Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 Giorgio La Pira

(1904-1977)
Il sentiero di Isaia

 

Le città sono consapevoli di essere il patrimonio del mondo, perché in esse si incorporano la storia e la civiltà dei popoli,pdf i “regni” passano, le città restano; un patrimonio che le generazioni passate hanno costruito e trasmesso a quelle presenti - di secolo in secolo, di generazione in generazione - affinché fosse accresciuto e ritrasmesso alle generazioni future. Gli stati non hanno il diritto, con la guerra nucleare, di annientare questo patrimonio che costituisce la continuità del genere umano e che appartiene al futuro.

NO quindi alla guerra nucleare, NO alla politica dello “equilibrio del terrore”, NO, perciò alle guerre locali che i popoli dell’opulenza (per usare una espressione della Populorum Progressio) conducono contro i popoli della fame.

SI’ alla coesistenza pacifica.

SI’ al disarmo generale e completo e SI’ alla conversione delle spese di guerra (almeno 200 miliardi di dollari ogni anno) in spese di pace per lo sviluppo dei popoli (“lo sviluppo è il nuovo nome della pace”).

La pace appare tanto più inevitabile quando si pensa al moto sempre più vasto, irresistibile ed urgente con quale i popoli della fame interpellano, in modo ogni giorno più severe, i popoli dell’opulenza. La soluzione di questo problema è una sola: fare diventare spese di pace per la costruzione di città nuove (si pensi ai 7 miliardi di uomini nel 2000), spese per i pani regolatori nuovi delle città antiche, spese per la costruzione di case, scuole, fabbriche, ospedali, chiese, impianti sportivi (spese di civiltà cioè) tutte le spese della distruzione, “trasformare in aratri le spade”.

Eccoci infine alla terza delle direttrici di marcia che ha guidato la nostra azione di questi tre anni: “unire le città per unire le nazioni”, quindi compiere i “gemellaggio” come strumenti di edificazione della unità dei popoli: creare un sistema di ponti - scientifici, tecnici, economici, commerciali, urbanistici, politici, sociali, culturali, spirituali - che al limite unisce le une alle altre, in modo organico, continente per continente, le città grandi e piccole di tutta la terra.

Questa idea semplice potrebbe davvero diventare un tessuto unitivo destinato a fasciare di pace e di progresso le città, le nazioni ed i popoli del mondo intero.

Le città unite: ecco un altro volto istituzionale, integratore - ed in certo modo essenziale- delle Nazioni Unite.


Giorgio La Pira (1904-1977) Sindaco di Firenze e politico cristiano.
Testo scritto a Leningrado nel luglio 1970 e pubblicato in “Il sentiero di Isaia”, Cultura Nuova Editrice, Firenze 1979. 

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