Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

pdfMaggio è un mese prezioso per la storia dell’unità del vecchio continente. Era l’8 maggio del 1945 quando finì la seconda guerra mondiale, dopo che ebbe tormentato la storia d’Europa e del mondo intero per 6 interminabili anni, mietendo milioni di vittime. Era il 9 maggio del 1950, quando Robert Schuman formulò la storica dichiarazione che proponeva la formazione di una comunità al servizio della pace, prodromo all’Unione europea. È stato pochi giorni fa, il primo maggio del 2004, che l’Unione europea si è allargata ai primi paesi dell’est europeo: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, e anche Cipro e Malta.

Ma maggio del 2004 non è stato solo il mese delle ricorrenze storiche. I 10.000 convenuti allo Hanns-Martin-Schleyer Halle di Stoccarda potrebbero davvero dire di aver vissuto una fetta importante di futuro, di quel futuro che sta sempre più connotandosi per i processi di unità in costruzione. Qualche numero per dare la dimensione dell’evento: oltre ai 10.000 di Stoccarda vi sono stati almeno 100.000 persone riunite in palasport, teatri, centri culturali, università, collegate via satellite con Stoccarda, in 155 città europee di 30 paesi (a Roma l’evento è stato seguito in Campidoglio, presso la sala consiliare); erano anche collegate 35 città di 15 paesi degli altri continenti e, complessivamente, 8 satelliti hanno trasmesso l’evento in Europa, Medio Oriente, Africa, Nors, Centro e Sud America e Australia.

A Stoccarda, si sono radunati 175 movimenti e comunità cristiani di tutta Europa, e di diversa confessione, fra cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani. La comprensione reciproca, la carità che legava tutti, la volontà di costruire l’unità, ha raccontato fedelmente dell’avvenire della cristianità. Un avvenire nel quale le molteplici espressioni cristiane saranno fedelmente se stesse, ma anche compartecipi di un processo di comunione che intende armonizzare le diversità e creare delle trame di fraternità, nella consapevolezza che ciò che unisce tutti è molto, molto di più di ciò che effettivamente li divide. È questa l’Europa dei cristiani. Essa va ben oltre l’inserimento nel codice costituzionale del riferimento esplicito a Dio e alle radici cristiane, e comunque non si sarebbe potuta accontentare di così poco. L’Europa dei cristiani è quella nella quale la comune radice evangelica è vissuta fino al punto di fondare la sua politica sulla pace e la fraternità, di progettare la sua economia sulla cultura del dare e della solidarietà, di organizzare la sua civiltà sull’amore reciproco e il dialogo culturale e religioso.

Sollecitati da questo anelito per un avvenire che realmente possa ricomporre le fratture e le disunità, i movimenti cristiani hanno aperto una nuova stagione del dialogo ecumenico e della forza civile che da questo processo di unità può scaturire. Il Santo Padre non ha fatto mancare il suo sostegno e la sua benedizione: l’Arcivescovo Stanislaw Rilko, Presidente del Pontificio Consiglio dei Laici, ha letto alle 10.000 persone intervenute a Stoccarda un lungo messaggio nel quale Giovanni Paolo II ha affermato che:

i cristiani di molti movimenti spirituali radunati a Stoccarda danno conferma che il Vangelo li ha portati a superare il nazionalismo egoistico e a vedere nell’Europa una famiglia di popoli, ricca di varietà culturali e di esperienze storiche.

Ma il Santo Padre è stato, in un certo senso, l’ispiratore di tutta questa manifestazione promossa dai movimenti cristiani. Già nella Pentecoste del 1998, quando radunò tutti i Movimenti nati nell’ultimo secolo nella Chiesa cattolica, egli si pronunciò come segue:

Non dimenticate che ogni carisma è stato dato da Dio per il bene della Chiesa intera.

Desidero gridare a tutti gli uomini: apritevi ai doni dello Spirito Santo. Accogliete con riconoscenza i doni che lo Spirito Santo ininterrottamente vi fa.

….si apra ora per voi una nuova tappa: quella della maturità religiosa. La Chiesa si aspetta da voi frutti maturi di comunione e di impegno.

I movimenti sono la risposta dello Spirito Santo alla drammatica sfida del nostro tempo: la secolarizzazione.

L’aspetto istituzionale e quello carismatico sono co-essenziali alla costituzione della Chiesa.

