Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

Per più di un mese il cuore dell’Ucraina ha battuto in un posto preciso: Maidan (dall’ucraino - piazza); tanto che ormai questapdf parola indica un fenomeno piuttosto che un posto geografico.2 Per analizzarlo fino al fondo ci vorranno studi specialistici. Intanto vorrei presentare alcuni immagini immediate di quelli giorni che sono entrati nella storia del mio paese sotto il nome di “rivoluzione arancione”.

 

1. Maidan come spazio mitologico della vita politica

La dimensione mitica (ideale) della vita politica è indispensabile per la costruzione, la solidificazione e lo sviluppo della società. L’assenza o un semplice dimenticare il proprio “mito” segna l’epoca del declino della vita politica (non a caso gli intellettuali europei sono preoccupati della spossatezza del “mito” iniziale dell’Unione Europea!) e della dis-aggregazione della società. Le grandi ambizioni della coscienza politica richiedono un ancoraggio a miti che rivelano le verità profonde sull’uomo, sul bene e sul male.

Il Maidan ha ri-vitalizzato la dimensione mitica della politica, in modo particolare il vecchio sogno della “rinascita della nazione”, “il potere del popolo”, “la rivoluzione democratica” ecc. D’altra parte, sono stati distrutti i miti della “nazione di creoli”, “dei piccoli russi”, incluso quello più moderno della produzione di Huntington: la frontiera dello “scontro delle civilizzazione” non è coincisa con la linea che separa gli elettorati dei due candidati presidenziali!

Forse proprio per questa capacità di risvegliare la dimensione mitica, la dimensione profondamente toccata dal Maidan, è una delle principali cause del ruolo importante svolto dai giovani nella rivoluzione arancione. Sognare alla grande è proprio della gioventù!

Il mito proposto da Maidan va oltre una semplice “filoeuropeizzazione”, è molto più complesso e audace. Lo chiamerei alla Chesterton - “uno sviluppo conservativo-rivoluzionario” radicato nella coscienza di essere eredi della missione educatrice della Rus di Kyiv, della dignità dei cossak, della Slavia Orthodoxa con la sua profonda religiosità e la capacità di unire l’Est con l’Ovest. Questo potrebbe diventare la “terza via” dell’Ucraina.

 

2. Maidan come agorà di risveglio sociale

I giorni delle proteste hanno restituito a Maidan quella funzione storica, ormai arcaica, di agorà – del posto dove si incontrano i cittadini per discutere, condividere e gestire la propria vita, del posto dove si sente il respiro della Storia. Partendo dalla condizione di “popolo” il Maidan ha convertito ogni ucraino in un piccolo demiurgo del proprio futuro, ha restituito quel senso di valore della persona e messo in evidenza l’importanza della voce di ognuno, cose che sembravano orami cancellate dagli anni di regime comunista e distorte dal governo post-sovietico. Il Maidan, come specchio della società ucraina, ha abbracciato tutti gli strati della nostra società: dagli studenti ai pensionati, dai disoccupati agli uomini di affari, dagli ucrainofoni ai russofoni, dai cristiani agli ebrei, estendendo le proprie braccia colorate di sole al di là di Ucraina verso tutti gli ucraini che si trovarono all’estero, dove, in quasi ogni città del mondo con una presenza significativa di ucraini, sono apparsi dei piccoli maidan3.

Ma ciò che impressiona ancora di più è che il Maidan si è mostrato come un trionfo delle caratteristiche del genoma sociale ucraino: la fraternità, l’auto-gestione e l’auto-organizzazione, la non-violenza e l’umorismo.

Il paesaggio di Maidan è stato il frutto dell’iniziativa partita dal basso: tutto - dal villaggio di tende, al traffico per il centro della città, alla distribuzione del cibo – o in gran parte è stato organizzato e gestito ancor prima che i politici si accorgessero della rilevanza del fenomeno e del bisogno di una coordinazione. Il Maidan ha avuto le proprie regole (ad esempio, il divieto di bere alcol), il proprio codice “deontologico”. Gli stessi leaders dell’opposizione affermano che senza un altissimo livello dell’auto-organizzazione dei cittadini sarebbe stato impossibile mantenere nella salute “il corpo e lo spirito” del Maidan. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un luogo dove sono state riunite circa 500,000 persone e dove a volte, per fare solo un semplice esempio, per fare del thè si distribuivano 15,000 tonnellate di acqua calda al giorno!

I gesti di solidarietà provenivano sia dalle imprese (portando gratis i prodotti alimentari, la stoffa arancione, le scarpe calde) che dalla gente comune: gli abitanti di Kyiv portavano a Maidan il cibo, le medicine, i vestiti caldi, 35,000 famiglie hanno ospitato nelle proprie case coloro che venivano dalle altre regioni del paese (cioè, gente assolutamente sconosciuta!).

Questa fraternità espressa a livelli mai visti prima si è estesa non solo ai “compagni di protesta” ma anche a quelli “dell’altro lato delle baraccate”: sia verso le forze militari che verso i sostenitori di Yanukovich. Una fraternità che ha portato un senso di inevitabilità della vittoria, evidenziando il valore del dialogo e della non-violenza.

 

3. Maidan come un happening post-moderno

Questo carattere apertamente pacifista della protesta insieme con un certo senso d’umorismo ha reso il Maidan una specie di festival della creatività e fantasia ucraina. Molti testimoni riportano la natura quasi “carnevalesca” del Maidan. Questa energia di protesta e di mobilitazione è diventata una festa per l’azione incredibile e mirabile portata avanti dai giovani, e nello stesso momento è stato uno dei poli di attrazione e di fascino per tutti i cittadini ucraini.

