Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfDon Antonio Palladino è un autentico sacerdote di Gesù Cristo, nato a Cerignola, in provincia di Foggia, l’11 novembre 1881 e morto il 15 maggio 1926. In poco più di 44 anni di vita terrena, ha compiuto una lunga carriera perché in lui l’amore di Dio si è sprigionato in una ricca e molteplice attività socio-pastorale.

Cerignola tra l’800-900 è un grande centro nel basso Tavoliere della Puglia che vive drammaticamente le vicende politiche fra il partito Liberale, guidato dalla classe dei padroni Massoni da una parte e il partito socialista che spingeva il proletariato alla lotta di classe dall’altra parte. In questo contesto socio-politico s’inserisce anche l’attività del sindacalismo rivoluzionario di Giuseppe Di Vittorio1.

Palladino ha a sua disposizione l’unica enciclica sociale, la “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII e, con tutte le sue forze, unite all’ardore di apostolo zelante, istituisce nella parrocchia di San Domenico, a Cerignola, più di trenta Associazioni socio-religiose, a partire dal 1909, anno in cui ne diventa il primo parroco. Nei primi anni della sua missione sacerdotale si dedica, come un novello Don Bosco, nella pastorale giovanile del “Ricreatorio festivo Don Bosco”, del Circolo Giovanile Maschile San Luigi, dell’Associazione delle Figlie di Maria e del Circolo Cattolico Femminile Santa Giovanna d’Arco. Nell’aprile del 1918, alla presenza di Don Luigi Sturzo e dei Cattolici della Capitanata, nella Chiesa di San Domenico di Foggia, tiene un memorabile discorso, denominato: “Ai Cattolici della Capitanata”. Negli anni 1919-1920 è impegnato nella fondazione del Partito Popolare, insieme al Professore Tommaso Pensa che diventa il presidente provinciale del neo partito. A Cerignola nasce il giornale popolare “La Vedetta” che diventa l’organo di stampa ufficiale del Partito Popolare Provinciale, e di cui Palladino sarà uno dei redattori. Negli anni 1921 - 1922 a Cerignola scoppia la reazione agraria e fascista che porta alla dissoluzione del Partito Socialista e dell’Amministrazione Comunale. La missione di Palladino s’inserisce nella nuova situazione politica con uno spirito di grande abbandono nelle mani della divina Provvidenza. Il 20 giugno 1921 la figura di Palladino emerge in un rapporto ufficiale dell’Ispettore della Pubblica Sicurezza2. Un male incurabile lo porta in poco tempo alla morte, e conclude la sua vicenda terrena il 15 maggio 1926.

Non si comprende appieno la vita e la missione sacerdotale di Don Antonio se non si conosce la sua epoca storica. Tre temi offrono un saggio della dimensione del messaggio sociale di Don Antonio, non sufficientemente compreso dagli uomini del suo tempo e ancora poco apprezzato dagli uomini del nostro tempo. I tre temi sono: L’impegno culturale e il dialogo con i non credenti; L’impegno per l’Unione Popolare e per il Partito Popolare; L’etica economica: I Laboratori femminili e la Cassa Rurale San Domenico.

1. L’impegno culturale e il dialogo con i non credenti

L’amore appassionato per Gesù Cristo, adorato soprattutto nell’Eucaristia, è la sorgente per decifrare il trasporto e l’impegno di Don Antonio per gli uomini del suo tempo, sia credenti sia non credenti.

