Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdf1. Il titolo stesso non richiama temi sociali, anzi fa pensare a categorie filosofiche. A me richiama la tipica espressione di Karol Wojtila "la verità sul bene", con la quale egli esprimeva e riassumeva la necessità dell' aspetto oggettivo nella vita morale. Ma l'enciclica non sembra essere indirizzata tanto a problemi filosofici quanto piuttosto a richiamare la necessità dell'impegno per il bene comune.

«Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto piu ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano e chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilitaà di incidenza nella polis. E' questa la via istituzionale - possiamo anche dire politica - della carità, non meno qualificata e incisiva di quanto sia la carita che incontra il prossimo direttamente, fuori delle mediazioni istituzionali della polis. Quando la carità lo anima, l'impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell'impegno soltanto secolare e politico. Come ogni impegno per la giustizia, esso s'inscrive in quella testimonianza della carita divina che, operando nel tempo, prepara l'eterno. L'azione dell'uomo sulla terra, quando e ispirata e sostenuta dalla carita, contribuisce all'edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana.».(n.7)

Il pensiero sembra rifarsi a Paolo VI quando nell'Octagesima Adveniens (1981) affermava: «La politica è una maniera esigente - ma non è la sola - di vivere l'impegno cristiano al servizio degli altri».

Pio XI nella Quadragesimo anno (1931) aveva usato due volte l'espressione 'carità sociale' ( nn. 89 e 126).

Per questo forse già nella Deus Caritas est (2005) troviamo: «La carità deve animare l'intera esistenza dei fedeli laici e quindi anche la loro attivita politica, vissuta come "carità sociale"» (n.29). Ma Benedetto XVI inizia questa sua enciclica sociale con un'affermazione ancora più forte dal punto di vista teologico. Chi lavora, con carità, nella politica contribuisce - egli afferma - all'edificazione della città di Dio, cioe del regno di Dio e quindi al fine ultimo della storia umana dal punto di vista cristiano.

Come non pensare a figure come La Pira o Don Sturzo che cercarono di realizzare questa carita politica nella loro vita.

2. Il Capitolo. III (Fraternità, sviluppo economico e società civile) mi sembra essere il capitolo piu originale. Nel senso che propone di considerare il mercato e l'impresa in se stessi come qualche cosa di profondamente diverso da quello cui la scienza economica ci ha abituati.

«La carità nella verità pone l'uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono.[...] Nell'affrontare questa decisiva questione, dobbiamo precisare, da un lato, che la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa in un secondo momento e dall'esterno e ,dall'altro, che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuita come espressione fraterna.» (n.34).

Infatti: «Il mercato, lasciato al solo principio dell'equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per funzionare. Senza forme interne di solidarieta e di fiducia reciproca, il mercato non puo pienamente espletare la propria funzione economica» (n.35). Se questo è vero, ed è difficile dubitarne, allo possiamo anche considerare che: «L'attività economica non puo risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile. Questa va finalizzata al perseguimento del bene comune, di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica.[...] La Chiesa ritiene da sempre che l'agire economico non sia da considerare antisociale.[...] La sfera economica non è ne eticamente neutrale ne di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all'attività dell'uomo e, proprio perchè umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente» (36)

Ma allora che rapporto c'è tra la giustizia e la carità ? «Mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuità intervenisse dopo come complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno al giustizia. Serve, pertanto, un mercato nel quale possano liberamente operare, in condizioni di pari opportunità, imprese che perseguono fini istituzionali diversi. Accanto all'impresa privata orientata al profitto, e ai vari tipi di impresa pubblica, devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali. E' dal loro reciproco confronto sul mercato che si puo attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti d'impresa e dunque un'attenzione sensibile alla civilizzazione dell'economia.» (38)

E' attraverso questa 'ibridazione' che l'aspetto della gratuità entra nei grigi meandri dell'economia. Attraverso questa operazione possiamo uscire dallo schema dell'homo oeconomicus, tutto incentrato sul suo tornaconto immediato ed esclusivo.

«In questi ultimi decenni e andata emergendo un'ampia area intermedia tra le due tipologie di imprese. Essa e costituita da imprese tradizionali, che pero sottoscrivono dei patti di aiuto ai Paesi arretrati; da fondazioni che sono espressione di singole imprese; da gruppi di imprese aventi scopi di utilità sociale; dal variegato mondo dei soggetti della cosiddetta economia civile e di comunione. Non si tratta solo di un « terzo settore », ma di una nuova ampia realtà composita, che coinvolge il privato e il pubblico e che non esclude il profitto, ma lo considera strumento per realizzare finalità umane e sociali. Il fatto che queste imprese distribuiscano o meno gli utili oppure che assumano l'una o l'altra delle configurazioni previste dalle norme giuridiche diventa secondario rispetto alla loro disponibilità a concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e della società. E' auspicabile che queste nuove forme di impresa trovino in tutti i Paesi anche adeguata configurazione giuridica e fiscale. » (46)

Già l'ampio dibattito - e gli inizi di realizzazioni - intorno alla Responsabilità Sociale dell'Impresa (RSI) hanno aperto un ulteriore spiraglio di 'ibridazione'.

«Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi cambiamenti nel modo di intendere l'impresa [...] Anche se le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell'impresa non sono tutte accettabili [...] è un fatto che si va sempre più diffondendo il convincimento in base al quale la gestione dell'impresa non puo tener conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell'impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento.» (n.40).

Ma non possiamo non vedere che anche la RSI puo diventare un luogo di egoismo corporativo se non si apre alla solidarietà internazionale.

«Bisogna evitare che il motivo per l'impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo impiego di breve termine, ed non anche la sostenibilità dell'impresa a lungo termine, il suo puntuale servizio all'economia reale e l'attenzione alla promozione, in modo adeguato ed opportuno, di iniziative economiche anche nei Paesi bisognosi di sviluppo» (40).

Anzi questi paesi hanno strutturalmente bisogno della RSI, altrimenti gli interventi economici esterni possono danneggiare la moralità pubblica.

«L'aiuto internazionale proprio all'interno di un progetto solidaristico mirato alla soluzione degli attuali problemi economici dovrebbe piuttosto sostenere il consolidamento di sistemi costituzionali, giuridici, amministrativi nei Paesi che non godono ancora pienamente di questi diritti.» (41).

3. Come era da attendersi dallo scritto di un'autorità morale quale e il Papa, il testo sottolinea dunque la non autoreferenzialità dei sistemi economici. Essi sono sempre da mettere in relazione con un sistema morale se vogliono avere la caratteristica di essere 'umani', cioe procedenti dall'uomo e aventi come finalita l'umanizzazione della società.

«Molto dipende dal sistema morale di riferimento. Su questo argomento la dottrina sociale della Chiesa ha un suo specifico apporto da dare, che si fonda sulla creazione dell'uomo 'ad immagine di Dio' (Gen 1,27), un dato da cui discende l'inviolabile dignità della persona umana, come anche il trascendete valore delle norme morali naturali. Un'etica economica che prescindesse da questi due pilastri rischierebbe inevitabilmente di perdere la propria connotazione e di prestarsi a strumentalizzazioni; più precisamente essa rischierebbe di diventare funzionale ai sistemi economico-finanziari esistenti, anziche correttiva delle loro disfunzioni.» (45)

La stessa cosa si puo sostanzialmente affermare per i problema ecologico. Non si tratta in definitiva di sviluppare tecniche piu efficaci o strumenti legislativi piu raffinati. Il problema alla radice, a livello motivazionale profondo e indubbiamente morale.

«Per salvaguardare la natura non e sufficiente intervenire con incentivi o disincentivi economici e nemmeno basta un'istruzione adeguata. Sono, questi, strumenti importanti, ma il problema decisivo e la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale.» (51).

Anche il problema della poverta sia nazionale che internazionale e riconducibile alla violazione di valori morali. «I poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perchè ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perchè vengono svalutati i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia.» (n.63).

