Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

   

Il Vangelo del contadino 

The Peasant’s Gospel

Da Primo Mazzolari (1890–1959)

 

 

Il Vangelo del contadino

pdfSono un prete: ma sotto, senza sforzo, potete scorgervi il contadino.

Da quando i signori si vergognano di dare alla chiesa i propri figliuoli, la provvidenza, che ha le sue radici per ogni ora e i suoi rimedi per ogni malattia, viene a cercare vocazioni tra i campi.

Il gruppo degli apostoli si ricostituisce tal quale era intorno a Gesù: fisionomie marcate e bruciate, andature pesanti e sbandate per stanchezza accumulata da secoli, braccia rotte ad ogni fatica, mani dure e nodose, gesti pochi e incisivi, fronti che si piegano senza fatica davanti al mistero, già intravisto sotto il sole in un campo di spighe.

La grazia ha un bel compito. Certe zolle, rivoltate sgarbatamente dall’aratro, non si lasciano facilmente sbriciolare; ci vuole il gelo o il sole di agosto. C’è questo però di buono, che voi gente dei campi ci capite meglio di ognuno. Almeno ci dovreste capire, senza diffidenze né timori. Io sono più vostro che degli altri. Se mi guardate in faccia, mi riconoscete subito per uno dei vostri; se mi stringete la mano, non v’ingannate; se mi siedo al vostro focolare, non sono a prestito; se cammino per i campi, capite che ho l’odore della terra come voi, lo stesso occhio che accarezza un prato, un campo di grano, un filare, e fissa scorato un cielo che piove senza tregua o incendia le campagne, implacabile.

Voi non ridete se il mio parlare sa d’agreste ed ha una cadenza simile alla vostra quando vi provate a discorrere in lingua; voi non ridete della mia sagoma che sbanda come un carro usato troppo, perché siamo della stessa terra, perché veniamo dalla stessa fatica; contadini sempre, anche se il terreno su cui adesso lavoro è di parecchio diverso dal vostro.

(Da Primo Mazzolari, Cara terra, EDB, Bologna 1987, pp. 46-47)

 

The Peasant’s Gospel

I am a priest: but underneath, without making any effort, you can see the peasant.

From the time that the upper classes became ashamed to give their children to the Church, Providence, that has her reasons in every moment and her remedies for every illness, has come to search for vocations in the fields.

The group of apostles is reconstituted as it was around Jesus: marked and burnt faces, heavy gaits, lurching with centuries of accumulated tiredness, arms worn out by every kind of effort, rough and knobbled hands, few, incisive gestures, foreheads that furrow easy before the mystery, already glimpsed under the sun in a field of wheat.

Grace has a good job. Some clods of earth, roughly overturned by the plough, are not easily broken up; they need the frost or the August sun. But one good thing is that you, people of the fields, you understand us better than the others. At least, you should understand, without suspicions or fears. I belong more to you than to any other. If you look me in the face, you will recognize me immediately as one of your own, if you shake my hand, you will not be taken in; if I sit by your hearth, I am not, like a tool, borrowed from elsewhere; if I walk in the fields, you understand that I bear the smell of the earth as you do, the same eye that caresses grassland, a field of wheat, a row of vines, and stares at the implacable sky that pours down rain without mercy, or burns up the land.

You do not laugh if I sound rustic and my voice has a cadence similar to yours when you try to speak; you do not laugh at my form when it swerves around like a cart that has been used too much, because we are from the same earth, we come from the same effort; always peasants, even if the land I now work is quite a bit different from yours.

 

Da Primo Mazzolari

 

 

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