Il giornale quindicinale “L’Ape” del Circolo Giovanile San Luigi il 19 settembre pubblica un articolo intitolato “Fede e Scienza” che analizza le posizioni poco scientifiche di coloro che si proclamano atei e con grande decisione Palladino qualifica come: “sapientelli, studenti e maestrucoli dei nostri giorni…eccoli atteggiarsi ad increduli ed esclamare: la religione è per il popolino, la Chiesa ha fatto il suo tempo, la scienza ha smentito la fede! Ma sono costoro all’altezza… di esaminare la religione?…posseggono un metodo severamente scientifico, che occorre per uno studio critico della Religione? E, dato che avessero tutte le cognizioni necessarie per questo esame della religione, è poi vero che la fede si oppone alla scienza?… Solo la scienza superficiale…può condurre all’ateismo… Chi s’addentra a scrutare i misteri della natura, vi scorge tanta armonia, tanta sapienza da essere costretto ad esclamare col poeta: Ovunque il guardo io giro, Immenso Dio, ti vedo; ecc. Se così non fosse, non avremmo avuto un Newton, un Galileo, un Copernico, un Ampère, un Pasteur, un Cerreti ecc. e tanti altri scienziati ancora viventi, i quali han piegata la fronte innanzi alla fede cattolica, praticandola fervidamente… la fede di Tommaso d’Aquino e di Dante, la fede di Copernico, di Newton, di Volta e di tutt’ì più grandi genii, che hanno illustrata la scienza, merita bene l’assenso della nostra povera mente. Sulle orme del grande Cerreti, la cui vita fu a noi feconda di tanti insegnamenti, investigate con sincerità la natura, studiatela con intelletto di amore: essa vi fornirà sempre nuovi argomenti per convincervi che “la nostra santa religione è amica della scienza vera.”3

Ancor più interessante è il dialogo culturale intercorso tra Palladino e il socialista, il professore Colella di Bari. In una relazione tenuta a Cerignola il 2 giugno 1911, Colella accusa il Vaticano di essere “il più grande nemico dell’Italia”, Palladino risponde con un articolo pubblicato sull’Ape il 29 giugno 1911, intitolato: “Di alcune cause ritardatrici della unificazione Nazionale – Il Vaticano e l’Italia”. Offro solo alcuni elementi del lungo articolo per avere un’idea circa la responsabilità del ritardo dell’unità d’Italia, da non attribuire al Vaticano, e quindi ai Papi, ma ai vari Sovrani Europei: “Ma è vero che il Papato sia stata la causa precipua ritardatrice della Unificazione nazionale? Non si può mettere in dubbio che il Papato si sia reso altamente benemerito non solo delle scienze e delle lettere in Italia lungo il corso dei secoli, ma che si sia vivamente ancora interessato, perché la povera Italia avesse avuto un assetto politico tale che ne avesse avvantaggiate le sorti. Con ciò non voglio dire che non ci sono stati Papi i quali abbiano procurato più loro interessi personali e domestici che quelli del popolo; ma di questi disgraziati Pontefici è ben limitato il numero di fronte ai Leoni, ai Gregori, agli Alessandri, ai Giulii, Papi che sacrificarono se stessi nella difesa dei diritti della Chiesa e del popolo italiano…Senza dei Papi l’Italia di oggi, e non dubito affatto delle mie asserzioni, non solo non avrebbe avuto di che gloriarsi di fronte alle nazioni sorelle ma sarebbe stata ridotta alla miserrima condizione della pur tanto gloriosa Polonia. Ma non sono solamente questi gli argomenti, dai quali mi sembra scaturire lampante la falsità della sua asserzione. Mi segua, egregio Professore, mi segua con un po’ di pazienza nella noiosa disanima di date, di nomi e di fatti storici…I Pontefici hanno fatto quanto era loro consentito per unificare l’Italia, per opera specialmente di S. Pio V (come sopra) ma non hanno mai potuto attuare la bella idea perché ostacolati dalla politica interessata dei Sovrani Europei; e perché allora chiamare il Vaticano causa precipua ritardatrice della unificazione nazionale? Con profonda stima. Suo Dev. - Parr: Palladino dott. Antonio4”.

