Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

 

Questo libro è lo sviluppo di una riflessione collettiva, organizzata dalla Fondazione Lanza, che ha riunito 18 specialistipdf per trattare un tema che ha un carattere preminentemente interdisciplinare. A prima vista risulta una prospettiva troppo ampia e per questo ambivalente: troppi “stili di vita”.

Fin dal primo momento si sviluppa la “pluralità differenziata delle forme di vita sociale”. Il fine di questo studio è partendo dal raggruppamento di tutta questa diversità, creare da questa ambivalenza originaria una visione più organizzata delle relazioni e delle interconnessioni delle diversi forme che rivestono, e poter così creare un discorso razionale sugli stessi stili di vita e rendere possibile la visione e la valutazione etica.

Lo sviluppo presentato della maggioranza di questi interventi non cerca tanto di inquadrare la vastità del termine “stile di vita” nel contesto di una tarda modernità ma si concentra nel ricercare e indagare la possibilità etica di ognuno degli ambiti scelti.

I contributi contenuti in questo volume abbracciano aspetti molto diversi: la bioetica, il mondo dell’economia, della politica, dell’ambiente, della filosofia, e a livello più ampio, il mondo della teologia morale. Gli autori di questi interventi sono i professori: A. Autiero (Università di Monaco), A. Da Re (Università di Padova), L. Biagi (Studio Teologico di Treviso), G. Dianin (Facoltà di Teologia di Padova), G. Galli (Università di Macerata), D. Gobber (Università di Padova), G.Goisis (Università di Padova), D. Loro (Università di Verona), S. Morandini (Istituto di Studi Ecumenici “S. Bernardino”, Venezia), A.Poppi (Università di Padova), P.Sgori (Istituto di Studi Ecumenici “S. Bernardino”, Venezia), D. Signorini (Fondazioni Lanza), G. Toffanello (Facoltà di Teologia di Padova), G. Trentin (Facoltà di Teologia di Padova), G. Tusset, (Università di Padova) e P. Zecchinato (Università di Cassino).

Come si può constatare dal numero dei contributi, è un volume ricco di apporti e suggerimenti, e la sua lettura è veramente proficua, direi necessaria. Questo lavoro è infatti un primo avvicinamento ad un tema che è stato sempre difficile da concretizzare ed esaurire. Un contributo così numeroso di specialisti in una presentazione tanto aperta, fanno di questo libro lo strumento ideale per iniziare una ricerca che il lettore potrà successivamente concretizzare. Dalla descrizione degli “stili di vita” e la sua concettualizzazione, in ogni caso, fino alla formulazione etica e teologica morale degli stessi argomenti, la lettura ci porta attraverso temi, tanto centrali per noi, come oggi sono la morale fondamentale, l’individualismo, il dialogo comunicativo, la estetica, la dimensione misterica e spirituale dell’essere umano, la bioetica, l’ecologia e l’economia.

In tutta l’opera c’è un tratto di fondo che considero fondamentale: l’abbordare i grandi temi politici e sociali d’oggi, dalla prospettiva più concreta di ognuno degli “stili di vita” qui esposti. In questo senso, come ho già detto e voglio sottolineare ora, questo lavoro è uno strumento fondamentale per rispondere alle tante domande che ci poniamo oggi di fronte a problemi come la diversità culturale, la creazione dei grandi blocchi di nazioni sotto un’unica Costituzione, le grandi questioni poste in essere da quel processo irreversibile che è la globalizzazione; i limiti della crescita economica e le sue conseguenze ambientali, ecc.

È un opera di suggerimenti e orientamenti delle vie da seguire. Non cerchi, il lettore, risposte definitive, ma si lasci ispirare dalle proposte, intenzionalmente assiologiche, e che con uno sforzo chiaro tentano di organizzare almeno concettualmente, una nozione tanto vasta e aperte come quella dello “Stile di vita”.

