Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

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Nel campo dell'economia, la sovra-specializzazione è doppiamente disastrosa. Un uomo che è matematico e nulla più che matematico potrà condurre una vita di stenti, ma non reca danno ad alcuno. Un economista che è nulla più che un economista è un pericolo per il suo prossimo. L'economia non è una cosa in sé; è lo studio di un aspetto della vita dell'uomo in società. L'economista di domani sarà certamente a conoscenza di ciò su cui fondare i suoi consigli economici; ma se, a causa di una crescente specializzazione, il suo sapere economico resta divorziato da ogni retroterra di filosofia sociale,egli rischia veramente di diventare un venditore di fumo, dotato di ingegnosi stratagemmi per uscire dalle varie difficoltà ma incapace di tenere il contatto con quelle virtù fondamentali su cui si fonda una società sana. La moderna scienza economica va soggetta ad un rischio reale di Machiavellismo: la trattazione dei problemi sociali come mere questioni tecniche e non come un aspetto della generale ricerca della Buona Vita».

Questa è la conclusione dell’audace appello che John Hicks, rivolse alla comunità scientifico-economica nel lontano 19411 .

Un appello che per molti decenni è rimasto disatteso, «ma se non vado errato, -afferma oggi Giacomo Becattini2- una rivoluzione paradigmatica si sta, per adesso sommessamente, quasi clandestinamente, preparando negli studi economici.[…] La domanda da porsi oggi è: da dove avviare la critica di una cultura generale tanto economicocentrica? La risposta è ovvia: dalla critica dell’economia».

E’ bello poter constatare come in questa “rivoluzione sommessa e clandestina”, spicchi il contributo apportato, tra gli alti, anche dell’emergente -ma già estremamente autorevole- manipolo di studiosi esponenti del contemporaneo pensiero socio-economico3 italiano.

E’ esattamente in questo solco metodologico e culturale, che si inserisce il bel saggio scaturito dalla proficua collaborazione tra l’economista d’avanguardia Luigino Bruni e la giovane casa editrice trentina Il Margine.

L’origine della riflessione sviluppata in questo interessante saggio, risiede essenzialmente in un’immagine e in un’intuizione. L’icona -con la quale esordisce il volume- è costituita dal “combattimento di Giacobbe con l’angelo” (Gen 32, 23-31). L’intuizione correlata all’immagine, consta nel fatto di ritenere come inscindibile il legame fra “ferita” e “benedizione” quali caratteristiche fondanti di ogni autentico rapporto umano: esplicitare cioè che non può esserci Buona Vita senza mettersi in discussione affrontando il territorio buio e vacillante dell’altro, e che qualsiasi surrogato di questo percorso, a volte scomodo e doloroso, conduce inevitabilmente ad una condizione umana priva di gioia e genuinità4: «Non possiamo permettere alla paura della ferita di evitarci l’abbraccio, fosse anche dover rischiare che la ferita sia mortale, perché da quella ferita aperta a causa dell’altro, e che noi causiamo all’altro, si spira la sola benedizione che rende la vita umana degna di essere vissuta» (pp. 194-95).

Questi, in estrema, sintesi sono gli stimoli offertici dal volume che si propone come un pionieristico tentativo di far ri-dialogare l’economia con questo “combattimento”, con la fatica (ferita) e la gioia (benedizione) di vivere attivamente in relazione con il prossimo (l’altro).

Il mercato, questa “zona franca” dove potersi incontrare volontariamente e senza sacrificio, in modo mediato e mutuamente vantaggioso, costituisce senza alcun dubbio uno strumento di grande civiltà, tuttavia, esiste un punto critico oltrepassato il quale la relazione anonima dei mercati produce dannose forme di atomismo sociale5, solitudine e smarrimento dei legami identitari: è chiara impressione dell’autore del saggio, che ad oggi le nostre opulente e sazie società occidentali abbiano ormai ampiamente oltrepassato questa soglia critica.

