Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

Aceh, regione settentrionale dell’Indonesia.pdf

Afghanistan: continua l’azione delle truppe alleate contro le sacche di resistenza taleban, ma non mancano azioni belliche tra fazioni locali.

Algeria: l’insorgenza islamista controlla tuttora intere aree del paese, mentre si registrano quotidianamente scontri tra militari governativi e guerriglieri islamici, e/o eccidi sulla popolazione civile.

Cecenia, nella repubblica federativa russa, invasa dalle truppe russe prima con Eltsin poi con Putin. Si sono contati 120.000 ceceni morti nella prima campagna russa tra il ‘94 e il ’96, e più di 60mila nella seconda (i russi hanno avuto tra i 5 e gli 8 mila morti). Censura e disinformazione impediscono di sapere cosa stia esattamente accadendo, salvo prendere nota che gli abitanti sono scesi da 2 milioni a mezzo milione, con centinaia di migliaia di profughi in Inghushezia.

Colombia, una guerra civile lunghissima e tuttora irrisolta.

Georgia, numerosi focolai all’interno e nelle repubbliche autonome, Abkhazia e Adjaristan, di fatto indipendenti.

Costa d’Avorio: grazie alla risoluzione del 27 febbraio 2004 n. 1528 del Consiglio di sicurezza, da aprile i caschi blu delle Nazioni Unite sono impegnati a garantire il cessate il fuoco, distruggendo le armi e riconvertendo i combattenti agli impieghi civili. Con loro, gli effettivi della forza regionale fornita da sei paesi.

Eritrea: il confine con l’Etiopia è garantito dalle Nazioni Unite, e gli eserciti delle due parti si fronteggiano a poca distanza lungo il presumibile confine. Non c’è stata smobilitazione: l’Eritrea spende il 20,9% del bilancio per la difesa, l’Etiopia il 17% .

Filippine: conflitto aperto con minoranze religiose ed etniche tese all’indipendenza.

Iraq: nonostante la conquista di Baghdad e la cattura di Saddam Hussein, è ancora guerra e guerriglia con l’accumulo di un elevato numero di distruzioni e vittime.

Israele: i territori palestinesi sono ben lontani dalla pace, con Israele che spende per la difesa il 9,5% del bilancio e si è dotata di circa 200 testate nucleari attive.

Kosovo: recenti scontri tra serbi e albanesi confermano che il fuoco sotto la cenere è tuttora vivido, nonostante la presenza di truppe internazionali.

Macedonia: minoranze albanesi infiltrate dal Kosovo creano occasioni di scontri armati.

Sri Lanka: Le Tigri Tamil sono in rivolta da anni, e vi è guerra anche al loro interno tra fazioni su base ideologica o regionale.

Sudan: Il conflitto strutturale è tra nord musulmano e sud cristiano. Dal febbraio 2003 il Movimento di liberazione del Sudan si batte per i diritti delle popolazioni nere, emarginate dal governo arabo di Khartoum. Come in altre guerre africane e asiatiche combattono anche bambini e fanciulli. Il paese soffre malattie e fame, anche come effetto della guerra. Quasi 700 mila profughi in fuga da parti diverse. Altri centomila profughi in Ciad, paese poverissimo, solo nel 2003, a causa dei combattimenti tra ribelli e governativi nella regione sudanese del Darfur. L’11 aprile è entrato in forza un accordo di cessate il fuoco: fonti statunitensi dicono che è stato subito violato. Spende per la difesa il 4,3% del suo bilancio.

Timor-Leste (già Timor orientale): a fine maggio spira il mandato Onu per il mantenimento del cessate il fuoco.



Aree di crisi significative


Angola, nonostante il processo di pacificazione, azioni contro i ribelli dell’Unita. Spende tuttora in difesa, il 17% del suo bilancio.

Armenia-Azerbaijan: Irrisolta la questione del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero, controllata dall’Armenia.

Burundi, un cessate il fuoco tra etnie che regge con difficoltà.

Ciad, instabilità e scontri tribali.

Cipro: La parte nord del paese è occupata da soldati turchi, e l’isola è divisa in due dal luglio 1974. Nella capitale, Nicosia, c’è l’ultimo muro d’Europa, che divide in due la capitale cipriota.

Colombia, governo contro fazioni di estrema sinistra.

Congo R.D.: cessate il fuoco garantito dall’Onu, ma spende ancora per la difesa l’8,9% del bilancio.

Corea: Il 25 giugno ‘50 dieci divisioni del nord invadono il sud e arrivano alle porte di Seul: così ha inizio la crisi coreana, tuttora aperta. Il 27 luglio ‘53, a Panmunjom, è stata firmata una tregua: gli eserciti sono ancora là, e il paese è diviso in due.

Indonesia/Molucche: la comunità cristiana continua a subire attacchi da quella islamica.

Indonesia/Sulawesi: non cessano aggressioni alle popolazioni cristiane dell’isola.

Kashmir: conteso tra India e Pakistan, dispone di un movimento di liberazione nazionale pronto alla guerra.

Kurdistan/Turchia: i curdi soffrono meno repressione rispetto a decenni precedenti, ma continuano a non godere di molti diritti.

Liberia: il cessate il fuoco resiste.

Marocco/Saharoui: una delle poche crisi sotto management Onu abbastanza efficace: i Saharoui lottano per l’indipendenza e attendono di celebrare un referendum.

Myanmar: già Birmania, con scontri tra governo centrale e minoranze etniche, e repressione da parte del governo verso l’opposizione democratica.

Ruanda: le stragi etniche di dieci anni fa hanno lasciato il segno nella popolazione.

Senegal/Casamance: scontri e attentati nell’area del Casamance, abitata soprattutto da cristiani, in cerca di autonomia da Dakar.

Taiwan: Rivendicata dalla Cina, anche con dimostrazioni di forza militare. Ha relazioni diplomatiche ufficiali con più di 30 paesi. paesi. Entra nell’Omc dal 2002, insieme alla Cina.

Thailandia: ribelli birmani ad ovest e tumulti della minoranza malay aSud, con insorgenza islamica sempre più aggressiva.

Zimbabwe: Il presidente Mugabe diventa sempre più dittatore, reprimendo con ferocia opposizione e minoranza bianca.

 

Fonti

Un, Ue, The Economist, Financial Times.

Le percentuali di spesa in difesa iscritte nei bilanci nazionali sono tratte da: The Economist, World in Figures, edition 2004.

 

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