Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfLa ricerca psicosociale si occupa ormai da tempo di valori, intendendoli come concezioni relativamente stabili di ciò che è desiderabile (giusto, buono, meritevole) per un individuo o per un gruppo (Iafrate e Barni, 2010). Organizzati in sistemi gerarchici, in cui ciò che conta è la priorità che ciascun valore viene ad acquisire rispetto agli altri, i valori influenzano gli atteggiamenti e i comportamenti. Proprio questa loro capacità di orientare l'azione dà ragione dell'importanza che gli orientamenti valoriali assumono nella vita individuale e sociale.

Ma da dove originano i valori? In che modo essi vengono appresi? Nel processo di acquisizione dei valori, la famiglia rimane la più importante fonte valoriale (Grusec e Davidov, 2007), per quanto essa operi in costante interazione con altre agenzie di socializzazione (ad esempio, la scuola e i pari), il che produce per i giovani un contesto valoriale articolato, eterogeneo e, talvolta, perfino contraddittorio.

Il ruolo educativo della famiglia viene oggi spesso associato, soprattutto nell'immaginario collettivo, all'idea di "crisi", che enfatizza l'incapacità di dialogo tra genitori e figli e i conflitti tra la famiglia e le altre agenzie di socializzazione. Diversa è invece l'immagine che ci restituiscono le ricerche scientifiche, da cui traspare come la famiglia sia in grado di orientare le scelte valoriali dei figli, certo non senza qualche difficoltà, ma nient'affatto con evidente e diffuso disagio (Torrioni e Albano, 2008).
Tra genitori e figli si coglie una certa continuità rispetto alle priorità valoriali espresse. Ciò risulta evidente soprattutto da quegli studi che hanno posto a confronto i genitori con i loro figli giovani-adulti (Alfieri, Barni e Rosnati, 2010; Grassi, 2007). La notevole importanza riconosciuta alle relazioni interpersonali accomuna genitori e figli: i valori dell'autotrascendenza (benevolenza e universalismo), vale a dire l'attenzione all'altro vicino e conosciuto e il rispetto della persona nella sua natura umana (Schwartz, 1992), risultano prioritari per ambedue le generazioni. La comune valorizzazione di questi contenuti deriva probabilmente dai compiti evolutivi che caratterizzano l'età adulta e la transizione verso la stessa: la realizzazione di sé (affettiva, lavorativa ecc.) e l'assunzione di responsabilità, l'una e l'altra vissute auspicabilmente in chiave generativa, ossia agite in base a istanze "pro", prosociali, accrescitive-propulsive.

Qualche differenza in più emerge dalle indagini realizzate con famiglie con figli adolescenti (Barni, 2009). Sia per la generazione adulta sia per quella adolescenziale, i valori dell'autotrascendenza continuano a essere prioritari rispetto a quelli dell'autopromozione (potere e successo). Tuttavia, le due generazioni si distinguono fortemente per quanto concerne l'importanza assegnata all'apertura al cambiamento (stimolazione e autodirezione) e ai valori conservativi (tradizione, conformismo e sicurezza): i genitori privilegiano la stabilità e la conservazione di quanto acquisito, mentre gli adolescenti danno rilevanza alla ricerca del nuovo. Un risultato non sorprendente visto che, nella fase adolescenziale, è caratteristica l'oscillazione tra momenti di distanza dalla famiglia, in cui il ragazzo esplora e si avventura nel mondo esterno, e altri di avvicinamento e di intimità fondati su relazioni forti. Indipendenza, esplorazione, avventura e relazioni sono esattamente quegli aspetti valoriali che si ritrovano in cima alle preferenze degli adolescenti, a cui si aggiunge l'importanza ascritta agli aspetti autoespressivi ed edonici.

Per comprendere la trasmissione familiare e i suoi esiti, non è però sufficiente fermarsi alle somiglianze o alle differenze nei contenuti, sempre da leggersi alla luce dei compiti di sviluppo tipici di ogni fase, ma è essenziale analizzare lo scambio, ciò che in esso viene valorizzato o, all'opposto, devalorizzato (Scabini, 2006). C'è il riconoscimento di quanto ricevuto dalla famiglia d'origine? C'è il desiderio di rilanciarlo in avanti alla nuova generazione?

