Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

Crisi politica in un paese democratico si dà quando in un qualche modo si viene a creare la sfiducia al governopdf da parte dei governati. Questa sfiducia viene espressa comunemente attraverso la sottrazione di sfiducia parlamentare, per cui si può arrivare anche a nuove elezioni. I motivi di questa sfiducia possono essere molteplici, come il numero di queste crisi. Alcuni Paesi come la Germania sono molto stabili sotto questo punto di vista; altri come l’Italia lo sono molto poco.

L’ideale che si persegue attraverso lo scatenamento della crisi politica è quello di aver un governo migliore, avendo come criterio un modello di Buon Governo quindi. Quanto, nella conclusioni della crisi stessa, si resti distante dal modello ideale dipende dalle situazioni: si può comunque ragionevolmente ipotizzare che il modello ideale non viene mai realizzato appieno. Oppure che lo si possa ottenere solo per un tempo determinato, nei momenti di entusiasmo iniziale per il nuovo (e migliore). Comunque, dal momento che  il ‘potere logora’, in ogni cambiamento di governo è implicito il prossimo cambiamento.

In tempi economicamente difficili, come gli attuali, quando la torta dei beni desiderabili da dividere non cresce più, anzi diminuisce, le accuse di malgoverno si fanno più insistenti e le rivendicazioni più acrimoniose. Sia da parte di gruppi realmente sottoprivilegiati che da gruppi che dispongono della forza economica, mediatica, rivoluzionaria per farlo. Tali gruppi potrebbero anche non avere un modello di Bene Comune democratico, ma bensì violento (rivoluzione leninista) oppure elitario (nazifascismo). Tutti comunque si propongono come capaci di realizzare un Buon Governo per la comunità.

Ma c’è mai stato nella storia realmente un Buon Governo? Al di fuori delle mitologie, s’intende. Probabilmente si possono elencare governi che sono durati a lungo, perché graditi per lungo tempo (magari anche perché, senza alcun loro merito, erano capitati in un periodo di crescita del benessere economico).  Non sono invece certo mancati i tentativi di studiosi di delineare modelli teoretici di Buon Governo - partendo dalle loro esperienze storiche comunque. Si pensi a Macchiavelli, Locke, Tocqueville, o anche a Max Weber.

Attualmente però ogni teorizzazione deve tener conto del consenso valoriale espresso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. In essa, e nei documenti successivi, sono contenuti non solo i diritti politici e civili per una democrazia reale, ma anche quelli economici, culturali e sociali. Si vedano a mo’ di esempio gli articoli 23 e 25 della Dichiarazione stessa: si parla già del diritto allo sviluppo della propria personalità e si indicano i beni comuni (materiali e no) minimali per rispettare la dignità umana.

In questo fascicolo diamo due esempi di teorizzazione ‘storica’, lontani tra di loro nel tempo e nello spazio. L’islamista J. Ellul ci presenta il modello di Al Farabi  (Siria nel XI secolo) e  A. Crosthwaite quello dei Padri Fondatori degli USA (America fine XVIII secolo). Elitario e paternalistico il primo, democratico ed illuminista il secondo.

G. Rossi indaga invece la storia dell’efficacia comunicativa dello scudo crociato nell’Italia del secolo scorso. Uno strumento di Buon Governo, si potrebbe dire, soprattutto se si tiene conto che la comunicazione è essenziale nella politica democratica e comunque per l’accettazione di ogni governo anche non democratico. Si pensi all’antica politica monumentale degli imperatori romani (e non solo loro) che fissavano nella pietra le loro Res Gestas, pegno delle altre infinite Buone Cose che avrebbero fatto anche in seguito il loro governo.

Parallelo a questo studio storico, sintetico ma altamente evocativo, si pone la presentazione da parte di P. Palagi  della figura di La Pira che ha rappresentato nel suo tempo un rappresentante tipico del buon governante. Stimato anche dagli avversari ideologici come persona onesta ed idealista.

D. Ropelato ci propone invece uno schizzo della odierna democrazia che tende fortemente a diventare sempre più partecipativa. Data la diffusione della comunicazione di massa e dell’aumentata scolarità, è difficile immaginare che il trend possa essere – almeno a breve tempo  diverso.
C. Colombi ci fornisce infine una fondamentale componente economica per elaborare le direttive di un Buon Governo nei Paesi del BRIC e PVS. Il tentativo, pur nella sua necessaria brevità, è un esempio della ricerca di criteri oggettivi (le basilari necessità evidenti delle popolazioni coinvolte) per progettare una struttura di Buon Governo.

Nella Pagina Classica proponiamo un testo di Tommaso (XIII sec.) come esempio storico di un tentativo di teorizzazione nell’epoca nella quale si andavano formando le basi dell’Europa attuale, con la fondazione delle università, la costruzione delle cattedrali e la nascita del sistema bancario moderno.pdf

L’articolo di Laura Sarolta Baritz non è stato commissionato come studio sul Buon Governo, ma volentieri lo pubblichiamo in questo fascicolo in quanto riteniamo che l’ideale del Bene Comune si accosti bene al tema generale qui proposto. Tanto più che è un modello economico, quindi applicativo.

 

 

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