e troppo lungo rispetto al tempo dato. Sulle altre tre piste di lavoro le motivazioni addotte per le scelte individuali suggerivano articolazioni tematiche specifiche, legate alle esperienze e ai contesti nei quali le/i partecipanti erano inseriti. Una volta scelta la pista di lavoro sulla quale ciascuno/a avrebbe concentrato la ricerca, è stato anche chiesto loro di lavorare in gruppo e specificamente nel gruppo nel quale altri/e partecipanti avevano indicato la stessa opzione.

Ciò ha significato la formazione di quattro gruppi di lavoro5 che avevano come riferimento: la ricerca-azione sociale, il censimento territoriale come contributo alla realizzazione dell’Osservatorio per l’educazione alla cittadinanza globale e l’introduzione dell’Educazione alla Cittadinanza globale all’interno dei nuovi programmi dell’educazione civica a partire dalla realizzazione di una survey per le scuole superiori.

Gli obiettivi prioritari del lavoro di gruppo erano essenzialmente due:

  1. Identificare il contesto nel quale condurre la ricerca e delimitare i confini della ricerca stessa e le persone da coinvolgere;
  2. Costruire uno strumento di indagine attraverso il quale avvicinare e intervistare/coinvolgere le persone individuate come interessanti per la pista tematica della ricerca.
    Su entrambi è stato fondato il primo lavoro delle/i partecipanti “in autonomia” in vista del secondo incontro e in qualche modo propedeutico a quello: è stato chiesto loro, da un lato, di sperimentarsi in un esercizio di “intervista a coppie” cui sottoporsi e da rivolgere ad un/a collega preferibilmente del proprio gruppo; dall’altro di iniziare a pensare a chi coinvolgere, nel proprio contesto di vita e di lavoro, nella ricerca.

L’esercizio aveva una doppia valenza:

  1. sperimentarsi nel ruolo di “intervistatori/trici” e confrontarsi – anche con il/la collega - per analizzare modalità efficaci, correggere limiti e ostacoli (anche linguistici) nella relazione con la persona intervistata;
  2. riconoscersi come “risorsa attiva” della ricerca e mettere in luce persone e gruppi che, nel proprio contesto avrebbero potuto essere coinvolti. Una sorta di banca-dati iniziale, che sarebbe stata utile a velocizzare il lavoro di tutto il gruppo.

A questo scopo è stata fornita dalle docenti una scheda di rilevazione6 ed è stato chiesto ai/lle partecipanti di prendere contatto con un/a collega per formare la propria “coppia” e di pubblicare sulla piattaforma le schede compilate (entro sabato 27 marzo).

Nel secondo incontro (10 aprile) sono stati analizzati i risultati delle interviste a coppie sotto i due aspetti che ne avevano motivato la realizzazione ed è quindi stata discussa l’articolazione dei temi delle tre piste di ricerca individuate. In particolare l’interesse si è concentrato su quattro nuclei tematici: educazione nei confronti di adolescenti migranti e rifugiati, istruzione scolastica primaria in epoca pandemica, sfida ecologica, identità multiple e sulla tipologia dello strumento di rilevazione.

 

Il piano di lavoro prevedeva:

  • entro il 24 aprile: i quattro gruppi di lavoro – così come si erano formati al termine del 1° incontro – si sarebbero incontrati, anche se a distanza, per scambiare le prime ipotesi riguardanti il merito e quali obiettivi specifici delle varie articolazioni della ricerca;
  • entro il 10 maggio: fare un’ipotesi di domande da sottoporre e a chi; decidere dunque quali persone o gruppi intervistare; quali modalità scegliere (viste le restrizioni ancora vigenti…);
  • entro il 15 maggio: sulla base del lavoro svolto dai gruppi, Paola Berbeglia e Soana Tortora avrebbero elaborato una prima bozza di strumento che sintetizzasse il lavoro svolto e che avrebbe consentito di iniziare le attività di rilevazione sul campo.

I quattro gruppi di ricerca avrebbero elaborato e utilizzato ciascuno lo strumento di un questionario semi-strutturato, con una parte (anagrafica) comune a tutti i gruppi e una parte specifica con domande chiuse e aperte.