Significativa è stata anche la presenza e le parole del Card. Walter Kasper, del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. Per il Cardinale si è trattato di un rientro a casa, giacché per tanti anni è stato Vescovo di Rottenburg-Stoccarda. Nelle sue parole traspare la profondità dell’evento che si stava celebrando:

tutte le volte che noi cattolici, nel momento della celebrazione eucaristica prima della comunione, diciamo “vi do la mia pace”, aggiungiamo con sincerità: “non guardare ai nostri peccati”. Ciò significa anche: non guardare al peccato della divisione, allo scandalo della separazione […] Questa preghiera, centrale nella celebrazione eucaristica, mi è cresciuta nel cuore ormai da molti anni. È per me la preghiera per l’unità dei cristiani […] Nel pronunciarla, ci uniamo all’invocazione rivolta da Cristo stesso al Padre: “Che tutti siano una cosa sola”. Gesù pronuncia questa preghiera davanti a noi, con noi e per noi.

Particolarmente toccante, e applaudita da tutti, è stata la parte finale del discorso del Card. Kasper, nella quale viene messa in evidenza la necessità che «l’ecumenismo ci incoraggia a fare autocritica […] Non solo gli altri devono convertirsi, noi tutti dobbiamo convertirci a Cristo. Nella misura in cui siamo uniti a Lui, siamo anche uniti tra di noi».

Via via la giornata si è articolata con gli interventi di alcuni fondatori e rappresentanti dei grandi movimenti cristiani. Dal pastore luterano Friedrich Aschoff, presidente del Movimento carismatico evangelico tedesco e confondatore del Versöhnungswege (“Vie di riconciliazione”) è giunta una meditazione sull’esperienza della riconciliazione che in Germania è avvenuta fra gli evangelici e le comunità ebraiche, a seguito della sconvolgente storia dello sterminio degli ebrei causato dal nazismo. Da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S.Egidio, è arrivato l’invito a una piena responsabilità dell’Europa per l’ordine mondiale:

come la guerra in Europa ha voluto dire guerra mondiale, oggi la pace europea deve diventare pace mondiale […] Questa Europa non può vivere per se stessa. Non è una grande e confortevole isola. Il grande Sud del mondo, l’Africa, come il povero Lazzaro, siede alla porta di un ricco europeo che banchetta lautamente. L’Europa deve alzarsi dalla sua tavola e abbracciare Lazzaro suo fratello. […] L’Europa dello spirito non ha frontiere ed è legata a tutti, ma soprattutto ai sofferenti per la guerra, madre di tutte le povertà.

Significativi anche gli interventi del pastore luterano Ulrich Parzany, responsabile dell’azione evangelica Pro Christ, di Gerhard Proß, del centro Ymca (Associazione cristiana dei giovani), di Frances Ruppert, presidente della segreteria mondiale dei Cursillos de Cristiandad, e di Padre Michael Johannes Marmann, presidente del Presidium generale dei Padri di Schönstatt. Quest’ultimo è un movimento spirituale cattolico assai diffuso in tutto il mondo, e particolarmente attivo soprattutto in Germania. Esilarante è stato l’incontro fra Proß e Padre Marmann, scandito dalla seguente presentazione:

Proß – quando mi dicono di quelli di Schönstatt, mi viene subito da pensare: ‘ah, quelli di Maria’. Però, mai vorrei io essere definito come quello che non è di Maria!

Anche la politica europea è stata rappresentata con l’autorevolezza delle occasioni più importanti e maestose. È intervenuto direttamente il Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, il quale con una certa propria commozione ha elencato i dieci paesi appena entrati nell’Unione, sottolineando come nessun paese può considerarsi inferiore o superiore nella nuova Unione europea. Prodi ha ricostruito l’identità dell’Europa ricorrendo all’idea di «insieme ben visibile sulla scena mondiale se non dal punto di vista di un’unità istituzionale, certamente per cultura e radici comuni. Essa respira con due polmoni, ma vive con un cuore solo». Il cristianesimo, ha aggiunto, «ha enormemente contribuito alla composizione di valori, ideali e speranze che oggi fanno parte della cittadinanza europea». In tal senso, le sfide provenienti dal terrorismo, dalla guerra e dalle povertà, possono essere affrontate e risolte solo in una logica multilaterale, che interrompe l’unilateralismo di un certo gruppo di forze guidato dagli Usa e, in tal senso, il divenire dell’Unione europea può davvero contribuire a sciogliere anche questo intricato nodo dell’ordine internazionale.

Sull’intero evento ha avuto un ruolo particolare Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. La spiritualità dei focolari è vocazionalmente, e storicamente, aperta al dialogo ecumenico e interreligioso. Nel corso della loro storia, i focolari hanno potuto intrecciare trame di fraternità e di reciprocità con i rappresentanti delle varie chiese cristiane e le diverse confessioni e questo ricco patrimonio di conoscenze hanno svolto un ruolo importantissimo per il successo della manifestazione di Stoccarda.

Chiara Lubich ha indicato il compito che l’Europa deve fare proprio: la fraternità universale e l’unità della famiglia umana. È Gesù stesso che rivelandoci la paternità di Dio, ha abbattuto le mura che separano gli “uguali” dai “diversi”, gli amici dai nemici. E ha sciolto ciascun uomo dai vincoli che lo imprigionano, dalle mille forme di subordinazione e di schiavitù, da ogni rapporto ingiusto, compiendo, in tal modo, un’autentica rivoluzione, esistenziale culturale e politica:

Lo strumento che Gesù ci ha offerto per realizzare questa fraternità universale è l’amore: un amore grande, un amore nuovo, diverso da quello che abitualmente conosciamo. Egli infatti ha trapiantato in terra il modo di amare del Cielo.

Questo amore esige che si ami tutti: non solo quindi i parenti e gli amici. Domanda che si ami il simpatico e l’antipatico, il compaesano e lo straniero, l’europeo e l’immigrato, quello della propria Chiesa e quello di un’altra, della propria religione e di una diversa. Domanda oggi ai Paesi dell’Europa occidentale di amare quelli dell’Europa centrale e orientale, e a tutti di aprirsi a quelli degli altri continenti.

Nella visione dei suoi fondatori, l’Europa è destinata ad essere, infatti, una famiglia di popoli fratelli, non chiusa in se stessa, ma aperta ad una missione universale: l’Europa vuole la propria unità per contribuire, poi, all’unità della famiglia umana.

L’idea della “missione universale” dell’esperienza europea è risuonata un po’ in tutti i contributi. In modo particolare, abbiamo già riportato le parole di Andrea Riccardi, affinché la pace europea divenga pace mondiale; e quelle di Romano Prodi, perché l’esperienza dell’unione nelle diversità della Ue possa essere da modello ai processi di aggregazione politici mondiali. Ancora Chiara Lubich è riuscita ad esprimere con quale anima la politica europea, rinnovata dai carismi cristiani, può contribuire all’unità della famiglia umana:

Il politico dell’unità non si accontenta di amare da solo, ma cerca di portare l’altro, alleato o avversario, all’amore, perché la politica è relazione, è progetto comune. Un’ulteriore espressione della fraternità in politica è amare la patria altrui come la propria. La più alta dignità per l’umanità sarebbe, infatti, quella di non sentirsi un insieme di popoli spesso in lotta fra loro, ma, per l’amore vicendevole, un solo popolo, arricchito dalla diversità di ognuno e per questo custode nell’unità delle differenti identità.

Qualche considerazione conclusiva. Cosa ha testimoniato Stoccarda? I movimenti cristiani, per propria natura, sono quelle realtà deputate al rinnovamento spirituale dell’Europa. È a loro connaturale il dialogo ad ampio raggio e una certa “trasversalità” confessionale (il movimento dei focolari, per citare un solo esempio, ha delle comunità evangeliche, protestanti, luterane, anglicane, ortodosse). In tal senso, rappresentano una forza storica e religiosa importante, un’avanguardia perpdf l’unità in grado di fondare quel nuovo ordine civile che è nel desiderio e nel sogno di tutti, basato sulla pace e sulle autentiche virtù sociali.

Infine, un breve cenno sulla presenza dell’Angelicum in questa manifestazione. Durante i lavori, in uno dei forum del convegno, in particolare quello dedicato alla politica dell’Unione Europea, l’estensore di questo articolo ha potuto presentare una relazione su «La politica e le giovani generazioni», raccogliendo i materiali costruiti dentro la Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum in occasione del progetto di ricerca Fass sulla vocazione politica. Le nostre idee sono state giudicate molto interessanti dal pubblico del forum e numerosi sono stati gli incoraggiamenti ad andare avanti sulla nostra strada.

 

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