Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

Istanbul 2°. I Domenicani del mediterraneo in dialogo.

Il dialogo fra cristiani e Musulmani  e la presenza dell’Ordine Domenicano nei paesi islamici

Istanbul, 23 – 27 settembre 2003

pdfLa comunicazione fra culture diverse è sempre stato un bisogno vitale ma, attualmente, sta diventando un fenomeno sempre più importante. Nessuna cultura può restare senza comunicare e la comunicazione crea cultura perché nessuno può vivere senza condividere le proprie esperienze, visioni, sentimenti e punti di vista.

La comunicazione interculturale – detto della forma più semplice- presuppone l’intercambio tra i membri di diversi culture, però trovando un mito o uno spazio comune dal quale poter sentire la mutua interpenetrazione d’entrambi gli orizzonti, e con la convinzione di sperimentare l’interminabile dell’essere umano dalle rispettive posizioni. Forse sarebbe più corretto dire che si condivide quello che appartiene a ciascuno, creando uno spazio comune, sempre aperto, mai finito, frutto della creatività umana, che senza paura possiamo chiamare “terra di nessuno”. Queste è lo spazio del vero pluralismo.

La domanda iniziale, benché si possa formulare in diverse maniere, più o meno si poteva sintetizzare in questo: com’è possibile pensare insieme riguardo a queste differenti realtà, in modo che la riflessione abbia senso, sia comprensibile da tutte le parti e, allo stesso tempo, permetta di arricchire con essa la fede e la cultura di tutti quelli che intervengono nel dialogo? Il dialogo e il dibattito obbligano all’incontro, alla riflessione condivisa e a prendere distanza delle proprie posizione rendendole più aperte e sensibili alla reciproca comprensione. È certo che per dialogare bisogna darsi certe condizioni e coloro che intervengono nel dialogo devono essere disposti ad entrare in questa dinamica.

Non si tratta di realtà unicamente oggettive ma delle capacità di conversione e di affrontare il cambiamento che possa aver luogo in tutti coloro che intraprendono questo cammino; d’altro canto, non è esente di un certo rischio.

Queste tipo di dialogo non è qualcosa che si faccia unicamente con la mente, non ha luogo solo al livello delle idee, ma è tutta la persona che entra nel processo. Non è neanche un mero interscambio di idee ma un dialogo personale e, per tanto, interveniamo in esso con tutto il simbolismo che la nostra esperienza esistenziale implica e in dialogo con altre strutture e universi simbolici.

Quando parliamo dell’incontro di religioni non vogliamo dire con questo che l’obiettivo sia arrivare a stabilire una teoria universale, ma non possiamo più trovare scuse per non parlare con i nostri vicini. Per tutto il dialogo si tratta di trovare uno spazio di convivenza (della fede, dei miti) comune. Il dialogo stesso porta in sé uno spirito religioso e questo lo fa “religador”, unifi-cante, altrimenti non sarebbe tale. Il desiderio di dialogo, libera, permettetemi di definirlo così, una forma di intesa espressione del condivisibile di queste spiritualità; cioè, non solo ci mostra l’essenza di tutte le religioni, il cammino di ritorno a Dio, ma che lo fa riunendoci con altre persone, pur senza dimenticare il contributo che offre al processo totale ogni cultura o religione che interviene.

La constatazione più comune nei nostri giorni è, forse, la difficoltà al dialogo, per questo abbiamo meno esperienza al dialogo che all’apologia. Non per questo, quando nella comunicazione abituale, la “conversazione è balbettante fra interlocutori di diverso idioma che solo conoscono qualche briciola dell’idioma dell’altro, ma si sentono premiati a dire qualcosa l’uno all’altro, il fatto che si possa raggiungere la comprensione e anche l’accordo nel senso pratico o pure nel dialogo personale, può essere un simbolo di come, quando sembra mancare il linguaggio, si possa trovare l’intesa per mezzo della pazienza, del tatto, della simpatia e della tolleranza e mediante la fiducia incondizionata nella ragione che tutti condividiamo.

La fedeltà al nocciolo della propria fede, la centralità della figura di Gesù Cristo nel piano storico di salvezza, e la Chiesa come comunità di credenti che vivono in forma singolare questo compromesso vitale dell’incontro con Dio nella storia, sono, nel caso del cristiano, realtà che conformano il modo di capire la dimensione mistica della fede. Cosi è come, tradizionalmente, si è vissuto e si è trasmesso. Insieme a questo, oggi viviamo la convinzione che altre forme religiose, presenti nelle nostre società pluralistiche, rispondono allo stesso modo al desiderio umano di ritornare a Dio. Altri cammini e altre manifestazioni nelle quali lo spirito è presente e di fronte alle quali non ci possono essere l’esclusione, l’ignoranza oppure, semplicemente, l’indiffe-renza. Quello che pensano e credono coloro con cui conviviamo è sempre più parte della nostra cosmo-visione collettiva.