Le schede di rilevazione che ciascun gruppo si era impegnato ad elaborare hanno in parte accolto le piste di lavoro e le metodologie indicate (la ricerca- azione, il censimento territoriale, l’introduzione all’Educazione alla Cittadinanza Globale in riferimento ai nuovi programmi di Educazione civica). Diciamo in parte perché i vincoli imposti dal Covid-19 hanno limitato sia i percorsi di ricerca-azione, sia l’ampiezza di un vero e proprio censimento territoriale, sia il target dei possibili intervistati. Ciò ha significato che i temi e le aree territoriali nelle quali si è realizzata la ricerca sono stati quelli ai quali le ricercatrici e i ricercatori avevano più facile accesso, soprattutto per relazioni di prossimità e dunque i temi al centro degli strumenti di rilevazione sono stati così declinati rispetto ai quattro gruppi di lavoro:

A) Cittadini migranti del mondo globale: la sfida di educare adolescenti migranti e rifugiati
B) Scuola elementare e educazione a distanza in tempo di Covid 19
C) Cittadinanza globale: coscienza ecologica e ambientale
D) Cittadinanza globale e identità: tra global society e identità multiple in migranti

Monitorando l’effettivo rispetto delle scadenze e l’effettivo svolgimento dei compiti concordati, si è condiviso il parere di far slittare l’incontro del 16 maggio al 29 dello stesso mese. Entro quella data ogni partecipante si sarebbe impegnato/a a realizzare e a consegnare le prime due o tre interviste.

Il terzo e quarto incontro (29 maggio e 3 luglio) sono serviti, di fatto, a mettere a punto i questionari e ad organizzare l’avvio delle interviste. Il compito assegnato era chiaro e limitato: ciascun gruppo doveva raccogliere un numero di risposte che si aggirava attorno a 30. Non era prevista la definizione a priori di alcun campione ma ai/lle partecipanti è stato chiesto di attivare la propria rete di relazioni. Il campione non è stato infatti statisticamente rappresentativo, laddove è invece significativo in relazione alle reti esistenti intorno ai ricercatori. È infatti stata adottata la già citata prospettiva emica.

È stato un lavoro a volte faticoso, anche perché la maggior parte dei/lle partecipanti era impegnato in attività lavorative e il tempo, libero da impegni e turni professionali e familiari, in alcuni casi era davvero ridotto. Gli stimoli erano e sono effettivamente stati molti e il compito di chi – a quel punto – poteva soltanto accompagnare dall’esterno l’attività dei/lle ricercatoti/trici è stato essenzialmente quello di spronare ad arrivare ad un risultato che consentisse un’elaborazione corretta ai fine della presentazione della ricerca, fissata al 23 ottobre.

Il quinto incontro (11 settembre) aveva essenzialmente l’obiettivo di cominciare ad organizzare l’elaborazione dei dati raccolti, inserirli in matrici preparate appositamente ed iniziare ad analizzarli.

Anche qui i tempi fissati sono slittati e i questionari compilati – in numero decisamente superiore al previsto – sono arrivati con tempi dilazionati e differenziati, tanto che non è stato possibile iniziare la loro elaborazione per gruppi di ricerca perché non completi. Così, per abbreviare i tempi e assicurare una corretta lettura e interpretazione, le stesse docenti hanno provveduto all’inserimento dati su fogli Excel.

Questa fase avrebbe dovuto rappresentare un ulteriore momento di apprendimento della metodologia della ricerca, da parte degli “apprendisti ricercatori” ma la scadenza incombente della presentazione della ricerca alla fine di ottobre in corrispondenza con l’inizio del nuovo anno accademico ha reso impraticabile qualsiasi altra soluzione. Solo Gabriela Torres Barbosa ha espressamente dichiarato di essere disponibile a partecipare all’inserimento dei dati e si è incaricata di collaborare all’inserimento di quelli del proprio gruppo di lavoro.

Il sesto incontro (9 ottobre) aveva essenzialmente due obiettivi:

  1. analizzare i risultati che emergevano a mano a mano dall’elaborazione dei questionari compilati a cura dei diversi gruppi di lavoro;
  2. organizzare gli interventi dei gruppi di lavoro per la presentazione del 23 ottobre.

Quest’attività non è stata completata nella sessione on line e sono stati pertanto organizzati due incontri extra, in presenza, con i partecipanti disponibili di ciascun gruppo.

Per tutta la durata della ricerca le docenti hanno riarticolato la pianificazione delle sessioni sulla base dell’andamento del lavoro, dei bisogni e delle domande emerse. Molte ore aggiuntive si sono rese necessarie per interventi di sostegno a singoli e gruppi di lavoro durante il percorso di ricerca. Fino al giorno di presentazione del lavoro i partecipanti hanno fatto pervenire alle docenti i materiali elaborati in forma di bozze e un diario di bordo con le azioni svolte (individualmente e come gruppo).

 

Gli strumenti

L’interesse degli studenti - come si è detto - si è concentrato in particolare su quattro nuclei tematici: educazione nei confronti di adolescenti migranti e rifugiati, istruzione scolastica primaria in epoca pandemica, sfida ecologica, identità multiple.

