Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

1. Introduzione

pdfI. Tra i meriti attribuibili al follow-up di Rio de Janeiro del giugno 1992, va ascritto quello di aver attirato l'attenzione della comunità internazionale al senso di consapevolezza di fronte al livello di degrado ambientale raggiunto, nonché di proporre delle strategie economiche innovative che non penalizzino il livello socio - economico raggiunto.

I 183 Paesi che parteciparono alla Conferenza patrocinata dall'organizzazione delle Nazioni Unite su "Ambiente e Sviluppo" (UNCED), concordarono sull'affermazione di obiettivi comuni (la "Dichiarazione di Rio") mediante la formulazione di un piano di azione per promuovere delle specifiche iniziative economiche, sociali ed ambientali da attuare nel 21° secolo, denominato AGENDA 21 (Fig.1).

Originariamente gli strumenti operativi dell'AGENDA 21 si sarebbero dovuti attuare mediante quattro Convenzioni internazionali quadro 1, che avrebbero interagito vicendevolmente, assicurando in questo modo, il giusto equilibrio del pianeta Terra.

L'AGENDA 21 è strutturata in quaranta capitoli nei quali sono sviluppati argomenti (o tematiche) reputati suscettibili di approfondimenti, idonei per garantire un adeguato livello di integrazione tra ambiente e sviluppo.

Fig.1 - L'articolazione dell'AGENDA 21

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II. Gli esperti che lavorarono sul documento programmatico AGENDA 21, formularono il concetto di "sostenibilità" sui seguenti tre elementi :
1. l'integrazione delle considerazioni ambientali in tutte le strutture dei governi centrali e in tutti i livelli di governo per assicurare coerenza tra le politiche settoriali;
2. un sistema di pianificazione, di controllo e gestione per sostenere tale integrazione;
3. l'incoraggiamento della partecipazione pubblica dei vari soggetti coinvolti con richiesta di una piena possibilità di accesso alle informazioni.

Si giunse così alla definizione finale formulata dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo, presieduta da Gro Harlem Bruntland, : "uno sviluppo che fa fronte alle necessità del presente senza compromettere le capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie esigenze".

Secondo la definizione proposta, lo sviluppo sostenibile ricerca, dunque, un rapporto armonico della qualità della vita, pur rimanendo nei limiti del rispetto ambientale.

In attuazione a questo principio sono state rese operative le Convenzioni relative ai Cambiamenti climatici, la diversità biologica e la lotta contro la desertificazione, quali strumenti di diritto internazionale, che soccorrono in particolare quei Paesi che ancor oggi soffrono i limiti per l'assenza di democrazia, per garantire la qualità ambientale globale.

La chiave di lettura delle tre convenzioni scaturite dal Follow-up di Rio, è inquadrabile nel principio di interconnessione risultante dai cicli bio-geo-chimici.

I cambiamenti climatici, oltre ad essere influenzati dalle emissioni industriali e dalla presenza dei CFC (clorofluorocarburi), sono condizionati dal sistema forestale, in generale e specificatamente da quello equatoriale, ormai insufficiente a garantire un giusto equilibrio ossigeno - anidride carbonica. Tagli, incendi, condizioni climatiche contrastanti non sempre favorevoli sono i tre fattori che condizionano pesantemente la ricchezza di biodiversità, del sistema forestale influenzando, in modo rilevante in talune zone, il fenomeno della desertificazione.

Le pratiche sostenibili, pertanto, sono quel tipo d'interventi necessari tendenti a non aggravare ulteriormente il sistema da danni irreversibili già provocati.

III. Negli ultimi trent'anni le convenzioni internazionali per la conservazione della natura, quali strumenti di diritto internazionale patrocinate dall'ONU, hanno sviluppato un sistema evolutivo d'approccio passando da:

convenzioni di prima generazione, pensate per tematiche di ordine generale come la tutela dei mari e delle coste dai sversamenti di petrolio da attuare ad aree geografiche interessate dalle principali rotte;
convenzioni di seconda generazione, originate dopo la Conferenza di Stoccolma del 1972, focalizzate su tematiche specifiche, come ad esempio la Convenzione per la tutela delle specie migratrici (CMS) del 1979 o la Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio d'estinzione (CITES), del 1973 ;
convenzioni di terza generazione, originate dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, dal carattere multidisciplinare, o globale, che perseguono lo scopo di attuare in modo integrato ed armonico ambiente e sviluppo. Quest'ultimo inteso come processo economico.

Nella Fig. 2 è stato rappresentato il modello di E-Governance, cioè le Agenzie delle Nazioni Unite che dal 1972 curano il processo di attuazione delle politiche internazionali ambientali, incluso il Vertice di Johannesburg.


Fig.2 - E-Governance ambientale

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IV. La nostra attenzione si concentrerà sulla Convenzione sulla Diversità Biologica in quanto, sia dal testo della stessa sia dalle decisioni adottate dalla Conferenza delle Parti contraenti (COP), sono contenuti una serie d'argomenti meritevoli d'approfondimenti analitici, d'ordine filosofico e morale sino ad ora mai posti a confronto.

Ad oggi, sono disponibili una mole d'informazioni basate esclusivamente su dati scientifici: mancano adeguati riferimenti che quantifichino il grado di promozione raggiunto relativamente agli aspetti sociali, economici e politici.

Sulla questione ambientale non è stata prodotta una Enciclica, anche se numerosi sono gli interventi di valore Magisteriale di cui il principale è sicuramente ascrivibile al "Messaggio per la giornata della Pace" pronunciato dal S. Padre nel 1990, elaborato in vista della Conferenza di Rio de Janeiro.

Nel Messaggio si ribadisce in primo luogo la visione cristiana basata sul duplice dualismo lavoro e dono e lavoro e gratuità, cioè l'homo oeconomicus, solidale, proteso a progettare un mondo per tutti.