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Si può parlare d’etica da diversi punti di vista, ma forse è più chiaro dire che tutto il pensiero di ognuno si localizza in un luogo determinato e da lì si cerca di guardare la realtà con gli occhi di ognuno e dalla “finestra” che questa posizione consente. Non è difficile vedere le diverse morali che nascono da posizioni ideologiche divergenti e opposte. Allo stesso modo è giusto dire che talvolta non siamo coscienti del luogo da cui noi parliamo. Potremo sentirci certi di parlare dal nostro universo culturale, dal momento che quando apriamo bocca, il nostro parlare è culturalmente influenzato e questo parlare “influenzato” è la forma comune a tutti attraverso la quale ci esprimiamo.

In questa situazione, l’interlocutore che ci ascolta, in particolare se appartiene ad un ambiente e una cultura diversa, senza dubbio, saprà bene quale sia il nostro punto di partenza, perché ovviamente contrasta con il suo. Questo perché il nostro pensare è costretto a reagire secondo gli schemi della nostra cultura, nella quale siamo totalmente immersi, e pertanto la struttura di ragionamento e il modo di sentire e capire le cose, è in sintonia con i modelli propri del nostro contesto. Però ugualmente si può parlare di diverse forme di etica all’interno dello stesso modello culturale. E questo è proprio l’intento dell’opera che stiamo presentando.

Non cerca di assumere un punto di vista culturale distinto ma di render chiaro che le vittime della storia, i morti a causa di violenza e dolore ingiustamente causato, sono testimoni unici, che molto hanno da dire nel momento di ripristinare la giustizia e la politica nelle nostre società. Qua si prova ad assumere il punto di vista delle vittime della violenza per osservare la realtà etica e la politica.

Da questa prospettiva non servono gli sforzi per l’imparzialità formale delle etiche liberali-eurocentriche, ne tantomeno il principio del dialogo che parla d’una situazione ideale per tutti, proprio dell’etica comunicativa.

Questa è un’etica della responsabilità levinasiana, dove la situazione dell’Altro, il suo sguardo, la sua impotenza mi impongono questioni sulla realtà che mi rendono soggetto morale. Assumermi questa responsabilità dipende assolutamente ed esclusivamente dalla mia volontà di fronte alla realtà della sua situazione, e solo così posso riscoprirmi come soggetto morale. Questa è un etica dell’eteronomia, di fronte alle etiche illuministiche dell’autonomia.
Non cerca di assumere un punto di vista culturale distinto ma di render chiaro che le vittime della storia, i morti a causa di violenza e dolore ingiustamente causato, sono testimoni unici, che molto hanno da dire nel momento di ripristinare la giustizia e la politica nelle nostre società. Qua si prova ad assumere il punto di vista delle vittime della violenza per osservare la realtà etica e la politica.

Da questa prospettiva non servono gli sforzi per l’imparzialità formale delle etiche liberali-eurocentriche, ne tantomeno il principio del dialogo che parla d’una situazione ideale per tutti, proprio dell’etica comunicativa.

Questa è un’etica della responsabilità levinasiana, dove la situazione dell’Altro, il suo sguardo, la sua impotenza mi impongono questioni sulla realtà che mi rendono soggetto morale. Assumermi questa responsabilità dipende assolutamente ed esclusivamente dalla mia volontà di fronte alla realtà della sua situazione, e solo così posso riscoprirmi come soggetto morale. Questa è un etica dell’eteronomia, di fronte alle etiche illuministiche dell’autonomia.

E’ un etica che assume la diseguaglianza della realtà; non permette dunque nessuna formalizzazione né figura euristica che renda possibile uno Stato di natura immaginario in cui si possa proclamare l’uguaglianza delle persone; pertanto afferma così un’imparzialità che renda possibile una teoria della giustizia, in cui tale giustizia non sarebbe tale dal punto di vista della realtà ma una mera formalizzazione concettuale dei valori e della sua gerarchizzazione.

