Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfIl momento storico che stiamo vivendo pone domande profondissime sulla qualità della vita che gli uomini di oggi stanno vivendo. La crisi che attanaglia il mondo occidentale dal 2007, la globalizzazione, la difficoltà delle democrazie, pongono interrogativi veramente profondi a tutti coloro che hanno veramente a cuore il progresso, lo sviluppo dell’umanità.

Non c’è dubbio che l’impostazione sempre più individualistica delle nostre esistenze allontani la possibilità di trovare vere e concrete soluzioni. In particolare, la gestione del potere, inteso come la possibilità di gestire le diverse variabili per ottenerne un vantaggio, è uno dei punti cruciali. Chi, ad esempio, può decidere sul mondo della finanza? Non certamente gli stati nazionali; difficilmente anche l’Unione Europea, così divisa al suo interno da egoismi e particolarismi.

In Italia una difficoltà ulteriore è data dalla presenza di conflitti di interesse che vedono intrecciarsi il mondo della finanza, la politica e i mezzi di comunicazione.

In un paese come Cuba il potere detenuto dai fratelli Castro e dai militari, capace di controllare l’economia, la distribuzione delle ricchezze, l’istruzione e, di fatto, la capacità di pensare, ha determinato un vuoto antropologico incredibile che solo alcuni dissidenti e la Chiesa cattolica cercano di arginare.

Un mondo nuovo è possibile? Pensatori come Jeremy Rifkin ritengono di sì, a patto che realmente “la tradizionale organizzazione verticistica della società, che ha caratterizzato gran parte della vita economica, sociale e politica delle rivoluzioni industriali basate sui combustibili fossili, stia cedendo il passo a relazioni distribuite e collaborative nell’emergente era industriale verde”1. Il potere deve diventare un potere laterale, condiviso, distribuito, accessibile a tutti, in ogni parte del mondo. In tutto questo, certamente, Internet può e deve giocare un ruolo decisivo. È possibile? In Italia le ultime elezioni politiche hanno fatto sorgere molte domande; è un potere laterale, condiviso, il fatto che 40.000 persone determinino il cammino politico di un intero paese? Le primavere in paesi arabi sono state possibili grazie alla rete; come mai non hanno ottenuto tutto quello che il mondo si aspettava?
Vale la pena, quindi, aprire una riflessione sul mondo plasmato da Internet.

La grande rivoluzione digitale resa possibile da Internet, la rete che collega miliardi di computer nel mondo, comincia a fare paura. I cittadini sentono per la prima volta davvero minacciati i propri diritti fondamentali. Le rivelazioni di Edward Snowden stanno facendo cambiare la percezione di quale sia l'impatto delle nuove tecnologie sulla vita di ognuno di noi. Negli ultimi anni si è diffusa la convinzione che Internet attraverso il suo sevizio più diffuso, il World Wide Web – meglio conosciuto come WEB -, costituisca uno strumento in grado di migliorare la qualità delle nostre democrazie. Addirittura rendere democratici gli Stati che non lo sono. Le primavere arabe degli anni scorsi non sarebbero state possibili senza Internet. Ora, invece, ci si chiede se Internet non renda in qualche modo più facile il compito di controllare i cittadini e limitarne i diritti fondamentali. Qual è la vera natura di Internet?
Internet è un'infrastruttura di rete basata su una tecnologia che ha le sue radici negli anni sessanta con lo scopo di connettere computer remoti. Il web, la posta elettronica, lo scambio di file, le reti peer-to-peer, i social network, le telefonate, le chat, ecc., sono tutti servizi che utilizzano Internet. Una delle caratteristiche tecniche che ne hanno contraddistinto la sua architettura fin dall'inizio è quella della sua robustezza anche in presenza di eventi distruttivi capaci di mettere fuori uso parte della sua infrastruttura. La rete nasce quindi come un sistema progettato per resistere ad attacchi, anche deliberati, attraverso la creazione di molteplici connessioni tra gli utilizzatori, con collegamenti fisici che possono cambiare nel tempo2. In questo modo non solo è possibile assicurare che terminali remoti siano sempre in grado di comunicare, ma anche che essi possano sfuggire ad un controllo centralizzato delle comunicazioni. La natura costitutiva di Internet è quella, quindi, di un'infrastruttura robusta, con controllo non centralizzato e capace di cambiare la propria topologia all'occorrenza. Negli ultimi vent'anni si è assistito ad uno sviluppo esponenziale di Internet e, soprattutto dei suoi servizi come il WEB , passando quindi da una infrastruttura a disposizione di pochi specialisti a mezzo di comunicazione a disposizione delle masse.

