Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfLa popolazione straniera nelle carceri italiane

Barbara Sena

Circa il 30% dei detenuti nelle carceri italiane è straniero. Tale fenomeno ha assunto dimensioni sempre più rilevanti negli ultimi anni, sia per il notevole incremento degli afflussi immigratori nel nostro Paese, ma anche a causa delle difficoltà di usufruire delle pene alternative alla detenzione per i detenuti extracomunitari, al contrario di quanto invece accade per quelli italiani. Alla luce di ciò, questo lavoro si propone di esaminare le principali caratteristiche socio-demografiche della popolazione carceraria straniera, riportando le tendenze più aggiornate verso cui essa evolve e sfatando, in alcuni casi, certi pregiudizi di senso comune sulla relazione tra immigrazione e criminalità. In particolare, ci si soffermerà sui dati relativi ai Paesi di provenienza dei detenuti stranieri, alle tipologie di reato più frequenti, al rapporto tra criminalità e immigrazione irregolare e infine alla devianza dei minori extracomunitari.



About 30% of the population of Italian prisons is composed of foreigners. This phenomenon has become increasingly important in recent years, due not only to the significant increase in the flow of immigrants into our country, but also to the difficulties associated with applying alternative types of punishment to that of detention for non-European citizens, in contrast to what happens to those who are Italians. In the light of this, the study examines the principal socio-demographic characteristics of the foreign prison population, covering the most recent developments and, in some cases, exposing certain commonly-held prejudices on the relationship between immigration and criminality. In particular, we look at data on the countries from which foreign prisoners come, at the typologies of the most commonly committed crimes, at the relationship between criminality and illegal immigration and finally at juvenile delinquency among non-European citizens.

 

 

 

Beyond Business Ethics

David Lutz


L’etica degli affari contemporanea è un correttivo inadeguato al management non etico dell’impresa. Argomentazioni come “l’etica fatta bene fa bene per il business” sono erronee perché alcuni atti che massimizzano il valore dell’impresa per i proprietari sono non etici. La maggior parte delle teorie dell’etica degli affari che riconosce il conflitto fra l’etica e la massimizzazione del valore dell’impresa per i proprietari è radicata nella stessa tradizione filosofica individualistica come la teoria dell’agenzia; aumenta soltanto il numero delle parti a contratto sociale dell’impresa. Ma anche le migliori fra le teorie di etica degli affari avranno poco valore per i dirigenti nella pratica, finché resteranno solamente a livello di teoria. I manager non hanno bisogno di un paio di teorie reciprocamente inconsistenti – una teoria del management non etica e una teoria dell’etica degli affari che la contraddice – ma di una teoria comprensiva della pratica etica del management dell’impresa. Per sviluppare tale teoria, ci vuole uno spostamento da una “etica degli affari” ad una “filosofia del management”. La tradizione filosofica più promettente nella quale sviluppare tale teoria è il tomismo, con una focalizzazione sulla virtù della prudenza.



Contemporary business ethics is an inadequate corrective to unethical business management. Arguments that "good ethics is good business" are unsound, because some owner-value-maximizing actions are unethical. Most theories of business ethics that acknowledge conflict between ethics and owner-value maximization are rooted in the same individualistic philosophical tradition as agency theory and merely increase the number of individual parties to the business firm's social contract. But even the best of business ethics theories will be of little value to practicing managers, as long as it remains merely a theory of business ethics. What managers need is not a pair of mutually inconsistent theories - an unethical business management theory plus a business ethics theory contradicting it - but a comprehensive theory of the ethical practice of business management. Developing such a theory requires a shift from "business ethics" to "philosophy of management." The most promising philosophical tradition within which to develop such a theory is Thomism, with focus on the virtue of prudence.

 

 

 

Convivenze senza matrimonio: punti di partenza e prospettive

Iole T. Mucciconi Albi

Benché all’apparenza inattuale oggi in Italia, il tema delle convivenze senza matrimonio merita comunque una riflessione: i tempi sono maturi per un primo bilancio che faccia tesoro, oltre che dei contributi dottrinali, anche dell’esperienza maturata a livello europeo e non solo relativa all’approvazione di leggi che regolamentano la c.d. “famiglia di fatto”.

Dopo una sintesi del percorso della dottrina giuridica italiana sul tema – nella quale si evidenziano le diverse ispirazioni culturali (giusnaturalistiche e relativistico-storiciste) –, nell’articolo si offre una panoramica dell’iniziativa legislativa succedutasi nelle ultime Legislature nel Parlamento italiano, per evidenziare in fine la contraddittorietà dell’intervento legislativo. Esso infatti finisce per essere in qualche modo esiziale: o perché decreta la morte della “famiglia di fatto” come realtà “di fatto” (conferendole uno statuto giuridico tipico e definito) o perché ne decreta la morte come “famiglia”, procurandone il dissolvimento nel mare dei rapporti obbligatori e della contrattualistica.

La conclusione da trarre è che dette contraddizioni sono il prezzo che il tema della famiglia di fatto deve pagare all’ambiguità di fondo che l’accompagna: a decenni di distanza dall’insorgere della tematica, appare oggi chiaro che la vera “posta in gioco” non è la famiglia senza matrimonio ma il “riconoscimento giuridico” delle coppie omosessuali, vale a dire il loro inserimento tra le “famiglie”.




The subject of couples living together is not much discussed in Italy today, but it merits reflection: enough time has now passed for a first assessment of the situation to be made, one that takes into consideration not only theoretical developments, but also experience at the European level, including but not limited to the approval of laws that regulate the “de facto family”.

After a summary of the development of Italian legal thought on the subject – in which different cultural backgrounds (natural law based and historico-relativistic) are highlighted – the article offers a panorama of the legislative initiatives that have taken place in the most recent legislatures of the Italian parliament, in order to bring out the contradiction in this legislative process. In the end, in one way or another, the result is without sense: either because it decrees the death of the “de facto family” as a “de facto” reality (conferring on it a typical and definite juridical status) or because it decrees its end as a “family”, dissolving it into the sea of relations and obligations that are purely contractual.pdf

The conclusion to draw from this is that these contradictions are the price that the question of the de facto family has to pay on account of the ambiguity at its source: after the decades that have passed since this subject rose to importance, it seems clear today that the real question in play is not that of the creation of families without a basis in marriage but the “juridical recognition” of homosexual couples, that is to say, their inclusion in the category of “family”. 

 

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