Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfNella storia si profilano le due città. Ho detto nei libri precedenti che Dio ha voluto far provenire gli uomini da un solo uomo non solo per far convivere il genere umano nella identità della natura, ma anche per inserirlo mediante lo stretto legame della comune origine nella unità dei rapporti col vincolo della pace. Il genere umano non era destinato alla morte di ciascun individuo se i primi due, di cui l'uomo non proveniva da altro individuo, la donna da lui, non l'avessero meritata a causa della disobbedienza. In tal modo fu commesso da loro un cosi grande peccato che la natura umana incorse nella depravazione, perche furono trasmessi anche ai posteri la soggezione al peccato e il destino della morte. Il potere della morte prevalse al punto da sospingere per la dovuta pena nell'abisso della seconda morte, che non ha fine, tutti gli uomini se la non dovuta grazia di Dio non ne avesse liberato un certo numero. E' avvenuto cosi che, sebbene numerosi e grandi popoli sussistano nel mondo con diverse religioni e costumi e si distinguano per notevole diversità di lingua, armamento e abbigliamento, tuttavia non si abbiano più di due tipi di umana convivenza. Giustamente secondo il linguaggio della sacra Scrittura potremo definirli le due città. Una è degli uomini che intendono vivere secondo la carne, l'altra di coloro che intendono vivere secondo lo spirito, ciascuna nella pace del proprio stile di vita; e quando conseguono il fine a cui tendono, vivono, ciascuna, nella pace del proprio stile di vita.

Superbia che sovverte i fini. Il diavolo non avrebbe reso prigioniero l'uomo a causa del peccato compiuto in piena luce, appena avvenne cio che Dio aveva proibito, se egli non avesse cominciato a rendersi fine a se stesso. Per questo motivo lo allettavano le parole: Sarete come dèi . Avrebbero potuto esserlo veramente unendosi mediante l'obbedienza al vero e sommo principio e non presentandosi con la superbia come principio a se stessi. Gli dèi creati non sono dèi per una loro verità essenziale ma nella partecipazione al Dio vero. Si svuota chi nel desiderio di empirsi, mentre sceglie di essere autosufficiente, si distacca da colui che veramente può colmare il suo desiderio. V'è un male per cui, quando l'uomo si considera fine a se stesso come se anche egli fosse luce, volta le spalle a quella luce che se considerasse come fine a se, anche egli diverrebbe luce. Questo male, dico, è precorso nel segreto perche seguisse il male che è compiuto palesemente. Sono vere le parole della Scrittura: Prima della caduta il cuore si insuperbisce e prima della gloria si umilia. Certamente la caduta che avviene di nascosto precede quella che avviene all'aperto perche si pensa che non sia una caduta. Nessuno infatti reputa la superbia una caduta, eppure già in essa v'è il distacco con cui si abbandona l'Essere più in alto. Ed ognuno ammette che si ha una caduta quando avviene una palese e indubbia trasgressione di un comando. Percio Dio proibi cio che una volta commesso non poteva essere giustificato da nessun pretesto di onesta. Oso dire che ai superbi è opportuno cadere in qualche peccato evidente e palese per non considerarsi fine a se giacche sono caduti considerandosi tali. Con maggior vantaggio Pietro provò dispiacere quando pianse che soddisfazione quando presunse . Lo dice anche il Salmo: Riempi i loro volti di vergogna e acclameranno al tuo nome, o Signore , cioe affinche tu sia fine per coloro che acclamano il tuo nome perchè si ritenevano fine a sè acclamando al proprio.

Prerogative delle due città. Due amori dunque diedero origine a due città, alla terrena l'amor di sè fino all'indifferenza per Iddio, alla celeste l'amore a Dio fino all'indifferenza per se. Inoltre quella si gloria in se, questa nel Signore. Quella infatti esige la gloria dagli uomini, per questa la piu grande gloria è Dio testimone della coscienza. Quella leva in alto la testa nella sua gloria, questa dice a Dio: Tu sei la mia gloria anche perche levi in alto la mia testa. In quella domina la passione del dominio nei suoi capi e nei popoli che assoggetta, in questa si scambiano servizi nella carita i capi col deliberare e i sudditi con l'obbedire. Quella ama la propria forza nei propri eroi, questa dice al suo Dio: Ti amerò, Signore, mia forza. Quindi nella città terrena i suoi filosofi, che vivevano secondo l'uomo, hanno dato rilievo al bene o del corpo o dell'anima o di tutti e due. Coloro poi che poterono conoscere Dio, non lo adorarono e ringraziarono come Dio, si smarrirono nei propri pensieri e fu lasciato nell'ombra il loro cuore stolto perche credevano di esser sapienti, cioè perche dominava in loro la superbia in quanto si esaltavano nella propria sapienza. Percio divennero sciocchi e sostituirono alla gloria di Dio non soggetto a morire l'immagine dell'uomo soggetto a morire e di uccelli e di quadrupedi e di serpenti e in tali forme di idolatria furono guide o partigiani della massa. Cosi si asservirono nel culto alla creatura anzichè al Creatore che è benedetto per sempre. Nella città celeste invece l'unica filosofia dell'uomo è la religione con cui Dio si adora convenientemente, perche essa attende il premio nella societa degli eletti, non solo uomini ma anche angeli, affinche Dio sia tutto in tutti .

La città di Dio, Libro XIV dal sito http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm

 

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