Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfSe non ci sarà un cambiamento radicale, le leggi che si appresta ad approvare l’Unione Europea chiuderanno molte porte a coloro che cercano asilo e rifugio. È vero che molte reti d’immigrazione illegale hanno abusato del diritto d’asilo, ma è anche vero, che qualora voglia continuare ad essere terra d’accoglienza per coloro che fuggono da guerre, dittature e altre conflitti umani, e non semplicemente emigrano, l’Unione Europea non deve retrocedere di fronte alle garanzie del 1951 sullo status di rifugiato.

Secondo l’ACNUR (agenzia delle Nazione Unite per i Rifugiati) ci sono circa 40 milioni di emigranti nel mondo, di cui la metà giovani tra i 13 e i 25 anni di età. I 15 paesi della UE hanno registrato 6,3 milioni di domande d’asilo fra 1982 e 2002, più del 40% delle quali in Germania. L’Unione, nella logica ricerca d’una politica comune al riguardo, si è impegnata a legificare in materia prima del maggio prossimo, per raggiungere un sistema comune e completo. Ma l’aumento dell’immigrazione illegale e le paure per la penetrazione di cellule terroriste dopo l’11 settembre, spingono ad una legislazione sempre più restrittiva e discriminante.

I 15 paesi dell’Unione hanno già approvato tre direttive. Ma quelle che si discutono adesso sono le più conflittuali e possono portare l’Unione Europea al livello degli stati più restrittivi in materia. Soprattutto su tre questioni: la definizione di rifugiato (con 15 categorie differenti); la possibilità di espellerli in quelli che l’Unione Europea considera “terzi paesi sicuri”, anche qualora non fossero passati attraverso tali paesi (che va contro la legislazione internazionale) e l’aumento delle detenzioni alla frontiera.

Per studiare questi problemi e cercare di rispolverare la vecchia sensibilità dei paesi Europei, nei quali il movimento operaio ha avuto una lunga tradizione e la Dottrina Sociale della Chiesa gode di rispetto e ha alimentato una cultura della solidarietà, alla fine di novembre 2003 (dal 27 al 29) ha avuto luogo a Berlino un’incontro, organizzato dall’Accademia Cattolica di Berlino, dall’Istituto domenicano Marie-Dominique Chenu (Berlino), dall’organizzazione ESPACES (Istituzione domenicana per la Spiritualità, la Cultura e la Società in Europa, con sede a Bruxelles) e la facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso D’Aquino (Angelicum), di Roma. Si sono dati appuntamento più di 82 persone di 13 paesi europei, per discutere della grande sfida che dovrà affrontare una politica europea comune d’immigrazione. L’obiettivo fondamentale era tracciare le idee etiche direttrici che, contemperando la realtà storica, culturale e spirituale delle tradizioni europee, aiutino a segnare il futuro politico dell’azione e ad intraprendere nel mondo una politica migratoria guidata dalle esigenze di giustizia.

Sono intervenuti Marieluise Beck, della Commissione Governativa per i Rifugiati, la Migrazione e l’Integrazione, del governo federale di Berlino; Walter Lesch, della facoltà di teologia dell’Università Cattolica di Lovain; Hans Joachim Stange, del Ministero degli Interni tedesco; Bruno Kapfer, della Commissione Emigrazione della Caritas europea, a Bruxelles; Helen Urth, membro della Commissione Europea di Giustizia e Affari locali, Bruxelles; Graham Ward, Professore di teologia contestuale all’Università di Manchester/Cambridge; Katrin Gerdmeiner, dell’Ufficio Cattolico della Conferenza Episcopale tedesca, Berlino; Richards Lewis, del Centro d’Emigrazione, Politica e Società, dell’Università di Oxford; Stefano Zamagni, presidente della Commissione Cattolica Internazionale d’Emigrazione, a Ginevra; John Dardis, del Servizio Europeo per i Rifugiati, della Compagnia di Gesù, Bruxelles; Ignace Berten O.P., di ESPACES, Bruxelles; Maria-Luise Scheneider dell’Accademia Cattolica di Berlino; Thomas Eggensberger O.P., del Istituto M-Dominique Chenu e di ESPACES, Berlino; Ulrich Engel, di ESPACES, Berlino; e José Ramón López de la Osa, della FASS (Università San Tommaso D’Aquino), Roma.

Il dialogo fra teologi, politici, rappresentanti dei movimenti sociali, filosofi, moraliste e amministratori è stato ampio, controverso e ricco di spunti. Si sono affrontati i problemi dell’integrazione e dei rifugiati, dell’interculturalità e della partecipazione politica, così come dello sviluppo e dell’integrazione nel mercato del lavoro. A margine di tutte le sessione, il tema come base di tutte le discussioni è rimasto: la politica dell’immigrazione dell’UE e il contrasto tra la politica reale restrittiva e le petizioni etiche dei diritti alla libertà, alla dignità e al diritto di potere condurre la propria vita laddove vi siano le possibilità per farlo. Quando i flussi migratori raggiungono le cifre e il dramma attuale che mostrano le biografie di coloro che ricorronopdf al nostro spazio europeo, la migrazione non può essere solo un problema, ma è un diritto (come ha affermato Graham Ward nel suo intervento).

È necessario affrontare con la massima solidarietà possibile un problema delle dimensioni di quello migratorio. In particolare è una esigenza di una cultura che proclama, come base fondamentale del suo contenuto storico, la tradizione cristiana. Cosi si è espresso anche il Cardinale Georg Sterzinsky, Arcivescovo di Berlino, nel rimarcare le linee ispiratrice che hanno portato alla convocazione stessa dell’incontro, nell’apertura delle sessioni di lavoro.

 

 

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