Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

L’ordine morale 1 esige che l’attività economica, intrinsecamente sociale, venga svolta come prestazione di un servizio: di conseguenza esige pure che la si svolga in attitudine di operante solidarietà attraverso le forme di collaborazione che le diverse situazioni storiche acconsentono, suggeriscono o reclamano.pdf

Una siffatta esigenza dell’ordine morale sussiste ovunque e sempre; in tutti i momenti della vita economica: si tratti di attività diretta a produrre la ricchezza o a ripartirla o a scambiarla o a consumarla; ed è un’esigenza la cui soddisfazione, soprattutto nell’epoca moderna, è condizione indispensabile alla vitalità e allo sviluppo del mondo economico.

Ciò che caratterizza l’epoca moderna è l’impresa grande e media. Le quali, a loro volta, soprattutto sotto il profilo sociale-giuridico, si contraddistinguono per il fatto che in esse coloro che dirigono non si identificano con i soggetti esplicanti attività a carattere esecutivo. Di qui il porsi di un problema tipico, almeno nella sua accentuazione, dell’epoca moderna: secondo quale principio o criterio vanno regolati i loro rapporti? La risposta non può essere dubbia, qualora si abbia del lavoro una concezione che ne rispecchi obbiettivamente il contenuto, quale è la concezione cristiana: il principio o criterio da adottarsi nella soluzione del problema è quello della solidarietà e della collaborazione.

Ciò non implica che fra gli uni e gli altri non possano sorgere o sussistere divergenze e contrasti. Sotto la spinta non eliminabile di impulsi più o meno controllabili della natura umana, è molto difficile che coloro che comandano non siano portati a qualche eccesso nell’esercizio della loro autorità; e coloro che sono in rapporto di dipendenza a mettere insistentemente in rilievo la dignità della loro persona e le rispettive esigenze; e a motivo degli stessi impulsi è pure molto difficile che i portatori di capitali non tendano ad arrogare a sè una porzione di reddito assai elevata sotto forma di interesse: gli imprenditori e i dirigenti non rivelino la stessa tendenza per quanto attiene il profitto; e gli operai in ordine al salario.

Il principio o criterio della solidarietà e della collaborazione non domanda certo che tali divergenze e tali contrasti non esistano o non possano sorgere: domanda invece che si compongano, non facendo ricorso alla forza, ma nella luce della giustizia, adoprandosi di contemperare gli interessi degli uni con gli interessi degli altri, e di subordinare gli interessi dei singoli alle esigenze del bene comune.

L’economia moderna 2, come si è detto, è fortemente tecnicizzata e tende ad esserlo sempre più. Per cui in essa si è posto e incessantemente si ripropone in forme nuove il problema del rapporto fra uomo e ambiente di lavoro. Occorre che l’ambiente di lavoro sia tale da non compromettere la sanità fisica, la normalità fisiologico-psichica, il costume morale dei lavoratori. A tale riguardo è impegnata la responsabilità dei pdfsingoli, delle imprese, dei corpi intermedi; ma è pure impegnata la responsabilità dei Poteri pubblici. Gli Stati moderni più evoluti hanno cercato di perseguire lo scopo attraverso istituti di indagine, norme obbligatorie a contenuto igienico, sanitario, psichico, morale, e organi ispettivi. Però in quel campo l’azione è sempre di attualità e domanda grandi competenze e un’operante, inflessibile sensibilità morale.

 

NOTE
 1 Da “Concezione cristiana del lavoro” in L. CIVARDI e P. PAVAN, Il Lavoro, Roma 1963.
 2 Da L’ordine economico, Roma, 1957.

 

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