Trasversalmente alle due fasi del ciclo di vita qui considerate (adolescenza ed età giovane-adulta), al di là dei contenuti specifici valorizzati, i figli riconoscono l'importanza di quanto ricevuto dai propri genitori. Da un mio recente studio, condotto con adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni (Barni, 2009), è emerso come i ragazzi ritengano prioritari per sé i valori ricevuti dai propri genitori, riconoscendo una comune matrice valoriale, fondata sulla forte valorizzazione della famiglia e delle relazioni affettive.

Tale riconoscimento appare ancora più evidente nella fase successiva del ciclo di vita. Torrioni e Albano (2008) hanno chiesto a un gruppo di giovani (20-29 anni) se si identificassero con i valori insegnati loro dai genitori: a tale domanda, ben il 92% degli intervistati ha risposto in senso affermativo, un dato che suggerisce una convergenza quasi completa tra gli insegnamenti genitoriali e i valori interiorizzati. La convergenza tra ciò che i figli dichiarano di aver appreso dai genitori e ciò che a loro volta insegnerebbero è invece soltanto di entità modesta, con i giovani inclini a dichiarare prioritari l'autonomia e la collaborazione e a mostrare orientamenti educativi più specifici di quelli paterni e materni, ossia centrati su pochi principi. I figli sottolineano inoltre la presenza di una reciprocità nello scambio e affermano una propria capacità di trasmettere valori ai genitori, spingendo questi ultimi a "mettersi in discussione"; lamentano infine il trasparire, dagli atteggiamenti e dai comportamenti genitoriali, un'assenza di fiducia soprattutto nei confronti degli altri.

Dalle stesse parole della giovane generazione si fanno avanti due aspetti fondamentali nel processo di trasmissione valoriale: la reciprocità, che apre al cambiamento/innovazione, e la fiducia.

La trasmissione è uno scambio in cui genitori e figli, pur con responsabilità diverse, hanno un ruolo ugualmente attivo e riflessivo. Lawrence e Valsiner (1993) suggeriscono di affiancare alla trasmissione, che presa isolatamente potrebbe indurre a pensare che lo scambio genitori-figli sia unidirezionale e meccanico, il concetto di interiorizzazione, che implica un'attivazione da parte del figlio: quello che originariamente si trova in uno spazio interpersonale viene a occupare anche uno spazio intrapersonale.

È evidente come l'interiorizzazione sottenda una continuità di valori nel passaggio generazionale, ma nel contempo apra alla possibilità di cambiamento. Rinnovare, in presenza di un riconoscimento del valore dell'eredità ricevuta, rappresenta l'esito auspicabile della trasmissione: in questo caso, il figlio ha un patrimonio di riferimento a partire dal quale elaborarne uno sentito proprio, percependosi parte di una storia e legato alla generazione precedente sulla quale può fare affidamento anche per dire e fare di nuovo (Cigoli, 2005).
Fare affidamento, credere in cose, persone o eventi, avere speranza: questo è il significato etimologico della fiducia (Pianigiani, 2004). La fiducia è un secondo aspetto fortemente implicato, se non addirittura fondativo, nella trasmissione valoriale. E se, dando voce ai giovani, ci si accorge come gli stessi siano disponibili alla negoziazione con i genitori e in fondo propensi a sentire propri i valori familiari, decisamente più articolato è il quadro quando si aggiunge questa componente. La fiducia dei giovani appare spazialmente e temporalmente limitata: essa si manifesta quasi esclusivamente entro il contesto familiare e amicale e si esaurisce nel presente, come suggerisce quella scarsa progettualità tanto caratterizzante le nuove generazioni. Il sociale è infatti percepito come incerto, dai mutevoli riferimenti normativi, e, per alcuni versi, addirittura come un luogo pericoloso. Si registra così l'affermarsi di una socialità ristretta, vale a dire la preferenza sempre più diffusa per tutto ciò che attiene alle relazioni affettive con le persone più vicine (genitori, amici, partner), punti di riferimento pressoché esclusivi e autoreferenziali, a scapito della sfera pubblica. Ne sono dimostrazione i risultati di numerosi studi che pongono in risalto una disaffezione verso le istituzioni, una riduzione della partecipazione politica e, più in generale, dell'impegno nel sociale. Si evidenzia inoltre una crescente sfiducia da parte dei giovani verso il futuro, con una chiara tendenza degli stessi a dilazionare scelte definitive e a preferire, a queste ultime, scelte reversibili (Bazzanella, 2010).

