Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfQuesto breve testo ha solo l’intenzione di introdurre coloro che lo vorranno leggere, in una discussione recente e che non tende a smorzarsi, a riguardo di una tendenza presente nella teoria e pratica mediche, che vogliono ottimizzare il processo di invecchiamento che caratterizza la vita di ogni essere umano. Ne esaminerò gli aspetti normativi chiedendomi se ci sono buoni argomenti per rendere moralmente accettabili interventi sul corpo umano tendenti a prolungare la sua speranza di vita, possibilmente in assenza di patologie e di stati di demenza. Al contempo intendo poter fissare i limiti di tali interventi localizzando almeno alcune condotte moralmente inaccettabili e mettendo comunque in evidenza le difficoltà legate ad una regolamentazione giuridica di tutta questa materia.

La vecchiaia è stata per secoli percepita come una condizione dell’esistenza umana non mutabile e segnata da varie difficoltà sia legate alla decadenza delle forze del corpo che a situazioni sociali segnate dalla povertà e dalla mancanza di sostegno materiale e psicologico. Per gran parte dell’umanità di oggi questi attributi della vecchiaia permangono mentre una minoranza di persone anziane del mondo europeo e nordamericano può già godere di una speranza di vita lunga e segnata da uno stato di salute fondamentalmente positivo.

Già uno sguardo anche superficiale ai dati statistici di lungo periodo sulla longevità media della popolazione umana ci dice che, grazie ad una serie di fattori che esamineremo nel corso di questo testo, essa è costantemente aumentata in questi ultimi secoli. Aumentati sono comunque anche i casi di demenza senile e da questa costatazione nasce l’interrogativo teso a sapere se l’essere umano abbia raggiunto un limite biologico della propria longevità o se questo sia un traguardo superabile mediante misure che lo stesso essere umano sarebbe in grado di porre in opera. La cosiddetta medicina anti-aging è quella forma di ricerca medica che intende studiare i meccanismi che facilitano o contrastano la longevità della vita umana, ne studia le cause e propone rimedi in vista di un prolungamento ulteriore della speranza di vita per l’uomo stesso.

1. Dimensioni di un fenomeno complesso
Risulta evidente a ciascuno di noi che ogni organismo vivente, animale o vegetale, attraversi un ciclo di vita che si conclude con l’estinguersi di questo medesimo organismo. Ci è però meno evidente trovare una spiegazione esaustiva del fenomeno dell’invecchiamento di ogni organismo a partire dalle nostre nozioni elementari di biologia. Ad occhio nudo ci appaiono solo fenomeni macrospici che abbiamo imparato ad interpretare come segnali di invecchiamento: le rughe, il camminare curvi, il dormire continuo dei nostri gatti, l’incurvamento degli alberi ecc.

La medicina contemporanea ha oggi a disposizione una serie di spiegazioni maggiormente raffinate e differenziate per spiegare l’invecchiamento e propone pure una serie di interventi che, pur non impedendo il progredire del fenomeno, lo può perlomeno diminuire di intensità, rallentandone la velocità del suo progredire ed in alcuni casi impedendo alcune manifestazioni maggiormente negative, soprattutto quelle legate alla demenza.

Le discipline mediche maggiormente dedicate allo studio dell’invecchiamento sono oggi da una parte la genetica con l’ausilio della biologia molecolare da una parte e le neuroscienze dall’altra. Non per nulla le proposte che provengono da queste due famiglie di discipline sono quelle che fanno maggiormente discutere sia sul piano etico che giuridico.

2. Le proposte della medicina anti-aging
Le proposte riguardanti la presa di medicamenti anti-vecchiaia costituisce dunque solo una applicazione relativamente secondaria della medicina anti-aging anche se esse, almeno al momento attuale, sono quelle che fanno maggiormente discutere e allarmano con maggiore intensità l’opinione pubblica, in gran parte formata da persone che si avviano verso la vecchiaia.

A dire il vero non si tratta di medicamenti nel senso maggiormente classico del termine e cioè di preparati atti a lenire o a sconfiggere fenomeni chiaramente classificati come patologici. La medicina anti-aging ci raccomanda l’assunzione di alcune sostanze non direttamente collegate con la lotta contro malattie precise, bensì esse dovrebbero a lunga scadenza prevenire il sorgere di fenomeni legati all’invecchiamento o rallentare il processo stesso, garantendoci maggiormente a lungo una qualità di vita tipica di una età più giovanile.

In linea di principio non si dovrebbe troppo frettolosamente emettere giudizi eticamente negativi nei confronti di tali medicamenti. Ciascuno di noi non ha trovato nulla di disdicevole nel prendere l’olio di fegato di merluzzo che le nostre mamme ci davano durante gli inverni della nostra gioventù, pensando così di preservarci da malori influenzali particolarmente forti. Oggi sappiano che l’efficacia dell’olio di fegato di merluzzo non è definitivamente provata, ma confidiamo in regolamentazioni più precise sulla ricerca scientifica legata alla produzione di nuovi medicamenti.

