Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

pdfL’appel à la justice face au désir d’être plus homme.
L’apport de Louis - Joseph Lebret à la rédaction de Gaudium et spes

Philippe Bordeyne

Partendo dagli archivi personali di Pierre Haubtmann, questo articolo analizza il contributo del domenicano francese Louis-Joseph Lebret alla Gaudium et spes. Il suo progetto teologico non può essere ridotto ad una concezione economica e sociale della giustizia. Di fronte all’accellerazione della storia, Lebret reinterpreta l’aspirazione umana al bene comune, pilastro della morale tomista, come aspirazione a essere più umani. Partendo da essa i redattori finiscono per lanciare un vibrante appello alla giustizia nel mondo intero. Questo approccio alla giustizia si fonda sulla spiritualità della carità concreta verso i più poveri, tipico dell’opera di Lebret, ma sempre necessaria ad una giusta ermeneutica della Gaudium et spes. Quarant’anni più tardi, è impensabile basare l’appello alla giustizia sui desideri umani, fragili e contraddittori, se le comunità credenti non fungono da testimoni viventi della giustizia.


Using the personal archives of Pierre Haubtmann, this article analyses the contribution of the French Dominican Louis-Joseph Lebret to Gaudium et spes. His theological approach cannot be reduced to a socio-economic idea of justice. Taking into account the ever quicker pace of events, Lebret re-interprets the aspiration of the human being to the common good, fundamental to Thomistic morals, as an aspiration to being more human, and in the end the final editors make use of this to launch their vibrant appeal to justice to the whole world. This approach to justice is supported by a spirituality of practical charity towards the poorest of the poor, typical of Lebret and necessary for a correct hermenuetical approach to Gaudium et spes. Forty years on, however, it is not realistic to base the call to justice on human desires, fragile and contradictory as they are, if Christian communities do not form living witnesses to justice.

 

 

Clarifying the common good

Margaret Atkins

Questo articolo si propone di far chiarezza sul significato di “bene comune”, in particolare per come è utilizzato dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Analizza i diversi modi in cui i “beni comuni” sono goduti o sono forniti in comune. “Il Bene Comune” di solito si riferisce al buon funzionamento di una certa comunità piuttosto che alla natura comune di certi beni. La frase può dar risalto al dovere distintivo del buon governante: l’imparzialità. Questa analisi ci potrebbe aiutare nell’identificare il perché diamo valore ai progetti condivisi e alla vita comune. Inoltre può chiarire che cosa è in gioco nelle obiezioni liberali specifiche a determinate difese del bene comune. Può inoltre fornire il punto di partenza per porre una interrelazione tra i “beni pubblici” degli economisti e il “bene comune” della tradizione etica e teologica. Infine, mi viene da suggerire che la tradizione teologica cristiana è particolarmente adatta ad integrare i vari elementi del bene comune in un concetto unico e coerente.


This paper aims to clarify the meaning of the phrase ‘common good’, in particular as it has been used within Catholic social teaching. It analyses the different ways that ‘common goods’ can be either enjoyed or provided in common. ‘The common good’ usually refers to the good state of a certain community rather than to the common nature of certain goods. The phrase may emphasise the ruler’s distinctive duty of impartiality. This analysis may assist us in identifying why we value shared projects and common living. Furthermore, it can clarify what is at stake in specific liberal objections to certain defences of the common good. It might also provide a starting-point for interrelating the economists’ ‘public goods’ with the ‘common good’ of the ethical and theological tradition. Finally, I will suggest that Christian theological tradition is particularly well suited to integrating the various elements of the common good into a single, coherent concept.