2. L’impegno per l’Unione Popolare e per il Partito Popolare

L’amore per la verità spinge Don Antonio anche ad entrare in merito ai problemi politici delicati del suo tempo, come quelli del proletariato Socialista, con la grande voglia di comunicare a tutti la salvezza di Gesù Cristo: “Ma, viva Dio! è proprio necessario di andarsi ad arruolare fra le file del socialismo, e di disertare la Chiesa…di darsi in balia di mestatori e mestieranti, che cercano di far della povera gente sgabello alle loro ascensioni politiche e alle loro private speculazioni…per credersi assorto a dignità di cittadino, affermare il proprio pensiero e reclamare i proprii diritti?…Qual è dunque la ragione per cui le plebi corrono sfrenatamente fra le braccia del socialismo?…La Chiesa predica agli operai l’armonia delle classi, e non la lotta d’una contro l’altra, a detrimento di tutte; essa non arma la mano del proletario contro il proprietario; ma li affratella, sicchè possano entrambi cooperare al loro reciproco miglioramento: è vero, è vero la Chiesa non insegna utopie: che la proprietà è un furto, e che un giorno i proletarii se la dovranno dividere tra loro…la Chiesa non dice che bisogna arrivare alla ristorazione sociale per via della ribellione e del sangue…essa non inganna le masse col miraggio d’un avvenire illusorio…E non v’accorgete, o poveri illusi, dove vi menano i vostri sedicenti amici e pedagoghi?…essi fan tutt’altro che i vostri interessi? Nulla finora v’hanno insegnato tanti scioperi, tanti disordini, tanti tentativi riusciti a vuoto, tante rivoluzioni affogate nel vostro sangue innocente?…Operai, contadini, disingannatevi una buona volta, correte a serrarvi fra le file d’una santa democrazia, che ha un programma giusto ed attuabile, a cui tende per via di pace e non di lotta fraterna…Proletari di tutto il mondo: unitevi in Cristo, primo fra tutti gli operai e fondatore del vero socialismo5.

L’intervento di Palladino al Convegno dei Cattolici di Capitanata, svoltosi a Foggia, nella Chiesa di San Domenico, nei giorni 9 e 10 aprile 1918, fra le tante cose, contiene due forti richiami indirizzati alla donna e al sacerdote, anticipatori del Concilio Vaticano II. Ecco i contenuti: “…in queste opere di assistenza (Leghe dei contadini cattolici, Associazioni di proprietari, Probivirato, Cassa dei piccoli prestiti, il Segretariato del popolo) abbiano posto la Donna ed il Sacerdote. La Donna, creata da Dio per essere l’Angelo della famiglia, svolga la sua pietosa attività in questi ufficii nei quali spesse volte la ruvidezza dell’uomo non è adatta a lenire dolori ed a fasciare piaghe morali. Ed il Sacerdote si persuada…che la nostra azione non deve restringersi all’ambito delle nostre Chiese, ma dalla Chiesa deve spandersi…su tutte le miserie umane…Usciamo di Sagrestia, o fratelli miei amatissimi, spargiamoci nel popolo con la parola di Gesù sul labbro, con la sua carità nel cuore: l’opera che svolgeremo nel popolo accrescerà prestigio al nostro ministero, credito alle nostre prediche e le coscienze ravvivate da questa fiamma di eterna carità si rinnovelleranno, ci verranno appresso con ardore verso la conquista del bene infinito6. In questo discorso Don Antonio fa emergere la trascuratezza dei cattolici verso la questione sociale e la disattenzione verso l’enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII che tracciava i fondamentali principi sociali e le linee guida per un nuovo futuro sociale. Palladino sottolinea che il partito Socialista, grazie alle Leghe contadine e alle Cooperative ha unito i lavoratori, li ha organizzati fino ad esasperarli, spronandoli a numerosi scioperi, a volte funestati anche da eccidi. Per questo Don Antonio sostiene che bisogna opporvi le Leghe cattoliche che liberano i lavoratori dalla nuova schiavitù, il socialismo. Pertanto egli ritiene che non è sufficiente la singola educazione del contadino nel confessionale o nella scuola serale per preparare il trionfo dell’ideale sociale di Cristo. Egli attribuisce la deficienza di Leghe cattoliche nella società alla mancanza di carità fraterna. Palladino non si preoccupa solo di orientare i contadini nelle Leghe cattoliche, ma sprona anche i proprietari all’istituzione di Associazioni, regolate da principi sociali cristiani.

3. L’etica economica: I Laboratori femminili e la Cassa Rurale San Domenico

La questione sociale del Sud Italia, e in particolare della Capitanata, richiedeva la soluzione del problema economico. Ritengo importante richiamare brevemente gli elementi della visione etica dell’Economia Civile, posta oggi all’attenzione dagli economisti Luigino Bruni e Stefano Zamagni7 e che ritroviamo negli scritti e nelle opere sociali di Don Antonio. L’Economia civile si basa su tre principi tra loro sinergici: L’efficienza, l’equità nella redistribuzione dei beni e la reciprocità delle relazioni umane. L’efficienza è buona perché non tollera lo spreco di risorse. Un sistema economico efficiente contempla anche la redistribuzione della ricchezza fra tutti, offrendo a tutti la possibilità di partecipare al sistema delle attività economiche. Il terzo principio dell’Economia civile è la reciprocità che dà grande importanza alle relazioni umane. Il fine ultimo della reciprocità è realizzare una struttura fraterna dove si coniugano i verbi “ricevere e dare”.