La Chiesa, ad oggi, è intervenuta sulle questioni ambientali soffermandosi principalmente sul principio interpretativo del concetto di sostenibilità 2, in modo indiretto e su tematiche di più ampio respiro che fungono, comunque, da base applicativa al dibattito odierno come la cooperazione, in tutte le sue forme, la solidarietà, la sussidiarietà, con un richiamo al principio di responsabilità dell'uomo verso il creato, senza per altro aver sviluppato un documento ad hoc.

Traendo riferimento dai documenti della Dottrina Sociale della Chiesa, nel paragrafo terzo sono stati riportati i contributi maggiormente significativi, letti in modo comparativo e comunque riconducibili alle tematiche ambientali come il privilegiare il coinvolgimento dell'intera umanità, la messa in comune delle risorse, il rispetto della natura, la responsabilità verso le generazioni future.

V. In ultima analisi si ritiene che le informazioni attualmente in possesso, adottate nei diversi fori internazionali, siano sufficienti per completare il quadro conoscitivo sul reale stato dell'ambiente globale tenuto conto, tra l'altro, che prossimamente si svolgerà a Johannesburg la manifestazione celebrativa per il decennale della Conferenza di Rio de Janeiro (Rio+10). La Commissione Sviluppo Sostenibile (CSS), l'Agenzia ONU istituita dall'UNCED per dare attuazione ai contenuti dell'AGENDA 21, sarà chiamata ad illustrare i risultati ottenuti, ed in particolare se lo sviluppo sostenibile è una via praticabile e percorribile. Le riunioni preparatorie al vertice di Johannesburg hanno evidenziato le notevoli difficoltà nell'ottenere soddisfacenti risultati. Se da un lato è stata constatata una piena coscienza e consapevolezza delle Parti dai diversi problemi ambientali, dall'altro i risultati sono molto lontani ed ancora non risolti come il surriscaldamento della Terra, la continua e la lenta perdita della biodiversità, l'azione di deforestazione a ritmi esponenziali ed il sempre più evidente fenomeno della desertificazione. Il vertice, pertanto, sarà l'occasione per focalizzare quattro ambiti tematici strettamente connessi tra loro:

Proteggere la base delle risorse naturali dello sviluppo economico;
Integrare gli aspetti ambientali e l'eliminazione della povertà;
Rendere sostenibile la globalizzazione;
Rafforzare il buon governo e la partecipazione.

Il presente documento, lungi dal considerarsi esaustivo, tenuto conto della complessità delle diverse tematiche trattate, persegue lo scopo di individuare e comparare quegli argomenti ritenuti maggiormente significativi che sono alla base del concetto di sostenibilità per l’apertura di un dibattito, meritori di ulteriori approfondimenti.



2. Analisi delle principali problematiche ambientali

2.1. Il Contesto internazionale

L’idea di una Convenzione dal carattere globale, emerse nel corso dell’Assemblea Generale dell’IUCN (l’Organizzazione internazionale per la conservazione della natura), nel 1980. Successivamente, nel 1987, il Programma delle nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) procedette all’istituzione di un gruppo di lavoro specifico affinché si occupasse delle diverse tematiche afferenti la biodiversità, anche se il negoziato non iniziò prima del novembre del 1990 per concludersi a Rio de Janeiro nel giugno 1992.

La Convenzione, oltre a sancire che la biodiversità costituisce un valore intrinseco da tutelare e tramandare per le generazioni future, è attenta nel considerare tutte le implicazioni sociali, economiche, scientifiche, educative, culturali, ricreative ed estetiche che afferiscono a tale concetto.

L’articolo 1 3 contiene le basi concettuali della Convenzione dove è possibile individuare tre obiettivi principali:

primo obiettivo, la Convenzione sulla diversità biologica persegue la salvaguardia della variabilità degli organismi viventi di ogni origine, ivi presenti nei diversi ecosistemi e complessi ecologici di cui fanno parte;
secondo obiettivo, il perseguimento dell'uso sostenibile delle componenti che costituiscono la diversità biologica (livello genetico, di specie ed ecosistemico) mediante l'applicazione dei modelli che consentono di rispettare i necessari tempi di rigenerazione delle risorse utilizzate. Pertanto, il fine ultimo è quello di soddisfare le esigenze delle presenti generazioni e quelle future;
terzo obiettivo, la distribuzione, secondo principi di equità, dei benefici derivanti dall'uso delle risorse genetiche e da un appropriato trasferimento delle relative tecnologie.
Sulla base dell'elencazione dei tre obiettivi così delineati, il passo successivo vede l'individuazione delle tematiche specifiche di rilevo di nostro interesse.



2.2 La Cooperazione: le linee guida delle Politiche delle Nazioni Unite per lo sviluppo


Il tema della cooperazione è sicuramente l'argomento maggiormente trattato nell'AGENDA 21 per l'attuazione dello sviluppo sostenibile, e dalle relative Convenzioni che ne derivano, il quale, tra l'altro, è posto tra gli argomenti prioritari nei piani e programmi dei Paesi industrializzati (Pi), Esso trae fondamento da diverse fonti.

Il capitolo IX della Carta delle Nazioni Unite è dedicato alla "cooperazione internazionale economica e sociale", ma già nell'art.1 della Carta veniva indicata nei compiti e nelle finalità della nascente Organizzazione internazionale e l'attuale politica delle Nazioni Unite si sta impegnando a ridurre le drammatiche diseguaglianze che esistono tutt'oggi tra i Paesi membri.

L'articolo 55 dello statuto ONU stabilisce quali siano le premesse fondamentali per garantire la stabilità economica così disponendo: "Al fine di creare le condizioni di stabilità economica e di benessere che sono necessarie per avere rapporti pacifici ed amichevoli fra le nazioni, basati sul rispetto del principio dell'uguaglianza dei diritti o dell'autodeterminazione dei popoli, le Nazioni Unite promuoveranno:

a) un più elevato tenere di vita, il pieno impiego della mano d'opera, e condizioni di progresso e di sviluppo economico e sociale;
b) la soluzione dei problemi internazionali economici, sociali, sanitari e simili, e la collaborazione internazionale culturale ed educativa;
c) il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione.

Tali premesse rappresentano le basi teoriche per la formulazione dei principi generali della cooperazione allo sviluppo contenuti in alcune risoluzioni adottare dall'Assemblea generale, che a giusto titolo sono considerate storiche in quanto indicano gli elementi fondamentali del nuovo tipo approccio per la crescita dei Paesi in via di sviluppo come la Dichiarazione e il Programma d'azione per l'instaurazione di un nuovo ordine economico internazionale (Ris.3202 e 3202 del 1974) e la carta dei diritti e doveri economici degli Stati (Ris.3281 del 1974).

In conclusione, gli obiettivi generali perseguiti dall’ONU 4 sono mirati al raggiungimento della giustizia sociale internazionale (Lettera m della Carta ONU) affinché si attui una politica economica tale da garantire il giusto rapporto tra i prezzi dei prodotti importati e quelli esportati dai Paesi in via di sviluppo, la diversificazione delle loro esportazioni, il miglioramento delle condizioni di accesso al mercato, la stabilità e la remuneratività dei prezzi delle merci, la conclusione di accordi multilaterali a lungo termine per i prodotti di base, l'accesso di quei paesi alle realizzazioni in campo tecnico e scientifico mediante il trasferimento della tecnologia.

La cooperazione 5 è sicuramente il tema prioritario, la struttura portante per l'attuazione della Convenzione. Il tema della cooperazione viene ribadito ripetutamente sottolineando la necessità di garantire un pari livello di conoscenza tecnica e scientifica, tra tutte le Parti contraenti da attuare mediante idonee politiche nazionali, indirizzate alla valorizzazione delle risorse umane, incluse le pratiche tradizionali mantenute dalle popolazioni locali.



2.3 Gli strumenti del diritto internazionale a favore del principio della responsabilità (liability)


L'assenza di una legislazione internazionale che regoli le norme di tutela per l'accesso alle risorse genetiche è uno degli aspetti che maggiormente influiscono negativamente sulla crescita economica dei Paesi in via di sviluppo (Pvs) in quanto sono i principali detentori di tali risorse.

L'assenza di tali norme è condizionata da forti interessi economici, da gravi problemi di giustizia sociale e di democrazia che affliggono questi Paesi.

Consapevoli di questi limiti, i Pvs guardano con molto interesse alla formulazione di strumenti giuridici internazionali che offrano indicazioni certe e trasparenti, ispiratori di autentici principi democratici che rendano consapevoli delle proprie responsabilità i Governi.

La V° Conferenza delle Parti contraenti della Convenzione (Nairobi, maggio 2000) con la Decisione V/18 si è pronunciata invitando le Parti, i Governi e le Organizzazioni internazionali di promuovere e divulgare gli accordi internazionali a favore dell'ambiente in applicazione al principio della "responsabilità" (liability), così come espresso nell'articolo 14 del testo della Convenzione 6.

Riconoscendo la carenza strutturale ed ideologica di democrazia di alcuni Paesi, le Parti contraenti hanno promosso, mediante il proprio organismo scientifico, lo studio per la formulazione di un testo, o linee guida, in cui vengono individuati i processi, le categorie e le attività suscettibili per la valutazione d'impatto ambientale.

Con questo riconoscimento, i Governi e le Nazioni si sono resi consapevoli di operare al meglio per la tutela della biodiversità e della responsabilità nei confronti dei vicini: la natura non conosce le frontiere geopolitiche ed il principio di responsabilità sottolinea la consapevolezza di godere ed offrire i benefici derivati dai beni ambientali; essi possono anche essere depauperati se accompagnati da una mancata compensazione 7.

Secondo l'impostazione teorica formulata da Buchanan e Stubblestine, è stato possibile individuare due tipi di esternalità, denominate rispettivamente unidirezionali e reciproche. Nel primo caso si ha quando una persona, o ditta, impone una esternalità all'altra senza che quest'ultima la impone a sua volta, nel secondo caso gli effetti sono reciproci nel momento in cui le esternalità sono prodotte da due soggetti contemporaneamente.

Una applicazione di tale principio risulta evidente nel testo del Protocollo di Cartagena (o Biosicurezza), relativo al movimento trasfrontaliero di organismi geneticamente modificati, nel quale è stato incluso un articolo specifico (il 27) denominato "Responsabilità e riparazione" (Liability and redress) in cui viene detto espressamente che dovrà essere elaborato uno specifico strumento di diritto internazionale che definisca i termini della questione mediante idonee procedure. Il testo, una volta ultimato, sarà adottato dalla Conferenza delle Parti come requisito necessario per la sua attuazione a livello mondiale.

Tra le varie iniziative 8 è meritorio ricordare l'impegno dell'Unione Europea che sin dal 1985, con una Direttiva, definiva quali classi di progetti dovevano essere sottoposti agli studi di valutazione di impatto ambientale.

Successivamente nel 1993 ha pubblicato un "Libro Verde". Un'opera di valore conoscitivo che ha condotto alla formulazione e alla pubblicazione negli anni successivi del "Libro Bianco" sulla responsabilità ambientale (COMM(2000) 66 Final) nel quale sono stati delineati gli orientamenti politici fondamentali per poter operare in un regime di sicurezza, circoscrivendo al massimo le attività pericolose per la protezione della diversità biologica.



2.4 Il ruolo fondamentale dell'informazione

Con il termine di complessità, la teoria dei sistemi indica l’esistenza di un problema operativo o conoscitivo relativo alla dinamica di un sistema in duplice riferimento:

1. In funzione alla necessità di mantenere stabili i confini di sistema durante gli scambi tra interno ed esterno di una struttura;
2. In relazione alla prospettiva di un osservatore, che valuta la complessità stessa, come eccesso di possibilità decisionali, ovvero come insufficienza del suo punto di vista rispetto alla necessità di agire praticamente o di spiegare le interdipendenze che vi si affollano intorno.

