Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

Della religione
pdfEgli è cosa certissima, che ne’ tempi eroici i prencipi avevano cura delle cose sacre, come insegna Aristotele, non perché essi sacrificassero (benché Matusalem era insieme, e re e sacerdote) ma affinché con l’aiuto loro i sacrificii fossero celebrati magnificamente, e’l medesimo Aristotele dice, ch’egli è cosa conveniente a’ supremi magistrati il sacrificare alla grande e con magnificenza. I Romani non trattavano d’impresa né di negotionissunopublico, che prima non deliberassero della procuratione de’ prodigii e del placar l’ira degli dei, o di conciliarsi la lor gratia, o di ringratiarli de’ beneficii; tenevano finalmente la religione per un capo principale del lor governo né comportavano che in modo alcuno fosse alterata, nonché violata. Diotimo scrive esser necessarie al re tre cose: pietà, giustitia e militia; la prima, per la perfettione di se stesso, la seconda, per contener in ufficio i suoi, la terza, per tener lontani i nemici; et Aristotele conseglia anco il tiranno a fare ogni cosa per esser stimato religioso e pio: prima, perché i sudditi, tenendolo in tal concetto, non averanno paura d’essere iniquamente trattati da quel ch’essi stimano riverir gli dei, appresso, perché si guardaranno di sollevarsi e di dar disturbo a colui, ch’essi pensano esser caro agli dei. Ma egli è difficile, che chi non è veramente religioso, sia stimato tale, poiché non è cosa, che manco duri, che la simulatione. Deve dunque il prencipe, di tutto cuore, umiliarsi innanzi la Divina Maestà, e da lei riconoscere il regno e l’obedienza de’ popoli, e quanto egli è collocato in più sublime grado sopra gli altri, tanto deve abbassarsi maggiormente nel cospetto di Dio, non metter mano a negotio, non tentar impresa, non cosa nissuna, ch’egli non sia sicuro esser conforme alla legge di Dio. Il perché l’istesso Dio commanda al re, che abbia presso di sé copia della sua santa legge, e che l’osservi sollecitamente, con parole che, per esser di somma importanza, non mi sarà cosa grave il metterle qui. Dice dunque, Postquam autem sederit in solio Regni sui, describet sibi Deuteronomium legis huius in volumine, accipiens exemplum a sacerdotibus Leviticae Tribus; et habebit secum, leget-que illud omnibus diebus vitae suae, ut discat timere Dominum Deum suum, et custodire verba et ceremonias eius, quae in lege precepta sunt, ne elevetur cor eius in superbiam super fratres suos, neque declinet in partem dexteram, vel sinistram, ut longo tempore regnet ipse, et filius suus super Israel. 

Della ragioni di stato
libri dieci
di Giovanni Botero benese
in Venetia, appresso i Gioliti
M. D. LXXXIX (1589)