 

 

Forgotten People – Examining issues of justice and social inclusion
with respect to people with intellectual disabilities

Sheila Hollins

Gli adulti con disabilità intellettuali formano forse il gruppo più socialmente escluso, più vulnerabile e più povero nella società. Questo è vero in molte culture, in tutto il mondo. Purtroppo gli abusi dei diritti umani e le disuguaglianze spesso restano nascoste. L’autore de-scrive la sua personale e professionale esperienza nel campo della disabilità intellettuale, riflettendo sulla pratica della Chiesa così come sulla Dottrina Sociale della Chiesa riguardo le persone con disabilità intel- lettuali. Si discute il modo in cui queste persone vengano incluse od escluse nelle comunità locali, in particolare in Gran Bretagna, e vengono fatte proposte su come ri- pensare delle politiche che possano migliorare l’inclu- sione di questo gruppo così variegato di disabili.


Adults with intellectual disabilities are arguably the most vulnerable, impoverished and socially excluded group in society. This is true in all cultures and throughout the world. Sadly human rights abuses and inequalities often remain hidden. The author draws on her professional and personal experience in the field of intellectual disability, reflecting on Church practice as well as on Catholic so- cial teaching in regard to intellectually disabled people. The ways in which people with intellectual disabilities are both included and excluded by local communities are discussed, with a focus on the UK, and proposals are made as to how thinking and policy could improve so as to ensure the greater inclusion of this diverse group of disabled people.

 

 

Diritto di asilo: un diritto negato?

Mikaela Hillerstrom


In Europa, fino alla metà degli anni Ottanta, i rifugiati hanno ricevuto una buona accoglienza, dopo che per tutti gli anni Settanta, era prevalso il sistema di tutela dei rifugiati istituito dopo la Seconda Guerra Mondiale. A fine anni Ottanta, il numero dei richiedenti asilo è cre- sciuto notevolmente, e nel decennio successivo si è affermata una tendenza decisamente restrittiva nella concessione del diritto di asilo. A partire dagli anni No- vanta, molti Paesi europei hanno regolamentato il diritto di asilo, tenendo soprattutto conto dei problemi legati all’ingresso ed al soggiorno dei richiedenti asilo. Oggi l’integrazione dei rifugiati è obbiettivamente più dif- ficile. Da oltre dieci anni si è potuto assistere ad un processo di omogeneizzazione comunitaria delle poli- tiche migratorie nei Paesi dell’Unione europea. Con il Trattato di Amsterdam del 1997, la materia dell’asilo e dell’immigrazione è diventata di competenza comuni- taria. In Italia - unico Paese in Europa - non esiste una legge organica che regolamenti il diritto di asilo. L’ul- timo tentativo di disegno di legge che sembrava avere qualche chance di essere approvato è naufragato nel mese di dicembre 2004. Sarebbe importante che, a livello internazionale e a livello degli Stati nazionali, non fos- sero mai dimenticati i diritti fondamentali di ogni essere umano, e mai persa di vista la centralità della persona umana. E’ auspicabile che nel dibattito internazionale venga accolta una definizione di rifugiato più appropriata alle emergenze e alle problematiche dei nostri giorni, ben diverse di quelle che i redattori della Convenzione di Ginevra, relativa alla status dei rifugiati, potevano avere in mente nel 1951.


Until the middle of the Eighties, refugees in Europe were welcomed in, since through the Seventies the system of protection for refugees set up after the Second World War had been maintained. At the end of the Eighties, the number of people requesting asylum increased signi- ficantly, and in the following decade practice became much more restrictive with regard to granting asylum. Since the early Nineties, many European countries have regulated the right to asylum, concerning themselves primarily with problems related to entry into the country and the right to remain there. Today, the integration of refugees is objectively more difficult than it was. For more than ten years, we have seen a process pdfof homo- genisation of immigration policy across the members of the European Union. With the Treaty of Amsterdam in 1997, the question of asylum and immigration became the competence of the community. In Italy – uniquely in Europe – there is no integrated legislation that regulates the right to asylum. The most recent attempt at a Bill that seemed to have a chance of coming into effect was derailed in December 2004. It is important that the fundamental rights of every person and the centrality of the human person are never forgotten at both national and international levels. At the international level, a more appropriate definition of a refugee in the context of the emergencies and problems of our day would be helpful, one that is very different from that which the authors of the Geneva Convention could have had in mind in 1951.

 

 

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