Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfLa Laudato si’ fornisce motivazioni etiche alle azioni per uno sviluppo sostenibile, rilevanti in sé, ma spesso assenti nella riflessione generale sulla economia circolare.
In realtà quando si parla di economia circolare, di sviluppo sostenibile, si è necessariamente vicini alla riflessione etica. Infatti tale tipo di riflessione parte dall’esperienza negativa che colpisce le persone: ad es. di fenomeni di inquinamento, di rifiuti invasivi, di energie non rinnovabili, di sviluppo a spese dell’ambiente biologico.
Ora, al centro della riflessione etica c’è sempre la persona, anzi tutte le persone. Attorno ad esse, e per esse, l’ambiente della vita è essenziale: senza la più vasta biosfera, per definizione, neppure quella umana è pensabile.
Nella riflessione di etica cristiana la persona è al culmine della creazione, ma quest’ultima nel suo insieme non è ‘materiale inertÈ a totale disposizione dell’uomo, pur essendo a disposizione per il suo sviluppo integrale - materiale e spirituale - e di quello di tutta l’umanità, presente e futura. A questo punto siamo già evidentemente nel contesto di richiamo alla responsabilità umana, individuale e collettiva. Questo significa che la persona ha per missione non solo di vivere, ma di sviluppare le proprie potenzialità in vista dello sviluppo del bene umano integrale. Ciò può avvenire attraverso la realizzazione delle sue tendenze naturali fondamentali: verso la sopravvivenza, la comunità famigliare, la comunità politica e la conoscenza di Dio.
Riflettiamo ora sul fatto incontrovertibile che quanto affermato fin qui circa la missione dell’uomo di realizzare la propria natura, è oggi altamente controverso. Qual è la natura dell’uomo, quella creata da Dio come in uno stampo di metallo oppure quella di non aver natura, di totale libertà individuale e collettiva nello scegliere le proprie finalità di sviluppo? Siamo di fronte, insomma, quella che si usa chiamare la questione antropologica.
Grave questione, irrisolta sul piano sociale empirico, nel senso che divergenti soluzioni politiche riguardo ad essa sono presenti da quanto le civiltà registrano la questione stessa.
Papa Francesco ha scelto opportunamente il tema della cura della casa dell’uomo per la sua enciclica Laudato si’ perché qui siamo davanti a limiti oggettivi, materiali, percepibile e misurabili della natura che ci circonda.
Ma se prendiamo ‘natura’ nel senso della casa comune, siamo di fronte a dei limiti nel loro insieme incontrovertibili: se continuiamo a bruciare carbone e petrolio con la attuale intensità il surriscaldamento globale è assicurato, e via denunciando...
Anche tra i cristiani delle varie confessioni il tema ecologico è quello sul quale si incontrano le maggior convergenze. Anzi, probabilmente è l’unico tema etico sul quale si trova un’ampia convergenza di interesse e di soluzioni.
Ma veniamo al testo della Laudato si’.
Il n. 22 recita


22. Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata. Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi.


Questo paragrafo è preso dal Cap.1: Quello che sta accadendo nella nostra casa; § 1. Inquinamenti e cambiamenti climatici; Capoverso: Inquinamenti, rifiuti e cultura dello scarto. La sua collocazione semplifica di molta la sua comprensione.
Per il nostro scopo è comunque centrale la seguente affermazione:


Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. 


Dal punto di vista filosofico - cioè di riflessione generale - troviamo qui tutte le parole chiavi del tema Economia Circolare. Si tratta delle risorse vitali sia per noi tutti oggi viventi che per le generazioni prossime venture. Per preservarle è necessario adottare misure che abbiano come risultato la limitazione sostanziale del consumo delle energie non rinnovabili, la moderazione dei consumi in genere, l’efficienza dello sfruttamento delle risorse che vanno riutilizzate il più possibile e quindi entrare nel riciclo.
Le conseguenze anche sull’uomo sono evidenti, anche al di là dei fattori strettamente biologici.


43. Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone.


E più concretamente e dettagliatamente:


46. Tra le componenti sociali del cambiamento globale si includono gli effetti occupazionali di alcune innovazioni tecnologiche, l’esclusione sociale, la disuguaglianza nella disponibilità e nel consumo dell’energia e di altri servizi, la frammentazione sociale, l’aumento della violenza e il sorgere di nuove forme di aggressività sociale, il narcotraffico e il consumo crescente di droghe fra i più giovani, la perdita di identità. Sono segni, tra gli altri, che mostrano come la crescita degli ultimi due secoli non ha significato in tutti i suoi aspetti un vero progresso integrale e un miglioramento della qualità della vita. Alcuni di questi segni sono allo stesso tempo sintomi di un vero degrado sociale, di una silenziosa rottura dei legami di integrazione e di comunione sociale.


La conclusione etica la troviamo al n. 45: Così si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi.
Ma non basta:


59 … Se guardiamo in modo superficiale, al di là di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. È il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse.