Per lo che sarebbe necessario, che il prencipe non mettesse cosa nissuna in deliberatione nel conseglio di Stato, che non fosse prima ventillata in un conseglio di conscienza, nel quale intervenissero dottori eccellenti in teologia et in ragione canonica, perché altramentecaricarà la conscienza sua, e farà delle cose che bisognerà poi disfare, se non vorrà dannare l’anima sua e de’ successori. Né ciò deve parer cosa strana, perché, se i Romani non tentavano cosa veruna senza il parere e l’approbatione degli auspici e degli auguri, se il Turco non si muove a far guerra, né altra cosa d’importanza, senza consultarla col Mutfli et averne il suo giudicio in iscritto, perché deve il prencipe cristiano chiuder la porta del suo conseglio secreto all’Evangelio et a Cristo? E drizzare una ragione di Stato contraria alla legge di Dio, quasi altare contra altare? O come può sperare, che le cose li debbano succeder felicemente, se le ha consultate senza rispetto alcuno verso l’autore della felicità? Chi fu mai, o più religioso, o più felice nelle guerre, di Constantino Magno, che metteva ogni sua fidanza nella croce? Di Teodosio (scrive Niceforo) ch’egli ottenne molte vittorie più presto coi fervore dell’oratione, che col valore de’ soldati. La grandezza de’ prencipi d’Austria non è nata altronde, che dalla loro eccellente pietà; con ciò sia che si legge che, essendo a caccia con una gran pioggia, Rodolfo conte d’Auspurg s’incontrò in un sacerdote, che per colà solo caminava, et avendo richiesto dove andasse, e qual fosse la cagione di viaggio sì importuno, rispose che se ne andava a portare il santissimo viatico ad un infermo: smontò incontanente Rodolfo et adorando umilmente Gesù Cristo nascosto sotto la spetie e la forma del pane, mise il suo ferarolo su le spalle al sacerdote, acciò che la pioggia non lo gravasse tanto, e con maggior decenza portasse l’ostia sacrosanta. Il buon sacerdote, ammirando, e la cortesia e la pietà del conte, gli rese gratie immortali e supplicò Sua Divina Maestà, che ne’l remeritasse con l’abbondanza delle gratie sue: (cosa mirabile) fra poco tempo Rodolfo di conte divenne imperatore, i suoi successori arciduchi d’Austria, prencipi de’ Paesi Bassi, regi di Spagna con la monarchia del Mondo Nuovo, signori d’infiniti stati e di paesi im- mensi. I Carleschi acquistarono il regno di Francia con la prottettione e col favore prestato alla religione et al vicario di Cristo. I Chiappetteschi ottennero il medesimo regno con l’istesso mezo della pietà. La religione è fondamento d’ogni prencipato, perché, venendo da Dio ogni podestà, e non si acquistando la gratia e’l favor di Dio altramente, che con la religione, ogni altro fondamento sarà rovinoso. La religione rende il prencipe caro a Dio; e di che cosa può temer chi ha Dio dalla sua? E la bontà d’un prencipe è spesse volte cagione delle prosperità de’ popoli.
Ma perché bene spesso Dio permette, e le disdette e le morti de’ prencipi, e le rivolutioni degli Stati, e le rovine delle città per li peccati de’ popoli, e perché così conviene per la gloria, e’lservitio di Sua Maestà, deve il re usare ogni studio, e diligenza per introdurre la religione e la pietà e per accrescerla nel suo Stato. A questo effetto Guglielmo duca di Normandia, avendo acquistato il regno d’Inghilterra, per stabilirvisi, e fermarvi bene il piede fece ragunare in Vintona, con l’autorità di Alessandro II, un gran sinodo. Quivi procurò egli, che fossero riformati, con ottime leggi, i costumi guasti del clero e del popolo, e messo buonissimo ordine alle cose della religione e del culto divino. [Fece il medesimo Arrigo secondo nella città di Castel per riordinare l’Irlanda da lui acquistata.] Ne’ tempi di Arnolfo imperatore e ne’ seguenti anni, mancata, e per lo mal essempio e per colpa degl’imperatori, ch’erano insolentissimi verso la Chiesa, la religione, mancò insieme ogni virtù e l’Italia fu depredata da’ Saraceni e rovinata finalmente da’ barbari, sino a tanto, che Sergio II, che fu di vita santissima e d’animo religiosissimo, et Enrico II imperatore, che fu di gran valore in guerra e di non minor pietà in ogni parte della vita, rallumarono il mondo e ridussero la Chiesa nel suo antico splendore: perché la religione è quasi madre d’ogni virtù, rende i sudditi obedienti al suo prencipe, coraggiosi nell’imprese, arditi ne’ pericoli, larghi ne’ bisogni, pronti in ogni necessità della republica, con ciò sia che sanno, che, servendo il prencipe, fanno servitio a Dio, di cui egli tiene il luogo.