Che tale sentimento di sfiducia possa intervenire come fattore di stallo nella crescita valoriale è un pericolo reale: il rischio che si sta correndo è di trovarsi di fronte a una generazione che sempre di più fatica a crescere e che, al pari di molte scelte, vive anche quelle di valore come reversibili e, per questo, poco vincolanti. Consegue a ciò una scarsa motivazione a rilanciare il patrimonio al di fuori della famiglia e in avanti alle generazioni a seguire. Dunque, la difficoltà nella trasmissione valoriale non sta tanto nella disponibilità da parte dei figli ad accogliere l'eredità familiare, una disponibilità che sembra sussistere, quanto piuttosto in una mancanza di reale valorizzazione della stessa, che non può prescindere da un rilancio generativo - che porti i valori accolti "oltre" (oltre la famiglia e oltre sé).pdf
In quest'ottica, riaccreditare il pubblico e il sociale e costruire le condizioni per una progettualità, anche a lungo termine, sono premesse indispensabili per sorreggere una condivisione di valori tra le generazioni, che sappia impegnare verso i contenuti scambiati, verso lo scambio e verso le generazioni adiacenti, partner nello scambio. Impegnare rimanda all'obbligo, al legare (Pianigiani, 2004): una trasmissione valoriale riuscita è proprio quella che crea legame. In fondo è il legame a costituire il valore fondativo: se le relazioni sono gravemente insoddisfacenti è facile che «la persona si rifugi, reattivamente, nell'investimento grandioso di sé (...), oppure che perda il senso-valore di sé» (Cigoli, 2000, pp. 17-18). Qui sta probabilmente il significato profondo della trasmissione di valori: che vi sia condivisione in legami generativi.

 

 

Riferimenti bibliografici

Alfieri, S., Barni, D. e Rosnati, R. (2010). Essere giovani-adulti a Treviso: Orientamenti valoriali e impegno sociale. Manoscritto non pubblicato.

Barni, D. (2009). Trasmettere valori. Tre generazioni familiari a confronto. Milano: Unicopli.

Bazzanella, A. (2010). Investire nelle nuove generazioni: Modelli di politiche giovanili in Italia e in Europa. Uno studio comparativo. Trento: IPRASE del Trentino.

Cigoli, V. (2000). Il vello d'oro. Ricerche sul valore famiglia. Cinisello Balsamo: Edizioni San Paolo.

Cigoli, V. (2005). Di generazione in generazione. Trasmettere, tramandare, trasferire. In A. Nicolò e G. Trapanese (a cura di), Quale psicoanalisi per la famiglia? (pp. 217-245). Milano: Franco Angeli.

Grassi, R. (2007). I valori dei giovani trentini. In C. Buzzi (a cura di), Generazioni in movimento. Madri e figli nella seconda indagine Istituto Iard - Iprase sulla condizione giovanile in Trentino (pp. 117-136). Bologna: Il Mulino.

Grusec, J. E. e Davidov, M. (2007). Socialization in the family. The roles of parents. In J. E. Grusec e P. D. Hastings (a cura di), Handbook of socialization: Theory and research (pp. 284-308). New York, NY: Guilford Press.

Iafrate, R. e Barni, D. (2010). La trasmissione dei valori tra genitori e figli. Vita e Pensiero, 3, 100-105.

Lawrence, J. A. e Valsiner, J. (1993). Conceptual roots of internalization: From transmission to transformation. Human Development, 36, 150-167.

Pianigiani, O. (2004). Vocabolario etimologico della lingua italiana. Disponibile sul sito web http://www.etimo.it (consultato il 23 febbraio 2011).

Scabini, E. (2006). Rapporto tra le generazioni e trasmissione dei valori. In A. C. Bosio (a cura di), Esplorare il cambiamento sociale. Studi in onore di Gabriele Calvi (pp. 17-34). Milano: Franco Angeli.

Schwartz, S. H. (1992). Universals in the content and structure of values: Theoretical advances and empirical tests in 20 countries. In M. P. Zanna (a cura di), Advances in experimental social psychology (Vol. 25, pp. 1-65). New York, NY: Academic Press.

Torrioni, P. M. e Albano, R. (2008). Come si apprendono i valori in famiglia. Rassegna Italiana di Sociologia, 1, 61-88.

 

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione