Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfIl bene come oggetto essenziale dell’etica

L’etica si occupa fondamentalmente dell’azione buona in vista del perfezionamento dell’uomo. Vuole essere, quindi, una guida per la felicità dell’uomo. La guerra, che è sempre un segno di calamità, può essere oggetto dell’etica nella misura in cui ci si occupi di come mantenerla nei limiti della giustizia.

Nell’etica alla guerra deve precedere, dunque, la pace. In un’etica finalistica, come è questa che si ha di mira nell’intera trattazione, si pone innanzitutto l’interrogativo su quale impegno per la pace sia ancora di utilita allo scopo perseguito in essa. Da anni conosciamo il movimento per la pace chiamato pacifismo: esso esige, facendo leva sulla responsabilità etica, la condanna di ogni uso della violenza e respinge egualmente ogni preparazione militare alla guerra. Il pacifismo si distingue, cosi, dall’impegno per la pace che non nega la necessità, per difendersi, di essere equipaggiati e pronti. Dall’esperienza sappiamo che il peccato non puo essere estirpato ne nell’ambito privato ne in quello collettivo della vita umana. Il pacifismo e, dunque, un’elusione. Nella realta pratica, il pacifismo, inteso in senso radicale, si potrebbe risolvere in un invito alla guerra per quegli Stati che hanno in mente di soggiogare le altre entita statali. In vista di questo pericolo un’etica razionale non puo optare per il pacifismo. Secondo tale etica l’impegno per la pace deve concentrarsi su due elementi: 1. la pedagogia internazionale a promozione delle relazioni pacifiche tra i popoli: 2. la delimitazione della guerra nel senso della giustizia. Questo secondo elemento contiene due questioni distinte: a) il diritto alla guerra (jus ad bellum), e b) la giusta strategia bellica (jus in bello). […]

Apprezzamento dell’etica medievale della guerra

Fintantochè nel tempo attuale non ci sara una Corte soprannazionale per le contese belliche degli Stati, le considerazioni di Vitoria possono comunque servire come modello per la definizione del bellum iustum. Anche una gran parte delle regole giuridiche del diritto internazionale relative alla strategia della guerra giusta è stata formulata da Vitoria come imperativo morale. Le Conclusioni, con le quali termina il suo trattato sulla guerra giusta, ne offrono una chiara testimonianza.

1. I sovrani, nelle cui mani è affidato il potere di condurre la guerra, devono adoperarsi “se possibile, per mantenere la pace con tutti”.

2. “Se si è arrivata una guerra per motivi giusti, non la si deve condurre con l’intenzione di annientare il popolo contro cui si deve combattere, bensi nell’intenzione di far valere il proprio diritto e di difendere la patria, affinche dalla guerra poi crescano pace e sicurezza”.

3. “Dopo avere conseguito la vittoria e dopo la fine della guerra si deve far uso della propria vittoria con avvedutezza e con moderazione cristiana. Il vincitore deve considerarsi un giudice che siede tra due collettivita, quella che e stata danneggiata e quella che ha commesso l’ingiustizia. Di conseguenza non emana un verdetto in veste di accusatore, bensi in quanto giudice procura soddisfazione alla collettivita danneggiata. Questo, tuttavia, fintantoche possa avvenire senza svantaggio per la collettività che causò il danno, e precisamente in prima linea per il motivo che quasi sempre, tanto più tra cristiani, tutta la colpa sta nei sovrani. Infatti, i sudditi combattono per i loro sovrani in buona fede”.

Questa esortazione è rivolta non solo ai cristiani, ma, essendo derivata propriamente dal diritto naturale, a tutti gli uomini. Vitoria, come Tommaso d’Aquino, in conformita con il diritto naturale, si preoccupava innanzitutto del bene della famiglia umana, partendo dal quale articolava i singoli diritto. Da questo punto di vista nella valutazione dei problemi bellici si insinua la questione se e in che misura, in considerazione dei danni, si giustifichi in assoluto una guerra. Questa questione si pone oggigiorno ancor più che nel Medioevo, giacche l’arsenale delle armi moderne minaccia l’esistenza di tutto il mondo. Qui s’impone di riflettere sull’esortazione che Tommaso d’Aquino espresse in occasione della sua esposizione sulla sommossa:è meglio piegarsi al tiranno che causare un mal ancora maggiore.

Come si vede, la cosiddetta “guerra giusta” soggiace a condizioni tali che diventa in assoluto difficile giustificare ancora eticamente una guerra. Dove rimane allora la giustizia? Contro ogni etica e contro ogni ragione, ci saranno sempre invasioni in un territorio statale autonomo di altri. La tattica della prudenza etica evidentemente puo consistere ormai solo nell’armarsi al fine di un deterrente reciproco della guerra. Resta per ora da sperare che le nazioni comprendano che si debbono sottoporre a un tribunale internazionale di pace.

 

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