Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

pdfIl libro “La vita sociale nella Bibbia”, è una esaustiva presentazione dei diversi problemi sociali riguardanti il popolo d’Israele dai tempi prima della monarchia fino ai tempi di Gesù. Le fonti che rappresentano le questioni evidenziate nei seguenti capitoli sono state tratte non solo dalla sacra scrittura, ma anche dalla letteratura dei popoli confinanti, come quella israeliana e anche dagli scavi archeologici.

Il redattore, in modo logico, ha diviso l’elaborato in tre parti: etica della vita sociale (p. I), la vita pubblica degli Israeliti (p. II), la vita sociale degli Israeliti (p. III). Alla preparazione di tutto questo lavoro hanno contribuito tutti i docenti dell’Istituto di Scienze Bibliche del KUL 1.

La prima parte presenta i seguenti capitoli:

Cap. 1 H. Langkammer, La dignità dell’uomo secondo la Bibbia. Contiene la descrizione particolare delle questioni riguardanti la dignità dell’uomo nel contesto della dignità di Dio (AT), e di Cristo (NT), oltre alle conseguenze che sorgono da questo stato di cose: “… non si può essere uomo meritandosi di essere degno di Dio, di Cristo e del prossimo senza Cristo. La dignità umana prende la dimensione cristocentrica” (cit. p. 17)

Cap. 2 G. Witaszek, I fondamenti biblici della proprietà privata. L’autore parte dalla questione fondamentale: “la terra”, concepita come proprietà di Dio, della quale gli Israeliti sono soltanto i coltivatori. In base a questo è stata presentata la questione fondamentale che riguarda la proprietà nel mondo semitico: la proprietà familiare, la trasmissione in eredità, il deposito e il podere, il prestito, il pegno e anche istituzioni come l’anno sabbatico e l’anno giubilare nei quali i beni tornavano al proprietario originario.

Cap.3 J Kudasiewicz, Il significato neotestamentario del lavoro alla luce dei giudizi dell’epoca. L’autore presenta la concezione cristiana del lavoro, utilizzando come fonti il mondo greco-romano e l’Antico Testamento. Egli presenta inoltre l’insegnamento di Cristo riguardante il lavoro, sviluppato poi da S. Paolo nelle sue lettere.

Cap.4 L. Stachowiak, La concezione biblica dell’etica della liberazione sociale. Questo capitolo presenta la posizione della Bibbia nei confronti delle limitazioni della libertà e delle manifestazioni della schiavitù. Nel contesto della terminologia veterotestamentaria, la concezione biblica della liberazione ha un carattere religioso e non sociale. L’Autore mette in rilievo quanto segue: “La terminologia della liberazione e della libertà non appare quasi per niente nelle espressioni di Gesù . (…) Nonostante questo, il tema della costrizione e della libertà avvince l’insegnamento di Gesù in maniera molto profonda” (p. 63). La concezione di S. Paolo rispetto alla questione appena citata, può essere racchiusa nell’affermazione “non c’è più schiavo né libero…poiché tutti voi siete uno in Gesù Cristo” (p.65).

La seconda parte del libro è più dettagliata e contiene i seguenti problemi:

Cap.1 H. Witczyk, L’istituzione e la storia dello stato nell’antico Israele. E’ la storia delle forme della vita sociale in Israele dall’epoca del bronzo (3100 - 2650 a.C.) fino al periodo della schiavitù babilonese. L’Autore, in modo particolare sottolinea i fattori che hanno influito sulla formazione delle diverse forme di vita sociale. La sua principale convinzione è che Israele “non identificava mai (…) la propria esistenza con l’esistenza del re e dello stato. In questo si differenziava dai popoli che formavano i grossi Stati degli imperi, che esaltavano la persona del re alla dimensione divina” (p. 110).

Cap.2 H. Ordon, L’istituzione del regno e della sua amministrazione. In questa parte vengono presentate alcune delle regole di funzionamento dello Stato durante il regno di Saulo, Davide e Salomone, oltre che nel periodo della divisione del regno (Israele e Giudea) dopo la morte di Salomone. Fra le tante cariche della corte reale, l’Autore ne analizza tre principali: il cancelliere, il segretario e l’amministratore del palazzo reale.

