Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

L’attenzione crescente che le Istituzioni e gli Organismi internazionali stanno rivolgendo negli ultimi anni al fenomeno, in verità non del tutto nuovo, della Corporate Social Responsibility (da adesso in poi CSR), è cosa ormai nota a chi si occupa di questo tema. Dal Global Compactpdf delle Nazioni Unite, al Libro Verde della Commissione Europea, alle Linee guida per le imprese multinazionali dell’OECD, per citare le più importanti, le Istituzioni internazionali hanno voluto esprimere la propria posizione sul comportamento che le imprese dovrebbero tenere nei confronti dell’ambiente e della società in cui operano.

A sostegno e sviluppo dei temi contenuti nei documenti sopra citati si è svolta al Palazzo delle Nazioni di Ginevra, il 17 e 18 novembre scorso, una conferenza dal titolo “Corporate Social Responsibility and Development: Towards a New Agenda?”. La conferenza è stata organizzata dall’UNRISD (United Nations Research Institute for Social Development), centro di ricerca delle Nazioni Unite con sede a Ginevra.

É opportuno spendere qualche parola per descrivere le attività di questo organismo. Nonostante non sia ancora molto conosciuto, specialmente nel mondo accademico, l’UNRISD lavora ai temi legati allo sviluppo sociale ormai da circa quarant’anni, e da nove anni si occupa di CSR, studiando, in particolare, l’impatto delle multinazionali nei Paesi in via di sviluppo, sia dal punto di vista ambientale, sia da una prospettiva più propriamente sociale.

Come ha spiegato, durante il suo intervento alla conferenza, Peter Utting, coordinatore delle ricerche sulla CSR dell’UNRISD, l’interesse per la CSR da parte di molti organismi internazionali nasce in seguito al Summit sulla Terra del 1992. In quella occasione un gruppo di grandi corporations promosse una serie di pratiche che enfatizzavano il comportamento etico verso differenti stakeholders e alcune iniziative volontarie, come la creazione di codici di condotta, il miglioramento delle condizioni di lavoro e della gestione dell’ambiente, la stesura di bilanci sociali e ambientali. Sulla scia di questo cambiamento da parte delle grandi imprese, l’UNRISD, durante la metà degli anni ’90, decise di interessarsi alla cosiddetta “questione di credibilità” della CSR, nel tentativo di comprendere se le imprese stessero veramente responsabilizzandosi, o, al contrario, se le loro iniziative non fossero altro che un comportamento di facciata, che poco cambiava nella sostanza. Nel corso degli ultimi anni l’UNRISD ha esteso il suo interesse oltre che alla questione della credibilità ad altri due aspetti legati alla CSR: la cosiddetta “questione dello sviluppo” e la questione relativa alla creazione di regole per le imprese che aderiscono alla CSR. La conferenza di novembre ha rappresentato l’occasione per presentare i progressi conseguiti nello studio di questi due temi.

Alla conferenza hanno partecipato non solo i ricercatori dell’UNRISD, ma anche ricercatori di Organizzazioni internazionali e del mondo accademico interessati alla CSR. La conferenza aveva molteplici obiettivi, tra cui:

1. presentare le ricerche svolte dall’UNRISD e da altri ricercatori internazionali sul tema “CSR e sviluppo”;
2. intraprendere una riflessione critica sui problemi legati allo sviluppo, confrontandoli con le iniziative di attori pubblici e privati nei confronti della CSR;
3. prendere in considerazione nuovi approcci e proposte correlate alla regolamentazione delle imprese e alla stesura dei loro bilanci;
4. esaminare il ruolo delle Nazioni Unite nel governo globale in relazione alla creazione di regole di comportamento delle imprese, in particolare delle multinazionali che operano nei Paesi in via di sviluppo.

Una prima sessione della conferenza è stata dedicata alla presentazione di alcune ricerche, aventi come oggetto le esperienze di grandi multinazionali che operano nei Paesi in via di sviluppo. Queste da un lato sono state promotrici di iniziative di CSR, e allo stesso tempo hanno intrapreso politiche e pratiche con conseguenze negative per lo sviluppo dei suddetti Paesi. Tali contraddizioni emergono, in particolare, dagli studi condotti in Cile, Brasile, Messico, Filippine, Cina, Sud Africa, i cui casi sono stati presentati alla conferenza. Da questi studi è emerso un nuovo aspetto che sicuramente richiederà ulteriori approfondimenti nelle ricerche future: la relazione tra CSR e sviluppo sostenibile.

La conferenza non ha trascurato poi il dibattito su un altro tema chiave legato alla CSR e molto caro alle Nazioni Unite: il rispetto dei diritti umani e della tutela ambientale da parte delle imprese che delocalizzano parte della propria produzione in Paesi che, rispetto a queste problematiche, non hanno ancora sviluppato una legislazione adeguata. La questione riguarda il tema delle regole di comportamento che finora le imprese si sono date volontariamente, spesso in base a valutazioni di convenienza, più che per motivi etici o di imposizione esterna. Cosa potrebbe essere fatto a tal proposito? Le ricerche dell’UNRISD hanno evidenziato sia il potenziale che i limiti degli approcci volontari, ponendo l’attenzione sulle collaborazioni che recentemente stanno emergendo tra le Multinazionali e i propri stakeholders.

In tale contesto, il ruolo delle Nazioni Unite, inteso come stakeholder delle imprese multinazionali, appare fondamentale per promuovere pratiche e regole di condotta che risolvano i problemi tuttora esistenti legati alla CSR.

Infine, è interessante notare come molte delle ricerche presentate dall’UNRISD alla conferenza, suggeriscono un cambiamento di strategia nell’agenda della CSR: il fatto cioè di promuovere non più la Corporate responsibility,ma la Corporate accountability. Tale termine, che potrebbe sembrare solo un diverso modo per dire la stessa cosa, in realtà sottintende alcune differenze sostanziali nell’approccio alla CSR:

· anziché dire che le aziende “dovrebbero” assumere comportamenti responsabili, come finora è stato fatto, la corporate accountability sottolinea che le imprese “devono” essere tenute a rendere conto delle proprie azioni;

· piuttosto che cercare di controllare i bilanci e i rendiconti delle vaste attività delle imprese che operano su scala globale, la corporate accountability propone di concentrarsi su specifici abusi di potere e comportamenti irresponsabili delle grandi imprese;

· piuttosto che vedere l’auto-regolamentazione e gli approcci volontari come un’alternativa alla legislazione spesso lacunosa di istituzioni e governi, essa lavora per realizzare un mix di approcci sia volontari che legali;

· chi promuove la corporate accountability sostiene che se la CSR ha l’obiettivo di lavorare realmente per lo sviluppo, allora non è sufficiente che le imprese migliorino le condizioni di lavoro, la gestione dell’ambiente e le relazioni con la comunità in cui operano. La responsabilità delle imprese, infatti, non può essere separata dalle macro-politiche, che permettono modelli perversi di liberalizzazione economica e cedono alla pressione delle grandi corporations attuando politiche fiscali e dei prezzipdf che le agevolano.

Belle parole, facili a dirsi, ma forse più difficili a realizzarsi. L’augurio di tutti coloro che lavorano alla CSR, ovviamente, è che presto possano tradursi in azioni e iniziative concrete.

 

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