La complessità, sta quindi ad indicare la circostanza secondo cui le possibilità di scelta, di controllo e di conoscenza, offerte da un sistema, sono superiori alle capacità di scelta, di controllo e di conoscenza possedute da un osservatore del sistema stesso.

La Convenzione sulla Diversità Biologica è una convenzione quadro che racchiude una molteplicità di argomenti, incidenti gli uni con gli altri in modo trasversale. Da ciò nasce l'esigenza di poter disporre di uno scambio razionale delle informazioni che favorisca la condivisione del patrimonio delle conoscenze e il perseguimento dei molteplici obiettivi secondo i seguenti punti:

1. Facilitare il confronto tra le diverse esperienze relative alla ricerca e alle sue applicazioni;
2. Accrescere la consapevolezza del fatto che la conservazione della biodiversità nel tempo è un obiettivo comune;
3. Evitare la duplicazione degli sforzi di ricerca;
4. Fornire gli strumenti a tutti i Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, per affrontare le problematiche relative alla gestione sostenibile del territorio e del patrimonio in fatto di biodiversità;
5. Mantenere la diversità culturale.

La diffusione delle informazioni scientifiche, tecniche e socio economiche avviene attraverso la letteratura specialistica, la partecipazione a congressi, convegni e corsi di formazione, allestimento di campagne informative, l'incentivazione di partenariati attivi e di cooperazione internazionale, e attraverso la produzione di strumenti informativi multimediali.

Al fine di perseguire una efficace azione di cooperazione è necessario sviluppare e migliorare i meccanismi della condivisione, gestione e diffusione delle informazioni.

Per questo scopo la COP, quale massimo organo decisionale della Convenzione, ha promosso la creazione di un meccanismo di scambio delle informazioni.

Tale meccanismo denominato "Clearing-House Mechanism- CHM" è uno strumento flessibile decentralizzato che consente l'equa distribuzione e fruizione delle informazioni, basandosi sulle necessità degli utenti sia privati sia operatori del settore pubblico e decisori.

L'approccio epistemologico della CHM, dal carattere non esclusivamente scientifico, si rivela come lo strumento idoneo per l'indagine critica sull'origine e la struttura della conoscenza, ovvero offre l'opportunità ad ogni Paese di poter sviluppare un adeguato processo civile e democratico.

La CHM è, dunque, la giusta risposta a quanto affermato dal Principio 10 della Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo: "la maggiore efficienza nella gestione ambientale si raggiunge con la partecipazione di tutti i cittadini e l'accesso alle informazioni ambientali detenute dalle autorità pubbliche".

In tale contesto, risulta significativo evidenziare il progresso raggiunto nel campo dell'informazione ambientale raggiunto con la Convenzione di Aarhus.

Storicamente il processo negoziale è iniziato nel 1995 per concludersi nel 1998, con la firma da parte di 39 Stati e dell'Unione Europea hanno dato vita ad una Convenzione adottata sotto gli auspici della Commissione Economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UN-ECE) che persegue come principale obiettivo "… contribuire alla protezione del diritto di ogni persona, della presente e delle future generazioni, di vivere in un ambiente adeguato alla propria salute ed al proprio benessere, ogni Parte garantirà i diritti di accesso all'informazione, alla partecipazione pubblica nel processo decisionale, e l'accesso alla giustizia in materia di ambiente.." (Art.1), e che si propone tre specifici settori di intervento quali:

¨ Sviluppare l'accesso dei cittadini all'informazione di cui dispongono le autorità pubbliche;
¨ Favorire la partecipazione dei cittadini alle attività decisionali aventi effetti sull'ambiente;
¨ Estendere le condizioni per l'accesso alla giustizia.

Il senso di consapevolezza e responsabilità nel fornire, e garantire sempre una corretta informazione è sottolineato dall'Art. 2, comma 3, che ne definisce il termine "con informazione ambientale s'intende qualsiasi informazione scritta, visiva, radiofonica, elettronica o qualsiasi altra forma riguardante:

a) Lo stato degli elementi dell'ambiente, quali aria ed atmosfera, acqua, terra, suolo, territorio, paesaggio e siti naturali, la biodiversità e le sue componenti, inclusi gli organismi geneticamente modificati e l'interazione tra questi elementi;
b) Fattori, quali sostanze, energia, rumore e radiazioni, ed attività o provvedimenti, inclusi i provvedimenti amministrativi, accordi volontari ambientali, politiche, normativa, piani e programmi, che influenzano o che possono influenzare gli elementi dell'ambiente compresi nell'ambito della lettera (a), ed analisi dei costi/benefici ed altre analisi economiche utilizzate nei processi decisionali relativi all'ambiente".

La Convenzione, sottoscritta ad Aarhus dai Paesi interessati, nel 2001 è stata resa operativa grazie all'impegno politico perseguito, mediante gli atti di ratifica attuati dagli Stati, tra cui anche l'Italia.

L'informazione ambientale si sta rivelando sempre di più un argomento di non facile approccio, dato l'alto livello specialistico dei temi trattati, con implicazioni che spesso s'interfacciano tra scienza, politica e mezzi di comunicazione.

I ricercatori del settore sono consapevoli di essere chiamati a restituire fiducia, garantendo la massima trasparenza, indicando preventivamente gli obiettivi prefissati, i risultati e i potenziali rischi.

 


3. L'insegnamento sociale della Chiesa

3.1 La Cooperazione e responsabilità

Per quanto concerne il tema della cooperazione, la Dottrina sociale della Chiesa, ricca nella sua tradizione nel perseguire i due principi fondamentali della continuità con il passato e nella capacità di rinnovarsi, intervenne già nel 1961, quando la problematica non aveva assunto i drammatici toni odierni affrontando le questioni legate all'economia internazionale.

