Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

Il 26 e 27 novembre ’99 presso l’Università si è svolto un convegno dal titolo "La comunicazione del disagio psichico: prevenzione dell’aggressività e benessere psicologico" promosso dalla Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum in Roma e dall’Associazione di Psicologia Cognitiva "I TALENTI". Tale convegno ha ricevuto il patrocinio di alti organi dello Stato come la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero della Sanità, oltre al patrocinio dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

L’Associazione di Psicologia Cognitiva "I TALENTI" si è costituita nella primavera del 1998, sotto la direzione scientifica del Dott. Antonino Urso, psicologo e psicoterapeuta, docente della Facoltà di Scienze Sociali. L’Associazione è formata da psicologi e psicoterapeuti che operano nel campo sociale con l’obiettivo di promuovere il benessere dell’individuo e di tutelarne la salute psichica e fisica.

Per raggiungere tale finalità l’Associazione ha individuato diverse strategie: da quelle rivolte all’individuo, ad altre indirizzate ad organizzazioni e servizi comunitari.

Fanno parte del primo gruppo le attività di psicoterapia e counseling che vengono svolte nella nostra sede e presso il Servizio di Psicologia dell’Angelicum..

Per ciò che concerne le attività rivolte a gruppi, organizzazioni od enti l’Associazione svolge corsi di consulenza, formazione ed aggiornamento nei diversi settori dalla famiglia al mondo scolastico, a quello aziendale e del lavoro.

Ad integrazione delle attività precedentemente citate, ed in sinergia con esse, vengono svolte attività di ricerca, convegni, seminari, dibattiti che hanno sempre per oggetto il miglioramento della qualità della vita dell’individuo e degli aspetti ambientali in cui vive.

Sono intervenuti esponenti del mondo culturale ed accademico che nel corso degli anni hanno dedicato la loro attenzione alle problematiche sociali, quali: Roberto Roche dell’Università Autonoma di Barcellona, Paolo Meazzini dell’Università "La Sapienza" di Roma e Francesco Compagnoni decano della Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum.

I relatori hanno posto l’accento sulla necessità di riconoscere le diverse modalità con cui viene espresso il disagio psichico per poter intervenire non solo con programmi volti al recupero, ma anche con screenings precoci in grado di individuare i fattori predisponenti del disagio emergente.

Anche se i programmi a volte appaiono come un ricettario promettente, le cui istruzioni se applicate scioglierebbero magicamente tutti i nodi che fanno di una situazione un problema, non dobbiamo dimenticare che il ricettario è rivolto a persone ed applicato da persone.

L’efficacia dei programmi dipende molto dalla disponibilità emotiva delle persone coinvolte, al di là della disponibilità a livello razionale. Il mettersi in gioco, oltre ad indicare la strada, incoraggia chi osserva al superamento degli ostacoli.

Conoscere le difficoltà che si possono incontrare lungo un percorso, rende più disponibili e comprensivi nei confronti di chi intende intraprendere lo stesso percorso.

Le riflessioni personali, intese come consapevolezza delle proprie modalità comunicative, contatto con le proprie emozioni per impostare una discussione costruttiva con se stessi, come effetto possono migliorare la qualità delle relazioni interpersonali.

La comunicazione è il ponte tra noi e gli altri, se per comunicare intendiamo un’occasione di scambio di sensi e non un’occasione per elogiarsi in monologhi. La solidità di questo ponte dipende da quello che noi siamo disposti a dare, potendo dare solo quello che abbiamo. Daremo chiarezza se avremo chiarezza. Daremo confusione se avremo confusione. Impediremo che gli altri si esprimano se non lo permetteremo a noi stessi. Saremo tolleranti con gli altri, se avremo imparato ad esserlo con noi stessi.

Essere consapevoli del significato del messaggio nel momento in cui si entra in relazione con l’altro, riduce la probabilità di trasmettere un messaggio non verbale discrepante col messaggio verbale, a meno che l’intenzione non sia proprio quella di confondere l’altro comunicando in modo ambiguo. In questi casi siamo portati a dare maggior credito alla comunicazione non verbale e quindi è ad essa che rispondiamo e non a ciò che viene espresso con le parole.

Per quanto possiamo essere abili ed assertivi nell’esprimere i complimenti o le critiche, anche costruttive, seguendo tutti i passi suggeriti dai manuali di addestramento alle abilità sociali, l’effetto risulterà comunque artificioso e meccanico se nel suo complesso il complimento o la critica non corrisponde a quello che veramente si sente, ma viene usato solo come strumento raffinato per manipolare l’altro.