Si è diffusa allora l’idea che Internet, attraverso il WEB, sia di per se stesso uno strumento che favorisce la partecipazione democratica dei popoli e l'espressione di quelli che sono ritenuti diritti fondamentali delle democrazie occidentali, come la libertà di espressione, la partecipazione al governo degli stati, l'accesso a tutte le informazioni per i cittadini. In realtà ultimamente ci si è interrogati su quanto il WEB costituisca davvero uno strumento migliore di partecipazione democratica dei cittadini e ridurre il potere, a volte autoritario, dei governanti. Infatti, l'evoluzione del web degli ultimi anni ha mostrato che queste espressioni di libertà democratiche possono essere limitate.
La Rete è sembrata fin dall'inizio uno spazio libero, trasparente, aperto, senza confini geografici in cui chiunque potesse esprimere senza paure di controlli o censure il proprio pensiero. Una sorta di pubblica piazza in cui fosse possibile per tutti partecipare. Ecco l'idea di un nuovo luogo di democrazia. Più efficace delle piazze tradizionali perché in grado di coinvolgere le persone senza il limite fisico dello spazio (non devo recarmi in piazza) e del tempo (non devo interagire con gli altri necessariamente allo stesso tempo), in una adunanza virtuale permanente.

Strumenti come il blog sono apparsi fin da subito moderni megafoni virtuali, attraverso i quali chiunque può esprimere le proprie idee, ottenendo dai visitatori del proprio sito un commento. Il blog, insieme ad altri forme tipiche del WEB come ad esempio i forum e i gruppi di discussione, ha costituito una delle forme di maggior successo di comunicazione e partecipazione e forse proprio per questo successo di massa ha cominciato a fare paura. Allo stesso tempo ha creato l'idea che si potesse fare a meno di intermediazione tra le persone ed il governo.

L'idea che uno vale uno, seppur sostenuta dalla possibilità tecnica per ognuno di esprimere la propria opinione e addirittura di votare, si scontra con la difficoltà pratica di gestire numeri elevati e garantire in sicurezza (informatica) la partecipazione di tutti. Ad esempio, i commenti di un blog, come quello di Beppe Grillo, possono facilmente superare il migliaio in un giorno. Nessuno può materialmente seguire il ritmo leggendo tutti i commenti. Il WEB ed Internet producono grandi numeri che in questo momento sembrano di difficile gestione. È lo stesso problema di governo già risolto dagli Stati nazionali con la rappresentanza parlamentare. Il rischio è che "uno vale uno" si riduca a "uno non vale niente" perché nessuno lo ascolta. Non c'è solo il rischio di avere adunanze in cui tutti parlano e nessuno ascolta. Il voto elettronico, seppur sperimentato in recenti occasioni come le "parlamentarie" del Movimento Cinque Stelle, non offre ancora garanzie contro la manipolazione del voto e anche dei risultati. Il problema qui è dal lato tecnico, poiché non si è ancora in grado di garantire sicurezza al voto elettronico su Internet, almeno non si può garantire protezione dalla manipolazione dei risultati, che potrebbe non lasciare traccia. Ma anche dal punto di vista di rappresentanza, il chi vota che cosa è un problema che non può essere risolto da quello che è in definitiva solo uno strumento. Anche in questo caso il WEB mostra limiti dovuti da un lato ad un'illusione che il mezzo da solo garantisca democrazia, dall'altro pensando che qualsiasi forma assuma il WEB esso possa garantire di per sé democrazia. Si pensi alla recente esplosione di applicazioni WEB di tipo social. I social network si sono sviluppati a partire dalla metà degli anni 2000 ed hanno avuto un enorme successo basato soprattutto sulla semplicità di utilizzo che ha consentito a tante persone di comunicare attraverso, ad esempio, Facebook, Twitter, Google+. C'è sicuramente più partecipazione con i social network, ma è tutto da dimostrare che questo vada a beneficio della qualità della democrazia. La natura del servizio, infatti, è completamente centralizzato. In realtà Facebook, Google+, Twitter e molti altri servizi resi disponibili attraverso il WEB sono riusciti ad imporre una infrastruttura virtuale centralizzata su una reale decentralizzata. I social network, in definitiva, contrariamente allo spirito originario di Internet fanno in modo di concentrare tutte le informazioni nei cosiddetti data center, luoghi dove sono conservati in migliaia di computer tutte le informazioni sugli utenti che utilizzano i servizi social. Con un grande vantaggio rispetto ai sistemi tradizionali: tutte le informazioni vengono "volontariamente" fornite al gestore del servizio. E come i recenti fatti dimostrano, anche ai servizi di sicurezza degli Stati. In effetti, pur essendosi sviluppato su una infrastruttura decentralizzata, il WEB non ne ha assimilato del tutto la natura, assumendo sempre di più un’architettura centralizzata.