La scienza economica, infatti, con la sua promessa di una “vita in comune senza sacrificio” conseguibile attraverso la dinamica di mercato, ha rappresentato in epoca moderna la principale via di fuga dalla contaminazione implicata dalla relazione diretta con l’altro. Secondo l’autore è esattamente in questa degenerazione, che risiede una delle maggiori cause a cui imputare l’attuale deriva individualistica caratterizzata da “passioni tristi”6, quali diretta espressione delle nostre moderne società, edificate sul mero sistema di mercato. Una situazione apatica e priva di gioia, che si è potuta consolidare anche a causa dell’abdicazione a favore di un miraggio scientifico-culturale secondo il quale il mercato avrebbe potuto rendersi garante e fautore di una buona convivenza sociale, esente però da qualsivoglia dolore; un mercato che tramite la sua miriade di contratti e intermediazioni impersonali ci consentisse di incontrare un altro che non ci ferisse, che non combattesse (leggasi “vivere attivamente”) ma semplicemente scambiasse (leggasi “commerciare per mutuo interesse”). L’equivoco risiede nel fatto che questo innocuo e sterile incontro con il prossimo esente da ferite (nel senso di rischi/dolori), è anche un incontro privo di genuinità e di qualsivoglia forma di gratuità7, non capace perciò di condurre ad una Vita Buona, né per la persona né per la società nel suo complesso. E’ bene notare, che il libro non si fa in alcun modo portatore di nessun appello contro i mercati, o promotore di una società libera da ogni tipologia di mercato8, infatti, sin dalle primissime pagine, si procede opportunamente a puntualizzare come «una società priva di mercati e contratti non sia una società decente» (p. 13); ma altrettanto invivibile -se non ancor peggiore- è una società che ricorre solo e soltanto ai mercati come strumento di regolazione di rapporti umani. Buona parte delle pagine del libro, si muovono proprio a cavallo dell’analisi di questo ostico terreno compreso tra l’utopico “senza” e l’odierno “solo” mercato. I “paradossi della felicità”9 che affliggono le nostre società di mercato, stanno esattamente ad indicare a quale caro prezzo stiamo pagando oggi il sacrificio del principio -potenzialmente doloroso- di fraternità10. La grande sfida della post-modernità sarà perciò quella di reintegrare, insieme agli altri due principi di eguaglianza e legalità, anche il terzo principio illuministico ovvero la fraternità: senza di essa, la genuina reciprocità11 non potrà mai affermasi con successo all’interno dei marcati.

Una riflessione offertaci da un economista, capace però di far volare alto il suo sguardo, molto al di là rispetto agli angusti confini disciplinari. Utilizzando la “cassetta degli attrezzi” dell’economia ed integrandola con opportune nozioni sociologiche e di filosofia sociale, il saggio sviluppa un pensiero sistemico e coordinato riguardo le relazioni umane (soprattutto quelle di natura orizzontale) nella loro ontologia: esse si impongono dunque quale naturale filo conduttore dell’intera trattazione. Interessante, a questo stretto riguardo, è l’analisi della variegata gamma delle forme di relazionalità umana. Si argomenta con acume e rigore teorico (ed è questa la maggior critica che Bruni rivolge -in questa sede- alla dottrina economica) come la scienza economica si sia miopemente evoluta basandosi esclusivamente su una sola forma di relazionalità, ovvero quella assimilabile all’eros (approccio squisitamente strumentale, che fiorisce e appassisce contestualmente alla soddisfazione del bisogno). Abbracciando l’eros, l’economia, ha quindi trascurato la philìa (amicizia ovvero cooperazione) ed emarginando tout-cour l’agàpe (relazionalità espressione diretta di gratuità incondizionale) poiché potenziale fonte di sofferenza, data sua genetica impossibilità di poter essere assoggettata a qualsivoglia controllo o dominio.

Concludendo, è prezioso mettere in rilievo la particolare prospettiva attraverso la quale Bruni conduce e sviluppa tutta la sua analisi: descrivendo e stilizzando la dinamica socio-economica contemporanea, egli non si pone mai in un’ottica esterna e sterile, tipicamente eletta come l’unica prospettiva adeguata e consona al ruolo scientifico dalla stragrande parte degli economisti, bensì ci offre un’analisi cruda e diretta esattamente dall’interno della realtà medesima, condividendone in prima persona tutte le tensioni, le problematiche e le contraddizioni che la contraddistinguono. Proprio questa sua originale ed efficace prospettiva di indagine, influenza in modo fondamentale l’intero saggio: più che offrire risposte o soluzioni, il libro risulta quindi sorprendentemente capace di far scaturire nuove domande e nuovi stimoli sui quali concentrarsi e poter riflettere, così da rendere vero protagonista del volume ogni singolo lettore che si cimenterà sua lettura.

 

BIBLIOGRAFIA:

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Bruni, L. (2004), L’economia, la felicità e gli altri, Città Nuova, Roma.