Cap.3 W. Rakocy, Le finanze e i lavori pubblici. L’autore tratta il sistema fiscale (le tasse, le decime) e il suo sviluppo dal periodo della monarchia fino ai tempi contemporanei a Gesù. “Il lavoro forzato era un elemento molto presente nella vita dell’antico Medio Oriente. (…) In Israele è stato introdotto dopo l’istituzione della monarchia” (p. 130-131). Da questo tipo di lavoro erano, almeno in teoria, dispensati gli Israeliti.

Cap.4 A. Tronina, La legge e il potere giudiziario. L’autore in maniera dettagliata presenta la Legge dell’Antico Testamento nel contesto delle epoche e dei popoli confinanti. Contemporaneamente presenta la sua evoluzione dai tempi di Mosè, tramite le grandi riforme di Giosué, Esdra e Neemia fino ai tempi dello sviluppo del Giudaismo. In questo contesto è stata presentata la totale novità della legge del Nuovo Testamento.

Cap.5 A. Sikora, La demografia dell’antico Israele. Contiene un’analisi dei dati biblici e demografici di Israele dai tempi dell’esodo fino ai tempi di Erode. L’autore presenta alcuni dati interessanti, anche se approssimativi a proposito del numero degli Ebrei che abitavano agli inizi della nostra era nell’Impero Romano, in Babilonia, sulla pianura Iraniana, in Jemen e in Etiopia. Il loro numero in quel periodo si aggirava intorno agli 8 mln.

Cap.6 R. Rubinkiewicz, La cura del popolo eletto riguardo alla cultura nazionale e religiosa. L’autore approfondisce le cause che hanno influito in maniera decisiva sulla sopravvivenza della cultura d’Israele: “la fede d’Israele in un unico Dio, con il quale ha fatto il patto, formava una specie di colonna dell’identità culturale e religiosa d’Israele. Ha permesso la sopravvivenza del popolo e la conservazione della propria cultura, anche nei momenti in cui Israele ha perso la propria indipendenza e la terra. A difesa della cultura ci sono stati i grandi educatori del popolo: sacerdoti, profeti e saggi” (p.173).

Cap.7 J. Suchy, Il messaggio ecologico della Bibbia. Nel contesto biblico (la creazione, il peccato, l’annuncio della rinascita dell’uomo e del mondo) l’Autore analizza in modo dettagliato la cosiddetta ecologia dell’uomo, “la quale si occupa di diverse relazioni tra l’uomo e la natura che lo circonda” (p. 175). Nel contesto dell’insegnamento di Gesù, riguardante la rinascita dell’uomo e del mondo, egli mostra l’insegnamento di S. Paolo sulla “nuova creazione”. Secondo l’autore questa verità, sembra realizzarsi già nel tempo presente della Chiesa.

La terza parte è ancora più dettagliata della precedente e contiene i seguenti capitoli riguardanti la vita quotidiana degli Israeliti:

Cap.1 S. Szymik, Il matrimonio e la famiglia nella Bibbia. L’Autore presenta le fondamentali problematiche riguardanti la famiglia israeliana: il suo carattere patriarcale, il rito del matrimonio, il suo scopo (la discendenza ed unità degli sposi per tutta la vita), i doveri reciproci dei coniugi, le forme di divorzio esistenti e la situazione delle vedove nella comunità.

Cap.2 U.Szwarc, I bambini e la loro educazione nell’Antico Testamento. Un vasto elaborato sulle relazioni dei genitori e dei figli dal momento dell’attesa della loro nascita, attraverso il parto e i metodi dell’educazione dei maschietti e delle femmine, fino all’iniziazione dei maschi (delle ragazze non si parla) alla partecipazione nella vita della comunità del popolo eletto. È molto interessante la tesi dell’autrice: “… la salute morale della famiglia aveva un forte fondamento nell’amore verso i figli” (p.229).

Cap.3 A. Sikora, Le categorie dei cittadini liberi dell’Israele. “Il fondamento della legislazione israeliana veterotestamentaria era l’uguaglianza di tutti i liberi membri della società. (…) In questo modo la Legge insegnava che di fronte a Dio tutti sono uguali” (p.257). Basandosi su quest’affermazione l’Autore presenta particolari gruppi sociali, tra questi i funzionari, i ricchi e i cittadini influenti, i poveri, gli stranieri, gli artigiani e i mercanti. Presenta pure lo sviluppo storico - culturale dai tempi prima della monarchia fino ai tempi dell’Impero Romano.