E' la figura di Giovanni XXIII, che con la Mater et Magistra, inizia il processo di analisi delle problematiche legate allo sviluppo dei popoli in funzione dell'economia internazionale, ponendo particolare attenzione alle relazioni tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, o sottosviluppati secondo la terminologia dell’epoca. 9

Nell'Enciclica viene evidenziato il processo dell'interdipendenza a livello mondiale: "I progressi delle scienze e della tecnica in tutti i settori della convivenza moltiplicano ed infittiscono i rapporti tra le comunità politiche, e rendono perciò la loro interdipendenza sempre più profonda e vitale. Di conseguenza può dirsi che ogni problema umano di grande rilievo, qualunque ne sia il contenuto, scientifico, tecnico, economico, sociale, politico, culturale, presenta oggi dimensioni soprannazionali e spesso mondiali" (MM. 200-201).

Nel passo successivo (MM. 202) viene, inoltre, sottolineata l'impossibilità per qualsiasi popolo di risolvere i propri problemi rendendo necessario attivare una base d'intesa e di collaborazione per garantire il raggiungimento degli obiettivi e solo l'assenza di reciproca fiducia, ne svia il percorso.

Per il superamento di questo stallo, l'Enciclica (MM) indica la necessità di attuare un "ordine morale" (MM. 207) in grado di sviluppare tra i popoli una collaborazione economica elevata.

Giovanni XXIII, già nel 1960 lanciò un grande appello alla solidarietà a favore dei paesi sottosviluppati nel corso della Conferenza internazionale presso la FAO 10 e successivamente nella MM verrà puntualizzata la differenza che sussiste tra emergenza e cooperazione allo sviluppo Questo passaggio è sicuramente il più importante in quanto anticiperà il concetto di sviluppo sostenibile espresso successivamente, nel 1992 con la "Dichiarazione di Rio" 11: distruggere o sciupare beni che sono indispensabili ad esseri umani per sopravvivere è ledere la giustizia e l'umanità" (MM. 161).

La constatazione storica del momento poneva in evidenza il divario venutosi a creare, indirizzando le maggiori critiche al principio d'intervento dell'emergenza, contrariamente ad una base programmatica di cooperazione per incidere, in questo modo, in primo luogo sul sistema economico ed in secondo luogo di far acquisire "ai propri cittadini attitudini e qualifiche professionali e competenze scientifiche e tecniche ed a mettere a loro disposizione i capitali indispensabili per iniziare ad accelerare lo sviluppo economico con criteri moderni" (MM.163).

Il pensiero di Giovanni XXIII, si ritrova nel Principio 9 della Dichiarazione di Rio 12 in cui si definisce con il termine di "capacity-building", la conoscenza tecnica e scientifica, inclusa lo scambio di tecnologia innovativa adeguata, quale necessaria base d'intervento idonea per il perseguimento ed attuazione del modello economico locale definito sviluppo sostenibile.

Il concetto di "capacity-building", la capacità del saper fare, non risulta in contraddizione quando, nel momento in cui viene riconosciuto il sapere tradizionale, è assegnato alla popolazione indigena e alle comunità locali il ruolo vitale per la gestione e lo sviluppo dell'ambiente così come espresso nel Principio 22 13. Concetto che troverà successivamente la sua collocazione, con l'articolo 8(j), nel testo della Convenzione sulla Diversità Biologica.

Il valore spirituale tracciato dalla Mater et magistra sul tema della cooperazione economica internazionale, verrà successivamente ripreso nel Concilio Vaticano II, con la Gaudium et Spes, (1965) e da Paolo VI con la Populorum Progressio, (1967).

I due documenti sociali saranno per lungo il punto di riferimento della riflessione cattolica sull'economia internazionale. Ad essi si aggiungeranno in seguito "La giustizia del mondo" del Sinodo dei Vescovi nel 1971, il documento "Al servizio della comunità umana: un approccio etico al debito internazionale " elaborato dalla Pontificia Commissione "Iustitia et Pax" nel 1986 e nel 1987 in omaggio alla al 20° anniversario della Populorum Progressio, Giovanni Paolo II presenterà l'enciclica Sollicitudo Rei Socialis.

Punto di partenza della dottrina del Concilio è che mediante l'interdipendenza e la solidarietà "si stabilisca una maggiore cooperazione internazionale in campo economico" in attuazione degli scopi prefissati dalle organizzazioni internazionali (GS. 85,1).

Dal canto suo Paolo VI nella Populorum Progressio afferma che "i popoli ricchi godono di una crescita rapida, mentre lento è il ritmo di sviluppo di quelli poveri. Aumenta lo squilibrio: certuni producono in eccedenza beni alimentari di cui altri soffrono crudelmente la mancanza, e questi ultimi rese incerte le loro esportazioni. Nello stesso tempo, i conflitti sociali si sono dilatati fino a raggiungere le dimensioni del mondo " (PP 8-9). Una siffatta congiuntura mina allo sviluppo integrale dell'uomo il quale è privato della solidarietà umana dunque della nazione.

Di fronte a una situazione da cui emergono solo sforzi dispersi ed isolati, Paolo VI ha posto l'accento sull'azione della "concertazione" tramite un programma escludendo la prassi dell'intervento occasionale lasciato alla buona volontà del singolo: "Esso suppone (…) studi approfonditi, individuazione degli obiettivi, determinazione dei mezzi, organizzazione degli sforzi, onde rispondere ai bisogni presenti e alle prevedibili esigenze future. Ma è anche molto di più in quanto trascende le prospettive della semplice crescita economica e del progresso sociale e conferisce senso e valore all'opera da realizzare. Nell'atto stesso in cui opera nella migliore sistemazione del mondo, esso valorizza l'uomo" (PP 50).

