Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfUn tema difficile ed impegnativo, forse pericoloso; il semplice parlare di valori senza tener conto del passare del tempo può condurre fuori strada.
Certamente esistono valori permanenti ed irrinunciabili, ma vanno sempre attualizzati e calati nel contesto storico in cui si vive, questo è particolarmente vero in tempi di grandi e rapide trasformazioni come il nostro.

La mia generazione ha costruito il valore della dignità e dell'uguaglianza tra tutti gli uomini e su questo fondando la condanna del razzismo nell'immediato dopo guerra facendo riferimento alla tragedia della Shoah, alle discriminazioni negli stati del sud degli Stati Uniti, all'apartheid in Sud Africa; i nostri riferimenti ideali erano i ragazzi della Rosa Bianca, Martin Luther King, Nelson Mandela.
Nomi ed esperienze che i ragazzi di oggi leggono solo sui libri di storia mentre il tema dell'uguaglianza è oggi molto più prossimo e fa riferimento ai Rom che vivono nelle nostre città, ai disperati che giungono sulle nostre coste.
Analogamente potremmo riflettere su come sono cambiati i riferimenti storici in relazione al tema della pace, della democrazia, della libertà, del diritto al lavoro o passando alla sfera privata dell'etica sessuale e dei diritti individuali

Il tema della trasmissione dei valori è quindi un tema che coinvolge la dimensione dello spazio e del tempo. Un tema legato profondamente alla trasmissione della conoscenza.

Ma sappiamo bene quanto sia difficile trasmettere la propria conoscenza; perché la conoscenza non risiede fondamentalmente nei libri ma nelle teste e nel cuore delle persone.
Ognuno costruisce la propria conoscenza soprattutto attraverso l'esperienza e l'interazione con gli altri.
Allo stesso tempo è solo attraverso l'acquisizione della conoscenza accumulata nella storia che si giunge al riconoscimento delle precedenti generazioni in quanto portatrici di valori, ma questo processo si presenta oggi particolarmente difficile.
Difficoltà legata da un lato alla compressione del rapporto tra giovani e adulti, dall'altro al prolungamento, spesso voluto per ragioni di mercato e quindi artificiale, della fase adolescenziale.

Compito quindi dell'educazione è affermare che il passato è anche una promessa e così far rivivere la speranza.
È in questo contesto sociale e culturale che lo scautismo conserva tutta l'originalità della sua intuizione pedagogica.
Nello scautismo la "trasmissione della conoscenza" non avviene con le lezioni ma in un rapporto particolare educatore-educando che si realizza "camminando insieme". L'adulto, il capo in gergo, deve essere capace di testimoniare la propria adultità ed allo stesso tempo in grado di "entrare nella pelle del ragazzo". Per questo il miglior capo è un adulto giovane.
L'educazione scout si realizza attraverso l'esperienza dell'"uomo del bosco", questo richiede l'acquisizione di "tecniche" particolari (campismo, pionieristica, osservazione delle tracce,..), il processo di formazione per l'acquisizione di queste tecniche si realizza nella vita quotidiana della "squadriglia" (il piccolo gruppo verticale) attraverso il metodo del "trapasso delle nozioni" dal più grande al più piccolo. Questo è il nostro paradigma scout della formazione come "trasmissione della conoscenza".
Il passaggio dalla trasmissione della conoscenza alla proposta di valori avviene quindi "seguendo le tracce": tracce e non indirizzi, non verità scritte sulla pietra ma tracce visibili sul sentiero per indicare il cammino. Tracce perché sono il segno di chi è passato prima di noi. Tracce che rappresentano il patrimonio d'idee, di esperienze, di riflessioni consolidato nel tempo. Seguire le tracce vuol dire recuperare il valore della memoria che diventa costruzione del futuro e non è mai quella nostalgia che conduce alla rassegnazione.

Camminare insieme, seguendo le tracce, crea le condizioni per "guidare la propria canoa" con tranquillità e competenza, perché si fonda sulla responsabilità e sulla fiducia.
Così tutti gli elementi del metodo scout creano le condizioni per "camminare insieme, seguendo le tracce"; l'ambientazione fantastica, il racconto raccontato, l'avventura, la squadriglia, la vita all'aperto, il servizio gratuito e disinteressato, la strada, la vita di comunità. Ogni momento dell'esperienza scout è quindi "cammino di scoperta".

Fin qui nella tradizionale "prospettiva dei giovani", occorre però oggi affrontare il tema della "trasmissione dei valori tra le generazioni" anche nella "prospettiva degli adulti".
L'emergenza educativa, infatti, non riguarda solo il mondo giovanile; non è possibile affrontarla in assenza di adulti maturi in grado di porsi come termine di confronto per le giovani generazioni, capaci di testimoniare e di affermare l'impegno per un mondo migliore, dove il rispetto del limite e della regola è alla base della libertà.
Occorre quindi recuperare la prospettiva dell'educazione degli adulti per consentire loro di riappropriarsi della propria adultità.

Tale prospettiva consentirà anche di sostenere evolutivamente le risorse dei giovani che chiedono, anche attraverso la manifestazione di varie forme di disagio, la possibilità di un confronto autentico e proficuo.
L'educazione degli adulti deve rendere questi ultimi capaci di accettare e gestire il conflitto, di porre e rispettare limiti e regole finalizzate al bene comune, all'accoglienza, alla capacità di relazionarsi con gli altri.
L'educazione degli adulti deve inoltre sviluppare in loro il coraggio e il gusto di affrontare le proprie responsabilità.
La società ha bisogno di adulti capaci di trasmettere con la testimonianza, la faticosa ricerca quotidiana della verità, l'esercizio del discernimento, l'essere in grado di stare bene con se stessi, l'accettare i propri limiti e, per i credenti ma non solo, ricercare la relazione con il Dio di Gesù Cristo.

La società ha bisogno di ambienti per adulti capaci di elaborare e proporre scelte scomode che siano segno di contraddizione con il pensiero dominante.
La società ha bisogno di minoranze attive, che come sale della terra, siano capaci di cambiare se stesse e di operare micro-trasformazioni feconde e fecondanti del contesto socio-culturale.
La società ha bisogno di donne e uomini capaci di testimoniare con rigore e radicalità i valori fondamentali della legalità, della giustizia e dell'uguaglianza, in grado di fecondare non solo le istituzioni, ma anche la famiglia, gli ambienti di lavoro, i luoghi della convivenza civile e della partecipazione politica.
La società ha bisogno di ambienti capaci di testimoniare la volontà di accogliere la vita nel senso più ampio, cioè di accogliere l'altro nella sua indispensabile e creativa diversità proprio in quanto altro; "altro" che inquieta e fa paura perché mette inpdf discussione la nostra identità culturale e religiosa oltre a minacciare i presunti interessi economici.

Per questo lo scautismo italiano vuole offrire una proposta di "scautismo per adulti", vuole offrire spazi di confronto e di esperienza dove ritrovare la capacità di interpretare la storia, di vivere con serenità la propria condizione umana, di ritrovare le ragioni di condivisione e di responsabilità, il senso profondo della morale personale e dell'etica pubblica, di recuperare il senso creaturale e religioso della vita, di riscoprire in modo adulto la gratuità e il servizio del prossimo come "strada per la felicità".
La risposta a tutto questo può venire solo da comunità educanti per adulti.

 

 

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