Un ruolo di sicuro protagonista, per esempio, l’ha avuta la musica, da quella ritmica a quella rock, dalle canzoni folcloristiche alle sigle dei cartoni animati del periodo sovietico. Ma si è trattato, in alcune circostanze, di un tripudio di danze, di uno sventolare di bandiere e di una diffusione di lingue e dialetti incredibili. E non si possono non citare le iniziative teatrali, i concorsi dei graffiti sulla neve, il premio per il migliore poster rivoluzionario o per la più bella scultura dalla neve, palloncini e fiori (messi dai manifestanti anche sugli scudi delle forze armate!), le barzellette e gli scherzi a tematica rivoluzionaria nati “al volo”. 
Tutto questo ha creato un evento irrepetibile irrepetibile che potrebbe essere indicato come una festa della libertà, un happening post-moderno tollerante verso quasi tutte le espressioni culturali ma intollerante solo verso la falsità. Ecco perché i simboli della rivoluzione ucraina non sono stati il carro armato come in Russia o la ghigliottina come in Francia ma il palcoscenico e il microfono con tutte le sue connotazioni ironiche e allo stesso tempo profonde. Comunque, occorre non dimenticare lo sfondo nel quale era ambientato questo nuovo formato carnevalesco di non-sottomissione civile: la minaccia continua di un assalto o la dispersione violenta da parte del governo e il fatto che la gente dormiva nelle tende in piazza dove c’era una temperatura di 15°C sotto zero!

 

4. Maidan come fenomeno di metanoia spirituale

Il fulcro delle elezioni ucraine, coincise con quelle americane, ironicamente era lo stesso: non tanto la direzione della politica internazionale o economica quanto i valori messi in gioco. Ed in questo il Maidan è in debito a un fattore soggettivo – la moralità personale del suo leader, Victor Yushchenko, persona profondamente religiosa. Il suo volto sfigurato dall’avvelenamento che lui stesso molte volte ha paragonato con il volto d’Ucraina, è stato un simbolo della fine dell’era dell’“homo sovieticus” nella politica4 guidato dal proprio incondizionato interesse. Per tutta la nazione il fatto di vedere un politico, che molti chiamano “predicatore” piuttosto che “rivoluzionario”, che mostra una stretta coerenza tra il dire e il fare, ha avuto una forza di testimonianza personale fortissima. Yushchenko rappresentava per il Maidan il portatore di una nuova cultura politica che parte non dalla discussione dei salari e delle pensioni, della crescita economica o dalla problematica etnica ma dai diritti fondamentali dell’uomo: la dignità umana, il diritto di condurre una vita onesta e degna. Ed in realtà, non forse è questa la rivoluzione più profonda che sconvolge i cuori, che restituisce i valori, che provoca una metanoia spirituale? Il Maidan è stato una specie di “scuola morale” che educava alla giustizia, alla non-violenza, alla fraternità e al pacifismo, all’eleganza dello spirito.

E interessante che la recente ricerca dei psicologi sociali in Ucraina abbia mostrato che il fenomeno di Maidan senz’altro abbia effettuato una “correzione” dei valori nella nazione, specialmente tra i giovani. Se nel 1998 i valori principali dei giovani ucraini erano la salute, il benessere personale, l’amicizia, l’amore e la felicità, dopo il Maidan tra le priorità nuove sono apparse la pace in Ucraina, il benessere del paese, l’unita nazionale e una coscienza pulita.

Non si può dimenticare il ruolo della Chiesa Cattolica, specialmente quella di rito bizantino che senza riserva o alcuna attesa non smetteva a pronunciare la sua posizione: “Quando il popolo scende in piazza pacificamente per difendere i propri diritti costituzionali, non è una massa oscura “fuori strada”. Sono persone coraggiose, responsabili e con spirito di sacrificio, che dovrebbero essere onorati e la voce dei quali deve essere ascoltata, giacchè “la voce del popolo è la voce di Dio”5.pdf

Una delle immagini che rimarrà per sempre impressa nel mio cuore è la visione del Maidan dove 100,000 persone – ortodossi e cattolici, praticanti e non – recitano il Padre Nostro per chiedere la verità, la pace e il benessere d’Ucraina…

Lo storico A.R.Tawney, che occupandosi delle sommosse contadine nell’Inghilterra del XVI sec., scrisse: “Tali movimenti sono prova di rigorosa vitalità e di uno spirito esuberante e prode… Beata la nazione il cui popolo non ha dimenticato come ci si ribella”. Sta ai teologi sviluppare questa nona beatitudine “sociale” e ai giovani di portarla in altri paesi dello spazio post-sovietico6.

 

NOTE:
1 Maidan Nezalezhnosti (in ucraino indica la Piazza dell’Indipendenza) è la piazza centrale di Kiev, il posto centrale delle proteste contro i brogli elettorali avvenuti durante le ultime elezioni presidenziali. La parola Maidan (piazza) è ormai diventata un nome proprio.
2 Infatti, oggi sono di uso comune le espressioni come “nel tempo di Maidan” o “le leggi di Maidan”.
3 A Roma, il 25 novembre 2004 si è svolta un’azione di protesta organizzata dalla comunità ucraina in Italia. Secondo i calcoli apparsi sulla stampa ucraina alla manifestazione hanno partecipato 3,000 persone.
4 Anzi si è cominciato già a parlare della necessità di una “de-kuchminizzazione” in Ucraina.
5 Dall’Esortazione del Sinodo dei Vescovi della Metropolia di Kyiv-Halyc della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ai fedeli e a tutti gli uomini di buona volontà in occasione della situazione attuale in Ucraina, 23 novembre 2004
6 Si parla molto oggi della possibilità di “esportare” la rivoluzione arancione in Bielorussia, Moldova e, addirittura, inRussia. 

 

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