La raccomandazione di adottare programmi concertati e integrati non è vista in modo primario come un principio di efficienza, bensì di atteggiamento spirituale "Senza dubbio, degli accordi bilaterali o multilaterali 14 possono utilmente essere mantenuti, in quanto permettono di sostituire ai rapporti di dipendenza e ai rancori derivati dall'era coloniale delle proficue relazioni di amicizia, sviluppare su un piano di uguaglianza giuridica e politica. Ma incorporati in un programma di collaborazione mondiale essi sarebbero immuni di ogni sospetto. Le diffidenze di coloro che ne sono i beneficiari ne uscirebbero attenuate, poiché essi avrebbero meno ragioni di temere, dissimulare sotto l'aiuto finanziario o l'assistenza tecnica, certe manifestazioni di quello che è in termini di pressioni politiche e di potere economico esercitati allo scopo di difendere e o di conquistare una egemonia dominatrice." (PP 52).

Il merito attribuito a Giovanni Paolo II con l'enciclica Sollicitudo Rei Socialis, oltre ad analizzare le cause del ritardo politico dello sviluppo del Terzo mondo, tra cui il conflitto allora ancora esistente tra i due blocchi Est-Ovest, contiene delle precisazioni sulla dottrina della solidarietà già esposta in altri documenti.

La solidarietà non è semplice consapevolezza della interdipendenza, è un atteggiamento morale propriamente detto: "è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti" (SRS 38).

L'enciclica insiste sul tema della solidarietà tra i paesi sottolineando l'importanza della riforma del sistema commerciale internazionale, il sistema monetario finanziario internazionale e specificatamente la richiesta di giungere ad un miglioramento delle procedure in materia di scambi di tecnologia (SRS 45).

Un contributo importante alla riflessione sino ad ora condotta, emerge dai risultati del Convegno "Futuro della nostra terra. Responsabilità cristiana per il sociale, il lavoro, l'ambiente" (Assisi, maggio, 2001) promosso dall'Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della Conferenza Episcopale Italiana, in cui sono stati, tra l'altro, riconosciuti che ai tre grandi principi dell'etica cristiana, bene comune, solidarietà e sussidiarietà, se ne aggiunga un quarto, la sostenibilità in quanto racchiude in se la dimensione economica, sociale, politica ed ecologica.

Elemento di forza delle conclusioni sono offerte dal punto 9 della CHARTA OECUMENICA, un importante documento firmato congiuntamente dai Presidenti delle Conferenze delle Chiese europee (KEK) e dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) il 22 aprile 2001 a Strasburgo, con la quale le Chiese dichiarano espressamente il loro impegno per uno stile di vita sostenibile "… per realizzare condizioni sostenibili di vita per l'intero creato. Consci della nostra responsabilità di fronte a Dio, dobbiamo far valere e sviluppare ulteriormente criteri comuni per determinare ciò che è lecito sul piano etico, anche se è realizzabile sotto il profilo scientifico e tecnologico… un impegno a sviluppare uno stile di vita nel quale, in contrapposizione al dominio della logica economica ed alla costrizione al consumo, accordiamo valore ad una qualità di vita responsabile e sostenibile".



3.2 Il principio dell'universalità


La sostenibilità, come espressione della responsabilità cristiana verso il creato, è la risposta ad alta valenza significativa con la quale si è pronunciata la Terza Conferenza dei Responsabili presso le Conferenze episcopali d'Europa (CCEE) riunita a Badin (Slovacchia, 2001) rivolgendosi a tutti i credenti.

Gli oltre 60 delegati di 20 Paesi hanno concordato sul fatto, che la questione ambientale è considerata una sfida sociale di vasta portata che rivela, tra l'altro, una crisi etica e spirituale dell'uomo moderno.

Nel riconoscere la lotta globale alla povertà, la compatibilità ecologica e l'efficienza economica nello sviluppo sociale, quali elementi portanti del principio di sostenibilità, è riconoscibile la radice comune nella dottrina sociale cristiana.

In conclusione, la Chiesa attraverso i suoi documenti è consapevole di un nuovo ordine mondiale caratterizzato dalla diversificazione di più tipi di modelli di sviluppo, fortemente segnato dalle disparità e dalle disuguaglianze che si sono sviluppate dal dopo guerra ad oggi.

Vasti settori sono ancora non completamente esplorati come il commercio dei servizi, dove la dipendenza è ancora maggiore che per i beni, la circolazione della moneta, lo scambio di tecnologie, la proprietà intellettuale legata alla gestione delle risorse genetiche, la circolazione delle informazioni, tematiche, queste che sono alla base della tutela dell'ambiente.

L'appello finale alla Chiesa è quello di continuare a considerare la dimensione internazionale, ponendo sempre in rilievo l'azione di solidarietà verso tutti i popoli.



4. Considerazioni finali

L'indagine condotta, e riassunta nella Tabella Comparativa (Tab.1), pone in evidenza i numerosi punti di convergenza tra le azioni poste in essere all'indomani della Conferenza di Rio e gli insegnamenti contenuti nei documenti della Dottrina Sociale della Chiesa.

Una sintesi a quanto delineato, si trova nelle parole del Pontefice durante il Giubileo degli agricoltori il 12 novembre 2000 a piazza S. Pietro.

In quella occasione Giovanni Paolo II, rivolse l'invito a contribuire, in modo sempre più incisivo, ad una "cultura della solidarietà sul piano politico, economico, nazionale ed internazionale, verso iniziative generose ed efficaci a vantaggio dei popoli meno fortunati", ed ancora occorre "resistere alle tentazioni di una produttività e di un guadagno che vadano a discapito della natura".