La centralizzazione dell'informazione non è una necessità tecnica per lo sviluppo di Internet e dei servizi connessi. Nella storia di Internet si registrano la nascita e lo sviluppo (a volte la scomparsa) di servizi a natura decentralizzata per cui è più difficile intercettare e conservare le informazioni scambiate dagli utilizzatori di Internet. Basti solo citare il caso delle reti peer-to-peer, costituite da connessioni dirette tra utenti senza necessità di passare attraverso data center, divenute famose per lo scambio illegale di file, e per questo criminalizzate, ma dal punto di vista tecnico un'ottima soluzione per lo scambio decentralizzato di dati.

Il WEB in ogni caso ha un ruolo importante per migliorare la qualità della nostra democrazia. Non è uno strumento che può cancellare forme ritenute più tradizionali e più collaudate di esercizio della democrazia. Non è il nuovo che cancella il vecchio. È il nuovo che può far funzionare meglio il "vecchio" che è comunque il risultato di tanto lavoro e riflessione. Almeno per ora.

Il WEB è uno strumento che può favorire una partecipazione consapevole dei cittadini attraverso una maggiore trasparenza, informazione, accesso alle fonti, creando un meccanismo di controllo sul potere che non sia delegato solo, ad esempio, al giornalismo. Il WEB può certamente essere uno strumento che favorisce maggiore partecipazione, in forme, però, che devono essere ancora perfezionate e sperimentate. Ad esempio tra i modelli partecipativi sul WEB che hanno avuto maggior successo c'è Wikipedia.

Non è solo questione di servizi. Anche le scelte tecniche e politiche sullo sviluppo dell'infrastruttura di rete hanno un ruolo importante per favorire l'espressione democratica attraverso Internet. Le scelte anche tecniche sullo sviluppo infrastrutturale della rete Internet possono avere un'influenza notevole sulla possibilità di avere sotto controllo o meno la rete stessa. Ad esempio, alcuni collegamenti possono evitare di passare attraverso alcuni Stati. Non solo è importante avere una rete sviluppata che copra il territorio con prestazioni tali da assicurare servizi evoluti attraverso il WEB (si pensi al video, ad esempio), ma è altrettanto importante non determinare delle barriere all'ingresso per la connettività ad Internet stesso. Il dibattito sulla Wi-Fi libero assume un connotato importante più che dal punto di vista tecnico dal punto di vista dei diritti del cittadino ad un accesso senza limitazione ad Internet. Negare o rendere complesso l'accesso adducendo motivi di sicurezza, ad esempio nei confronti del terrorismo, limitano fortemente la libertà di espressione dei cittadini.

Sembra chiaro, quindi, che il Web è solo uno strumento; deve essere sempre presente davanti ai nostri occhi che il fine è l’uomo, la sua felicità, la sua pienezza. Sicuramente l’umanità intera ha molto da guadagnare nel passaggio da un potere gestito gerarchicamente, a vantaggio di pochi3, ad un potere laterale condiviso, verso un mondo più solidale al cui centro si trovino i diritti, i doveri e le responsabilità di ogni uomo.
Internet e tutte le tecnologie digitali possono aiutarci, ma devono essere sempre e solo uno strumento che deve essere controllato. Rischia di finire, come il caso Snowden ci ha insegnato, nelle mani di chi ha già il potere per consolidarlo.

Abbiamo, quindi, bisogno che la rete ci aiuti a ridisegnare il mondo della politica, della finanza, del lavoro, della ricerca e della scuola4, soprattutto per recuperare il ruolo dell’altro nella nostra vita, affinché il prossimo che incontriamo non sia un concorrente per la felicità personale ma un compagno di viaggio verso l’uomo realmente e concretamente nuovo che tante rivoluzioni hanno sognato. Si tratta di entrare in un gioco profondo che è “il modo in cui sperimentiamo l’altro, trascendiamo da noi stessi e ci mettiamo in connessione con le vaste e sempre più inclusive comunità di esseri viventi, nella comune ricerca di universalità”.5


1 J. RIFKIN, La terza rivoluzione industriale. Come il potere laterale sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo, Mondadori, Milano, 2011, pag. 46.

2 http://www.newmedia.org/

3 Non per niente le diseguaglianze stanno crescendo sempre di più. Cfr, ad esempio, J. E. STIGLITZ, Il prezzo della diseguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro, Einaudi, Torino, 2013 e Z. BAUMAN, La ricchezza di pochi avvantaggia tutti. Falso!, Laterza, Roma-Bari, 2013.

4 Insegnare ad usare Internet significa insegnare anche un metodo per la ricerca della verità. Gli studenti negli anni ’70 avevano, se erano fortunati, a disposizione una enciclopedia, tendenzialmente capace di presentare un unico pensiero; ora, Internet mette a disposizione, per ogni tema, decine di migliaia di contatti. Quale porta davvero a intraprendere una strada vera?

5 J. RIFKIN, op. cit., pag. 304.pdf

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