Palladino già nel 1909, nell’articolo: “Proletari: Unitevi in Cristo”, diceva: “Non fu prima la Chiesa a predicare la fratellanza universale, a difendere i poveri e gli oppressi; non istituì essa, incoraggiò e protesse le corporazioni di arti e mestieri, tanto fiorenti nel medioevo e poi disperse dall’imperante liberalismo? Ed anche oggi non riunisce la Chiesa sotto il bel vessillo di Cristo le classi operaie, e le anima alla riscossa, alla rivendicazione dei propri dritti? Fu il Grande Leone XIII, il Pontefice degli operai, che il 15 maggio 1891, colla celebre enciclica “Rerum Novarum” e poi coll’altra “Graves de Communi” presentò un giusto e non illusorio programma di rivendicazione sociale… sicchè nulla oggi manca, che sia necessario al miglioramento della classe operaia8.

Vediamo ora più da vicino l’impegno di Don Antonio nel campo dell’etica economica:

Nell’intervento “Ai Cattolici di Capitanata” Don Antonio dice che mentre si combatte nei campi di battaglia: “non sembri inopportuno un richiamo allo studio del problema economico-sociale, perché coefficiente validissimo a godere i frutti dell’agognata vittoria è appunto la soluzione cristiana della questione sociale”; più avanti afferma che i cattolici hanno abbandonato a sé stesso il contadino, senza alcuna protezione: “Perché non abbiamo mai voluto efficacemente logorare il nostro cervello nello studio della questione sociale, né esaminare la ragionevolezza delle domande dei contadini per un miglioramento economico e civile. Abbiamo commesso il gran torto di aver lasciato solo il contadino nella lotta per un pane migliore contro padroni troppo dimentichi del loro dovere, troppo accecati dallo splendore degli scrigni dorati…vi sono dei ricchi che si credono assoluti padroni dei loro beni, e disprezzano il povero…Dimenticano…che ogni uomo ha diritto di trarre il suo sostentamento dalla terra…di questa ingiustizia forse anche noi cattolici siamo responsabili, per aver troppo fomentato l’orgoglio dei ricchi dai quali ci ripromettevamo sussidi per le cose nostre, e per avere quasi sfuggito il contadino dal quale nessuna protezione potevamo mai augurarci9. A questo punto Don Antonio delinea una magistrale lezione di etica economica; egli, infatti, all’egoistico liberalismo e al principio marxista della lotta di classe, contrappone la necessità dell’armonica collaborazione tra i due coefficienti umani importanti per ottenere la produzione: il lavoratore e il padrone, e ne sottolinea con forza la pari dignità: “…Coi metodi tracciati dall’egoistico Liberalismo o dall’utopistico Marx troppo si acuì il dissidio latente fra padroni e lavoratori, troppo si fomentò la lotta di classe, non riflettendo che fra capitale e lavoro occorre regni il massimo accordo essendo essi i due necessari coefficienti umani per la produzione. I proprietarii si persuadano che essi hanno bisogno assoluto della mano d’opera, ma non d’una qualsiasi mano, ma di una mano intelligente, che sappia e voglia contribuire efficacemente alla produzione…Quando la carità cristiana regolerà i rapporti intercedenti fra padroni e lavoratori, non si lamenteranno più le ingiustizie nei salari, l’abuso della donna-madre, lo sfruttamento dell’adolescente: ingiustizie, abusi, sfruttamenti creanti alla Società generazioni senza cuore e senza vita10. Dunque la carità fraterna tra i datori di lavoro e i lavoratori é la regola d’oro dell’etica economica di Don Antonio Palladino;