Tab.1 - Tabella Comparativa

  Contesto internazionale Conv. sulla Diversità Biologica Magistero della Chiesa
  Cooperazione  - AGENDA 21;
- Meccanismi finanziari;
- Convenzioni internazionali;
- Ruolo degli stakeholder;
- Art. 5, cooperazione;
- Art. 8(j), pratiche tradizionali;
- Art. 15, accesso alle risorse genetiche;
- Art.16,accesso alla tecnologia;
- Art.18, cooperazione tecnica e scientifica;
- MM (163)
- PP (8, 9 , 50, 52)
- GS (85,1)
- SRS (45)
  Responsabilità   - Convenzione di Basilea; - Art. 19.3, gestione della biotecnologia e distribuzione dei benefici;
- Protocollo di Cartagena (Art. 27)
- SRS (38)
- CCEE
- Charta Oecumenica (9)
  Informazione   - Principio 10 della Dichiarazione di Rio
- Convenzione di Aarhus
- Art. 17, scambio di informazioni Universalità


Lo spirito del messaggio papale si coglie anche nei documenti preparatori al Vertice di Johannesburg, che si terrà nel settembre prossimo, fissando tra i principali obiettivi strategici:

1. l'eliminazione della povertà
Numerosi Paesi in via di sviluppo vivono in condizioni di estrema povertà e questa grave situazione richiede uno sforzo decisivo da parte dei Paesi industrializzati;
2. i modelli di consumo e di produzione sostenibile
Gli attuali modelli di consumo e di produzione comportano un uso eccessivo di risorse naturali e un'ampia produzione di rifiuti. Le negative conseguenze sull'ambiente richiedono soluzioni urgenti per utilizzare in modo efficiente uso delle risorse, promuovere l'uso delle risorse rinnovabili, principalmente per usi energetici;
3. la gestione sostenibile delle risorse naturali
L'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali continua a produrre ingenti danni all'ambiente ad ogni livello dell'ecosistema naturale. Le risorse, un tempo abbondanti, si stanno riducendo e pertanto occorre intervenire per garantire un adeguato principio di tutela e gestione per il beneficio delle future generazioni;
4. la globalizzazione sostenibile
Molti Paesi hanno registrato una più intensa crescita economica, grazie ad una progressiva apertura dei mercati. Tuttavia i benefici dello sviluppo non sono equamente distribuiti, producendo maggiori disparità di reddito anche nei Paesi industrializzati.
5. Il Governo dello sviluppo sostenibile
Rappresenta il livello più alto della consapevolezza politica basato su un processo decisionale aperto con l'impegno condiviso da parte di tutti i membri della società civile.

Se da un lato l'intera umanità ha preso coscienza delle precarie condizioni ambientali, dall'altro pervade un certo scetticismo, sia per gli scarsi risultati ottenuti in dieci anni dovuti al mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dall'AGENDA 21, come ad es. il controllo dei cambiamenti climatici, il contenimento della perdita di biodiversità del pianeta, la gestione delle foreste, la distribuzione dei benefici, sia per la tentazione di alcuni Paesi a voler riaprire il piano negoziale di alcuni ambiti tematici che si ritengono già consolidati come il Protocollo di Cartagena.

Nel riassumere i principali elementi affrontati, risulta opportuno sottolineare in primo luogo l'aspetto peculiare che deve acquisire la cooperazione, connaturandosi in un cammino che porti alla piena consapevolezza di "imparare a fare", e non soltanto ricevere.

In secondo luogo l'emergere di una società dell'informazione costituisce un'importante elemento di sviluppo sociale. Gli strumenti dell'informazione dovranno nel futuro, sempre e maggiormente, garantire il ruolo della trasparenza e della crescita democratica e civile della società mediante il costante coinvolgimento di tutti gli attori sociali.

In terzo luogo, incoraggiare il senso di consapevolezza, mediante lo sviluppo di normative che definiscano il principio della responsabilità verso se stessi e verso gli altri.

Infine procedere sul piano comparativo, l'analisi critica degli elementi strutturali che pur esprimendosi unitariamente contribuiscono a rendere concreto il concetto di sviluppo sostenibile.   pdf

Quest'ultima affermazione trae spunto dalla riflessione condotta in questi anni nell'ambito della Chiesa Cattolica e dai risultati conseguiti a livello locale, nazionale ed internazionale 15, nel definire il ruolo e la funzione della responsabilità dei credenti nei confronti del creato producendo un'abbondante letteratura. Pur considerando prioritario il principio della responsabilità, appare rilevante iniziare ad affrontare il ruolo e la funzione degli "strumenti operativi" dell'etica ambientale cattolica.

Il "Documento di Basilea" del 1989 16, al punto 76, offre l'opportunità per una riflessione finale: "Consideriamo vitale ed urgente che le risorse di questa terra devono essere condivise con tutte le prossime generazioni e la vita futura".

 



NOTE
 1 Gli auspici degli estensori del documento AGENDA 21 erano di poter completare il quadro delle Convenzioni, articolate su quattro temi fondamentali: il controllo della funzione dei cambiamenti climatici, la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica, la lotta contro l’avanzare del fenomeno della desertificazione e la protezione delle foreste equatoriali. Mentre le prime tre convenzioni sono attualmente in una fase operativa ed organizzativa avanzata, con l’avvenuta istituzione di un Segretariato, lo svolgimento delle Conferenze delle Parti, la creazione di organismi scientifici sussidiari di supporto alle decisioni politiche, l’istituzione di meccanismi finanziari, ecc.., per quanto riguarda la Convenzione sulle foreste tropicali, pur riconoscendo l’importante ruolo che svolgono le foreste sui cambiamenti climatici, hanno operato diverse strutture a livello di Panel intergovernativo e nonostante gli sforzi, non si dispone ancora di uno strumento legislativo idoneo, ma solo guidelines di scarsa incisività.
 2 Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) ha promosso dal 1999 un ciclo di consultazioni di cui la prima si è tenuta a Celjie (Slovenia) sui fondamenti teologici ed etici dell'impegno ecologico delle Chiese. La seconda nel 2000 a Bad Honnef (Germania), sulla spiritualità della creazione e le politiche ambientali. La terza nel 2001 a Badin (Slovacchia) sugli stili di vita cristiani e sviluppo sostenibile.
 3 La Convenzione sulla Diversità Biologica si propone di:
1. Assicurare la conservazione della diversità biologica prevedendo interventi a carattere generale per l’identificazione, la valutazione e la conoscenza delle risorse biologiche, la conservazione in situ ed ex-situ, preferibilmente nel Paese d’origine, la valutazione d’impatto ambientale, gli incentivi alla ricerca, l’educazione e la formazione, la promozione delle attività sostenibili, la biotecnologia, lo scambio di informazioni;
2. Assicurare l’uso sostenibile della biodiversità, l’equa distribuzione dei benefici che ne derivano, il diritto di garanzia della proprietà intellettuale;
3. Assicurare l’istituzione di meccanismi finanziari per assistere i Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, per l’attuazione della Convenzione.
UNEP/CBD/94/1, ICAO, Canada, aprile 1998.