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Bruni, L. e Sugden, R. (forthcoming), Fraternity: why the market need not to be a morally free zone, in Economics&Philosophy.

Colombo, G. (2003), a cura di, Persona e comunità, Città Aperta, Troina.

Donati, P. e Colozzi, I. (2006), a cura di, Il paradigma relazionale nelle scienze sociali: le prospettive sociologiche, Il Mulino, Bologna.

Hicks, J. (1941), Education in economics, Manchester Statistical Society, Manchester, April.

Latouche, S. (2001 tr. it.), L’invenzione dell’economia, Arianna, Casalecchio.

Marzanati, A. e Mattioni, A. (2007), a cura di, La fraternità come principio del diritto pubblico,
Città Nuova, Roma.

Sacco, P.L. Zamagni, S. (2002), Complessità relazionale e comportamento economico: materiali
per un nuovo paradigma di razionalità, Il Mulino, Bologna.

Sacco, P.L. e Zamagni, S. e (2006), a cura di, Teoria economica e relazioni interpersonali, Il pdf
Mulino, Bologna.

Scitovsky, T. (2007 tr. it.), L’economia senza gioia, Città Nuova, Roma.

NOTE:
1 Hicks, J. (1941), Education in economics, Manchester Statistical Society, Manchester, April.
2 Becattini, G. (2004), Introduzione, in Bruni, L. e Porta, P.L. (2004), a cura di, Felicità ed economia, Guerini e associalti, Milano.
3 Sacco, P.L. e Zamagni, S. (2002), Complessità relazionale e comportamento economico: materiali per un nuovo paradigma di razionalità, Il Mulino, Bologna. Sacco, P.L. e Zamagni, S. (2006), a cura di, Teoria economica e relazioni interpersonali, Il Mulino, Bologna. Inoltre in Bruni, L. e Sugden, R. (2007), The road not taken: how psicology was removed from economics, and how it may it might be brought back, The Economic Journal, 177 (January), pp. 146-173. In prospettiva sociologica, l’argomento è ben illustrato in Donati, P. e Colozzi, I. (2006), a cura di, Il paradigma relazionale nelle scienze sociali: le prospettive sociologiche, Il Mulino, Bologna.
4 Argomento affrontato, in modo indipendente ma con risultati convergenti a quelli dell’A., anche in Colombo, G. (2003), a cura di, Persona e comunità, Città Aperta, Troina.
5 Rimando inoltre all’analisi dei “beni di stimolazione” contrapposti ai “beni di comfort” proposta da Scitovsky, T. (2007 tr. it.), L’economia senza gioia, Città Nuova, Roma. L’analisi della valenza e del ruolo dei “beni relazionali”, è proposta dall’A. all’interno del capitolo 6.
6 Spinoza intendeva con la definizione “passioni tristi”, non la tristezza del pianto o della sofferenza, bensì quella dell’impotenza, della frammentazione: la tristezza prodotta dalla delusione e dalla perdita di fiducia. E’ questo tipo di tristezza che spegne lo slancio vitale delle persone e della società. Tale pensiero è stato recentemente ben rivisitato in Benasayag, M. e Schmit, G. (2004 tr. it.), L’epoca delle passioni tristi, Feltrinelli, Milano.
7 «[…] dove il territorio dell’umano inizia con la gratuità, che è sempre un’esperienza di relazione interumana rischiosa e quindi potenzialmente dolorosa» (p. 11).
8 Si tratta della prospettiva promossa dal gruppo di ricerca francese del MAUSS. Argomentazione esposta in Latouche, S. (2001 tr. it.), L’invenzione dell’economia, Arianna, Casalecchio.
9 Bruni, L. (2004), L’economia, la felicità e gli altri, Città Nuova, Roma.
10 Sul principio di Fraternità quale principio incompiuto della modernità rimando a Baggio, A.M. (2007), a cura di, Il principio dimenticato, Città Nuova, Roma. In ottica pubblicistica, l’argomento è ben sviluppato in Marzanati, A. e Mattioni, A. (2007), a cura di, La fraternità come principio del diritto pubblico, Città Nuova, Roma. Sul principio di fraternità in ottica prettamente economica, dettagliata esposizione in Bruni, L. e Sugden, R.(forthcoming), Fraternity: why the market need not to be a morally free zone, in Economics&Philosophy.
11 Bruni, L. (2006), Reciprocità: dinamiche di cooperazione, economia e società civile, Bruno Mondadori, Milano.

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