Cap.4 A. Kondracki, Gli schiavi nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Presentando la schiavitù, l’Autore afferma: “Tutti, fra i nominati testi biblici, ci dimostrano che la schiavitù era generalmente considerata come un’istituzione sociale alla quale, in quell’epoca, era difficile opporsi. E segue: “… in Israele la schiavitù è considerata con uno specifico modo. Questo era il risultato della riflessione religiosa basatasi sull’esperienza del popolo israelita, liberato da Dio dalla schiavitù egiziana. La legislazione fondata su queste idee e la consapevolezza del popolo hanno portato fino alla graduale eliminazione della schiavitù e al miglioramento della situazione sociale di questa categoria di gente. Il Nuovo Testamento non si pronuncia in maniera aperta sulla ingiustizia sociale, ma annunciando l’idea della uguaglianza di tutta la gente di fronte il Dio, concede alcuni fondamenti per l’abolizione delle differenze di qualsiasi genere, tra il padrone e lo schiavo, nello spirito dell’amore universale, perché tutti gli uomini sono fratelli in Cristo” (p. 289).

Cap.5 A. Paciorek, Le usanze della vita comunitaria. In base alla dettagliata presentazione del calendario in vigore in Israele, l’Autore commenta le feste collegate ad esse, le usanze e il costume di ospitalità, oltre alle usanze funebri. Interessante è il modo come presenta la genesi storico- culturale delle feste israelitiche, presentate nello sfondo dei costumi dei paesi confinanti.

Una vasta analisi della vita sociale nella Bibbia, rivela una molteplicità di funzioni dei ruoli nella contemporanea letteratura teologico- biblica.

1. Rimanda sociologi contemporanei alle radici storico - culturali del cristianesimo; ci fornisce il materiale per la riflessione sulla vita della gente nell’Antico Testamento, grazie ad alcune ricerche sulle leggi sociali che guidavano le prime comunità dei cristiani. Questa riflessione può essere come un punto di riferimento per la Chiesa contemporanea, “la quale vuole rinnovarsi tramite un ritorno alle radici” (p. 5).

2. Questo libro non è rivolto solamente ad un pubblico di specialisti (biblisti o sociologi), ma può essere compreso anche da un comune lettore intenzionato a conoscere quelle norme di vita sociale dell’Antico e del Nuovo testamento, che, nell’attualità, siano in grado di costruire “un ponte tra l’uomo contemporaneo e la sua quotidianità e il mondo biblico, che è lontano nel tempo, ma che è ancora oggetto di interessamento” (p. 6).

A parte questi valori del libro, è importante sottolineare il fatto che è stato redatto in modo graduale in tre gradini. Il lettore come premessa trova una profonda riflessione sulle fondamentali leggi della dottrina sociale nella Bibbia; in seguito, progressivamente, viene introdotto nella vita pubblica d’Israele e messo in condizione di conoscere le norme sociali che guidavano il popolo eletto. Nell’ultima parte può approfondire la realtà della vita quotidiana e le leggi che erano in vigore all’epoca. Questo schema sembra essere stato meditato e applicato per rendere più semplice l’apprendimento delle leggi, ritenute differenti culturalmente e lontane storicamente.

Non senza significato è il contenuto delle riflessioni dei singoli autori dei capitoli. Come abbiamo già detto, tutti loro sono docenti dell’Istituto di Scienze Bibliche del KUL e sono degli specialisti nelle proprie aree di ricerca.

Un’insufficienza del libro è la mancanza nella correzione del redattore delle traduzioni dei testi citati nelle lingue originali. Per esempio il testo di R. de Vaux, Les Institutions de l’Ancien Testament, Paris 1958 è citato nella lingua francese (pp. 27, 247, 275) e in italiano (pp. 75,122,125,204), invece il testo di G. Fohrera, Geschichte Israels, Heilderberg 1979 è citato in lingua tedesca (p. 114) e in italiano (p.79). Si notano pure alcune mancanze nella bibliografia, il più delle volte concepita pdf quale semplice elenco delle posizioni citate.

Nonostante queste piccole mancanze, del libro “La vita sociale nella Bibbia” possiamo dare un voto alto. È un libro scritto per specialisti competenti nelle aree bibliche, ma contiene un linguaggio comprensibile ad un vasto gruppo dei lettori, ricco di profonde analisi di problemi anche linguistici. Anche se è un lavoro molto vasto, e in alcuni momenti contiene considerazioni di carattere linguistico, è facile nella lettura, pur sollevando temi di carattere religioso-sociale, essenziali per l’uomo.

Traduzione di E. Machnicka

 

 

NOTE

 1 Università Cattolica di Lublino (Polonia) 

 

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