Dal punto di vista delle considerazioni strettamente morali ci si potrebbe fermare qui.
Infatti dal punto di vista dei fini umani ultimi, che altro si potrebbe o dovrebbe dire?
Il discorso di Papa Bergoglio è però tutt’altro che finito qui, e non si arresta al livello dell’etica generale. In questo senso è significativo che il termine economia/economico sia usato ben 94 volte nel testo. Per questo è possibile sottoporre il testo ad una ampia disamina critica.
Si potrebbe quindi iniziare dicendo che la situazione ambientale non è così catastrofica e che l’analisi si basa su dati non realistici.
E si potrebbe anche obiettare che sono i paesi sviluppati che ci hanno portato a questo punto critico e che quindi ad essi aspetta per primi fare sacrifici per permettere agli altri di raggiungere se non il benessere dei paesi con PIL individuale superiore a 30.000 $, almeno un livello di vita decente. 20.000 $ per es. È stata la grande questione al COP 21 di Parigi nel dicembre 2015, dove si è tenuta la 21ª sessione annuale della conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 1992 e la 11ª sessione della riunione delle parti del protocollo di Kyoto del 1997.
Ma si potrebbero anche avanzare riserve di altro tipo. Bene i principi e le finalità da raggiungere, ma come arrivarci? Chi deve limitarsi nella cultura dello scarto? E questa domanda va riferita non solo alla contesa tra nazioni, ma a quella tra regioni o classi sociali all’interno dello stesso paese.
E proseguire nella critica: dal momento che esistono tra gli stati, e dentro gli stati, anche ‘i furbi’ meglio chiamati ‘i criminali’, come controllare, prevenire e punire, i contravventori?
Papa Bergoglio non si atteggia certo a ‘poliziotto ecologico’, ma avanza delle riflessioni per individuare le cause profonde che ci hanno portato a questa situazione generalizzata.


109. Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale.
115. L’antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realtà, perché questo essere umano «non sente più la natura né come norma valida, né come vivente rifugio. La vede senza ipotesi, obiettivamente, come spazio e materia in cui realizzare un’opera nella quale gettarsi tutto, e non importa che cosa ne risulterà».
119. La critica all’antropocentrismo deviato non dovrebbe nemmeno collocare in secondo piano il valore delle relazioni tra le persone. Se la crisi ecologica è un emergere o una manifestazione esterna della crisi etica, culturale e spirituale della modernità, non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali.


E con questo siamo arrivati ad indicare un punto centrale della riflessione etica.


Il relativismo pratico


122. Un antropocentrismo deviato dà luogo a uno stile di vita deviato. Nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho fatto riferimento al relativismo pratico che caratterizza la nostra epoca, e che è «ancora più pericoloso di quello dottrinale». Quando l’essere umano pone sé stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo. Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’onnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati. Vi è in questo una logica che permette di comprendere come si alimentino a vicenda diversi atteggiamenti che provocano al tempo stesso il degrado ambientale e il degrado sociale.


Naturalmente nessuno vuole assumersi la responsabilità, per non dire la colpa, del disastro ambientale.


198. La politica e l’economia tendono a incolparsi reciprocamente per quanto riguarda la povertà e il degrado ambientale. Ma quello che ci si attende è che riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune. Mentre gli uni si affannano solo per l’utile economico e gli altri sono ossessionati solo dal conservare o accrescere il potere, quello che ci resta sono guerre o accordi ambigui dove ciò che meno interessa alle due parti è preservare l’ambiente e avere cura dei più deboli. Anche qui vale il principio che «l’unità è superiore al conflitto».


Ma che cosa ha a che fare la religione con tutto questo? O meglio: quale può essere il contributo delle religioni al superamento dell’attuale crisi ecologica ed economica?


201. La maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti, e questo dovrebbe spingere le religioni ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità. È indispensabile anche un dialogo tra le stesse scienze, dato che ognuna è solita chiudersi nei limiti del proprio linguaggio, e la specializzazione tende a diventare isolamento e assolutizzazione del proprio sapere. Questo impedisce di affrontare in modo adeguato i problemi dell’ambiente. Ugualmente si rende necessario un dialogo aperto e rispettoso tra i diversi movimenti ecologisti, fra i quali non mancano le lotte ideologiche. La gravità della crisi ecologica esige da noi tutti di pensare al bene comune e di andare avanti sulla via del dialogo che richiede pazienza, ascesi e generosità, ricordando sempre che «la realtà è superiore all’idea».pdf


Il discorso si ferma qui, ma per lasciare spazio all’azione.
All’attuazione delle norme applicative di questa ‘revisione di vita’ e alla elaborazione delle motivazioni concrete all’agire. Non è più tempo di discussioni e dispute teoretiche o retoriche. É il momento di operare.
Adesso o mai più? Probabilmente no, per i ricchi individui e le ricche nazioni, ma probabilmente sì, per le persone povere e le popolazioni povere dell’intero pianeta.

 

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