Modi di propagar la religione
È di tanta forza la religione ne’ governi, che senza essa ogni altro fondamento di Stato vacilla: così tutti quelli quasi, che hanno voluto fondare nuovi imperii, hanno anco introdotto nuove sette o innovato le vecchie, come ne fan fede Ismaelle re di Persia, e’lSeriffo re di Marocco, Luigi prencipe di Conde, Gaspar da Colligniarmiraglio di Francia, e Guglielmo di Nassau, che per via d’eresie hanno messo scandalo nella fede e perturbato la cristianità̀.
Ma, tra tutte le leggi, non ve n’è alcuna più favorevole a prencipi, che la cristiana, perché questa sottomette loro non solamente i corpi e le facoltà de’ sudditi, dove conviene, ma gli animi ancora e le conscienze, e lega non solamente le mani, ma gli affetti ancora et i pensieri, e vuole, che si obediscaa’prencipi discoli, no che a’ moderati, e che si patisca ogni cosa per non perturbar la pace: e non è cosa alcuna, nella quale disoblighi il suddito dall’obedienza debita al prencipe, se non è contra la legge della natura o di Dio; et in questi casi vuole, che si faccia ogni cosa, prima che si venga a rottura manifesta, di che diedero grande essempio i cristiani nella primitiva Chiesa, con ciò sia che, se bene erano perseguitati e con ogni crudeltà tormentati, nondimeno non si legge, che si ribellassero mai dall’imperio o si rivoltassero contra i lor prencipi: pativano le ruote, e’l ferro e’l fuoco, l’immanità e la rabbia, e de’ tiranni e de’ carnefici, per la pace publica. Né si deve stimare, che ciò avvenisse, perché non avessero forze, con ciò sia che le legioni intiere gettavano l’armi e si lasciavano crudelmente stratiare, e, quel che è di non minor meraviglia, con tutto ciò pregavano cotidianamente Dio per la conservatione dell’imperio romano. E ne’ tempi nostri noi veggiamo, che i cattolici sono stati per tutto oppressi dagli eretici in Scotia, in Inghilterra, in Francia, in Fiandra et in molte parti d’Allemagna, il che è inditio della verità della fede cattolica, che rende i sudditi obedienti al prencipe, e lega loro la conscienza, e li fa desiderosi di pace, e nemici di rumore e di scandali. Ma Lutero, e Calvino, e gli altri, allontanandosi dalla verità evangelica, seminano per tutto zizanie e revolutioni di Stati e rovine di regni. Ora, essendo tanta l’importanza della religione per lo felice governo e per la quiete degli Stati, deve il prencipe favorirla, e con ogni suo studio dilatarla. E prima conviene, ch’egli schivi gli estremi, che sono la simulatione e la superstitione: quella, perché (come ho già detto) non può durare e, scoperta, discredita affatto il simulatore, questa, per- ché porta seco disprezzo: sia sodamente religioso contra la fittione e saviamente pio contra la superstitione. Dio è verità, e vuol essere con verità e con schiettezza d’animo adorato.
Supposto questo fondamento, presti il debito onore al vicario di Cristo et a’ ministri delle cose sacre, e ne dia essempio agli altri, persuadendosi, che non è cosa più sciocca, né che arguisca maggior viltà d’animo, che l’attaccarsi co’ pontefici e con le persone religiose; con ciò sia che, se tu gli onori per rispetto di Dio (di cui tengono il luogo) sei empio, se non cedi loro, se non gli onori per rispetto di Dio, ma per qualche loro qualità, sei scempio. Non si può in questa parte a bastanza lodare Ferrante Cortese, conquistatore della nuova Spagna, perché questo eccellentissimo personaggio, con l’incredibile riverenza ch’egli portava a’ sacerdoti et a’ religiosi, mise in sommo credito e pregio la fede e la religione cristiana in quei paesi, e l’essempio suo ha avuto tanta forza, che sin al dì d’oggi non è luogo al mondo dove il clero sia più rispettato, e le persone religiose più riverite, che nella nuova Spagna. E non è possibile, che stimi la religione, chi non fa conto de’ religiosi, perché come potrai onorare la religione, che tu non vedi, se non fai stima de’ religiosi, che tu hai innanzi gl’occhi?
Faccia scelta delle persone religiose d’eccellente dottrina e virtù, e mettale in tutto quel credito appresso il popolo, ch’egli potrà, con udirli spesso, se sono predicatori, col valersi della lor prudenza se son persone di gran pratica, col intervenire a’ divini officii nelle chiese i cui ministri sono di buon essempio, con onorarli talora della sua tavola, col domandare il loro avviso sopra qualche cosa, col rimetter loro qualche sorte di memoriali o di suppliche pertenenti alla conscienza o a l’a-iuto de’ poveri o di qualche altra opera pia, col dar loro finalmente materia et occasione d’essercitare a beneficio commune i loro talenti.
E perché grandissima parte dell’aiuto spirituale de’ popoli depende da’ predicatori, procuri sollecitamente d’averne copia e di mettere in credito, non quei che con una certa forma di parlar fiorita e vaga, ma infruttuosa e vana, fanno ufficio di trattenitori anziché di predicatori, ma quelli che, sprezzando cotale maniera di dire pomposa e quasi sfacciata, spi- rano nella loro predicatione, e quasi infondono negli animi degli uditori spirito e verità, riprendono i vitii, detestano i peccati, infiammano gli animi d’amor di Dio, predicano final- mente non se stessi, ma Gesù Cristo et hunccrucifixum.
Non permetta, che le persone ecclesiastiche siano per la lor mendicità disprezzabili, perché non è cosa, che avvilisca più la religione e’l culto di Dio presso al volgo, che la necessità e la miseria de’ ministri di lei.
Usi magnificenza nelle fabriche delle chiese e stimi cosa più degna d’un prencipe cristiano il ristorar le chiese antiche, che il fabricar le nuove: perché la riparationesarà sempre opera di pietà, ma nelle fabriche nuove si nasconde spesso e si annida la vanagloria.
Aiuti finalmente il culto del suo creatore in tutti quei modi che potrà. David, in mezo delle guerre, apparecchiò tutto il necessario per la fabrica di un tempio magnificentissimo, procurò, che si riducesse a miglior forma il servitio del tabernacolo, migliorò et accrebbe d’istrumenti e di numero di voci l’officio divino. Carlo Magno condusse, per gli officii sacri, musici eccellenti sin da Roma, il medesimo diede ordine, che si cercassero diligentemente i sermoni de’ Santi Padri, e le vite degli antichi martiri, e si divolgassero, egli diede commodità a Paolo Diacono di scrivere i gesti de’ santi et ad Isuardo di far il suo Martirologio, e Constantino Magno, per illustrare la religione, diede ordine, che a spese sue si raccogliessero i libri dispersi per le persecutioni passate e si facessero copiosissime librarie.
Ma, quanto al reggimento, lasci liberalmente a’ prelati il giudicio della dottrina e l’indrizzo de’ costumi e tutta quella giurisdittione, che’l buon governo dell’anime ricerca, et i canoni e le leggi loro concedono; e ne promuova egli per ogni via l’essecutione, or con l’autorità, or con la potestà, or col denaro, or con l’opera: perché, quanto i sudditi saranno più costumati e più ferventi nella via di Dio, tanto si mostrarannopiù trattabili et ubidienti al suo prencipe.


