Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfSi tratta degli atti del convegno tenuto a Roma in occasione del trentesimo anniversario della morte del filosofo, organizzato dal Centre Culturel Saint-Luis de France (fondato dallo stesso Maritain a Roma) e dall’Istituto Internazionale J. Maritain, e dedicato allo studio del suo pensiero politico. Di fatto si è trattato di concentrarsi in particolare sulla sua produzione e la sua azione degli anni ’30 e ’40 quando fu più intensa la sua attività in questo campo e apparvero opere fondamentali come Umanesimo Integrale (1936) e L’uomo e lo stato (1951).

I dodici contributi sono organizzati equamente in tre sezioni: L’umanesimo integrale e la democrazia; Globalizzazione e democrazia; Impegno e linee di fatto.

Al primo gruppo appartengono i seguenti contributi: Philippe Chenaux (storico, Roma): ‘Umanesimo integrale’ nel contesto degli anni Trenta; Vittorio Possenti (filosofo, Venezia): Religione e vita civile: J.M. filosofo della città; Michel Fourcade (storico, Montpellier): J.M. e la secolarizzazione; Vincent Aucante (filosofo, Roma), Religione e Stato in Edith Stein e J.M.

Al secondo: Roberto Papini (politologo, Roma): ‘L’uomo e lo Stato’. Il problema dell’organizzazione politica del mondo; Jean-Yves Calvez (politologo, Parigi): I diritti dell’uomo secondo M.; Olivier Mongin (politologo, Parigi): Il pensiero di M. e la globalizzazione; Luigi Bonanate (politologo, Torino): Pace e globalizzazione.

Ed al terzo gruppo: Giorgio Campanili (storico, Parma): I ‘manifesti politici’ di J.M. (1934-1938); Yves Chevalier (storico, Tours): J.M. e l’antisemitismo; Piero Viotto (filosofo, Milano): J.M. e l’Italia; Guillermo Leòn Escobar-Herràn (storico, Roma): L’influenza di J. M. in Colombia.

Il contributo di Chenaux sugli anni Trenta è di elevato interesse sia per collocare gli interventi di diverso tipo fatti all’epoca da J. M. sia anche perché tratta di un periodo cruciale in tutta Europa per la formazione degli ideali che permisero dopo la guerra la nascita dei partiti democratici cristiani. Si trattava di respingere qualsiasi forma di adesione ai due totalitarismi imperanti e di ridestare una nuova speranza cristiana per la vita politica che non fosse segnata dalle reminiscenze sacrali del medioevo. J. M. si distanziava in questo da gruppi di cattolici tedeschi che avevano sviluppato una teologia del Sacrum Imperium e addirittura del Terzo Reich stesso. “Senza pregiudicare la loro validità per il presente non era inutile, per la loro [delle posizioni politiche di J. M.] buona comprensione dal punto di vista storico, ricordare la congiuntura nella quale furono concepite ed accolte, quella di un periodo in cui l’invenzione di una nuova speranza sociale cristiana appariva, di fronte alla doppia minaccia dei totalitarismi fascisti e comunisti, come urgente (sul piano politico) e così piena di equivoci (sul piano teologico)” (p. 34).

L’intervento di Vittorio Possenti, incentrato sulla religione e vita civile, mette in risalto il concetto maritainiano di “nuova cristianità”. “Si intende il Vangelo non solo come codice celeste, ma altresì come portatore di una speranza di vita terrestre; in secondo luogo si esplora la matrice teologica della società civile, nella prospettiva di raggiungere una società laica vitalmente cristiana e che porti il segno di ciò nella sua concezione della vita, della legge, della famiglia, della politica, della pace ecc” (p. 39). Per Possenti questa posizione è ancora valida oggi pur in un contesto storico molto diverso, in quanto le aspettative illuministiche di separare prima chiesa e stato, e ridurre poi al puro privato la religione in attesa della sua scomparsa totale, non si sono realizzate.

