Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

Nonostante la piccola mole si tratta di un libro dalle caratteristiche multiple: storiche, teoretiche e biografiche. Il testo èpdf diviso in tre parti che corrispondono ad altrettanti periodi successivi di Ėconomie & Humanisme (EH): l’epoca della presenza del fondatore, il domenicano Louis- Joseph Lebret; il periodo di adattamento immediatamente successivo alla sua morte, nel 1966; e l’ultimo periodo, l’attuale, iniziatosi nel 1989. Significativamente le parti, corrispondenti a periodi ventennali, portano il titolo: Modernità contro cristianità, Modernità contro modernità, Umanesimo e nuova modernità. L’idea di fondo è che EH, sia come movimento che come centro di ricerca, dalla sua fondazione nel 1941 è passato attraverso diverse fasi di relazione e reazione al mondo che cambiava.

Il domenicano H. Puel, che ha avuto un ruolo determinante presso EH negli ultimi 40 anni, interseca, al racconto storico ed al tracciato intellettuale ermeneutico e teoretico, la descrizione dell’evolversi della sua posizione personale.

A causa di questi svariati piani che si intersecano, il libro, pur scritto con molta chiarezza, non è facilmente presentabile: le varie componenti sono sempre e comunque presenti e si intrecciano e giustificano reciprocamente.

EH è stata dunque un’impresa intellettuale nata negli anni ’40 ad opera di una gruppo ristretto di religiosi domenicani francesi, il cui merito principale è stato quello di portare l’economia al centro della considerazione degli studiosi cattolici di etica sociale e di dottrina sociale della Chiesa. Il culmine della sua influenza si è avuto con il grande lavoro che il suo fondatore fece per l’enciclica di Paolo VI Populorun Progressio (1967). Infatti Lebret, già alla fine degli anni ’40, aveva scoperto il sottosviluppo mondiale e vi si era applicato per renderlo comprensibile nella sue cause strutturali e proporre i corrispondenti rimedi. Merito insigne di EH fu quello di sviluppare parallelamente delle tecniche di ricerca sociologica sul territorio e di impegnarsi a fondo per la formazione di operatori nel campo suo specifico: la possibilità di una economia che rispetti la persona, che sia compatibile con l’umanesimo.

Nel primo periodo di EH, il confronto con il marxismo fu molto intenso, ma altrettanto fu lo sforzo di sviluppare una spiritualità cristiana dell’impegno: per questi due motivi specifici il confronto tra questo periodo e i due successivi non è facile.

Qui a noi interessa piuttosto esaminare un aspetto: il rapporto di EH con quello che H. Puel chiama ‘le mouvement de la modernité’. Lebret parte dalla posizione di Maritain di una società cristiana da costruire in modo non sacrale: una società al cui centro resti il cristianesimo ma che sia democratica e quindi capace di integrare le altre famiglie di pensiero. Ben presto egli viene influenzato da Mounier e tende piuttosto ad una presenza non esplicita dei cristiani nella società pluralistica: tutti noi collaboriamo al bene comune anche se ci rifacciamo ad ideologie diverse. Questa posizione è diventata prevalente in EH nel suo secondo periodo e si è sviluppata ulteriormente nel terzo, assumendo caratteristiche che possiamo definire molto aperte.

Alla fine di un seminario triennale (1999-2001) un gruppo di EH ha potuto formulare alcuni punti fermi. Essi rappresentano una forma di umanesimo e di personalismo come oggi EH potrebbe sostenerli.

1. Prendere la vita sul serio, realizzarsi come soggetti e cercare piuttosto il senso della propria vita che un senso della vita.

2. L’uomo è un essere incompiuto. Ogni mancanza sentita come luogo di sofferenza è anche il luogo possibile di una nascita.

3. Portare la propria attenzione sulle realtà naturali dell’esistenza, sia per quello che riguarda lo sviluppo della vita umana che quello dell’ambiente.

4. Essere disposti, e disporsi, all’incontro con l’altro e con il suo mistero. Appoggiandosi alle capacità del soggetto e alle risorse della sua interiorità, e ispirandosi a Simone Weil, “amare lo straniero come sé stessi, implica amare sé stessi come uno straniero”.

5. Ritrovare il gusto del dialogo come luogo di nascita di una parola personale e sociale, aprendosi ai problemi di un mondo alla ricerca del suo sviluppo e della sua coerenza.

6. Affermare la responsabilità di ogni uomo come primo valore nella scoperta dell’altro, per es. in un’esperienza come l’incontro dei poveri e in unio ne con tutte le azioni di lotta contro le esclusioni e le discriminazioni di qualsiasi natura.

7. Malgrado tutte le analisi delle soggettività irriducibili, per ciascuno e per il corpo sociale stesso, è necessario che possa essere conosciuto e diffuso il modo con il quale le persone e i gruppi aderiscono a quello che essi considerano come valori loro propri.

8. Quello che qui è proposto è un cammino di umanità, qualsiasi siano le referenze e le appartenenze religiose di ciascuno.

Queste convergenze ideali sono dunque il punto, probabilmente solo temporaneo, al quale EH è giunto attualmente e che costituiscono praticamente la conclusione del libro che stiamo recensendo e in qualche modo il suo messaggio.

L’impresa di EH è stata quella di permettere l’incontro dell’idea etica con la realtà sociale ed economica. Anzi è proprio attraverso il sociale che l’umanesimo viene messo a contatto con l’economia. Impresa rischiosa perché implica, non solo una conoscenza dell’economia e un’interpretazione costante dei grandi fenomeni economici, ma anche un costante ripensare del contenuto dell’etico che diventa sociale. In pratica, lo sforzo è quello di applicare principi molto astratti a situazioni strutturali ed individuali con crete, nello sforzo di non perdere la sostanza dei due poli: la concretezza e l’idealità.

In questo sforzo, attualmente, sono presenti in campo cattolico altri esempi molto interessanti. Prima di tutto quello dell’ Economia di Comunione nato all’interno del Movimento dei Focolari, ma anche la teoria dell’Economia Civile che è portata avanti da L. Bruni e S. Zamagni. Essi sostengono una forma di umanesimo nell’economia che avrebbe avuto il suo inizio nel tardo medioevo europeo, pdfsviluppandosi nell’umanesimo e rima nendo presente fino al XVIII secolo. Si tratta di una visione dell’economia colta all’interno di una società che è retta non solo dai principi del contratto e della distribuzione, ma anche da quello della reciprocità, nel senso che la socialità naturale dell’uomo, sostenuta dalle sue virtù civiche, è il quadro entro il quale l’attività economica può contribuire alla felicità umana. 

 

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