Ma per arrivare a realizzare un'umanizzazione dell'economia, dell'ecologia ed in genere della vita sociale non bastano le buone volontà individuali. Si deve passare dal piano delle coscienze a quello delle istituzioni. Queste ultime saranno vivificate dalle prime, ma senza di esse le buone volontà individuali non possono diventare effettive. «Per il governo dell'economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri; per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace; per garantire la salvaguardia dell'ambiente e per regolamentare i flussi migratori, urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale, quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, il Beato Giovanni XXIII. Una simile Autorità dovra essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune, impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità. Tale Autorità inoltre dovra essere da tutti riconosciuta, godere di potere effettivo per garantire a ciascuno la sicurezza, l'osservanza della giustizia, il rispetto dei diritti . Ovviamente, essa deve godere della facoltà di far rispettare dalle parti le proprie decisioni, come pure le misure coordinate.» (n.67)

Un rapporto simile (coscienze individuali e istituzioni pubbliche) possiamo ritrovarlo anche nella corretta relazione tra tecnica e l'uomo che di essa si serve.

«La tecnica permette di dominare la materia, di ridurre i rischi, di risparmiare fatica, di migliorare le condizioni di vita. Essa risponde alla stessa vocazione del lavoro umano: nella tecnica, vista come opera del proprio genio, l'uomo riconosce se stesso e realizza la propria umanità. La tecnica e l'aspetto oggettivo dell'agire umano, la cui origine e ragion d'essere sta nell'elemento soggettivo: l'uomo che opera. Per questo la tecnica non e mai solo tecnica. Essa manifesta l'uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo, esprime la tensione dell'animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di “coltivare e custodire la terra” (cfr Gn 2,15), che Dio ha affidato all'uomo e va orientata a rafforzare quell'alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell'amore creatore di Dio.» (n. 69).

4. La Caritas in veritate e una grande enciclica, un testo notevole? Un'enciclica sociale non rappresenta un testo definitivo sul piano teoretico. Su tale piano il metro di giudizio e la verita o la falsità astratta e atemporale.

Un'enciclica sociale è piuttosto un'esortazione a comportarsi moralmente in un determinato campo ed in un determinato tempo. Quindi dobbiamo piuttosto chiederci se essa sara utile al progresso dell'umanità verso una maggior realizzazione dei valori assoluti, cioe morali. Quelli che oggi comunemente si chiamano l'umanizzazione, la crescita, la realizzazione dei valori.

Per essere 'utile' in questo senso e assolutamente necessario partire da una descrizione vera di certi fenomeni (ad esempio del mercato nel nostro tempo o della natura dell'impresa nel mondo globalizzato). E su questo piano mi sembra che Benedetto XVI ed i suoi collaboratori abbiano fornito indicazioni significative, e non solo per i credenti. Ma quello che è più importante - come molto spesso nel campo morale - e la realizzazione delle mete proposte nel discorso morale. E questo è quello che ora 'gli uomini di buona volontà' sono chiamati a fare.

Sul piano dell'economia, della pace, dell'ecologia, della lotta alla fame ci resta ancora molto da fare. In gran parte sappiamo anche cosa dobbiamo fare. Quello dove piu manchiamo e il piano dell'agire, essendo guidati sia individualmente che collettivamente troppo spesso da un egoismo cieco.

I testi che OIKONOMIA presenta sono stati scritti da studiosi che hanno un legame istituzionale o di condivisione di valori con la Facolta di Scienze Sociali dell'Angelicum.

Sono testi scritti da diversi punti di vista personali o accademici, da persone appartenenti a diverse generazioni d'eta.pdf

Uno, il più breve, avanza una critica molto seria al testo pontificio, che anch'io trovo significativa.

Solo la storia comunque ci dira se quest'enciclica avra di fatto mobilitato forze intellettuali e politiche sufficienti a dare una spinta in avanti all'umanità sul cammino di una maggiore umanizzazione dei rapporti sociali, cioè sul cammino di un maggiore solidarietà, fraternità e amore del bene comune.

 

 

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