Lo studio dedicato da Roberto Papini alle proposte maritainiano dell’organizzazione del mondo si concentra su quanto esposto nell’ultimo capitolo di L’uomo e lo stato, che pubblicato nel l951 è la raccolta delle lezioni tenute nel l949 all’Università di Chicago, sulla scia dello slogan di come vincere la pace dopo aver vinta la guerra. J. M. non ritiene che il cammino verso un’autorità mondiale possa avvenire con un semplice passaggio di poteri dagli stati nazionali ad enti sopranazionali. “M. ritiene ipotizzabile la realizzazione della teoria da lui disegnata solo a lungo termine e a certe condizioni invero assai problematiche, innanzitutto attraverso un cambiamento nelle strutture interne della moralità e della socialità dell’uomo, ma anche attraverso l’accettazione di profondi mutamenti nelle strutture sociali ed economiche della vita nazionale ed internazionale dei popoli, e una seria ripercussione di tali mutamenti sulle libere attività economiche di molti individui che non sono nel mondo la maggioranza, ma sono più interessati al guadagno”(p. 98). Questa preparazione di lungo respiro della società permetterà che l’utopia possa diventare un ideale realizzabile, in assenza del quale avremmo una visione tragica sia tra i popoli che tra i governi.

Lo studio di Jean-Yves Calvez sui diritti dell’uomo in J.M. è un contributo sintetico estremamente lucido e mette chiaramente in luce i fondamenti dei diritti sostenuti dal nostro Autore. Il suo impegno per i diritti umani non fu solo teoretico, bensì anche pratico soprattutto attraverso le sue varie cooperazioni con l’UNESCO. J. M. non lavorò invece direttamente per la Dichiarazione Universale del 1948, per quanto gli si possa attribuire un qualche contributo indiretto tramite appunto la citata agenzia ONU per la cultura. Per conoscere le sue posizioni, oltre al libretto del 1942 I diritti dell’uomo e la legge naturale, sono da considerare diversi contributi per l’UNESCO e il capitolo IV de L’uomo e lo stato. La legge naturale è il fondamento ultimo, ma J. M. sviluppa ampiamente l’idea che anche coloro che non condividono la fondazione teoretica possono trovarsi d’accordo nelle prassi di riconoscimento e difesa dei diritti umani. Questa posizione non è fondata evidentemente su un pragmatismo di basso livello, bensì sulla distinzione aristotelica tra ragione teoretica e ragione pratica: da quest’ultima derivano i principi e i ragionamenti che guidano l’agire morale. Nella società l’ideale sarebbe di poter condividere fondazione teoretica e ragionamento pratico, ma il secondo permette comunque, in un mondo pluralista, un’azione comune socialmente preziosa. L’esposizione teoretica maritainiana è comunque di grande utilità per il problema della fondazione dei diritti umani, perché oggi, di fronte a richieste sempre nuove di riconoscere ulteriori diritti, accanto all’accordo pratico è divenuto sempre più impellente avere un orientamento teoretico che serva al discernimento della prassi futura.

Dall’ultima parte del volume vorremmo segnalare in modo particolare due contributi.

Innanzitutto vale la pena di leggere quello di Giorgio Campanili sui manifesti politici firmati o formulati da J. M. a metà degli anni Trenta: esso è in qualche modo complementare allo studio di P. Chenaux sul contesto degli stessi anni, e contribuisce a rendere il quadro storico più vivo e vicino alla realtà degli avvenimenti contrastanti. L’attività del Comité pour la paix civile et religiose en Espagne, di cui J. M era fondatore e principale animatore, è quella più nota e anche, a suo tempo, la più contrastata in quanto sembrava che l’equidistanza dai due totalitarismi andasse troppo lontano nel caso della guerra civile spagnola.

Piero Viotto, invece, racconta con grande dovizia di particolari i rapporti con J. M. con italiani, come il pittore futurista Gino Severini o don Giovanni Stecco, professore al Seminario di Vicenza. I rapporti pdfcon G. B. Montini sono messi in particolare risalto data la loro intensità, durata e l’importanza dell’interlocutore. Nella curatissima cronologia trovano posto anche l’elenco delle conferenze tenute all’Ateneo Angelicum di Roma negli anni ’20, ’30 e ’40.

La presentazioni editoriale del volume sul risvolto di copertina dice: “Per la profondità delle analisi, il volume si presenta come uno dei migliori compendi del pensiero politico del filosofo di Meudon et di Chicago”. Ci sentiamo di condividere l’apprezzamento, aggiungendo che il volume è stato particolarmente curato, non solo con l’indice dei nomi, ma anche con un elenco dettagliato delle opere di J. M. citate.

 

 

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