Nell’ambito religioso, l’incontro con i diversi è una necessità interiore quando ci chiediamo come “esprimere la nostra fede in Gesù Cristo e allo stesso tempo mostrare il nostro rispetto e reverenza per altre magnifiche e multiformi opere di Dio, fuori dai confini del cristianesimo visibile”1. Il dialogo, è un esercizio di serietà, semplicità e di profondità nella fede. Ha luogo quando ci vediamo impossibilitati ad affrontare le sfide dei nuovi interrogativi con i mezzi di cui disponiamo, e quando, d’altro canto, non possiamo lasciare senza risposta quella che è una domanda interiore.

La questione e la ricerca sono forme d’apertura che ci pongono di fronte alla nostra responsabilità. L’obiettivo del dialogo religioso non sono solo le idee che abbiamo stabilito riguardo a quello di cui sopra parliamo, ma qualcosa di molto più importante: come si fa presente lo Spirito di Dio nelle diverse realtà che conformano la nostra vita. Per i cristiani, Cristo è la pienezza e, in questo senso, questa tradizione vive la convinzione dell’universalità di Cristo. Suppone questo l’esclusione di altre forme di verità? Per i credenti essa è l’espressione definitiva della Verità, ma, esaurisce l’espressione di tutta la verità religiosa? Questo stesso cristiano, non deve oggi assumere il dialogo come una responsabilità, anche, della sua fede?

Con questi interrogativi e come continuazione della prima riunione tenuta ad Istanbul fra il 19 ed il 24 ottobre 1996, abbiamo riunito 37 domenicani arrivati da 13 paesi diversi per lavorare sul dialogo islamico-cristiano. Pakistan, Egitto, Maghreb, Iraq, Albania, Bosnia, Palestina, Giordania, Libano e Turchia erano rappresentati dai membri delle comunità dei domenicani che lavorano in pianta stabile in questi paesi. L’obiettivo fondamentale dell’incontro è stato riflettere sulla politica dell’Ordine nel mondo islamico del Mediterraneo, e deliberare sul il cammino da seguire nei prossimi anni.

Gli obiettivi realizzati dopo la prima riunione furono notevoli: l’apertura di un centro di studi islamico-cristiano a Palermo, la formazione e successiva presenza di giovani domenicani nelle comunità d’Istanbul e del Cairo, l’inaugurazione di una nuova biblioteca nell’IDEO (al Cairo), la creazione di un’altra biblioteca ad Istanbul, la presenza di domenicani nell’università Islamica di Marmara (a Istanbul), così come l’inserimento dei domenicani in Albania, la nuova presenza in Algeria e il rientro in Iraq dei domenicani, finito il periodo di formazione. Inoltre la presenza difficile, in tante occasioni, di dominicani e dominicane in Albania, Palestina, Magreb, Iran e Pakistan. Si è sottolineata infine il ruolo della cattedra delle tre religioni a Valencia ( Spagna).

Le conclusioni del nuovo incontro si sono concentrate su tre aree principali: la formazione e la sensibilizzazione verso la realtà del mondo islamico nelle tappe della formazione di domenicani e domenicane; il sostegno, l’appoggio e l’interrelazione delle istituzioni create e attive nei paesi islamici e le realtà che lavorano in questo campo nei paesi europei, così come l’intercambio di specialisti in questa area fra nostri centri e le differenti province; e, infine, le sfide teologiche e le risposte alle nuove questioni che queste dialogo promuove, con una sensibilità più attenta al dialogico che all’apologetico.

La riunione si è aperta con l’intervento di Joseph Ellul, O.P., che ha sviluppa il tema “Islam e sfida della modernità”, che è servito da cornice per inquadrare lo sviluppo di tutte gli interventi successivi. Erano presenti anche Hans Voking, delpdf commissariato dell’episcopato per l’Unione Europea, cosi come Khaleb B. Akashed, membro del consiglio Pontificio per il dialogo interreligioso.

Al termine della riunione, alcuni dei partecipanti hanno manifestato la speranza di ritornare a vedersi nella riunione del Parlamento delle Religioni del Mondo, che avrà luogo a Barcellona (Spagna) dal 7 al 13 di Luglio di queste Anno 2004.



Nota
1 D.J. Goergen, “Diálogo y verdad”, en Ciencia Tomista, (Salamanca 2001), n. 415, t. 128, 368.

 

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