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Nota esplicativa di Luigi Firpo
Sviluppando l'abbozzo delineato sei anni prima con il De regia sapientia, l'opera tentava di dare una risposta al problema politico centrale della Controriforma, la crisi aperta dal machiavellismo con il dissociare la politica dalla morale e con il ridurre la religione a strumento del potere. Tesi centrale è la restaurazione dei trascendenti valori dell'etica rivelata, con preminenza assoluta sulle istanze della politica; ma, per dare maggiore efficacia ai suoi richiami alla pura coscienza e al timor di Dio, il B. finisce con l'asserire che solo la rettitudine e la religiosità assicurano il dominio felice, degradando così sul piano del contingente vantaggio quei valori che la coscienza contemporanea rivendicava soltanto in astratto, quasi succube del fascino esercitato dal Machiavelli, ma in realtà dominata dalle ferree istanze della volontà di potenza e dei conflitti dinastici e confessionali. Tuttavia il successo della Ragion di Stato, che dilagò per decenni pdfcon frequenti ristampe italiane e reiterate versioni in spagnolo (1593), francese (1599), latino (1602) e tedesco (1657), non fu dovuto alle poche e fragili pagine dottrinali, bensì alla vasta e sistematica esposizione, che ad esse si affianca, di tutta la nuova problematica che lo Stato moderno sorgente portava con sé: esazione fiscale, organizzazione militare, commercio, industria, amministrazione della giustizia, annona, urba-nistica; meglio di qualsiasi altra opera di quell'età, il libro del B. documenta il tipico trapasso, che allora si operava, dallo Stato patrimoniale di impronta feudale e tirannica allo Stato di "politìa", fondato sull'amministrazione oculata, la centralizzazione livellatrice, la gerarchia burocratica, l'estinzione progressiva delle cariche ereditarie o venali.

 

Il testo è ripreso da
http://sciencepoparis8.hautetfort.com/medi
a/02/01/1597175066.pdf


Nota esplicativa da:
http://www.treccani.it/enciclopedia/giovan
ni-botero_(Dizionario-Biografico)/

 

 

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