L’etica delle vittime è un’etica del decentramento e dunque del limite della filosofia ed il suo incontro con una realtà materialmente sparita, viva attraverso la memoria e il ricordo e il cui “parlare”, da questa situazione, è un “parlare” privilegiato al momento di configurare la realtà etica del presente.

Possiamo trovare in quest’opera l’influenza di Adorno, Horkheimer, Benjamín, Rosenzweig, Kafka e i presupposti della Filosofia della Liberazione. Il libro è frutto della collaborazione di diversi partecipanti al progetto di ricerca, La filosofia dopo l’Olocausto, dell’istituto di filosofia CSIC di Madrid e nasce nel contesto (come sottolineato nell’introduzione) di sette anni di studi, seminari e incontri che hanno coinvolto più di trenta persone sul tema della memoria della Shoah.

E’ evidente che non sia ancora il risultato finale delle ricerche fatte, ma lo è il contributo parziale di alcuni dei partecipanti. Dico parziali perché altre opere individuali di alcuni partecipanti stanno uscendo in questo periodo, con studi esaustivi rispetto a temi di cui qui vi è solo una parte.

E’ il caso di Reyes Mate con l’opera “Memoria di Auschwitz. Attualità morale e politica” (Trotta 2003) e di Marta Tafalla ed il lavoro “Theodor W. Adorno. Una filosofia della memoria” (Herder 2003). Collaborano a questo lavoro: Fernándo Bárcena (Madrid) Mónica Cerutti (Mendoza, Argentina), Santiago Kovadloff (Buenos Aires), Sirio López Velasco (Rivera, Uruguay), José María Mardones (Madrid), Manuel Reyes Mate (Madrid), Joan-Carles Mélich (Barcellona), Javier Muguerzaz (Madrid), Silvana Rabinovich (Morelos, México), Alberto Sucasas (El Ferrol), Marta Tafalla (Barcellona) y Tomás Valladolid (Madrid). Il lavoro è diviso in tre parti; la prima si apre con un contributo di Javier Mugerza sull’utopia della non violenza, cui segue il lavoro di Kovadloff sul tema della sofferenza nella natura umana.

La seconda parte di questo lavoro è dedicata allo sviluppo del problema dell’etica dalla prospettiva delle vittime. Questa è la parte che costituisce il nucleo fondamentale del lavoro e affronta i temi della preminenza della responsabilità sulla libertà (Rabinobich), la costituzione del soggetto etico assumendosi la responsabilità da parte delle vittime (Sucasas), la teoria della giustizia dalla prospettiva delle vittime (Reyes Mate), il “ricordare per non ripetere” come imperativo categorico (Tafalla) e alla fine di questa seconda parte, l’aspetto filosofico politico del diritto delle vittime (Valladolid).

Nell’ultima parte troviamo le conseguenze d’un etica comunitaria attraverso la riflessione brasiliana (Vélasco), lo sguardo delle vittime come prospettiva eccentrica e le sue conseguenze nel mondo educativo (Bárcena), la compassione in Horkheimer e l’immagine di Dio (Mardones) e la riflessione etica politica sui desaparecidos durante la dittatura argentina (Cerutti).

È un lavoro profondo, stimolante, immaginativo e con una visione dell’etica decentralizzata e critica. Affronta con rigore filosofico e con valore il mondo delle vittime: i loro interrogativi, i loro sentimenti,pdf il loro valore nell’elaborazione dell’etica e, soprattutto, la loro sopravvivenza.

Non è possibile trascurare un tema tanto centrale quando si lavora all’elaborazione del senso autentico e reale di giustizia. Bisogna porsi lontano da una formulazione teoretico-formale ed entrare pienamente nel concreto del problema del dolore e della sofferenza. Un dolore e una sofferenza che mai sono potute accadere invano, che non possono essere più dimenticate e che sono al centro della riflessione stessa sull’etica. 

 

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