I Laboratori femminili: In piena prima guerra mondiale, il 4 agosto 1916, Don Palladino, con l’avvio della Casa dell’Immacolata, dà una risposta operativa alle giovinette provenienti dalle classi sociali più povere di Cerignola che imparavano un mestiere e contestualmente venivano formate alla virtù e alla religione, con l’ausilio di sedici insegnanti. La Casa era strutturata in 4 reparti: 1°- Confezioni di abiti da donna; 2°- Confezioni di biancheria da uomo e da donna; 3°- Ricamo in bianco, in seta, in oro e argento; 4°- Confezioni di fiori11. Più ardua ed eroica fu l’istituzione della Chiesa e dell’Opera del Buon Consiglio nel 1921, che doveva accogliere l’infanzia abbandonata e le giovinette appartenenti a famiglie povere. Il Don Bosco di Cerignola istituisce così un laboratorio femminile, un asilo scuola ed un segretariato per il popolo, rispondenti a bisogni sociali impellenti. Nell’ottobre 1923, terminati i lavori del pian terreno dell’Opera, Don Antonio ospita le prime tre orfanelle, utilizza una stanza come cappella ed adibisce un locale come segretariato, dove egli comunicava alla gente le notizie riguardanti i cari militari dispersi in guerra, confortava le famiglie dei caduti e vi svolgeva le pratiche delle pensioni di guerra12. Significativo è lo Statuto dell’Opera Pia del Buon Consiglio che nel primo articolo allo scopo religioso, vi affianca lo scopo sociale impellente a quell’epoca: “…alla redenzione religioso-sociale dell’infanzia femminile abbandonata: quale scopo secondario alla redenzione religioso-sociale della gioventù operaia femminile e della contrada denominata Cittadella in Cerignola”; nel secondo articolo si dice che la pia Opera offriva alle derelitte un asilo presso la Chiesa del Buon Consiglio, per custodirne il candore e dove con l’apprendimento di un’arte, venivano educate ai principi cristiani, al culto del bene e del lavoro13. L’obiettivo fondamentale di Palladino era la creazione di una comunità cristiana fatta di relazioni familiari, in netta opposizione all’avidità insaziabile dei padroni liberali massoni, alle lotte del proletariato socialista e al sindacalismo rivoluzionario di Giuseppe Di Vittorio.

La Cassa Rurale San Domenico: Il 27 novembre 1921 Don Antonio istituisce la Cassa Rurale San Domenico per aiutare gli operai, i lavoratori e i braccianti agricoli della parrocchia, o degli appartenenti alle sue associazioni, che si trovavano in difficoltà economiche, senza più cadere nelle grinfie degli avari usurai. Tale Cassa ebbe l’approvazione del Tribunale di Lucera il 10 febbraio 1922. E’ interessante conoscere l’animus della Cassa Rurale che raccoglie depositi fiduciari e concede prestiti. Questi sono erogati solo ai soci al fine di esercitare e migliorare le aziende, soprattutto quelle agricole, sono ordinariamente concessi in forma cambiaria e con un interesse proporzionatamente mite. L’articolo 30 dello statuto stabilisce che le restituzioni delle somme date in prestito possono essere devolute in rate, in relazione con l’uso del prestito. Di rilievo è l’articolo 34 perché manifesta l’interesse e l’impegno di Don Antonio per lo sviluppo dell’agricoltura nella sua terra, che recita: “La Cassa Rurale…potrà occuparsi di acquisti collettivi di prodotti utili all’agricoltura…acquisto di macchine agricole, e di quanto fosse utile all’agricoltura14.

In conclusione ribadisco quanto dice la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro della C.E.I.: “La necessità di un ordine morale nell’economia e in tutta la vita dell’uomo è un insegnamento costante della dottrina sociale della Chiesa.pdf L’assenza di criteri morali, come attesta l’esperienza, è invece causa di molti mali economici e sociali15. Nello stesso documento quando si tratta dei “Principi, diritti e doveri”, tra i diversi principi si afferma: “I principi della giustizia e della solidarietà conducono necessariamente all’opzione preferenziale per i poveri… Questa non è una scelta pauperistica, che comporta la rinuncia a conseguire il benessere economico. Esige, piuttosto, un preciso ridimensionamento dei fini e dei mezzi in rapporto al vero fine dell’attività economica, che è l’uomo, tutto l’uomo e tutti gli uomini, nessuno escluso, a cominciare dagli “ultimi”. L’amore preferenziale per i poveri ha una valenza non solo personale, ma anche sociale e politica; non è un semplice appello etico, bensì una fondamentale esigenza di giustizia16. E’ quanto ha realizzato Don Antonio per gli uomini e in particolare per i poveri del suo tempo.

 

NOTE:

1 Giuseppe Di Vittorio, coevo di Don Antonio Palladino, nasce a Cerignola il 13 agosto 1892 in una famiglia composta di braccianti agricoli. Nel 1904 partecipa ad una manifestazione di lavoratori agricoli, durante la quale vengono uccisi quattro lavoratori, di cui uno era il suo amico Antonio Morra. Nel 1910 diventa il segretario del Circolo Giovanile Socialista che prende l’indirizzo di sindacalismo rivoluzionario, legandosi alla Federazione della gioventù socialista di Parma. In due anni l’attività del sindacalismo di Di Vittorio da Cerignola si diffuse a Minervino Murge, a Bari, a Bisceglie, a Putignano e in tanti centri minori, persino nella Basilicata. E’ ritenuto il responsabile numero uno delle violenze che sono scatenate durante i numerosi scioperi e pertanto è costretto a rifugiarsi a Lugano, in Svizzera. E’ favorevole all’inter-ventismo nella guerra. Nell’agosto del 1919 ritorna a Cerignola e nel 1921 viene eletto deputato, mentre è in carcere a Lucera. Viene allontanato dalla sua città dai fascisti di Cerignola e va prima a Bari e poi si trasferisce a Roma. Nel 1924 incontra Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti e gradualmente aderirà al partito Comunista. Morì il 3 novembre 1957 a Lecco, dopo aver speso la vita per il Sindacato dei Lavoratori. A Cerignola, ma non solo, anche in Basilicata, nelle case dei braccianti era facile trovare le immagini di Cristo e della Madonna a fianco di Di Vittorio perché alta era la considerazione che il popolo dei braccianti nutriva per il loro liberatore sindacalista.

2 Cfr. Relazione d’Inchiesta, in Don Antonio Palladino – Commemorazioni, ricerche e documenti nel centenario della nascita, a cura di Don Sabino Cianci e Carlo Forcella, GrafSud Leone, Foggia 1983, pp. 25-31.

3 Cfr. “L’Ape”, Anno I, n. 9, in P.P.I. – Periodici diversi: Biblioteca Comunale di Cerignola, 19 settembre 1909.

4 Cfr. “L’Ape” - Anno III - n. 12, in op. cit., 29 giugno 1911.

5 Cfr. “L’Ape”, Anno I – n. 1, in op. cit., 16 maggio 1909.

6 Cfr. L’intervento di Don Antonio Palladino, in Don Antonio Palladino – Commemorazioni, ricerche e documenti nel centenario della nascita, op. cit., p. 23.

7 Cfr. L. Bruni – S. Zamagni, Economia civile – Efficienza, equità, felicità pubblica, Società editrice il Mulino, Bologna 2004.

8 Cfr. Proletari: Unitevi in Cristo, in “L’Ape”, Anno I, n. 1, in op. cit., 16 maggio 1909.

9 Cfr. L’intervento di Don Antonio Palladino, in Don Antonio Palladino – Commemorazione, ricerche e documenti nel centenario della nascita, op. cit, pp. 21-22.

10 Ibidem, p. 23.

11 Cfr. Don Pinuzzo (Giuseppe DE SIMONE), Un prete tra i rossi, Vico Equense – Napoli, Edizioni Corale, 1949, p. 62; G. Cittadini, Il Padre. Vita di Mons. Antonio Palladino, Napoli, Edizioni Dehoniane, 1982, p. 297. Questi due autori ci offrono la storia biografica di Don Antonio Palladino e costituiscono un punto di partenza sicuro per ulteriori approfondimenti e sviluppi.

12 Cfr. Don Pinuzzo op. cit., pp. 111-112.

13 Cfr. Copia dello Statuto dell’Opera Pia del Buon Consiglio, articolo 1°e 2°: Archivio Antonio Palladino, presso l’Istituto Vasciaveo – Cerignola.

14 Cfr. Copia dello Statuto Sociale della Cassa Rurale S. Domenico, 27 novembre 1921: Archivio Antonio Palladino, presso l’Istituto Vasciaveo di Cerignola.

15 Commissione Episcopale per i Problemi Sociali e il Lavoro – C.E.I., Democrazia economica sviluppo e bene comune, Ed. Paoline , Milano 1995, 2° edizione, n. 10, p. 12.

16 Ibidem, n. 17, p.17.

 

 

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