 4 L’ONU, per assicurare detti obiettivi, si avvale di organismi sussidiari, come ad esempio il Programma per lo sviluppo UNDP, UNIDO, UNICEF, il programma a favore dell’ambiente, UNEP, i quali svolgono le funzioni operative. Gli Istituti che garantiscono l’assistenza finanziaria, come la banca Mondiale, gli Istituti specializzati, come FAO, UNESCO, WHO e IFAD, nonché l’organizzazione a carattere regionale, la CEE, la quale garantisce l’applicazione delle due Convenzioni di Youndé del 1963 e del 1969, seguite dalla Convenzione di Lomé, con le quali vennero sanciti i rapporti tra la Comunità europea e i Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Paesi ACP).
 5 Al tema della cooperazione, la Convenzione dedica esplicitamente l’articolo 5, “Cooperazione” e l’articolo 18, “Cooperazione tecnica e scientifica”. In modo implicito viene trattata nell’articolo 15, “Accesso alle risorse genetiche”, l’articolo 16, “Accesso e trasferimento della tecnologia”, e l’articolo 17, “scambio di informazioni”.
L’articolo 5, in particolare, indica che “Ciascuna parte contraente coopererà nella misura del possibili e come opportuno, con le altri Parti contraenti, direttamente o, se del caso, tramite le Organizzazioni Internazionali competenti per quanto riguarda le zone non soggette a giurisdizione nazionale e le altre questioni di interesse comune, per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica”.
UNEP/CBD/94/1, op. cit.
 6 L’articolo 14, “Valutazione dell’impatto e minimizzazione degli impatti nocivi”, comma 2 “La Conferenza delle parti esaminerà, sulla base degli studi da effettuarsi, il problema della responsabilità e del risarcimento, compreso il ripristino e l’indennizzo dei danni causati alla diversità biologica, salvo se tale responsabilità sia di natura strettamente nazionale”.
UNEP/CBD/94/1, op. cit.
 7 Nella letteratura economica, tale principio è stato espresso con il termine di “esternalità”. Riprendendo la definizione data Baumol “essa ( l’esternalità) consiste nell’interdipendenza accompagnata dalla mancata corresponsione”.
In W.J.BAUMOL , Welfare Economics and theory of the State, London, Bell and Sons, 1965, pag. 24.
 8 Tra i principali accordi multilaterali vanno menzionali il Trattato Antartico, da cui deriva il Protocollo sulla Protezione Ambientale, la Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri dei rifiuti pericolosi e loro disposizioni, ed infine il Protocollo di Cartagena, relativo lo movimento transfrontaliero, in regime di sicurezza, di organismi geneticamente modificati.
 9 Enciclica di GIOVANNI XXIII, Mater et Magistra, (1961).
 10 GIOVANNI XXIII, Discorso ai partecipanti della Conferenza internazionale della FAO, 3 maggio 1960, AAS 52 (1960), 465.
 11 UN, Report of the United Nations Conference on Environment and Development, Annex I, RIO DECLARATION ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT A/CONF.151/26 (Vol.I).
 12 Rio Declaration, Principle 9, “States should cooperate to strengthen endogenus capacity-building for sustainable development by improving scientific understanding through exchanges of scientific and technological knowledge, and by enhancing the development, adaptation, diffusion transfer of technologies, including new and innovative technologies”.
 13 Rio Declaration. Principle 22, "Indigenous people and their communities and other local communities have a vital role in environment management and development because of their knowledge and traditional practices. States should recognize and duly support their identity, culture and interests and enable their effective participation in the achievement of sustainable development.
 14 Per quanto concerne l'importanza attribuita al ruolo degli organismi internazionali che attuano gli accordi bilaterali e multilaterali, si segnala il significativo contributo contenuto nel documento del Sinodo dei vescovi del 1971 Iustitia in mundo, in cui viene "sottolineata l'importanza degli organismi specializzati delle Nazioni Unite, in particolare di quelli che direttamente si occupano delle questioni immediatamente acute della povertà mondiale, nel campo della riforma agraria e dello sviluppo dell'agricoltura, della sanità, dell'educazione, dei posti di lavoro, dell'abitazione e della urbanizzazione esplosiva. In questo modo speciale ci sembra che debba essere indicata la necessità di un fondo comune, atto a procurare gli alimenti sufficienti e le proteine per il pieno sviluppo psichico e fisico dell'infanzia" (IM 71).
 15 Tra le iniziative a livello locale si segnala l'Istituto per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato, istituito presso la Diocesi di Bressanone. A livello nazionale è attivo il Gruppo di lavoro "Responsabilità per il creato" da parte dell'Ufficio Nazionale per i Problemi sociali e il Lavoro e del Servizio per il Progetto Cultura della Conferenza Episcopale Italiana. A livello internazionale è attiva la Conferenza delle Chiese Europee (CCE), Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE).
 16 Assemblea Ecumenica Europea (CCE-CCEE) "Pace nella Giustizia", Basilea 15-19 maggio 1989, Documento finale. 

 

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