In altre parole i nuovi medicamenti o para-medicamenti anti-aging che arrivano sul mercato durante questi ultimi anni vanno ammessi secondo i medesimi criteri etici e giuridici che presiedono alla messa in commercio di altri medicamenti analoghi. La comunità internazionale ha regolamentato sia le attività di ricerca che la diffusione di nuovi medicamenti mediante strumenti giuridici internazionali che obbediscono a princìpi etici largamente riconosciuti: la necessità del consenso informato per tutti i probandi, la non dannosità dei prodotti messi sul mercato ed una distribuzione equa degli stessi1. La difficoltà oggettiva che oggi rende talvolta problematica la diffusione di questi prodotti è data dal fatto che essi non rientrano sempre sotto la stretta definizione di medicamento, ma vengono diffusi come alimenti facilitatori e sottostanno dunque, in vista della loro messa in commercio, a regole molto più blande di quelle che si devono esigere in caso di medicamenti.

La medicina anti-aging intende comunque anche proporre strategie ben più radicali in vista di un prolungamento sostanziale della durata della vita umana. Attraverso uno studio approfondito dei meccanismi biologici che portano all’invecchiamento veloce dell’organismo umano si dovrebbe poter arrivare ad influenzare direttamente tale processo, rallentandolo ed ottimizzandolo.

3. Argomenti e controargomenti etici
Di fronte a simili scenari vari filosofi e teologi hanno emesso delle riserve fondamentali affermando che non sia nel potere dell’essere umano cambiare le condizioni fondamentali della nostra esistenza. Sulla scia iniziata da Hans Jonas si sono annunciati anche altri pensatori mettendo in evidenza il fatto che gli uomini non sapranno gestire al meglio le loro conoscenze in questo ambito e soprattutto non saranno in grado di accettare la loro morte se costantemente presi dalla preoccupazione di voler prolungare sine die la loro vita. Alcuni autori ipotizzano persino un’incapacità di poter percepire la propria biografia come un tutto e quindi di pianificarla in maniera coerente. Al contrario si manifesteranno disturbi dell’identità personale poiché l’essere umano non sarebbe capace di percepire un lasso di tempo così lungo per la propria esistenza2.

Personalmente penso che non si debba essere pessimisti fino a questo punto. Non bisogna evidentemente cadere in una forma di pensiero utopico che confonde una durata maggiore della vita umana con una pretesa “immortalità” ad opera delle stesse mani dell’uomo3. Mi sembra piuttosto necessario tenere aperta una linea intermedia. Quest’ultima consiste innanzitutto nel ritenere moralmente lecito uno studio approfondito delle cause dell’invecchiamento dell’organismo umano, la ricerca di strategie terapeutiche che lo rallentino, senza necessariamente aumentare indirettamente i rischi di decadenza cognitiva e rimanendo coscienti che i fattori che aumentano già a corto termine la propria longevità sono legati innanzitutto a pratiche di stili di vita. Una nutrizione ricca di apporti vegetali e variegata, una attività fisica moderata ma continua ed una rinuncia al tabagismo come pure al consumo sproporzionato di altre sostanze nocive è forse più efficace di trattamenti farmacologici anti-aging.

Infine, e questa osservazione non può mancare in una rivista che si interessa di etica economica, bisognerà pure pensare alla finanziabilità di una nuova longevità. Sappiamo che la maggior parte dei sistemi pensionistici del paesi a reddito più pdfalto sono a rischio, se non si trova un nuovo sistema di autofinanziamento. La longevità delle generazioni che attualmente stanno uscendo dal processo lavorativo potrà forse ancora essere assicurata mediante un reddito che permetta loro una qualità di vita accettabile, ma la prossima generazione avrà forti difficoltà a potersela assicurare. Nascono dunque nuovi interrogativi di equità e solidarietà tra le generazioni cui non è facile, anche se necessario, dare una risposta moralmente accettabile ed fattualmente efficace.

Bibliografia

Altwerden ohne alt zu sein? Ethische Grenzen der Anti-Aging-Medizin. A cura di Giovanni Maio. Freiburg i. Br.: Karl Alber Verlag 2011.
Vergani, C. : La nuova longevità. Milano: Mondadori ed. 1997.
Trabucchi, M. : I segreti di una vita sana e lunga. Salute e benessere, oggi e domani. Bologna: Il Mulino ed. 2014
Comitato nazionale per la bioetica: Bioetica e diritti degli anziani. Roma: Presidenza del Consiglio dei ministri 2006.
Veronesi, U. : Longevità. Torino: Bollati Boringhieri 2012.
Trabucchi, M. : I segreti di una vita sana e lunga. Salute e benessere, oggi e domani. Bologna: Il Mulino ed. 2014

NOTE

1Cfr. il manuale divenuto un classico di Beauchamp, T. L. -Childress, J. F. : Princìpi di etica biomedica. Firenze: Le Lettere 1999.

2  Per tutti valgano le considerazioni di Hans Jonas in: The burden and blessing of mortality, in: Hasting Center Report 22 (1992) 34-40

3  Cfr. come esempio di questa tendenza utopica: Harris, J.: Intimations of immortality: the ethics and justice of life extending therapies, in: Current Legal Problems 55 (2002) 65-95.

 

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