Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

 

Roberto Cartocci, un politologo bolognese, presenta il suo nuovo libro Geografia dell’Italia Cattolica, volume piccolo pdfma nondimeno importante e che sottopone il problema dello stato attuale della religione cattolica in Italia all’attenzione degli specialisti e dei lettori interessati. L’autore mostra ed analizza i dati statistici della condizione religiosa italiana fino a scendere a livello provinciale.

Cartocci analizza cinque indicatori riguardanti il cattolicesimo, cioè indici delle pratiche religiose oppure della religione istituzionale: la frequenza alla messa domenicale, il numero dei matrimoni civili sul totale dei matrimoni (compresi quelli religiosi), il numero dei figli nati fuori del matrimonio, l’adesione all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, l'opzione a favore della Chiesa cattolica nella destinazione dell'otto per mille. Nella sua ricerca il politologo bolognese cerca una risposta al quesito della secolarizzazione odierna nel paese. La suo metodologia privilegia i dati quantitivi, perciò lo studio è insomma più un’analisi statistica che sociologica. Esaminando il fenomeno di secolarizzazione l’autore si limita piuttosto a rilevarla “come recessione della centralità della chiesa cattolica: contrazione della pratica religiosa, del ricorso ai matrimoni religiosi, della fiducia nella chiesa” (pag. 25).

Il punto di partenza delle analisi è, per Cartocci, principalmente la classificazione dell’Italia religiosa sistemata da Franco Garelli. Secondo la ricostruzione di Garelli la

gran maggioranza degli italiani, il 90%, ha più fiducia nella chiesa che nello stato. Più o meno l’80% dei citadini entra in chiesa come minimo qualche volta in un anno. Inoltre si distingue il gruppo dei cattolici “di minoranza”, corrispondente al 30%, che partecipa molto regolare alla messa domenicale e festiva. Alla fine c’è la cerchia ristretta, pari al 10% della populazione, di fedeli devoti, attivi, che fanno parte dei movimenti ecclesiali oppure si occupano di un’attivita parrocchiale o di volontariato. Soltanto un gruppo del 10%, cioè i non cattolici, gli indifferenti o gli anticlericali, non prende nessuna lezione di religione nella scuola, non hanno nessuna frequenza alla messa, e anzi al contrrio distribuiscono l’otto per mille allo stato o altri culti non cattolici (pag. 22 – 23).

Il primo punto della ricerca di Cartocci tratta della partecipazione alla messa. Certamente quando si esamina un quadro dei cattolici lo studio della frequenza settimanale alla messa non è evitabile. A causa di questo il politologo costruisce una serie basata sulle statistiche dell’ISTAT, che indica il lento declino della partecipazione domenicale in Italia, dal 39,2 % del 1993 al 34,8 %del 2000 e poi al 32,5% del 2009. In parallelo, per sedici anni dal 1993, coloro che dichiarano di non andare mai a messa salgono dal 15% al 19,1% del 2009. Però secondo le altre statistiche sembra che non sia realistico che davvero ogni domenica approssimativamente un terzo degli italiani vada regolarmente a messa (pag. 34 – 35).

Ad ogni modo Cartocci conduce un’analisi geografica. In caso della frequenza domenicale dichiarata si va dal 42,8% della Campania e dal 39,6% della Sicilia fino al 29,1% del Piemonte, al 23% della Liguria e della Valle d’Aosta e più basso al 21,7 % della Toscana. Se si considerano questi dati nel loro insieme si vede che il Sud ha una pratica cattolica più alta rispetto al Centro e al Nord. Ma l’autore non pretende di assolutizzare nessuna variabile, perchè ci sono zone con bassa pratica al Sud (Basilicata) e zone con alta pratica al Nord, per esempio le provincie di Trento e di Bolzano o larghe zone del Veneto e della Lombardia e anche le Marche nel Centro (pag. 40 – 43).

Gli altri dati nazionali sono significativi: la relazione dei matrimoni civili è passata dal 2,4% del 1951 al 34% del 2006 (al primo posto c’è la provincia di Bolzano con il 59,5%, all'ultimo la provincia di Vibo Valentia con l'11%). La percentuale dei figli nati al di fuori del matrimonio è passata dal 2,3% del 1966 all'8,3% del 2006. Sotto questo aspetto la provincia di Bolzano, con il 38,4 per cento, è in testa mentre la provicia di Potenza, con il 3,9%, sta in fondo alla classifica.

Nei riguardi degli studenti che non sono iscritti alle lezioni di religione cattolica nelle scuole pubbliche si osserva pian piano la crescita. L’assenza è aumentata dal 6,6% del 1998/99 all'8,8% del 2006/07. Secondo i dati relativi alla regioni pastorali, si va, nel 2006/07, dal 13,5% del Piemonte all’1,1% della Campania. Comunque riguardo alla scelta dell’ora di religione, gli allievi che se ne avvalgono sono la gran maggioranza del 90%. Ne risulta che sono molto di più della percentuale di chi va a messa e di chi si sposa con rito cattolico. Come sostine Cartocci: “Ciò indica il peso non indifferente di motivazioni extrareligiose nella scelta dei genitori, dall’indisponibilità di alternative didattiche adeguate alla convinzione che questa offerta didattica costituisca comunque un arricchimento morale e culturale per gli scolari, a prescindere dalle convinzioni religiose della famiglia” (pag. 103).
L’ultimo indicatore che considera l’autore è la distribuzione delle tasse. La percentuale delle scelte esplicite dell'otto per mille non destinate alla Chiesa cattolica nella dichiarazione dei redditi del 2004 è stata del 10,2%, con la differenza tra la provincia di Ravenna (30,9%) e di vibo Valentia (2,1%). D’altra parte Cartocci ci informa che “le opzioni favorevoli alla chiesa sono circa il 90% di quelle espresse” (pag.117) ciòè una quota altissima. Come spiega il politologo di Bologna molte persone vedono nella chiesa “un’istituzione su cui fare affidamento” piu forte che nello stato italiano.

Nella sua conclusione Cartocci si fa una domanda retorica: “L’Italia è ancora un paese cattolico?” E risponde: “Gli indicatori presentati nei capitoli precedenti danno una risposta affermativa: il 60% delle coppie si sposa in chiesa, i bambini nascono per l’80% dopo il matrimonio, il 90% sceglie la chiesa come destinazione dell’otto per mille, il 91% degli scolari frequenta le lezioni di religione nelle scuole. Coloro che non mettono piede in chiesa sono meno del 20% degli italiani. E comunque, anche tra questi, una buona metà ha più fiducia nella chiesa che nello stato, quanto meno come istituzione educativa e di carità” (pag. 135). Ma si può sostenere che gli italiani aderiscono o si allontanano dalla pratica religiosa cattolica? Solo il 30% va regolarmente alla messa domenicale.pdf “Di questi buona parte sono bambini, ragazzi e anziani, più donne che uomini: tutte categorie socialmente ed economicamente periferiche. Dopo i 14 anni la pertecipazione crolla e risale lentamente solo passati i 50 anni di età (...) L’Italia è solo in apparenza un paese cattolico” (pag. 135). La ben documentata e profonda ricerca di Cartocci conferma che il fenomeno di secolarizzazione cresce in potenza ma in modo socio-geografico differenziato tra l’Italia meridionale e l’Italia settentrionale. 

 

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