Ne sono derivati quattro questionari con una parte comune iniziale, basata principalmente su dati anagrafici e sul rilevamento di variabili quali il luogo di vita, la professione e i relativi orari di lavoro, le attività volontarie, le competenze linguistiche. Sono state qualitativamente aggiunte due domande di auto-valutazione di conoscenza su sviluppo sostenibile e cittadinanza globale, in scala di Likert.

Il gruppo che ha lavorato sul Questionario A dal titolo Cittadini migranti del mondo globale. La sfida di educare adolescenti migranti e rifugiati ha elaborato un questionario breve, con 9 domande aggiuntive alle 10 introduttive comuni iniziali. L’oggetto principale di analisi, suddiviso in semplici domande, si è concentrato sugli ostacoli più rilevanti da superare per l'accesso all’istruzione. Inoltre sono stati indagati i contenuti più importanti utili ad una pianificazione educativa in relazione all’identità migrante, anche a seguito delle indicazioni derivanti dall’Enciclica Fratelli tutti.

Il questionario B, intitolato Scuola elementare e l’educazione a distanza in tempo di COVID 19 era composto da 29 domande oltre alle 10 iniziali e comuni. Aveva come obiettivo quello di indagare come fosse cambiato il rapporto dei bambini e delle bambine fino dai 5 agli 11 anni, con il mondo esterno e scolastico, a seguito della pandemia e come la concezione di genitorialità fosse mutata e come questo avesse influito sull’educazione dei bambini. L’ipotesi era quella che si sarebbero rilevati cambiamenti in senso positivo e negativo, possibili soluzioni alla sfida educativa, messa in campo a seguito dell’aumento della formazione a distanza. Contenutisticamente, veniva messa in rilievo la percezione di globalità in epoca di scuola primaria.

Il questionario C, dal titolo Cittadinanza globale, coscienza ecologica e ambientale, era composto da 11 domande, oltre le 10 iniziali, principalmente incentrate sullo sviluppo del senso di responsabilità in senso ecologico e ambientale. Il riequilibrio fra economia ed ambiente in ottica di sostenibilità, gli attori e le responsabilità principali nella percezione degli intervistati sono stati l’oggetto d’indagine. Alcune ipotesi di soluzioni in ottica di giustizia riparativa sono state sottoposte al giudizio dei rispondenti.

Il questionario D dal titolo Cittadinanza globale e identità: tra global society e identità multiple in migranti si è invece soffermato principalmente sull’assunto iniziale che l’Educazione alla Cittadinanza Globale si fonda sul presupposto che le persone oggi vivono il processo di apprendimento in un contesto globale e, anche se in modo diseguale, interagiscono a livello planetario dovendosi occupare al contempo di Natura e Cultura, in un mondo sempre più interdipendente. L’ECG ha il compito di promuovere un senso di appartenenza alla comunità globale, un’idea di umanità comune condivisa tra le persone che coinvolge anche l’ambiente naturale, esercitando i propri diritti e le proprie responsabilità di cittadino di un mondo interdipendente e in costante evoluzione, contribuendo altresì al suo procedere verso una maggiore giustizia e sostenibilità.

Come si può vedere, tutte le tematiche prescelte e rielaborate dagli studenti con l’aiuto delle docenti, avevano una forte valenza personale ed autobiografica, ma proiettata in ottica di cittadinanza e responsabilità glocali.

 

 

NOTE
1 Tortora S. “La metodologia utilizzata”. In: Cavallaro C., Tortora S. Innovazione e integrazione territoriale per economie sostenibili e solidali, La Spezia 2014. https://www.solidariusitalia.it/wp-content/uploads/2022/04/PUBBLICAZIONE-La-Spezia-COMPLETA-PER-SITI.pdf
2 Vedi l’Allegato 1.
3 Per favorire una relazione interattiva su un passaggio così importante, era necessario utilizzare strumenti che provocassero un intervento diretto e un interesse da parte di tutte/i. Per questo è stato utilizzato uno strumento facilmente accessibile on line (jamboard).
4 Definizione, obiettivi e temi dell’ECG sono già stati illustrati nel contributo introduttivo di Paola Berbeglia.
5 I gruppi di lavoro sono stati così composti: A) Barbeline Ishimwe, Eliodora Libuit Olan, Ana Maria Ilagan, Susana Mamani; B) Maria Cecilia Caceres Siguas, Nehad Awad, Gabriela Torres Barbosa, Yulia Kichenko; C) Camis Dagui, Angela Martinca, Josefa Trindade. D) Uliana Bloshchynska, Carolina Vanessa Rodriguez Feltan e Sulayman Sanno.
6 Vedi Allegato 2

BORSE DI STUDIO FASS ADJ

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