Per complimentarsi è necessario non solo conoscere i passi, ma aver superato il timore che riconoscendo una qualità all’altro io stia dichiarando contemporaneamente l’assenza della stessa qualità in me. Per complimentarsi con l’altro è necessario aver imparato a riconoscere, accettare e valorizzare le mie qualità.

I manuali di addestramento alle abilità sociali non possono insegnarci a spegnere i riflettori che sentiamo puntati su noi stessi. Affinché accada questo è necessario crescere. Ma solo crescere anagraficamente non è impegnativo.

Il disagio psichico di cui si è occupato il Convegno riguarda tutti, sia chi, avendolo affrontato direttamente, ne riconosce i segni della sua presenza negli altri e non può fare a meno di comprendere teneramente la sofferenza; sia chi si sente pronto per liberarsi da esso con la fiducia di acquisire in cambio la responsabilità delle proprie decisioni.

A seguito del Convegno si è svolto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose "Mater Ecclesiae" un Workshop tenuto dal Prof. R. Roche dal tema "Prosocialità e altruismo: un programma operativo di intervento in campo clinico e scolastico".

L’obiettivo del seminario è stato quello di fornire un utile strumento ad insegnanti, educatori e educatori in genere che potesse facilitare l’insegnamento di abilità sociali e relazionali.

R. Roche in quest’occasione ha evidenziato come ultimamente stia crescendo l’interesse scientifico in ambito psicologico, pedagogico e sociale nei confronti degli effetti benefici delle azioni prosociali sugli autori. Mentre risulta evidente il beneficio per i riceventi, è indubbiamente meno conosciuta la positiva incidenza che un’azione prosociale può avere sugli autori.

Una definizione operativa di comportamenti prosociali, accettata dalla comunità scientifica è: quelle azioni che tendono a beneficiare altre persone, senza che esista la previsione di ricompense esterne.

Il Prof. Roche ed il suo gruppo sta lavorando ad una definizione più ampia che, si preoccupi di sottolineare la complessità delle azioni umane nel loro versante relazionale e sistemico, oltre a tenere in considerazione dimensioni culturali al fine di facilitare l’applicazione in ambito sociale e politico.

La definizione di Roche è la seguente: "quei comportamenti che, senza la ricerca di ricompense esterne, favoriscono altre persone, gruppi o fini sociali e aumentano la probabilità di generare una reciprocità positiva di qualità e solidale nelle relazioni interpersonali o sociali conseguenti, salvaguardando l’identità, la creatività e l’iniziativa degli individui o dei gruppi implicati".

Sebbene una rigorosa analisi del significato delle caratteristiche delle ricompense esterne, estrinseche o materiali, supponga una certa difficoltà, essa aumenta ancor più quando ci si pone di fronte all’esigenza di valutare le "ricompense permesse", che secondo la sua definizione, dovrebbero essere solo interne, intrinseche o immateriali.

Il gruppo di ricerca dell’Università Autonoma di Barcellona sta cercando di risolvere questo problema dando il ruolo principale al ricevente dell’azione nel processo di valutazione sull’efficacia dell’azione prosociale. In effetti, secondo gli studiosi, perché un’azione possa essere considerata prosociale, il ricevente della stessa deve accettarla, approvarla ed esserne soddisfatto.

A livello collettivo, nella funzionalità della convivenza e dell’armonia delle persone, gruppi e società, si ipotizza che l’abbondanza di azioni prosociali produca una diminuzione dei comportamenti antisociali e violenti. Questo è dovuto principalmente al fatto che si sviluppano abilità e competenze relazionali, comunicative e nella soluzione di problemi interpersonali che, oltre a fornire patterns comportamentali alternativi a quelli aggressivi, permettono di rendere gli individui capaci di entrare in empatia con il proprio interlocutore.

Roche sottolinea come a livello collettivo educare alla prosocialità avrebbe un effetto moltiplicatore di positività per mezzo di diverse vie: 1) attraverso l’apprendimento per modellamento; 2) attraverso l’attivazione di una risposta al beneficio ricevuto; 3) attraverso l’attivazione della percezione selettiva al comportamento prosociale.

Tutto ciò produrrebbe una reciprocità prosociale e di conseguenza vi sarebbe un notevole miglioramento della qualità delle relazioni sociali e quindi della vita.

Al momento attuale sono stati impostati dall’Associazione di Psicologia Cognitiva "I TALENTI" diversi percorsi formativi da noi sintetizzati in un opuscolo dal titolo "Verso una crescita consapevole" che può essere richiesto presso la nostra sede:

Via Giovanni Miani 4, 00154 Roma

(tel.06.57.42.751).


ProgeGeoges -Henri Lévesque 1903 - 2000

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