Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfL’ Etica politica di P. Utz si raccomanda per diverse ragioni: è uno straordinario esempio di manuale, di cui nella tradizione universitaria italiana si è sempre sentita la mancanza; è scritto con un linguaggio terso, incredibilmente preciso, lineare, comprensibilissimo; non offre al lettore defatiganti excursus bibliografici o dottrinali, ma gli fornisce le coordinate essenziali per muoversi agilmente nel contesto dei problemi trattati e infine, pur nella sua relativa brevità, tocca tutti i temi essenziali della disciplina: il concetto di politica come oggetto dell’etica, lo Stato, la democrazia, i diritti civili, la guerra. Eppure tutti questi meriti a ben poca cosa si ridurrebbero se l’impostazione epistemologica dell’opera si rivelasse elusiva, fragile o inadeguata. Non è cosi. Pur nella brevita richiesta dal carattere di un manuale, Utz non solo non elude le questioni teoretiche essenziali dell’etica politica, ma le affronta con la fermezza teoretica di chi sa che il proprio pensiero. In quanto radicato in una prospettiva aristotelico - tomistica, è inattuale. Da questa inattualità Utz trae l’occasione per formulare un giudizio severo, ma argomentato con estrema precisione, sulla politologia e sulla sua pretesa di riassorbire dentro di se tutte le questioni che ben piu propriamente spettano all’etica politica. Ne seguono insegnamenti teoreticamente essenziali e dialetticamente provocatori, che un autore “mediterraneo” avrebbe forse proposto al lettore con una verve ovviamente introvabile in un compassato professore svizzero. La leggibilita del volume non ne risente, se non per chi ami accostarsi frettolosamente ai testi; ne guadagna sicuramente la buona percezione dello spessore, non piccolo, delle questioni affrontate. E valga il vero. In quanto scienza empirica, sostiene Utz, la politologia puo dirci ben poco di cio che va al di la dell’empirico.

La prova sta nel continuo riduzionismo cui la teoria democratica (in quanto teoria empirica) è stata sottoposta, quando è stata oggetto di lettura politologica, che l’ha ridotta a un mero gioco formale di forze, in cerca di un reciproco equilibrio e che l’ha costretta in un paradigma formalistico - procedurale. Prendendo posizione sulla democrazia, cioè sull’unica autentica religione civile del nostro tempo, Utz ne individua immediatamente i paradosso. Il punto è che si puo cercare di educare (in particolare i giovani) alla democrazia, insegnando quanto sia importante il rispetto delle regole del gioco, ma non si riuscirà mai a indurre la gente a pensare che non sia “empiricamente” più divertente vincere piuttosto del rispettare le regole. Il problema, insomma, e quello di abbandonare una sterile prospettiva empiristica, quella prospettiva che non e in grado di individuare nell’uomo altro che aspirazioni “private”, le uniche cioè che siano empiricamente verificabili. Ma la polis, per sussistere nella sua identita, esige che l’individuo riesca a superare la propria empiricità e a riconoscersi portatore di una natura sociale che condivide con tutti gli altri uomini e che possiede un unico obiettivo: quello di individuare e promuovere un bene comune. Qui si radicano le norme “naturali” dell’agire politico, la cui violazione puo sembrare irrilevante nel breve periodo, ma che nel medio e soprattutto nel lungo periodo non puo che produrre un degrado non solo della vita sociale, ma della stessa umanita.

Nel momento in cui ribadisce che i valori non possono essere individuati in base ad un’analisi fenomenologica della nostra sensibilità, “bensi mediante un’astrazione reale-metafisica dell’essenza delle finalità delle predisposizioni umane”, Utz si rende pienamente conto di quanto sia difficile definire concretamente attraverso la ragion pratica questo ordine finalistico, Ma proprio qui si colloca il cuore della questione: l’agire politico non puo avere un carattere tecnico ne puo utilizzare procedure deduttivistiche.

 

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